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  • Un assaggio di Scozia – Diario

    di: Andrea Collalti

    A maggio mi sono ritrovato in regalo due biglietti aerei in bianco, mi toccava solamente scegliere destinazione e date.

    La scelta è caduta sulla Scozia, un mio pallino da anni, precisamente su Edimburgo e Glasgow, per un tour di 4 giorni.

    Photo Credit: Andrea Collalti

    Voli, neanche a dirlo, Ryanair. Andata sull’ Edinburgh Airport e ritorno a Roma da Prestwick (Glasgow). Il costo è stato contenuto, 60€ tondi tondi. Orari più che comodi.

    Pochi giorni prima della partenza, il 10 maggio, i cieli europei vengono funestati nuovamente dalla nube di ceneri vulcaniche, col risultato che il 9 chiudono molti aeroporti italiani del nord. La situazione non è delle migliori nemmeno per il 10, è prevista infatti la chiusura di svariati aeroporti del centro Europa, Spagna e Portogallo!

    E’ la sera prima della partenza e sono ancora indeciso sul da farsi. Non voglio rischiare di restare bloccato all’addiaccio, ma non voglio nemmeno rinunciare a questo viaggio, quindi varo ed attuo un “piano anti crisi”, vale a dire, mi paro il culo in caso dovessi sfortunatamente restare a terra in quel di Prestwick il 13 maggio.

    Dunque , prenoto su booking.com un hotel differente per ogni sera successiva al 13 maggio, fino al 18. Sto attento che i primi 2, abbiano la disdetta senza penale entro le ore 18.00 del giorno di arrivo e i successivi entro 1 o 2 giorni. Chiaro no?

    In questo modo, se resterò bloccato, avrò già un giaciglio a disposizione, non dovrò dunque stare a girovagare in cerca di un hotel random nella notte piovosa scozzese.

    Sapete vero, che prenotando on-line, (a prescindere dal sito), si risparmia parecchio? Arrivare in un hotel d’emblée, costa caro, la stessa stanza che vendono on-line a 5 lire, ve la rifilano a 15 lire!

    Se invece tutto sarà regolare e tornerò il 13, non dovrò fare altro che cancellare tutte le prenotazioni, comodamente da casa, rimettendoci  0€.

    Così mi sento più sereno e posso partire senza patemi d’animo.

    Gli alloggi per Edimburgo e Glasgow, li ho prenotati tempo addietro, sempre su booking.com, sempre con la mia postepay rigorosamente vuota. Il tour è suddiviso in modo tale che debba trascorrere 2 notti ad Edimburgo ed una Glasgow.

    Ovviamente prima di partire ho preso tutte le informazioni del caso: su mezzi, collegamenti, musei, attrazioni, costi vari, etc etc.

    Informazioni che potete trovare in questo post: Edimburgo & Glasgow: Suggerimenti utili per l’uso

    Comincia qua la mia avventura…

    10 MAGGIO  (si parte?)

    Questa mattina mi reco in aeroporto pensieroso, la faccenda della nube non mi garba affatto, ho sì il culo parato in caso di cancellazione, ma comunque un po’ di agitazione addosso me la sento.

    Il mio volo per Edimburgo è previsto per le 10.40. Arrivo a Ciampino alle 9.00. Bene, sembra tutto ok, ci sono solamente 2 voli cancellati, entrambi della Easyjet, uno per Berlino ed uno per Parigi.

    Passo i controlli, molto rapidamente e mi accomodo in attesa ascetica su una fredda sedia davanti il gate n°4.

    Grazie all’ausilio della cara ed immancabile psp, arrivano velocemente le 10.40, ma del mio aereo nemmeno l’ombra, segnalazioni sui monitor 0. Dopo  30 minuti di angosciosa attesa, si parte con l’imbraco! L’aereo da Edimburgo è arrivato! Il volo c’è, in ritardo, ma c’è! E così, sollevato, salgo a bordo per affrontare le quasi 3 ore di volo e i 2000 km che mi dividono dalla Scozia.

    In cielo fila tutto liscio, mi vedo Terminator Salvation, cagata, ma intanto è sempre un buon passatempo.

    Alla fine il ritardo accumulato si assottiglia un po’, 30 minuti, poco male, considerato il casino che sta accadendo in molte altre nazioni europee per le ceneri.

    A causa del fatto che l’UK non ha aderito al trattato di Schengen, mi tocca fare una discreta coda per il controllo del documento in aeroporto, quindi un’altra mezz’oretta si sputtana così.

    Morale della favola, sono ufficialmente in terra scozzese alle 14.00 ora locale (le 15 italiane)!

    Obbiettivo 1: raggiungere la mia guest house. E’ molto semplice, basta prendere il bus 100 in aeroporto e poi farsela a piedi per un km. La prima cosa che mi stupisce è la cordialità delle persone; della bigliettaia, dell’autista, dell’operaio a cui chiedo un’informazione, del cop ai controlli…Hi dear, cheers, please…piazzati ogni 3 parole.

    Faccio il mio ticket e mi accomodo su questo moderno bus a 2 piani. pulitissimo, con sedili in pelle ultra comodi e addirittura con wi-fi free! Il tragitto fino a Waverley Station è rapido e in un lampo sono proiettato nel cuore di Edimburgo. Tra suoni di cornamuse, gente a passeggio in kilt, cabine telefoniche rosse, tipici taxi UK e purtroppo anche tipico clima scozzese, vale a dire, 5°, nuvoloni bassi e pioggerellina.

