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Parigi: la prima capitale europea ammirata 10 anni fa e la prima città che ho visitato con la mia ragazza, 3 anni fa, ora grazie alla Ryanair sono finalmente tornato, spendendo per i voli a/r da Roma, solamente 10€, questa volta sono solo e organizzato a dovere.
Se penso che la 10 anni or sono, spesi 1 milione di lire con Alitalia… …meno male che le cose sono cambiate va!
Photo Credit: Andrea Collalti
Questa volta sono stato in città 3 giorni quasi pieni, che valgono i 7 + 7 delle 2 scorse volte, ho camminato moltissimo, è stato massacrante ma sono stato ripagato dalla bellezza questa splendida capitale.
Prima di passare alla cronaca dei 3 giorni, scriverò un po’ di info.
AEROPORTO DI BEAUVAIS
Miniaeroporto nella Piccardia a circa 70km da Parigi, è veramente piccolo, non scherzo! La sala delle partenze è una camerata e un paio di gate sono dentro un container.
La sera del mio ritorno l’area era stracolma, ci sono tipo 5 o 6 posti a sedere, quindi è tutto molto scomodo.
All’interno un punto ristoro e un giornalaio li troverete, ma niente altro, nemmeno telefoni pubblici.
Fuori dall’aeroporto, apparte il parcheggio non c’è nulla, la cittadina di Beauvais è poco distante e sinceramente non credo sia raggiungibile se non in taxi (ma poi per fare cosa???).
TRASFERIMENTO DA/PER AEROPORTO BEAUVAIS
Per chi arriva a Beauvais con Ryanair, NON Easyjet che vola su Orly.
Per raggiungere Parigi bisogna affidarsi al bus, in 75/90 minuti (dipende dal traffico), conduce nelle immediate vicinanze di Port Maillot, ad ovest di Parigi, da li si scende in metro e si raggiunge qualunque punto della città, ma andiamo con ordine; i bus partono in corrispondenza di ogni volo atterrato, se non entrate nel primo ne partirà uno subito dopo, quindi evitate corse sfrenate all’ultimo respiro, tipo centometrista al fotofinish, sono perfettamente inutili e per voi deleterie. Il costo del biglietto è di 13€ a tratta, fatelo direttamente Return (andate & ritorno), anche se purtroppo non risparmierete nemmeno un centesimo, 26€ totale, non si scappa!
La biglietteria è appena fuori l’aeroporto, la raggiungerete in 10 secondi, se non vi fermerete a pisciare eviterete anche la fila, come vi consiglio, certo se avete un rene artificiale meglio fare la coda che implodere a metà strada.
Saliti sul bus godetevi il bucolico paesaggio che si estende tra Beauvais e Parigi; il nulla cosmico. Solo campi e campagnia sconfinata.
Dopo circa un’ora e un quarto, se tutto va liscio, sarete scaricati nel parcheggio dei bus di Port Maillot, di fronte il Palazzo dei Congressi, ad ovest di Parigi, tra La Defense e l’Etoile per capirci.
Questo sarà anche il punto dal quale ripartirete per Beauvais, guardatevi un po’ intorno per memorizzare la zona ed orientarvi un attimo. Per prendere il bus di ritorno dovrete presentarvi 3 ore prima del vostro volo, troverete uno o più bus con un cartello sul parabrezza con scritta la destinazione del volo, salite sul vostro o se siete in ritardo/anticipo importante, salite su uno qualunque dicendo all’autista che state andando nella città scritta sul cartello, tanto il biglietto aereo non ve lo chiede e se ve lo chiede mandatelo gentilmente all’inferno, ma col sorriso sulle labbra s’intende, altrimenti s’incazza e vi lascia a terra.
La stazione della metro non è esattamente attigua al parcheggio dei bus, si tratta di camminare per un paio di centinaia di metri, seguite le indicazioni e la gente, dovrete attraversare la strada 2 o 3 volte, tempo 5 minuti e sarete underground se non vi perderete ignobilmente.
Sotto terra c’è un banchetto informazioni ad attendervi e li potrete prendere una mappa della metro, ovvero il pane quotidiano, soprattutto per chi è alla prima esperienza parigina. Per i biglietti singoli e carnet c’è la macchinetta automatica che mangia anche banconote. Il carnet da 10 viene 11€ e 40cent. I singoli tickets 1.60€ e potete prendere tutte le metro, i bus, le rer che circolano in centro e la funicolare di Montmartre, ovviamente in metro una volta timbrato un ticket potete fare quante coincidenze volete, solitamente 2 bastano.
Per stare 3 giorni mi è bastato un carnet da 10 e avendo già visitato musei e monumenti principali non ho avuto bisogno di Paris Visite o Carta Orange, che invece sono consigliate per soggiorni più lunghi, il risparmio è consistente, (con la Paris Visite andate fino a Versailles ed Eurodinsy in RER.)
Fatti i biglietti salterete in metro e raggiungerete il vostro hotel/ricovero/ostello e già avrete compiuto una buona impresa!
La fermata Port Maillot è sulla linea1 (gialla), quella che taglia per tutto il centro. La metro chiude all’una e nel fine settimana alle 2 della notte.
HOTEL
Era la mia terza volta a Parigi, sapevo che l’hotel nel 90% dei casi sarebbe stato una merdina, dunque non mi aspettavo nulla di positivo, l’ultima volta, al Cronstadt (un 2 stAlle), a stento entravamo in 2 nella camera e la volta precedente in un 3 stelle di cui non ricordo il nome, il bagno era talmente piccolo che non aveva nemmeno la porta! Poi la grandezza dei letti parigini è ridicola!
Dunque prenoto tramite booking.com un hotel economico in zona Montparnasse, il Du Maine, un 2 stelle situato in una traversa di Avenue du Maine.
Arrivo in clamoroso anticipo sull’orario del ceck in, non erano nemmeno le 11 e l’entrata era prevista per le 14. Entro lo stesso e mi accoglie un ragazzotto che parlava anche un po’ di italiano, molto gentile ed accomodante, cerca una stanza libera al pc e mi assegna la 45 al 4°piano.
