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  • 7 giorni e 1000 km a Maiorca – Diario

    di: Andrea Collalti

    Ci ho impigato quasi un mese a scriverlo, ma finalmente ce l’ho fatta! Il diario del viaggio, che insieme alla mia fidanzata, abbiamo compiuto nel luglio scorso a Maiorca, è pronto. Rileggendolo mi è venuta una nostalgia canaglia, terribile dover aspettare altri 11 mesi, minimo, prima di tornare da quelle parti.

    Photo Credit: Andrea Collalti

    Dopo i primi 2 post relativi a quest’avventura: info con mini review & album fotografico, spero apprezzerete questo racconto di vita vissuta, ma vi avverto, è piuttosto lungo, ci siamo mossi parecchio in 7 giorni…

    NB: PER RISPETTARE LA PRIVACY DELLA MIA FIDANZATA, NEL DIARIO, SARA’ CHIAMATA COL NOME FITTIZIO DI  WANDA

    06 – 07 LUGLIO – LA GRANDE NOTTE, IL CONTATTO  E LA SEMIFINALE

    La partenza per Ciampino è sotto ad un sole cocente, sono le 16 ed il termometro segna 38°, il nostro volo per Girona partirà alle 19.45.

    Come da programma ci stacchiamo dalla pista romana col nostro 737 Ryanair in perfetto orario, questa volta non riconosco nessun assistente di volo, solitamente vedo più o meno la stessa gente che ruota.

    Proprio mentre tento disperatamente di appisolarmi, un grido mi gela il sangue. Mi volto e noto una nuvoletta di fumo alzarsi qualche fila dietro di noi e immediatamente penso:

    ecco qua, siamo fottuti, prima o poi doveva succedere, vabbè sono contento di andarmene così, amen”

    ma fortunatamente, dopo pochi secondi, si svela la provenienza del fumo. Una signora (vecchia di merda, chiamiamola così), ha avuto la brillante idea di appicciarsi una sigaretta, manco stesse al circolo con le amiche a spettegolare su quella troia dell’amica del marito. Che strappona!

    Per tutta risposta è stata piantonata da uno steward fino all’atterraggio e successivamente arrestata dalla Guardia Civil, salita sull’aereo appena dopo l’atterraggio. Non vi dico la figura di merda colossale e la faccia bordò della signora e di quel panzone del suo accompagnatore, (l’amante impotente credo), mentre percorrevano il corridoio sotto gli sguardi severi, incazzati e inquisitori di tutti i passeggeri, noi compresi.

    Sistemata la questione, finalmente sbarchiamo.  Sono le 22, quella che ci aspetta sarà una lunga notte.

    Il clima esterno è ottimo, fresco ma non troppo, nel terminal l’ a/c è umana, non congela le chiappe.

    Il primo passo è cenare. Due panini saranno sufficienti.

    Tra una chiacchiera, una sigaretta, un giretto; le prime 2 ore vanno via rapidamente, ma ora viene il bello; che cazzo si fa? Abbiamo 2 psp ma sono inservibili, appena accese vengono assalite dalle mosche, stare scoperti seduti, immobili, è impossibile, avete presente i tizi che si fanno coprire dalle api per entrare nel guinness dei primati? Bene, la nostra condizione da fermi è la medesima.

    Quindi abbiamo 2 opzioni: 1) ci ricopriamo completamente con dei lenzuolacci usa e getta che ci siamo portati da casa, 2) stiamo seduti e ci agitiamo come degli schizzati per far volar via gli insetti.

    Per un po’ scegliamo la seconda opzione, come molti altri “inquiilini” attorno a noi, sembra un manicomio.

    Ci distrae un anziano pazzoide romano, sovrappeso e burino a livelli stellari. Fa uno show tutto suo: prende del Vetril dal cestino delle pulizie dell’inserviente e comincia a spruzzarlo ovunque per, (secondo la sua mente malata), uccidere ste cazzo de mosche. Il siparietto è tra il comico e il patetico,il vecchio ha movenze miste tra Er Monnezza e Chaplin,  il mentecatto è guardato con disprezzo e stupore da mezza sala, ma nella sua lucida follia va avanti per almeno un’ora a spruzzare ovunque quella roba. Il risultato è un odore di disinfettante avvolgente, che invece di uccidere le mosche, sembra attirarle e pomparle. Bravo coglione! A proposito dell’ italiano medio all’estero…

    Wanda, verso le 3 tenta di dormire, io decido di uscire fuori dal terminal a bere un paio di birre in compagnia di un gattino. Il tempo non passa mai, quindi bevo e fumo, fumo e bevo, fino a quando mi rompo i coglioni e rientro. Sono le 5, provo a riposare anche io. Mi copro completamente con il mio lenzuolo bianco, sembrando esattamente una vittima ammazzata, (non ho pensato a dipingere delle finte macchie di sangue sul lenzuolo, sarebbe stato fantastico) e dormo per non più di 6 minuti. Esperimento fallito. Meglio camminare e lagnarsi delle mosche, almeno fino alle 6.30, poi entreremo dentro la zona dei gate e potremmo rilassarci.