    In maniera molto rapida, senza quasi guardarmi intorno, prendo la via per il mio alloggio, devo andare sempre dritto praticamente, ho freddo e voglio vestirmi adeguatamente.

    Giunto a destinazione, i proprietari mi accolgono come fossi il figlio appena tornato dalla guerra del Vietnam. Saluti, abbracci, pacche, strette di mano, sorrisi..Non vogliono essere assolutamente pagati ora, ma al ceck out, lui mostra dettagliatamente la camera a me destinata, (molto bella), mi fornisce guide e mappe a iosa, lei mi spiega come funziona per la colazione e mi fa fare un giretto per la casa, intanto compilo il form identificativo e me li scrollo di dosso salendo in stanza, dopo millemila thank you.

    In breve tempo sono in strada, vestito a modo, 3 maglie e 2 cappelli, privo di zavorra e con la fotocamera armata a dovere, (ms da 8gb e 2 batterie).

    Sono le 15 circa, non sono troppo in ritardo rispetto al programma che ho studiato ed ideato.

    Le tappe del giorno sono tutte nella New Town di Edimburgo, ma prima di cominciare effettuo una ricognizione del quartiere, in cerca di un market per mangiare qualcosa, prendere una Dr. Pepper ed assicurarmi sull’orario di chiusura.

    Immediatamente incrocio un market dal tipico nome scozzese, Margiotta, acquisto 2 wrap al pollo e maionese e una leggendaria Dr. Pepper, noto che il posto chiude alle 10 p.m. molto bene.

    Il pranzetto nella sua semplicità, è delizioso e anche necessario, Edimburgo non è in pianura, ci sono un sacco di sali e scendi, bisogna avere le energie giuste per muoversi.

    Il clima nel frattempo migliora, il sole va e viene, almeno non piove.

    Comincio il giro da George Street, percorrendola tutta fino a Charlotte Square, mi sposto a sud ed eccomi sulla Princess Street, l’arteria che divide la Old Town dalla New Town. La strada è bellissima, peccato per il lavori destinati alla realizzazione di una linea tramviaria, su un lato ci sono i classici negozi, fast food etc etc., ma sull’altro si aprono, in una vasta conca, i verdissimi  Princess garden, suddivisi in West ed Est.

    Da qui, basta alzare lo sguardo per ammirare uno degli spettacoli più incredibili che abbia mai visto in una città, l’imponente Castello, arroccato su uno sperone vulcanico, il Din Eydin! Pazzesco!

    Un tempo i Princess garden non esistevano, fino a circa 200 anni fa, al loro posto c’era un lago artificiale, posto allo scopo di avere ulteriore protezione del maniero, quando poi si decise, per ragioni demografiche, la costruzione della New Town, questi giardini furono progettati e realizzati. Per questo motivo, sono sotto il livello della strada, alle pendici del monte lavico.

    Dalla strada comincio a scattare svariate foto, c’è un fiume di turisti in giro, camminando sulla Princess da ovest ad est, mi intrattengo qualche minuto davanti il National Museum ad ascoltare un suonatore di cornamusa. Il suo viso durante l’esibizione, cangia dal blu, al rosso, al viola, al nero, pensavo ci restasse stecchito da un momento all’altro, deve essere molto faticoso suonare quello strumento. Mosso da magnanimità, gli elargisco un penny!!

    Continuo a salire verso est, sono combattuto dall’idea di oltrepassare il North Bridge per raggiungere la Old Town, che vista da ogni punto di vista appare strepitosa, ma resisto alla tentazione e proseguo per la meta in programma: Calton Hill.

    Prima di raggiungere il parco collinare, noto l’ingresso di un cimitero, l’ Old Calton Cemetery. Ho un debole per i cimiteri decrepiti, mi affascinano, quindi entro. Molte tombe sono diroccate, franate, scurite, rovinate, c’è un’atmosfera surreale, salendo in alto sulla collinetta si ammira un discreto panorama della zona sottostante, è un buon posto dove farsi foto con l’autoscatto, quindi ne approfitto posizionando biecamente la fotocamera su diverse lapidi.

    Finito col cimitero, proseguo sulla Regent Road, fino all’ingresso di Calton Hill. Qui comincio a salire. Il meteo purtroppo peggiora, il sole ormai non c’è più e si è alzato un venticello infame, sono costretto a ricorrere alla sciarpa, forse sono l’unico in tutta Edimburgo ad indossarla ora, ma sti cazzi, ho freddo!! Peccato che non abbia anche i guanti, le mani sono da tempo 2 ghiaccioli. Salire in Scozia da una Roma ad oltre 20° per trovarne 0, non è affatto piacevole.

    Decido di effettuare la passeggiata perimetrale del parco e dopo 3 o 4 minuti, ammiro il primo panorama spaventosamente bello di Edimburgo! La North view, che da sulla New Town con sullo sfondo il Firth of Forth e sull’estrema destra il mar del Nord. Chiedo una foto a due turiste dell’est che credo essere italiane e mi accomodo su una panchina nera posizionata esattamente dinnanzi questo spettacolo. Ogni persona che passa si ferma a fare foto e video. Se non fosse per il freddo e per la pioggerella che proprio ora cominciare a cadere, resterei qua per ore, d’estate immagino sia il paradiso. Ma se non voglio assiderare è meglio che prosegua alla scoperta di Calton Hill.