Prendo l’ascensore, apro la porta della camera e sorpresa! E’ carina! Pulita e pure profumata!
Il letto è ad una piazza e mezzo, solitamente ci si dorme in 2 a Parigi, ma stavolta era tutto per me, avevo la doppia, uso singola. Finestra su cortile (come il film sì), interno squalliduccio e libertà di fumare.
La posizione dell’hotel è strategica, 300mt circa dalla fermata metro Gaitè (L13), con 2 cambi si raggiunge ogni anfratto parigino. A poche centinaia di metri c’è la Torre Montparnasse, il Quartiere Latino pullulante di locali, è poco più distante. Nelle immediate vicinanze sono presenti 2 market, 2 banche, una farmacia, un comando della polizia e un centro commerciale.
Mini review:
Hotel du Maine :
Camere spaziose rispetto allo standard medio parigino, pulite, confortevoli e silenziose.
Amenità presenti: minibar, tv, connessione wi-fi gratuita, possibilità di servizio in camera. Bagno con box doccia, sapone e bustina di docciashampo forniti.
La hall dopo le 21 chiude e per rientrare bisogna comporre un codice di 4 cifre su una pulsantiera posta fuori dall’hotel, ovviamente la chiave la porterete con voi, sempre.
La colazione viene 7€ da pagare separatamente e facoltativamente, meglio un pacco di biscotti e una bevanda al market poco distante secondo me.
Il personale è gentile ed educato, il prezzo della camera doppia, uso singola prenotata su booking è stato di 40€ a notte, ottimo rapporto qualità/prezzo per Parigi.- Indirizzo: 16 rue Maison Dieu
- Prezzo: 40€ online, 69€ in loco
VESTIARIO INDICATO
Anche se andate a Parigi a fine luglio, portatevi una felpa, un impermeabilino leggero e un ombrello! Tre volte ci sono stato a luglio e tre volte tempo da lupi. Fortunatamente solo una mezza giornata stavolta, ma se non avessi avuto la felpa sarei assiderato, anche perché lo sbalzo termico da Roma è pazzesco!
Per le info basilari tutto qua.
Avvio la cronaca dal principio, dalla notte infinita prima del volo, voglio essere prolisso stavolta…
GIORNO 1 – parte 1 (27 luglio; viaggio e sistemazione)
Il day one comincia dalla notte purtroppo e cioè da mezzanotte e mezza del 27 luglio!
Siccome sono un avaro doc (e un poveraccio aggiungerei), mi rodeva troppo sganciare 27€ al parcheggio di Ciampino (quello esterno, perché quello interno pretendeva il doppio) e quindi ho deciso di farmi dare un passaggio all’aeroporto, il mio volo partiva alle 07.00 del 27 luglio e di alzarmi alle 4.30, prendere il treno regionale e poi la navetta non ne avevo la benchè minima voglia. “Meglio accamparsi una nottata per terra a Ciampino” mi son detto, col senno di poi non lo rifarei.
Il passaggio che ho trovato aveva questo orario e dunque mi aspettava una lunga notte da passare sui pavimenti dell’aeroporto. La mia attrezzatura usa e getta, si è rivelata sufficiente per la sopravvivenza: cuscinaccio posticcio fatto con carta da imballo con le bolle scotchata, lenzuolaccio che usava la gatta di mia nonna prima di morire (la gatta), felpaccia tarocca dell’hard rock cafè risalente agli anni d’oro delle scuole superiori, PSP, un pacchetto di Winston blu e borsa termica con della birra e un po’ d’acqua all’interno.
In queste condizioni ho tirato avanti, stentando, fino all’imbarco. Mi sono visto SuXbad e Scary Movie, prima su una panchina esterna le Partenze e poi sul pavimento impestato degli Arrivi, unica zona dell’aeroporto aperta, con toilette funzionante.
Non ero l’unico barbone, anzi, il pavimento brulicava di gente.
Al momento di passare i controlli mi disfo di cuscinaccio e lenzuolaccio, qualcosa mi dice di non buttare anche la felpaccia e farò bene a tenermela!
Ore 07.00, il 737 Ryanair parte puntuale alla volta di Beauvais, ovviamente non chiudo occhio durante il volo, la stanchezza era tanta, ma le continue sollecitazioni agli acquisti degli steward mi tengono ben sveglio e nervoso.
Alle 8.40, atterriamo con 20 minuti di anticipo, scendo la scaletta e sono già fuori l’aeroporto, è microscopico. C’è un chioschetto per i ticket, sgancio 26€ e ritiro il mio biglietto a/r per Port Maillot.
Dieci minuti dopo essere atterrato, sono già a bordo del bus, scassato e scomodissimo, non chiudo occhio nemmeno qua, il ragazzino obeso che ho di fianco mi russa in un orecchio e la cosa mi fa girare le palle non poco, c’è di buono che mi toglie il sonno, osservo il panorama circostante, non c’è un “gazzo gniente!” [Mario Magnotta cit.].
Circa alle 10.00, arriviamo al capolinea, nel parcheggio dei bus di Port Maillot, il tempo è cambiato, da che era soleggiato a Beauvais, ora il cielo è scuro e minaccioso, non mi resta che scendere nella metro e dirigermi alla stazione di Gaitè, con un cambio a Champs Elysees, compro il carnet da 10 e vado.
Ore 10.45. Eccomi a destinazione. Appena uscito dalla metro una ventata gelata quasi mi ci ributta dentro! In meno di un’ora si è passati dall’estate all’autunno/inverno. Pioggia, vento, freddo, lampi, tuoni. Ecco che la felpaccia torna utile e anche l’ombrello che porto sempre con me.