    In effetti una volta passati i controlli, la situazione mosche migliora, possiamo stenderci e dormicchiare un’oretta.

    Alle 8 ci si imbarca e alle 8.30 si parte per Maiorca, dai cazzooooo! Il volo non dura niente, circa 45 minuti, il pilota compie un atterraggio incredibilmente morbido, non siamo riusciti a percepire la minima scossetta, ottimo lavoro, siccome di italiani a bordo, a parte noi non ce ne sono, non parte il plauso liberatorio, ma solo la strombazzata e la filastrocca della puntualità di Ryanair.

    L’aeroporto di Maiorca è molto grande, direi come Roma Fiumicino ad occhio e croce, c’è la zona transiti, comoda per chi dovesse triangolare, evita di uscire/fare i controlli/rientrare.

    Dopo una buona colazione, ci dirigiamo allo stand della Record Go Rent a Car per ritirare il nostro bolide.

    Detto fatto. Dopo un paio di WTF (what the fuck) per capire come diavolo si inserisse la retromarcia (bisogna pigiare il freno), alle 10 siamo in strada a bordo di questa bella Smart Passion blu. Direzione Cala d’Or, costa est.

    La strada da percorrere è una statale per lo più dritta e poco trafficata, quindi si scorre bene, dopo qualche paesetto intermedio eccoci a destinazione. Trovare l’hostal è semplice, meno semplice è scovare il parcheggio. Alla fine lasciamo la Smart in mezzo la strada e chiediamo in reception.

    Trovato! Possiamo appropriarci della stanza, fare una meritata doccia e dirigerci alla prima spiaggia, oggi ne abbiamo in programma 2.

    Prima però, si fa spesa alla Spar e si mangia.

    La prima caletta è veramente a 2 passi dall’hostal, Cala Grand. Molto bella, molto simile a Cala Graciò di Ibiza. C’è un fottio di gente, trovare lo spazio per stendere gli asciugamani è un’ardua impresa, sembra di stare sul regionale delle 17.47.

    In compenso, il mare è pulito, caldo e piatto come una tavola. Si sta veramente bene in acqua.

    A sto punto Wanda mi crolla in spiaggia, abbattuta dai postumi della lunga notte, io invece, dopo un paio di Red Bull sono sveglio più che mai e parto per l’ esplorazione della scogliera circostante, rigorosamente scalzo. Rischio a più riprese di cadere in acqua e/o ferirmi, ma riesco ugualmente a percorrere tutto il periplo. Dietro la spiaggia c’è una deliziosa insenatura, con uno yacht infilato proprio nel mezzo e 4 puttane d’alto bordo sul ponte a prendere il sole.

    Bene, torno indietro , faccio un salto in strada, acquisto un ombrellone, un pallone della Roja e torno a fare il bagno, mentre Wanda, imperterrita, dorme ancora, da notare che intorno a lei c’è il caos; mortaretti, bambini indemoniati, gente che gioca a racchettoni ad un palmo dalla sua testa…

    Si son fatte le 17 ed io vorrei fare un salto a Cala Mondragò, poco distante, secondo i miei studi morfologici. Ci infiliamo nella Smart e ci mettiamo alla ricerca di questa caletta. Le indicazioni sono chiare e in men che non si dica ci siamo. Essendo ormai pomeriggio inoltrato, il posteggio è free e piuttosto sgombro. La cala è ancor più bella della precedente! Sono 2 per l’esattezza, immerse nel verde del parco circostante. Un sentiero agevole sugli scogli permette di raggiungere il lato B della caletta.

    Resteremmo qui fino al tramonto, ma non c’è tempo, almeno per oggi. Infatti un evento piuttosto importante sta per compiersi e noi dobbiamo essere presenti: la semifinale dei Mondiali Spagna – Germania sta per cominciare

    Quindi bisogna rincasare in tempo per lavarsi e sistemarsi.

    Prima di lasciare Cala Mondragò, ci accomodiamo nel baretto della spiaggia e ci prendiamo un caffè ed un gelato, 6€, maledetti!

    Alle 19.30, in clamoroso ritardo, la partita inizia alle 20.30, rientriamo in camera. Abbiamo i secondi contati, ma ce la facciamo, alle 20.32 siamo seduti in uno dei tanti locali sintonizzati sul match. In strada non c’è praticamente nessuno, sono tutti a guardare la partita, i vari televisori risuonano nell’etere, ce ne saranno 4 per metro quadrato!

    Ordiniamo una boccia di squisita sangria, 2 hamburger e ci spupazziamo l’incontro.

    Al gol della Spagna si scatena la gioia incontrollata dei tifosi (anche la mia), partono fuochi d’artificio e petardi, io riprendo tutto con la fotocamera e gioisco con loro, sì tifo Spagna!