    Salendo verso la cima incontro il National Monument, una sorta di Partenone incompiuto, non è certo l’orgoglio della cittadinanza, anzi, però ha una significativa presenza scenografica e sotto questo cielo plumbeo ha un non so che di mistico. Da qui si apre la seconda veduta da cartolina, la Sud view, dalla quale si possono ammirare: la Old Town, il Castello in lontananza, la Princess Street e l’imponente cordigliera vulcanica di Salisbury Crags, in Holyrood park. Se ci fosse il sole, sarebbe ancora più stupefacente, ma mi accontento anche così, faccio foto, in verità non molte a causa della pioggia, giro più video e continuo a bighellonare per la collina, tra il Nelson’s Monument e la St. Andrew’s House.

    L’occhio è sempre sulla Old Town, mi attira troppo, decido di andare subito a dare una sbirciata, nonostante sia palesemente stanco. Scendo da Calton Hill, proseguo sulla Waterloo e prendo il North Bridge. Riparte la salita, (eh sì, Edimburgo è edificata su diverse colline), percorro un cento metri e l’architettura intorno a me cambia, da georgiana a medievale. Raggiungo il Royal Mile o High Street che dir si voglia e lo scenario è da favola! Se non fosse per negozi ed auto, sembrerebbe di essere tornati indietro nel tempo. La cura e la pulizia di strade ed edifici è a livelli altissimi, ogni 50 mt c’è un secchio con ceneriera, nessuno butta le cicche a terra, le spengono negli spazi appositi, ottimo esempio di educazione civica. Sono troppo stanco, sia per scendere, che per salire il miglio, quindi opto per una sana pausa in Victoria Street, nel Grassmarket, in piena Old Town, punto un pub e mi accomodo per assaggiare birra e soprattutto whisky del posto.

    Mi accomodo in un simpatico locale sotto il porticato e prendo una pinta di Tennent’s accompagnata da un “hauf”, (uno shootino), di Lagavulin. Berlo a sorsetti è impossibile, seppur piacevole è sempre una bomba a non so quanti gradi, quindi lo butto giù e lo spengo con 2 grosse sorsate di ottima birra. Tutto buono, non c’è che dire, ma non essendo amante dei super alcolici, questo resterà il mio primo ad ultimo whisky scozzese. Pago 5£ e spicci e vado via, riscaldato e soddisfatto.

    Qua non fa buio ancora, ma sono già le 21. Mi aspetta una bella camminata fino alla guest house, se domani voglio svegliarmi presto per mangiare la mega colazione scozzese, direi che si è fatta l’ora di prendere la via di casa.  Prima però faccio una sosta obbligata in uno dei tanti negozietti di souvenir sul miglio, compro calamite e cartoline.

    Camminando molto lentamente e deviando solamente su Rose Street, la via dei pub molto movimentata nelle sere dei fine settimana, impiego quasi un’ora per tornare nella mia zona. Prima di salire in stanza, mi fermo da Margiotta, dato che la Tennent’s era ottima, ne acquisto un paio in lattina per la serata.

    Al mio rientro, tra una doccia, un paio di telefonate e una controllata al televideo per meteo e info sull’andamento nella nube islandese, si fanno le 23.

    A questo punto non mi resta che vedere un film sulla psp, bere la mia birra fresca e mettermi a dormire.

    A domani…

    11 MAGGIO (on the road)

    Dopo una notte agitata, ho avuto freddo, ma non perché facesse freddo in camera, probabilmente avevo bisogno di acclimatarmi, mi sveglio presto a causa del profumino di bacon fritto proveniente dalla sala colazione! Con la bava alla bocca, in stile Homer Simpson, mi vesto al volo e scendo.

    Inizio col prendere: una banana, un caffè e un succo di mela al buffet. Poco dopo arriva la padrona di casa, che con un sorriso ad 88 denti mi chiede cosa volessi mangiare. Non opto per la Full Breakfast, voglio lasciare spazio nello stomaco per eventuali spuntini pomeridiani, quindi chiedo solamente: bacon, uova strapazzate e pane bianco. Il servizio è celere e il cibo fantastico! Le uova sono abbondanti e belle pepate, il pane caldo e croccante e la pancetta squisita.

    Mi godo ogni forchettata e così sembra facciano gli altri ospiti in sala, sono l’unico italiano e si sente, regna un silenzio, direi ecclesiastico, tutti sussurrano tra loro.

    A fine breakfast, ringrazio e salgo in camera. Prima di uscire butto un occhio al televideo della BBC per novità sulla nube, è andata alle Canarie la stronza!

    Scendo in strada verso le 10, sarà una lunga e faticosa giornata questa, immagino.

    Tanto per cominciare parto alla volta dei Princess gardens, la giornata si è già scurita, il bel sole della mattina è stato coperto dalle solite nuvole e la temperatura è di poco superiore allo zero, (purtroppo durante la giornata il quadro climatico non migliorerà).

    Giunto nei giardini scatto un bel po’ di foto, escono piuttosto bene nonostante l’oscurità, in giro ci sono pochi turisti, la maggior parte sarà altrove, cioè, dove mi dirigerò tra non molto, al Castello!

    Per salire al Castello (l’ Edinburgh Castle), opto per la soluzione più faticosa, ovvio! Il sentiero che parte da West Princess garden. Ripido e in alcuni punti scosceso, non è molto easy arrampicarsi fin su, ma la vista sui giardini sottostanti e la New Town è già da qui, qualcosa di indimenticabile.

    Giungo in cima, nell’ Esplanade del Castello, con un po’ di fiatone. Impossibile non notare le decine di operai al lavoro, intenti a montare 2 enormi tribune per non so quale evento si terrà, probabilmente a breve.

    Passo l’ingresso principale e la lunga coda alla biglietteria mi da il benvenuto. Stanno tutti qua sta mattina! Vabbè pazienza, mi tocca unirmi al serpentone.