Dopo una sosta ad un market per una red bull eccomi di fronte il mio hotel, il du Maine, con clamoroso anticipo rispetto l’ora del ceck in (le 14), entro imbarazzato, ma il simpatico ragazzo della receptions mi assegna subito la stanza. Salgo su, sistemo lo zaino, mi lavo velocemente, mi allungo sul letto una mezz’oretta per recuperare un minimo di forze e ripassare il programma giornaliero e poco prima delle 12 comincia il mio tour parigino.
GIORNO 1 – parte 2 (27 luglio; on the road)
Parte il Morrison Tour, cioè lo scopo principale della visita, che prevede il giro di alcuni dei luoghi visitati ed abitati da Jim, nei suoi brevi mesi trascorsi a Parigi.
Ora che sono da solo posso finalmente andare in cerca di questi posti senza subire flagellazioni di scroto da parte di accompagnatrici poco propense a “perdere tempo” in tal “assurda maniera”.
Scendo in metro e mi dirigo alla fermata Philippe Auguste per la prima tappa; il cimitero monumentale del Pere Lachaise.
Dopo circa una 30ina di minuti giungo a destinazione, salgo in strada e il clima è diabolicamente ancor più nefasto.
Pioggia trasversale impossibile da arginare, folate di vento ai 100 km/h, nuvoloni neri, lampi e tuoni sempre più fragorosi.
Anche se dall’ultima visita sono passati 3 anni, vado spedito verso la tomba di Jim, senza esitazioni e senza mappa la raggiungo in 5 minuti.
Ed eccomi qui, un echeggiante tuono rimbomba nell’aria greve proprio mentre giro l’angolo e mi trovo al cospetto della pietra tombale che recita, JAMES DOUGLAS MORRISON 1943 – 1971 KATA TON DAIMONA EAYTOY (che va interpretato come: FEDELE AL SUO SPIRITO).
Provo una sensazione catartica, un’emozione profonda, ho nelle orecchie Riders on the Storm, negli occhi le sue ultime immagini, nelle mani stringo la transenna davanti il sepolcro, la pioggia cela la mia commozione, che momento!
Hello mr. Mojo Rising!
Scatto qualche foto furtiva e resto una abbondante mezz’ora in contemplazione del luogo sacro, il mito è qui.
Purtroppo devo andare via, saluto Jim, sarà un arrivederci a dopodomani e mi incammino verso altri luoghi Morrisoniani sparsi nella capitale francese, tralasciando la visita delle altre tombe illustri del cimitero, avendola già fatta completa in occasione del viaggio di 3 anni fa.
Le prossime 2 tappe sono ravvicinate, entrambe nel Marais.
Con la metro arrivo alla Bastiglia, (cazzata, potevo farmela a piedi), il clima intanto migliora un pochino, uscendo scatto qualche foto alla piazza della Bastiglia e automaticamente mi ritrovo a Rue Beautrillis 17, ultima dimora di Jim, dove “pare” sia morto nella vasca da bagno a causa di un arresto cardiaco nella notte del 3 luglio1971.
Anche qui ero già stato, ma l’emozione è ancora palpabile, scatto foto, giro video, mi siedo qualche minuto davanti il portone del 17 e immagino Jim che 40 anni fa gironzolava da queste parti con un quaderno o un libro in mano.
Ok, è arrivato il momento di raggiungere la piazza dove solitamente si rilassava scrivendo e bevendo birra, una piazza che apprezzava particolarmente e nella quale non ero mai stato: Place des Vosges.
E’ a 2 passi, è bellissima! Fontane, giardino verde, tanti bambini che giocano, gente che legge il giornale sulle panchine, alberi frondosi, edifici stupendi che la circondano! Mi fermo qualche minuto per concedermi una Kronemburg, acquistata in un sudicio alimentari poco distante insieme a 2 tramezzini stantii insapori ed inodori, in pratica il mio pranzo.
Dopo la pausa rifocillatrice, scendo per Rue St Micheal e mi accingo a raggiungere Notre Dame, durante il cammino il tempo cambia svariate volte, sto per impazzire, togli la felpa metti la felpa apri/chiudi l’ombrello, che 2 coglioni!!
Sulle sponde della Senna sembra novembre. Vento artico mi taglia il volto, i battelli turistici navigano semivuoti, quanto vorrei avere un cappello e una sciarpa!
Raggiungo Notre Dame, sono passati ben 10 anni dalla mia ultima visita, il ricordo era sbiadito, ma lo rinverdisco finalmente, quanto mi piace questa chiesa. Nella piazza sottostante l’ingresso, la coda è chilometrica per accedere all’interno, scoraggiante. Smorzo sul nascere l’idea di entrare, mi limito a qualche foto e passo oltre.
Attraverso Pont Neuf dove osservo curioso una troppe cinematografica che gira una scena e mi dirigo verso la successiva tappa del Morrison Tour, in Rue de Seine 57, l’ex Rock & Roll Circus, club nel quale si vocifera che Jim si effettivamente deceduto, per overdose accidentale in un bagno, per poi essere trasportato in casa propria e adagiato nella vasca per un disperato e vano tentativo di rianimazione da parte della ragazza e di alcuni conoscenti.
Non ero mai stato qua e quello che trovo, 38 anni dopo il 1971 è una palazzina in affitto. Non c’è più il club, ma solo comuni abitazioni sfitte.
Sosto un po’ davanti il portone e dopo qualche minuto un uomo esce, riesco a scorgere l’androne d’ingresso, è esattamente come lo si vede nelle foto d’epoca!
E anche questa è fatta, dato che sono nel quartiere Saint Germain, mi attivo alla ricerca della Chiesa di Saint Germain e del Saint Sulpice, le trovo, nulla di memorabile, scatto qualche foto e raggiungo la metro, direzione Champs Elysees.
Gli Champs Elysees mi stanno sulle balle, come mi stanno sulle balle le Ramblas di Barcellona per dire, però mi sento quasi costretto a farci una passeggiata, il clima è finalmente migliorato, è sera ma il sole è ancora alto, sono in perfetto orario sulla tabella di marcia.