    Finalmente giunto il mio turno, faccio il biglietto completo, comprensivo di audio guida in italiano, direi indispensabile se si vuole capire qualcosa su quello che si andrà vedere all’interno. 16 sterline, azz.

    Comincia ora il tour dell ‘ Edinburgh Castle! E’ circa mezzogiorno. Grazie all’audio giuda vengo a conoscenza del fatto che, ogni giorno, da secoli, dalla piazza principale del Castello, un cannone, alle 13 esatte, spara un colpo per avvisare la popolazione dell’orario. Perché alle 13 e non alle 12 vi state chiedendo?

    Perché in questo modo risparmiano 11 colpi! Ah ah, la parsimonia scozzese è conosciuta nel mondo e questo ne è un esempio.

    Intanto che aspetto le 13 per assistere allo sparo, faccio un giro tra musei e vedute mozzafiato e prendo in un punto ristoro, una delle bevande scozzesi più famose, l’ Irn Bru. Non so assolutamente da cosa sia composta, addirittura pensavo fosse alcolica, ma così non è, è un soft drink.  Un misto tra una Red Bull, una Fanta, una Dr. Pepper, un cucchiaino di bicarbonato e una vaporizzata di Cif, deve piacere, non è per tutti i palati, a me piace, ma ha tanto di quel gas da far volare un dirigibile! Una 0.50 la finisco a stento, ritrovandomi praticamente nelle medesime condizioni di Fantozzi al casinò dopo 10 casse di acqua minerale Bertier, cazzo, a livello gastrico è una martellata! Faccio un rutto, interno, da guinness dei primati, 2 minuti ininterrotti, a bocca aperta mi avrebbero scambiato per il cannone delle 13.

    E così 10 minuti prima delle 13 sono in prima fila per assistere allo sparo, in mezzo a praticamente tutti i turisti della mattinata. Puntualissima, (e come non potrebbe esserlo), la guardia si avvicina al cannone, lo carica e fa fuoco. Una botta bella forte! Molti bambini cominciano a piangere, riprendo tutto con la fotocamera, una stronzata dai, ma è stato figo.

    Assistito allo spettacolo, continuo il mio tour, le stanze più interessanti, secondo me, sono: le prigioni comuni, le prigioni militari, la cappella e la sala con le Insegne di Scozia, ovvero: corona, scettro e spada.

    Anche il resto è comunque straordinario, comprese la diverse viste che si hanno a disposizione da ogni lato del castello. Senza accorgermene si fanno le 16! Ho ascoltato ogni singolo commento sull’audio giuda e girato ogni anfratto visitabile. E’ stata veramente una bella esperienza, ma si è fatta ora di continuare col mio programma.

    Uscito dal Castello, mi accingo a percorrere interamente il Royal Mile, comprensivo di High Street e Canongate, è probabilmente la strada più affascinante che abbia mai percorso, ogni 3 passi c’è un museo, un’attrazione o qualcosa di simile. Ho in programma il tour nel Mary King’s Close, ma preferisco sbrigarmelo in serata, ora devo raggiungere il People’s Story, un museo della “gente”, completamente gratuito, posto quasi a fine miglio, scendendo.

    Il People si rivela interessante, molti manichini impersonano personaggi scozzesi famosi o situazioni di vita quotidiane negli anni della grande guerra. All’ultimo piano c’è una sala video dove è possibile vedere un filmato sulla storia di Edimburgo. Insomma niente di eclatante, ma una mezz’oretta ce la si passa piacevolmente, soprattutto perché riscaldato!

    Passato il museo, dopo poche centinaia di metri, si raggiunge l’altra estremità del Royal Mile, estremità chiusa in bellezza da Holyrood Palace! L’altra residenza reale di Edimburgo. Purtroppo si è fatto pomeriggio pieno e non ho a disposizione il tempo necessario per la visita, quindi mi accontento di ammirare la splendida residenza dall’esterno, scattando qualche foto. Proprio di fronte l’ Holyrood Palace, trova posto il Parlamento Scozzese, in verità, in un edificio moooolto discutibile esteticamente, uno dei pochi, se non IL più brutto della città. E’ possibile visitare l’interno, gratuitamente, ma proprio non ne ho voglia, ora mi aspetta una scarpinata piuttosto faticosa, la scalata di Salisbury Crags, un sentiero stretto, irto e ripido che costeggia un lungo ed alto sperone vulcanico in Holyrood Park.

    Considerando che sto camminando da ore, l’impresa aumenta il proprio coefficiente di difficoltà. A stomaco vuoto direi che sia improba, quindi meglio cibarsi prima dell’arrampicata. Non c’è niente di meglio di un hamburger e 2 wrap, acquistati in un piccolo market sul miglio.

    Giuro che è l’hamburger più buono che abbia mai mangiato! Nonostante sia freddo e preconfezionato, la carne è gustosissima e molto abbondante, ottimo.

    Carico di proteine, entro in Holyrood Park e comincio la scarpinata. Man mano che si sale, il sentiero si restringe, diviene più impervio, scivoloso a causa del ghiaino e pericoloso. Ma la vista aumenta esponenzialmente d’interesse; dietro, Holyrood Palace e una parte verde del parco e davanti la Old Town col Castle sullo sfondo! Giungo in cima affaticato come non mai. La temperatura rigida mi ha ibernato parzialmente le ginocchia ed ora ne risento decisamente. Mi aspettavo che il parco terminasse dall’altra parte della collina, invece si estende a perdita d’occhio. Deve essere vastissimo. Scatto le meritate foto, anche con l’autoscatto, rischiando la pelle per correre in pizzo al sentiero entro i 10 secondi e osservo con qualche preoccupazione, (per lui), un free climber arrampicarsi a mani nude sulla parete vulcanica, ad oltre 10/12 metri di altezza, senza alcuna protezione ne fune. Coraggioso, non c’è che dire.

    Riscendendo i dolori alle ginocchia si fanno ad ogni passo più acuti, cazzo. Riguadagnata la valle, seguo un altro sentiero, interno e non scosceso, dietro la cordigliera, un altro spazio senza fine mi si para davanti. Per girare tutto questo parco è necessaria una moto da cross, o meglio da trial a giudicare dalle continue colline che si avvicendano. Fantastico, un polmone verde inesauribile, beati coloro che possono fare jogging e mountain bike a 2 passi da casa, ma immersi in questo splendido ambiente.

    Sono spompato e la giornata non è ancora finita, anzi…Mi tocca rifare, TUTTO ED IN SALITA, il Royal Mile (1.6km), fino al Mary King’s Close e girare per almeno un’ora nei suoi meandri sotterranei! Urge riposino e ricarica.

    Opto per una sosta in uno Starbucks. Stremato ordino un Frappuccino medium al caramello. Non so per quale impenetrabile ragione, lo ricordavo caldo. Quando la ragazza mi consegna un bicchiere di frullato CONGELATO, mezzo litro, mi parte spontanea una bestemmia multipla, infamante, apocalittica, ad alta voce, che suscita intorno a me generale sbigottimento.

    Sono costretto a prenderlo ormai, cazzo facevo, le storie in inglese, anzi in scozzese??? Fanculo, l’ho preso, ora me lo devo sciroppare. Salgo al piano superiore, giù eran tutte occupate le sedie e sorpresa delle sorprese, trovo l’aria condizionata, gelata, a palla! Fanculo di nuovo! Volevo riscaldarmi con un bel caffettone caldo ed invece mi ritrovo seduto sotto un bocchettone che spara aria artica a tutta gallara, con un secchilello di granita zeppo di panna e ghiaccio in mano!! Ma si può?? Essendo poi io, un tipo che odia lo spreco e non butta via niente o quasi, forzatamente ingurgito l’amaro calice. Non tutto, altrimenti sarei finito al pronto soccorso, ma quasi. Incazzato come un’ape me ne vado via dopo una mezz’oretta di freddo intenso. Fanculoooooooo!!

    La sosta non è stata affatto ristoratrice e la fatica si fa sempre più sentire, (e meno male che sono un tipo sportivo, che fa corsa e palestra, cazzo, sarà l’età?? Sto diventando un vecchio bacucco???Boh! La scusa ufficiale che mi do, è: “sarà colpa del tempo brutto”).

    Poco prima delle 20 raggiungo il Mary King’s Close. Entro, pago 10£ con sconto studenti, (con la stessa carta ISIC che sto utilizzando dal 2007, quindi scaduta da 3 anni), prenoto il tour delle 20.15 e mi accomodo in attesa nella loro sala. Qui non è assolutamente possibile scattare foto o girare video. Non si sgarra, il tour è guidato.

    Non so bene cosa mi aspetta, so solo che si entrerà nei sotterranei di Edimburgo, sotto il Royal Mile, dove un tempo vivevano nell’oscurità pressoché totale: appestati, indigenti, poveri, delinquenti e addirittura alcuni animali in puzzolenti stalle al chiuso.

    Puntale, il mio gruppo, di 6 persone, è invitato ad entrare dalla guida in costume 7/800esco. Io sono l’unico che ha l’audio giuda ad un orecchio, che dopo poco smetto di usare, altrimenti rischio di non capirci una mazza, con la giuda che strilla da una parte e l’audio giuda che parla in un’altra.

    Il giro è da brivido, nella quasi completa oscurità, disseminato di grida, scene di assassini, appestati morenti negli angoli bui dei vicoli, stalle maleodoranti, fantasmi che appaiono d’improvviso sulle mura di pietra. La guida ci tiene tutti sul “chi va la”, non si capisce mai se nelle varie stanze quelli che intravediamo sono manichini o attori in carne ed ossa! Non voglio aggiungere altro per non rovinarvi la festa, in caso decidiate di visitare questa attrazione.

    All’uscita è possibile ritirare una propria foto, scattata con l’infrarosso, nei vicoli, alla modica cifra di 6£. Sta bene la.

    L’intero giro dura un’oretta, non è assolutamente adatto a chi soffre di claustrofobia, come me, infatti non so come cazzo abbia fatto a non restarci secco, ed è un’esperienza diversa, che secondo me, ad Edimburgo, va fatta.

    Ora, stanco come una prostituta di Bangkok dopo il passaggio di una truppa di soldati, non mi resta che trascinarmi alla mia guest house.

    Per farlo, scendo per la Ramsay Lane, attraverso i Princess Garden, imbocco l’ Hanover Street e proseguo sulla Dundas, verso Eyre Place. Effettuo 2 soste: la prima per una rapida visita dell’ Hard Rock Cafè, sulla George Street e la seconda per un rifornimento da Margiotta, appena in tempo, stava per chiudere.

    Giungo in stanza in condizioni critiche, potrei mettere le palle in un cono, un dolore atroce mi attanaglia le ginocchia. Riesco a fare una doccia, a 800000° e mi infilo a letto per un film sulla psp, Anno 1, con Jack Black, divertente.

    La giornata è stata piena e sfruttata come volevo, pur sofferente, sono soddisfatto. Domani sarà tempo di vedere le ultime bellezze di Edimburgo e di spostarsi a Glasgow.