Salendo verso l’Arco di Trionfo mi fermo a mangiare nello stesso posto e allo stesso tavolo dove mangiai 3 anni fa, da Pomme de Pain, un fast food scialbo ma con prezzi umani, prendo acqua e patatine fritte.
Ovviamente non sto banalmente salendo verso l’Arco di Trionfo, ma sto dirigendomi verso una meta ben precisa, cioè, Rue de Ternes 53, che comporta comunque il passaggio sotto l’enorme arco dell’ Etoile.
Rue de Ternes 53 è la sede di un ex bistrot, l’ Alexandre, dove furono scattate le ultime foto parigine a Jim e poco distante è situato l’appartamento di Hervè Muller, conoscente di Jim, davanti il suo portone fu scattata una foto molto celebre a Jim e Pam, nel maggio del ‘71.
La camminata sui Campi Elisi procede rapidamente, è pieno di zingari e mendicanti, sporcizia e puzze di ogni genere, sotto l’Arco di Trionfo shotto qualche fotografia svogliato, non è il caso di perder tempo, lo conosco bene, mi ci sono pure sentito male anni fa, salendoci sopra.
Continuo oltre e dopo un paio di km eccomi davanti ad un negozio della Sony. Eh già, il bistrot Alexandre non c’è più, ora ci sono i giapponesi della Sony, peccato, faccio lo stesso qualche foto, ma ero preparato, sapevo dell’esistenza del punto vendita.
Cerco il famoso portone nero della dimora di Herve e lo trovo! Riecco quell’emozione che mi stringe lo stomaco. Cerco di farmi con l’autoscatto una foto decente nella medesima posa che fu di Jim, ma il tentativo fallisce miseramente e la fotocamera per poco non cade nel cassonetto dove l’avevo appoggiata. Vabbè pazienza, le foto escono maluccio, ma sono contento lo stesso, la giornata è andata come speravo, mi siedo qualche minuto su una panchina li affianco e successivamente mi appresto a raggiungere le ultime 2 tappe di quest‘oggi.
Via metro scendo a Bienvenue Montparnasse, a pochi passi dal grattacielo più alto della Francia. Scopro che proprio sotto la torre ci sono le gallerie La Fayette, rimando la visita all’indomani, mi incuriosiscono.
Da sotto, la torre di Montparnasse è veramente imponente, alta oltre 200 metri, peccato che soffra di claustrofobia e vertigini, altrimenti salirei sopra al 59° piano. Ma mi limito alle foto dal basso e a qualche video, facendomi una mezza promessa che magari, forse, sarei salito in cima domani o dopodomani, forse eh!!
Ormai sono le 20 e con calma attraverso il Quartiere Latino, poco distante, pieno di locali, teatri, gente, traffico, da una bella impressione di vitalità. Mi fermerei ma sono troppo stanco, ho bisogno di una doccia.
Prima di tornare in hotel faccio spesa, un po’ di birra francese, salgo in camera, la metto in frigo, mi spoglio, mi sdoccio, mi sistemo e mi piazzo sul letto a guardare The One sulla psp gustando le mie birre fresche.
Verso le 2 crollo, stacco tutto.
La giornata è terminata, è stata a dir poco piena, estenuante, divertente, fredda, sorprendente e felice, dormo tranquillo, domani mi aspetta un altro tour de force e devo recuperare energie.
GIORNO 2 (28 luglio, on the road again)
All’estero, quando sono solo, ho scoperto che dormo bene. Strano ma vero, dormo meglio in una camera d’albergo piuttosto che a casa, nel mio letto. Questo perché non sono costretto ad indossare quei fastidiosissimi tappi auricolari, dato che non ho nessuno vicino che mi russa nelle orecchie.
Dunque, dopo il meritato riposo, alle 9 del mattino riparto per il 2° giorno del Morrison Tour, effettuerò anche diverse deviazioni “turistiche”, amo Parigi, devo farmi un giro fatto bene e poi ho alcuni vuoti da colmare.
Colazione rapida e calorica; Red Bull e pacco di biscotti al cioccolato, questo mi permetterà di saltare il pranzo, credo sia la cosa più bella di quando viaggio solo, mangio quando cazzo mi pare!
Odio essere legato a degli orari, se ho fame mangio, altrimenti no!
Salto in metro, direzione Tour Eiffel, scendo alla fermata Trocadero, giro l’angolo ed eccola qua!
Adoro la Torre Eiffel, per me è il monumento più rappresentativo e maestoso d’Europa, sarà pure “robba de Bricofer” [Maurizio Battista cit.], ma l’emozione che mi provoca guardandola è unica. Naturalmente la coda per gli ascensori è cospicua, rifletto un attimo: “mmmh vediamo, sono salito fino al 2° livello 2 volte, una volta a piedi e una volta con l’ascensore, sull’ultimo piano non salirò mai nella vita (soffro di vertigini), quindi mi conviene perdere mezza mattina per risalire nuovamente al 2° livello???”
Risposta: NO.
Ma a malincuore. Per darmi conforto mi prometto, più seriamente stavolta, che in serata salirò sulla Torre di Montparnasse.
Bene, la giornata è soleggiata e addirittura calda, sfodero la mia macchinetta compatta Sony, (vorrei una reflex, ma il peso e l’ingombro mi sconsigliano dall’acquisto e poi la romperei/perderei nel giro di poco) e comincio a scattare come un cecchino impazzito. Dal Trocadero, alla Torre Eiffel, attraversando il pont d’Ièna sulla Senna, fino al Champ de Mars. Quasi non brucio la batteria e non sono nemmeno ad 1/3 della giornata! Meglio rallentare, ho una batteria di ricambio con me, ma preferisco non rischiare di restare in panne, come quelle volte a Londra, Richmond Park, chi diavolo se lo ricorda più, o Girona!
Alla fine del Champ de Mars giro a sinistra e mi dirigo alla volta dell’ Hotel des Invalides, convinto di entrare all’interno del museo militare.