    Notte…

    12 MAGGIO (on the road, again)

    Sveglia alle 8.30. Preparazione zaino e discesa per la colazione. Questa volta, dato che avrò una giornata lunga e variegata, comprensiva dello spostamento per Glasgow, opto per la colazione Full, in questo modo sarò coperto almeno fino a sera.

    Gentilmente la richiedo e gentilmente la ottengo dopo nemmeno 5 minuti. E’ tutto perfetto, soprattutto le salsicce, fantastiche. Per variare mi invento un nuovo toast: lato a, spalmata di burro, lato b, spalmata di miele, ripieno di bacon. Da urlo!!

    Sazio come dopo il cenone di capodanno, risalgo in stanza per ultimare i preparativi in vista del ceck out.

    Rapida occhiata al televideo, la nube è ancora alle Canarie, bene (per me).

    Riscendendo consegno le chiavi al padrone e pago le mie 60£, ovviamente lui mi saluta calorosamente e si augura di rivedermi, bè me lo auguro anche io, quando tornerò ad Edimburgo, cercherò sicuramente di prenotare una stanza all’ Ardenlee.

    La giornata è ovviamente migliore delle precedenti, succede sempre così, quando uno va via, il tempo magicamente s’imbellisce a bestia. In questo caso significa temperature abbastanza superiori allo 0 e sole piuttosto persistente.

    Le ultime tappe per Edinbra sono: i Royal Botanic Garden e il quartiere di Stockbridge con annessa Ann Street. Prima di cominciare il giro però, in maniera previdente, cerco, individuo e memorizzo la posizione della Bus Station a St. Andrew Square. In questo modo posso gestire meglio il cronometro non avendo pensiero di localizzarla all’ultimo secondo prima di partire.

    Per raggiungere i Royal Botanic Garden, bisogna salire a nord della New Town, percorrendo un bel quartiere residenziale, silenzioso e colorato. L’ingresso nell’area dei garden è completamente gratuito.

    Una volta dentro, anche grazie alla giornata soleggiata, ammiro uno scenario, anzi degli scenari, incredibili.

    Ogni fuscello, ogni albero, ogni foglia è catalogata e nominata. La perfezione domina sovrana, si passa da prati a boschi, da percorsi su ponticelli a laghetti, da enormi serre ad ameni sentieri. La cosa incredibile è vedere tutta questa miscellanea di colori, soprattutto nel Rock garden. Questi sono tra i migliori giardini botanici del MONDO e non stento affatto a crederlo. L’ingresso nella serra delle palme è a pagamento, 4£, lo salto anche per questioni temporali, tra un giro qua e un giro la, sono trascorse ore, sono stato praticamente ammaliato dalla bellezza della natura e dalla cura maniacale di questo luogo.

    Devo andare via, ahimè, saluto con le ultime foto i garden e mi incammino verso Stockbridge, anzi, forse sono già dentro il quartiere di Stockbridge, boh. Fatto sta che Ann Street è un po’ distante, ma roba di poco, una mezz’ora di cammino.

    Ann street è su una collinetta, è una delle vie più antiche della New Town, le case hanno tutte un colonnato d’ingresso molto caratteristico, c’è silenzio e quiete. Se dovessi abitare ad Edimburgo, sceglierei un alloggio qua, qualora fosse possibile, ma non credo, mi sa che qui in zona, pizzica al portafogli.

    Insomma, questo di Stockbridge è un altro esempio di come si dovrebbe tenere una città, l’ordine prima di tutto e la pulizia, vocaboli che da noi, nel Sultanato di Little Italy, sono tristemente incompresi.

    Dopo questo ultimo soave scorcio di Edimburgo, mi appresto a prendere la strada verso la Bus Station. La camminata è costellata da continui sali e scendi, le vie che percorro passano per India street, Glouchester lane e Queen street, al termine della quale, in una traversa si accede alla stazione.

    Il mio bus per Glasgow è il 900 delle 14. Sia io, sia il bus, siamo puntualissimi all’appuntamento. Dopo un’ultima pisciatina e una red bull monto a bordo per affrontare questo cost to cost scozzese, in verità non molto lungo, 80 minuti e nemmeno troppo entusiasmante. Noto solo che la Motorway è free e che ci sono centinaia di mucche a pascolare nel verde degli onnipresenti prati ai lati dell’autostrada.

    Alle 15.20 approdo a Glasgow! Mi basta uscire dalla stazione dei bus per capire che ho fatto una puttanata a venire qua, almeno così presto. La città appare subito per quello che è, un’anonima e scura selva di case, palazzi e traffico inestricabile. Dopo Edimburgo, anche Praga non mi avrebbe entusiasmato probabilmente, figuriamoci Glasgow.

    Vabbè, ormai sto qua, almeno non piove e fa un tantino più caldo.

    La prima cosa da fare è raggiungere il mio hotel, il Rennie Mackintosh. Il percorso è di una semplicità esagerata, in pratica sono già sulla strada giusta, la Renfrew, appena fuori dalla bus station, devo solo localizzarlo tramite numero civico o insegna, cosa che avviene dopo circa un km di salita. Eh già, anche Glasgow è collinare, a volte le salite sono anche toste, molto più di quelle di Edi.

    Già da fuori l’hotel non brilla, faccio il ceck in, pago anticipato come mi viene richiesto e mi approprio della mia camera, la 10. Una merda. Mi fa cascare le palle, fa un freddo maiale poi, la finestra è spalancata e il termosifone spento. Voglio uscire alla svelta, chiudo la finestra, appiccio il radiatore al max, poso lo zaino e mi fiondo fuori da questa topaia, (dimenticando l’ombrello). E pensare che mi costa esattamente come la stanza ad Edimburgo!