La cupola dorata è magnificente, lucente sotto la luce del sole, una mezza sfera magica, è la prima volta che la vedo da così vicino, ne resto ammaliato. Quindi altra sventagliata di foto. Entro nella zona free e giunto dinnanzi la corte del museo, ho la pessima idea di scavalcare le transenne per farmi una foto con l’autoscatto, pessima per 2 motivi: (1) perché nell’atto di scavalcare sbatto fortissimo le palle sulla transenna provocandomi un dolore atroce, (2) perché vengo richiamato a gran voce da una guardia che mi cazzìa davanti a decine di turiste. Riscavalcando riesco però a farmi la foto, almeno non ho immolato inutilmente le palle.
Continuo il giro dell’ Hotel passando nella cappella dove riposano le spoglie di Napoleone, poi esco dall’altro lato e uscendo trovo un grazioso giardinetto dove mi siedo qualche minuto, devo ancora smaltire il dolore testicolare.
La visita del Museo Militare viene abortita, la giornata è troppo assolata e tiepida per non godere di Parigi all’aria aperta, quindi passo all’attacco di tutta la zona “centrale”, oltre che dei Morrison places.
Risalendo sul lungo Senna, attraverso il Pont de l’Alma, la destinazione è Avenue George V.
Qui si trova il Crazy Horse, nulla di scenografico da fuori, ha l’aspetto di un comune bistrot.
Ora capiterà un fatto increscioso, dei commessi di una pizzeria tenteranno di fottermi; vediamo come:
assetato, entro in questa pizzeria per prendere una bottiglietta d’acqua, del costo di 2€, la prendo, vado in cassa e do al bastardo 50€ sani, il bastardo sogghigna, chiama un compare e insieme tentano di compiere il più classico degli imbrogli, quello del resto sballato, mi mollano 3 banconote da 10 e 2 monete da 2€, sinceramente non ho capito che cazzo si credevano di fare, in pratica mi volevano ciullare 16€ per mezzo litro di acqua naturale! All’inizio ho pensato ad una loro ignoranza matematica, mi pareva troppo sfacciato come tentativo di truffa, ma dopo pochi secondi ho inteso che invece mi volevano inculare, infatti hanno cominciato ad alzare la voce, hanno cercato di buttarmi fuori appena ho richiesto la cifra giusta, se non che , preso dalla tensione nervosa ho cominciato a strillare le mie ragioni più di loro, dalla cucina è sbucato fuori un tipo sbigottito che dopo un conciliabolo coi commessi si è avvicinato restituendomi i 50€. Li prendo, (prendo anche l’acqua che dunque non pagherò), mando affanculo in italiano tutti quanti e me ne vado stizzito.
Morale della storia: cercate per quanto vi è possibile, di girare con soldi spicci o banconote di piccolo taglio in tasca. E se dovete cambiare, attenzione massima, soprattutto a camerieri e commessi che coi turisti spesso e volentieri ci provano.
Dopo lo spiacevole inconveniente, recupero la calma e mi incammino presso la 1° tappa del Morrison Tour giornaliero, l’Hotel George V. Uno degli hotel più famosi ed eleganti della città, davanti a me decine di taxi, auto sportive costosissime e facchini carichi di bagagli che fanno la spola tra la hall e l’ingresso. In questo hotel Jim stette qualche giorno con un suo amico, Leon, durante una breve vacanza, notoriamente Jim non era tipo da hotel di lusso, questa è una delle eccezioni alla regola.
Dopo qualche foto e qualche video, mi rimetto in marcia, sono a pochi metri dagli Champs Elysees, li percorro scendendo, in direzione Place de la Concorde e poco prima di raggiungere l’enorme crocevia, compio una piccola deviazione per ammirare il Grand Palais e il Petite Palais, due splendidi edifici nonché musei, ovviamente non entro al loro interno, il tempo corre e di strada ne ho ancora molta da fare.
Passata Place de la Concorde si entra nella zona di Parigi numero 1, dai Jardin des Tuileries al Louvre, fino all’ Hotel de Ville.
Il clima è favoloso e mi concedo una pausa seduto su una panchina a pochi metri dall’ingresso a piramide del Louvre, il sole è caldo e mi viene sete, tempestivamente giunge in mio soccorso un ambulante abusivo con secchi d’acqua pieni di ghiaccio e bottigliette d’acqua da 50cl, pago 1€ e non incorro in incidenti molesti.
E’ ormai primo pomeriggio, non devo entrare al Louvre (già fatto 3 anni fa, un giorno intero di visitaaaa!!), quindi posso continuare a passare in rassegna luoghi che in passato mi sfuggirono.
Superata la zona Louvre, percorro Rue de Rivoli, dove mi concedo il più meschino dei pasti, Big Mac e Coca light da Mc Donald’s. Mi sono visto costretto a questa scelta vista l’assenza cronica di minimarket, altri fast food e kebabbari, non sono certo un amante di Mc, anzi, generalmente me ne servo soltanto per pisciare e per occasioni d’emergenza come questa o come quando a Francoforte mi ci rifugiai perché inseguito da una banda di tossici (??), più emergenza di così!
Dopo il pasto veloce, vado alla ricerca dell’Hotel de Ville, lo raggiungo dopo pochi minuti, un altro edificio grandioso, purtroppo la visuale è rovinata dall’enorme palco che MTV sta mettendo su per qualche porcata delle sue. Mi allungo un momento sulla sponda della Senna, attirato dalla musica a palla e trovo decine e decine di persone ammassate a prendere il sole e a farsi il bagno in piscinette sistemate sulla sponda del fiume. Poracci, questo è il loro mare, che devono fa. E’ in occasioni del genere che rivaluto le località balneari delle mie zone: San Felice al Circeo, Sabaudia, Sperlonga, almeno cazzo, non saranno granchè, ma è mare!!
Lascio i parigini a prendere la tintarella e continuo il giro, direzione Centre Pompidou, nel mentre che lo raggiungo sono combattuto dal pensiero se entrare o no, ma il dubbio decade una volta arrivato al cospetto della struttura; è chiuso! Il martedì è chiuso.