    Racimolo una mappa della città nella hall, effettuo la solita ricognizione per individuare il solito market e, presto fatto, ne trovo una dozzina appena sotto, sulla Sauchiehall street, in pratica sono già in centro più o meno. Da Tesco Express mi accaparro una confezione di cookie al cioccolato e mi incammino verso Buchanan street e George square, nel cuore di Glasgow. Cuore del cazzo. Intanto le vie sono tutte uguali: i soliti negozi, i soliti fast food, i soliti mendicanti, i soliti stronzi che ti fermano per venderti la loro paccottiglia…Il passaggio da Edimburgo a qui comincia a farsi pesante, devo cercare qualcosa di interessante che mi distolga dai pensieri negativi.

    Quindi mi infilo nella metro per raggiungere il Glasgow Science Centre . La metro è caruccia, piccolissima e poco affollata, finora la cosa migliore della città. Scendo a Cessnock e seguo le indicazioni. Bisogna camminare un bel po’ e la via fa anche cagare a spruzzo, uno stradone periferico, classico, di quelli con le zoccole di notte.

    Tanta strada viene parzialmente ripagata dal raggiungimento della meta. Il Glasgow Science Centre comprende nei suoi padiglioni e spazi, anche il cine imax e la Glasgow tower, chiusa per restauri (ma questo lo sapevo già). Il padiglione scientifico è più che altro, adatto a bambini, adolescenti o ritardati trentenni, quindi lo evito, tra l’altro sta per chiudere e mi rifugio nel cine imax. Per 8£ mi godo la proiezione di 3d Mania CertU. Una cosa bella finalmente! Comprende diversi spezzoni in 3d di attrazioni adrenaliniche da parco giochi, come le montagne russe…e alcune scene di Terminator 2, sempre in 3d!

    Bene, almeno ho risollevato il morale. All’uscita trovo ad attendermi la pioggia. Il tempo è totalmente cambiato, ci sono ora nuvoloni neri minacciosi, vento e addirittura tuoni.

    Cazzo non ho l’ombrello e questo sembra un acquazzone di lunga durata. Sotto la pioggia torno alla metro e scendo dalle parti della Central Train Station. Voglio capire domani da dove devo partire per Prestwick.

    La fermata più vicina alla stazione è St. Enoch. Uscendo dall’underguound dopo poche centinaia di metri si entra in stazione. E’ molto grande e molto bella, devo ammetterlo, soprattutto dentro. Domina il colore bianco e la pulizia è ottima. Mi accerto di orari e binario del mio treno e me ne vado.

    Purtroppo c’è poco da fare, diluvia, è ormai tardi, le 20, mi fanno male ancora le ginocchia e non voglia di stare a fracicarmi in giro. Così do una fugace occhiata a George square e me ne torno in hotel, utilizzando la metro, anche se non sarebbe necessaria.

    Mi è venuta la curiosità di sapere quanto tempo impiega ad effettuare il periplo. Ebbene, la risposta è circa 25 minuti! In meno di mezz’ora si passano tutte le fermate in circolo. Io alla fine del cazzeggio scendo a Cowcaddens, scollino attraversando Hill street e prima di entrare in camera me ne vado in un market per la spesa.

    Alla fine si fanno quasi le 23 intanto che mi sdoccio, sistemo, prendo gli antidolorifici, telefono, libero l’intestino…

    Resta da chiudere la giornata con un buon film, Arma Letale 4! L’hotel si rivela ora, un tantino meglio del preventivato. Non fa più freddo, il letto è comodo, la doccia è stata ottima. Peccato per i suoni alieni provenienti dalla stanza di fianco la mia. Si odono delle scoregge sconvolgenti, sono costretto a mettere gli auricolari per neutralizzarle. Probabilmente il tipo non stava bene o si preparava per il World Fart Championship 2010. Fatto sta che per dormire ricorro ai tappi auricolari.

    E domani sarà il mio last day…sicuro?????e la nube???????vedremo…

    13 MAGGIO (last day?)

    Al mio risveglio, un lancinante dolore alla schiena, (soffro di ernia del disco), mi da il malgiorno. Ci mancava pure questo, non bastava il male alle ginocchia. Si comincia negativamente la giornata, sono piuttosto incazzato, tra l’altro il televideo non funziona e non so dove cazzo è andata a finire la nube malefica, decido di lasciar stare la breakfast, (che ho inclusa), per dedicarmi successivamente ad un sano Fish & Chips indigeno.

    Mi preparo per il ceck out, recupero tutti i miei apparecchi lasciati sotto carica, prendo un antidolorifico e via per le strade di Glasagow, ho una mattinata super abbondante a disposizione, dalle 9.30 alle 14.30, orario di partenza del treno buono per Prestwick.

    La giornata è abbastanza soleggiata e non fa troppo freddo. Prima di tutto mi reco in un market per una red bull, che pago solamente una sterlina. Ora sono pronto a percorrere, semi zoppicante, i 2 o 3 km che mi dividono dal primo punto d’interesse di oggi, la Cattedrale.

    E’ semplice, si scende su Bath street e si prosegue su Cathedral street, costeggiando una parte di cittadina universitaria in stile campus all’americana (più o meno). Alla fine di Cathedral street la sagoma scura dell’antica chiesa medievale, la più antica di Glasgow (e della Scozia???), si palesa davanti ai miei occhi.

    Dall’esterno sembra molto ampia e l’interno me lo conferma. Ci sono 2 navate, su 2 piani, nel piano inferiore è conservata la  celeberrima tomba di St. Mungo, (non chiedetemi chi cazzo sia perché non ne ho la più pallida idea e nemmeno mi va di googlarlo), all’esterno si estende un cimitero che si arrampica su una collinetta adiacente.

    Dato che sto fisicamente a pezzi, mi concedo una mezz’ora di preghiera, (sì sì), sulle comode ed imbottite panche della navata superiore. Visto che ci sto, prendo pure 2 cartoline ed assisto ad una strana funzione, che più che altro sembra una sorta di prosaico rito d’iniziazione.

    Leggermente rinfrancato dal riposino, mi rimetto in marcia verso il centro di Glasgow, quella George square che ieri ho visitato fugacemente, causa pioggia.

    La piazza non mi convince nemmeno col sole. Gli edifici più rappresentativi sono la City Chambers e la Bank of Scotland. La cosa più interessante si rivela l’info point, distribuisce mappe gratuite e vende il solito materiale “pacco” da riportare in patria come ricordo. Oh, 2 calamite le acquisto, ormai le sto collezionando da un paio di anni.

    Finito il giro di George square e dintorni, mi trovo al cospetto di un bivio triforcuto: o vado ai Glasgow Green, o cerco di individuare uno stadio di calcio a scelta tra il Celtic Park (casa del Celtic) o l’Ibrox Stadium (casa dei Rangers), per la classica foto ricordo che da qualche tempo amo scattare, o infine, continuo a bazzicare le vie pedonali del centro, cercando un localino che serva fish & chips.

    Se fossi stato integro fisicamente sarei andato ai Glasgow Green, se sapessi esattamente dove si trovano gli stadi e come si raggiungono (uno l’ho notato venendo dall’autostrada), ne avrei cercato almeno uno.

    Siccome sono mezzo scassato e non ho info dettagliate per gli stadi, opto per fare un tranquillo giro in centro, tra George street, Queen street, Renfield street, Hope street e Buchanan street.

    Non c’è assolutamente nulla da segnalare, se non il Lighthouse. Un edificio visitabile a pagamento, che offre una bella vista sul centro città, dall’ultimo dei suoi livelli. Purtroppo per raggiungere la vetta bisogna fare una lunga scalinata a chiocciola, che per manifesti motivi non intraprendo.

    Le strade pedonali se non altro sono piene di negozi e tra uno sguardo e l’altro il tempo passa velocemente.

    E’ arrivata l’ora di mangiare! Mi metto alla ricerca di un fiscencipparo e ne scovo uno dietro la Central Train Station. Mi siedo al tavolo e alla velocità della luce vengo servito. Il cibo, nella sua oleosità estrema, è strepitoso! Adoro questa robaccia!! Me ne sparerei volentieri una seconda razione, ma siccome, almeno per ora, non intendo suicidarmi con un’overdose di frittura, è meglio soprassedere. Il conto è economico, solo 3.95£ per un mega piattone e una mezza minerale.

    Si è quasi fatta l’ora X. E’ tempo di prendere un ulteriore antidolorifico e raggiungere la stazione per prendere il treno per l’aeroporto.

    In stazione pago il ticket la metà, senza nemmeno mostrare la mia carta d’imbarco in verità, prima di saltare in carrozza ho una mezz’oretta da spendere e la spendo prendendo un bicchiere di caffè americano da Sturbucks, mi dispiace non trovare Starbucks nel nostro Sultanato, in fin dei conti mi piace, nonostante venda alcune bevande ignobili.

    Salgo sul treno, che parte puntualissimo, temo per la sorte del mio volo, sono all’oscuro dell’andamento della nube, quindi la preoccupazione sale man mano che mi avvicino alla fermata dell’ International Airport of Prestwick.

    Il panorama dal treno, durante il tragitto, è interessante, si osservano diversi percorsi da golf, alcuni che lambiscono l’oceano Atlantico, molto pittoreschi.

    A Prestwich ci arrivo alle 15.15, il mio volo è schedulato alle 17.25, vediamo un po’ che succede…

    Entro nel terminal, deserto, l’aeroporto è poco trafficato e di modeste dimensioni, con sommo sollievo leggo che tutti i voli della giornata sono operativi, puntuali e confermati!

    Il mio aereo proviene da Palma, è già in volo e il suo arrivo è previsto con qualche minuto di anticipo sui tempi stabiliti.

    Bene, il mio viaggio si può ritenere agli sgoccioli, ho giusto il tempo per un paio di sigarette, una navigata sulla psp per constatare la regolarità dei voli Ryanair praticamente su tutta Europa, il passaggio dei controlli e qualche puntata dei Simpson sulla psp.

    ATTENZIONE: per navigare completamente free, bisogna mettersi nella zona Arrivi, davanti il banchetto dell’autonoleggio. Una volta entrati dentro, al gate, la connessione è a pagamento.

    Ci si imbarca in orario, si parte in orario, si vola senza scossoni, inganno il tempo con l’umd di Angeli e Demoni (2 palle grosse come una casa) e si atterra a Ciampino con 25 minuti di anticipo! Ancora una volta, grazie Ryanair.

    Ho un passaggio per condurmi a casa, dove non mi resterà altro da fare che cancellare le varie prenotazioni pendenti su booking, sono circa le 21, si chiude qui mia avventura scozzese, spero la prima di molte altre. Solo una cosa hanno di infame lassù: il clima! Tutto il resto è fantastico, ad Edimburgo! A Glasgow molto meno!

    Pubblicato da: Andrea Collalti

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