Quindi non mi resta che ammirare questo centro espositivo particolarissimo solamente dall’esterno.
L’idea di venire a vederlo mi era balenata circa 2 mesi fa a Bruxelles, in occasione della visita che feci alla Mini Europe, il Centre Pompidou era infatti una delle miniature in rappresentanza della Francia e la sua singolare struttura tubolare mi era piaciuta.
Ora è il turno di un’altra meraviglia parigina, Montmartre!
Stavolta devo avvalermi della metro, è tutto il giorno che cammino e le distanze non sono certo brevi, tutt’altro, quindi dalla fermata Rambuteau, con un cambio, raggiungo Pigalle.
Effettuo un giro rapissimo del red district di Parigi, tra locali di strip e cinema hard sono in molti i tizi che tentano di fermarmi per propormi di entrare in uno dei tanti puttanai, ma tiro dritto non degnando nessuno di risposta, giunto al cospetto del Moulin Rouge scatto 2 foto di numero e proseguo verso la collina di Montmartre.
Pigalle non mi piace, la trovo troppo losca e malinconica come zona, ho preferito altri red district europei, il trenino su ruota che porta su alla Basilica del Sacro Cuore parte da qui, per gli interessati, il costo è di 5€. Almeno lo era 3 anni fa quando lo presi con la mia ragazza, non era nemmeno male, ma l’autista ricordo che corse come un forsennato rovinando un po’ l’esperienza.
Ora per salire sulla collina mi sono affidato alle mie gambe, nemmeno la funivia ho preso, preferisco camminare quando sono solo, il più possibile.
Dal giardino sottostante, la Basilica del Sacro Cuore si mostra solenne e splendente, la salita è piuttosto faticosa, ma una volta giunti nella piazza davanti la chiesa, si può ammirare una veduta stupenda di Parigi!
Il quartiere di Montmartre si snoda da qui, tra tante viuzze ricche di negozietti, ristoranti e pittori di strada, è una zona ricca di fascino, romantica, ci sono tornato volentieri, ma stavolta ho un compito preciso, scovare un altro luogo del Morrison Tour, un giardinetto/chiostro, dietro la Basilica, nel quale Jim sovente si recava per scrivere e ammirare il paesaggio.
Scovo il giardino alla fine del giro, è molto grazioso, con colonnati, gazebo, una fontana e alcune panchine. Un riposino qui ci sta tutto.
Sono circa le 18 e il mio programma è ancora piuttosto corposo, prevede:
giro per quartiere Montparnasse, salita sulla Torre di Montparnasse e visita ai magazzini La Fayette.
Tanta roba e poco tempo. Saluto Montmartre e riscendo in metro, è un discreto giro quello che faccio per raggiungere Montparnasse, mi ci vuole quasi un’ora.
Risultato: giungo sotto la Torre e la trovo chiusa! Dannazione! Ad essere sincero, un po’ho anche tirato un sospiro di sollievo, l’idea di salire con quell’ascensore veloce non mi sconfinferava mica.
Però adesso faccio una promessa inattaccabile a me stesso: almeno sull’ultimo punto panoramico in programma, DEVO salire, costi quel che costi!
Bè, domani vedremo…
A questo punto faccio una puntata ai magazzini La Fayette, roba di 5 minuti d’orologio, mi aspettavo qualcosa di più elegante e caratteristico, invece mi trovo in un Oviesse qualunque, bah.
Prendo la via per l’hotel, ma prima mi siedo in un bistrot per una rapida coca, che scolo avidamente data l’arsura e la stanchezza. Questa cola rappresenterà la mia cena, accompagnata da un Bounty.
Senza l’ausilio di mezzi raggiungo l’albergo, sono circa le 21, sono in giro da 12 ore e ancora non è finita.
Prima di entrare, faccio la spesa: birra e acqua.
Salgo in camera per una doccia ristoratrice, il cambio di memory stick della fotocamera e un paio di puntate di South Park in compagnìa della mia psp. Tutto questo in attesa di assistere ad uno spettacolo unico al mondo, eccezionale! Che però ha bisogno del buio totale per essere ammirato.
La Tour Eiffel illuminata!
Tratto da wikipedia:
Dall’anno 2000 la torre è illuminata da 352 fari e la sera scintilla ogni ora con 20.000 lampadine e 800 luci di festa; quest’illuminazione era stata realizzata per festeggiare il passaggio nel nuovo millennio, ma l’effetto suscitato nei parigini da questa meraviglia fu tale che non vollero più rinunciare e la torre è rimasta scintillante come allora. Le luci normalmente giallo-bianche possono cambiare colore a seconda degli eventi o commemorazioni varie, circa ogni 30 minuti la torre “clignotta”, come dicono i parigini, ovvero scintilla a intermittenza con un effetto molto scenografico e suggestivo.
Armato di Kronenburg in lattina, raggiungo Champ de Mars pochi minuti prima delle 23, sfruttando la metro rosa piena all’inverosimile, mi accomodo in terra appoggiato ad una ringhiera a circa metà del parco e ammiro, esattamente alle 23, lo spettacolo su citato!
Che emozione, che esperienza, che ricordi! Sono questi i momenti in cui amo la vita, in cui sono contento di essere al mondo, anche se sono da solo oggi, non importa, la meraviglia è tanta e gli occhi si riempiono di luci e colori, l’incanto di Parigi!
La zona circostante pullula di turisti e venditori ambulanti, finita la birra faccio una passeggiatina sul lungo Senna, osservo i Bateau Mouche (non lo prendo perché ho fatto l’esperienza ben 2 volte, altra fantasticheria) e pian piano mi accodo alla stratosferica coda di gente in attesa di entrare in metro, coda che comincia dalla strada.
E’ tardi quando rincaso, quasi l’una, mi allungo sul letto e mi rilasso con un film e una coppia di Heineken, prima di spegnere le luci faccio in tempo a mettere in carica tutti i miei apparecchi e buonanotte…
GIORNO 3 (29 luglio, last day)
Notte passata ancora una volta senza sussulti particolari, vengo però svegliato di soprassalto da un turista idiota, il classico tipo che sbatte la porta come fosse una prostituta all’ultima scopata.
Poco male, sono le 8.30 e comunque mi sarei dovuto alzare a minuti.
Oggi è il mio terzo ed ultimo giorno francese, ma sarà comunque intenso e lungo, dato che il volo per Roma è alle 21.20 e il bus per Beauvais alle 18.20.
Quindi ho tutto, il tempo necessario per completare il Morrison Tour e per visitare alcuni luoghi in città che mai avevo percorso.
Il programma giornaliero è il seguente:
(1) saluto a Jim al Pere Lachaise
(2) Jardin de Luxembourg
(3) Università de la Sorbonne
(4) Quartiere de La Defense con salita (da brivido) e visita del Grande Arche
Faccio armi e bagagli, effettuo il ceck out, pago solo adesso, saluto il ragazzo simpatico della receptions, acquisto la colazione nel market limitrofo (red bull tarocca e 2 twix), m’incammino verso la metro e dopo un discreto giro rieccomi al cimitero del Pere Lachaise.
Stavolta il tempo è bello, c’è il sole, si sta bene. Giunto al cospetto della tomba di Jim resto qualche decina di minuti in contemplazione, pensieroso, ed osservo la folla che fa foto e video.
La tomba di Jim è il terzo sito più visitato di Parigi, almeno così lessi anni fa, non è mai sguarnita di fan, turisti e curiosi, c’è sempre gente, di ogni età, di ogni nazione, di ogni sesso, con qualunque condizione climatica, sempre e comunque! Da pochi anni è addirittura transennata per evitare vandalismi e c’è una guardia fissa di controllo.
Un mito universale, trasversale, immortale, grande Jim Morrison!
“L’orologio dice che è ora di andare” [Jim Morrison cit.], do il commiato al sepolcro e mi allontano un po’ triste dal Pere Lachiase, arrivederci a presto.
Il Morrison Tour è completato, ricapitolando, ho visitato con successo:
la tomba, l’appartamento, place des Vosges, l’ex rock & roll circus, avenue des ternes con casa di Muller ed ex bistrot Alexandre, l’hotel George V, il chiostrino di Montmartre e di nuovo la tomba.
Tutto è filato liscio, ora posso distendermi e visitare il resto di Parigi fino a quando il tempo me lo permetterà.
Prossima tappa: Jardin de Luxembourg. Raggiunti in metro, il Palazzo di Lussemburgo all’interno è molto bello, impeccabile, ospita il Senato, quindi c’è molto personale armato nei dintorni. Lo scorcio più accattivante dei giardini è quello con la fontana dei Medici, ritrovo romantico per coppie, molto suggestiva. Il giardino non è molto ampio, ma è molto pulito e frequentato da studenti della vicina Università de la Sorbonne, le aiuole fiorite danno un tocco di colore all’altrimenti monotono verde e le palme un tocco esotico insolito, tra i vialetti sono disseminate decine di sedie e sdraio in ferro battuto, ne prendo una, la piazzo al sole e mi godo qualche minuto di assoluto relax in questo bel posto.
Meglio alzarsi se non voglio addormentarmi. Esco dal jardin e dopo una breve camminata arrivo dinnanzi l’ingresso dell’Università de la Sorbonne. Me l’aspettavo più scenografica, ma così non è, in verità resto un po’ deluso, ma infondo sti cazzi, è sempre meglio della Sapienza.
Mi allontano in cerca di un posto dove mangiare, in modo tale da essere a posto con lo stomaco fino all’indomani.
La scelta cade su un supermarket di Monoprix, dotato di comoda zona ristoro all’esterno, in stile bistrot. Il pranzo consiste in 4 tramezzini, tutti dal contenuto diverso ma con lo stesso identico sapore! Record! Scazzato, per dessert ho preso 6 mini Magnum Algida, questa volta differenziati sia nei gusti che nel sapore. Da bere, red bull e cola.
Sì sono già fatte le 14.00, la mattinata è volata. A questo punto devo concludere in bellezza con il quartiere moderno de la Defense, situato nell’estremità ovest di Parigi.
Per raggiungerlo ci metto un bel po’, la fermata è il capolinea della linea metro n° 1.
Appena salito in superficie, l’esplanade de la Defense mi si apre davanti gli occhi, una piazza enorme, con alle 2 estremità una strana fontana e il Grande Arco, intorno è cinta da edifici dalle forme singolari, per la maggior parte uffici, alcuni hotel e un centro commerciale che fino a qualche anno fa vantava essere il più vasto d’Europa, Le Quatre Temps.
Non mancano sculture di dubbio gusto, come quella in bronzo o ottone di un pollice gigante (!?) e diversi grattacieli a completare l’opera.
Resto affascinato da questo quartiere, avevo visto delle foto ma non me lo aspettavo così avveniristico, ma soprattutto non mi aspettavo che le Grande Arche fosse COSI’ grande! Un cubo pazzesco!
Veramente un’opera mastodontica. Per le info basta cercare su wikipedia o googlare, la realizzazione è stata molto impegnativa ma il risultato è sbalorditivo.
E’ sfortunatamente arrivato il temuto momento di tenere fede alla promessa di ieri: salire sull’Arco de la Defense, aihmè!
Per salire/scendere è necessario prendere l’ascensore esterno panoramico che in 40 secondi vola per oltre 100 metri e ti molla su, nella zona espositiva.
Per uno che soffre di claustrofobia e di vertigini, vi lascio immaginare che goduria deve essere fare questa esperienza!
Ma vabbè, ora ci sono e devo farlo, altrimenti mi sentirei un verme. Faccio il biglietto (7€ per studenti, altrimenti 10€), non c’è nessuno, quindi l’ascensore è tutto per me e l’addetto al sali/scendi. Entro che già mi ero praticamente cacato sotto, il tizio intuisce il mio disagio, diabolicamente chiude le porte ghignando e pigia il bottone per la salita!
Che robbbbbbbaaaaaaa, mi congelo all’istante, non stacco gli occhi dal mirino della fotocamera che intanto fa il video, la velocità non è certo elevata ma lo stomaco me lo sento in gola in un attimo, sudo cubetti di ghiaccio, i secondi sembrano non passare mai, borbotto bestemmie e frasi arruffate, prego perché il tempo scorra velocemente.
Fiiiuuuuu, arrivato!! Sano e salvo ma visibilmente scosso, ho vinto questa scommessa con me stesso, ai più parrà una stronzata, ma vi assicuro che per me non lo è stato.
La prima sala che si può vedere all’interno dell’arco è un piccolo museo dell’informatica che fu.
Vecchi pc, vecchi cabinati da bar, i commodore 64, gli amiga 500 e tanti altri relitti d’epoca, io una partitina a Metal Slug me la sparo, eh eh.
C’è pochissima gente, praticamente solo io e una famiglia numerosa, probabilmente scandinava a giudicare del livello di figaggine delle ragazze (e della moglie porcona).
Dopo la pausa ludica nell’area informatica mi sento meglio, il bad trip è svanito e posso uscire sulla terrazza, ad oltre 110 metri di altezza per ammirare Parigi. Il panorama è splendido, peccato che ora sia nuvoloso, esattamente di fronte a me riesco a scorgere nitidamente l’Arco di Trionfo dell’Etoile e ancor più distante l’ultimo Arco di Trionfo du Carrousel (quello prima del Louvre), che chiude in ordine di altezza la parata di archi parigini. Sulla destra c’è la Tour Eiffel, la Senna e tutto il resto.
Distratto un po’ dalle foto, un po’ dalle ragazzette scandinave non mi prende a male, ma è meglio non abusare della buona sorte, potrebbe venirmi una crisi da un momento all’altro e il vento forte contribuisce a non farmi stare troppo tranquillo.
Dunque rientro nelle sale e faccio tutto il giro del piano, in verità non c’è nulla di che, ancora vecchi pc portatili, qualche quadro 3d, una piccola sala cinematografica dove viene proiettata la storia dell’evoluzione della costruzione dell’arco, un bar (chiuso), una sala congressi, che nel 1989 ospitò il G7, qualche scialba installazione, una monotona pinacoteca e i cessi (che sfrutto a dovere).
Finito il giro mi tocca riscendere, quando arriva il mio ascensore, mi faccio forza ed entro deciso, stavolta strippo di meno, riesco addirittura a tenere gli occhi aperti e lo sguardo vigile, devo ammettere che l’esperienza è stata comunque elettrizzante nonostante il panico.
Sono ormai le 17, il tempo sta per scadere, come ultima cosa decido di fare un giro nell’enorme centro commerciale della piazza, Le Quatre Temps.
All’interno c’è di tutto, anche un Monoprix, dove acquisto la merenda, un Burn Extra 0.50 cl.
Mi siedo su una panchina e smaltisco la residua adrenalina dovuta alla discesa dal Grande Arco.
Stavolta ci siamo, è tempo di andare, purtroppo! Devo raggiungere Port Maillot per prendere il bus e così faccio avvalendomi della metro.
Sono tra i primi ad arrivare e il parcheggio è vuoto, ma non ho nemmeno il tempo di preoccuparmi che dopo pochi minuti giungono sul posto 5 o 6 bus e centinaia di turisti.
Il bus destinato ai passeggeri Ryanair per Roma Ciampino parte alle 18.30 con qualche minuto di ritardo, stracolmo. Il tragitto scorre stancamente, ho il morale un po’ giù, lasciare Parigi per tornare nel mio squallido e triste paese merdoso è una mazzata sui coglioni.
Giunto a Beauvais, trovo il caos, l’aeroporto è minuscolo ma è frequentatissimo, quindi c’è parecchia coda ai controlli.
Fumo una sigaretta ed entro, meglio non rischiare di restare impantanati nella coda, che intanto cresceva a vista d’occhio.
Come previsto ci metto un bel po’ a superare il varco e una volta dentro, circa alle 20.30 ancora non vedo notizie su dove e quando partirà il mio volo.
Si fanno le 21 e ancora tutto tace, (per modo di dire, dato che in molti cominciavano a preoccuparsi e a smadonnare). 21.30 e niente, comincio a credere che l’aereo non arrivi più a causa del brutto tempo che intanto si era palesato da circa un’ora.
La preoccupazione monta, è quasi al culmine, quando finalmente il grido liberatorio di un passeggero annuncia: A RAGA’,GHEITTE 4 PE ROMA ‘NNAMOO!!
E via tutti peggio dei caproni di montagna, di corsa verso il gate 4 che altro non è che il container li di fianco. Al buio e al freddo mi accodo alla massa e vedo arrivare il nostro aereo, in ritardo, sollevato (l’incubo di restare una notte a Beauvais mi aveva terrorizzato), salgo a bordo.
Si parte con quasi un’ora di ritardo che verrà recuperata in parte in volo, poco male per me, tanto ho un passaggio ad attendermi che mi riporterà a casa.
Finisce così questa bella gita in quel di Parigi, città unica al mondo, per quanto mi riguarda, seconda (forse) solamente a Londra!
Tutto si è svolto nel migliore dei modi, sono contento e ho già voglia di ritornare!!
Grazie a Jim per l’emozionante Morrison Tour e a Ryanair che con pochi € mi ha permesso di trascorrere queste belle giornate.
This is the end…
Pubblicato da: Andrea Collalti
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Pubblicato il 21 02, 2010 · Nella categoria: Diari di viaggio; Tags: arco di trionfo, beauvais, champs elysees, diario parigino, du maine, etoile, george V, hotel de ville, jim morrison, la defense, la sorbona, metro, montparnasse, morrison tour, notredame, parigi, pere lachaise, place vosges, pont neuf, port maillot, quartiere latino, rue de rivoli, ryanair, senna, sony, tour eiffelArticoli Simili: 
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