    Fischio finale: Spagna -  Germania 1 – 0, Spagna in finale contro l’Olanda

    Dalle 22.30 in avanti si scatena il pandemonio, partono cortei di auto nelle minuscole strade del centro, centinaia di spagnoli imbizzarriti si riversano in strada al grido: yo soy espanol espanol espanol!!

    Le auto, come tori, passano sotto enormi bandiere, vengono sballottate da decine di persone, alcuni salgono sopra i tettucci, il cielo è illuminato a giorno dai fuochi d’artificio, tutti gridano a squarcia gola la loro felicità. Io e Wanda saliamo un secondo in camera per rifornirci di alcolici e torniamo in strada tra i festeggiamenti per un’altra oretta, poi lei, di nuovo, mi collassa e vuole rientrare, dice che deve recuperare il sonno  perso la scorsa notte in aeroporto. Bah. A mezzanotte dunque, rientriamo, Wanda si addormenta in un nanosecondo, mentre le sto parlando, ed io non sapendo cosa fare, dopo un’ulteriore passeggiata, rientro e mi metto in terrazza e guardare un film sulla psp, Predator, in compagnia, a mio avviso, della migliore birra bionda spagnola, la CruzCampo.

    8 LUGLIO – UNA GIORNATA TRANQUILLA A SUD: ES TRENC E DINTORNI

    Come sempre, il primo a svegliarsi, tra Wanda e me, sono io, senza ausilio di sveglie varie, alle 8 sono già in piedi e con calma mi preparo la colazione; 2 tazze di latte di soia con gli Special K, yougurt magro e un paio di barrette proteiche, (sto tentando di fare massa, quindi sto mangiando parecchio e spesso).

    Satollati entrambi, verso le 9.30 possiamo partire per la principale meta della giornata, ovvero il “best of” di Maiorca, almeno come spiaggia e mare, vale a dire Es Trenc, estremo sud dunque, distante da noi alcune decine di km.

    Prima di raggiungere l’ ambita spiaggia, facciamo una pausa a Colonia de Sant Jordi per il caffè, (Wanda, io prendo la Red Bull) e  per la spesa per il pranzo, (che sarà consumato in spiaggia).

    Davanti la Spar c’è un parcheggio esagerato tra 2 auto, alla guida della nostra Smart c’è Wanda, indovinate come parcheggerà??!! Alla super cazzo di cane!! Praticamente la Smart è in mezzo la strada di traverso! Scatto un paio di foto per documentare la manovra effettuata ed entro nel negozio per gli acquisti.

    Sbrigata la pratica cibarie e sistemato le vivande nella borsa termica, ci avviamo per Es Trenc, che a dir la verità non troviamo immediatamente, in effetti sbagliamo strada un par di volte, bisogna seguire le indicazioni per Campos e successivamente imboccare la strada esatta, che è sterrata.

    Parcheggiato il bolide blu, finalmente ci siamo, passiamo le saline, qualche duna, ed ecco palesarsi la grandiosa spiaggia bianca di Es Trenc! Un mare favoloso, pulitissimo, chiarissimo, stile Formentera (Ses Illetes per intenderci), con qualche sfumatura turchese in meno, ma  non questo meno bello.

    Ci sono un paio di stabilimenti, quindi per accomodarsi liberamente per i fatti propri bisogna percorrere qualche centinaia di metri. Una volta piantato l’ombrellone non ci muoveremo di qua almeno fino ad oggi pomeriggio.

    L’acqua è brodo Star, caldissima, si tocca per 1km quasi e non c’è la minima onda a disturbare la balneazione! L’ideale per chi abbia dei bambini piccoli. La spiaggia di Es Trenc si divide in 3 parti, diciamo così:  zona 1 per tutti, zona 2 nudisti, zona 3 gay/lesbo.

    Noi siamo al confine tra la zona 1 e la 2. La quantità di uccelli penzolanti, 80enni, svolazzanti attorno a noi è piuttosto alta e preoccupante, questo un po’ rovina (a nostro parere, sia chiaro), l’atmosfera, soprattutto quando gli ottuagenari in questione giocano a racchettoni a pochi metri dal nostro spazio.

    Impossibile non notarne alcuni ancora alle prese con i postumi di una nottata passata a sgranocchiare pillole di Viagra come fossero state noccioline, il risultato visibile ora, è un’imbarazzante parata di membri in semi-erezione, cavolo, un paio di seghe se le potevano pure tirare prima di scendere a mare!

    Sull’altro piatto della bilancia, c’è però, un’altrettanta alta percentuale di figa spagnola, fresca e giovane. Ragazze a gruppetti di 3 o 4, serenamente in topless, fanno sì che anche l’occhio abbia la sua parte buona, (ovviamente il mio occhio).

    Trascorre amenamente tutta la giornata; si mangia, si fa il bagno, si passeggia, si fanno foto e ci si sollazza al sole…

    Sono le 17.30, siamo cotti e abbiamo consumato tutte le provviste, decidiamo di muoverci verso una caletta che avevo messo in programma, Cala Llombards, che è sulla strada del ritorno, costa sud/est.

    La raggiungiamo in mezz’oretta scarsa, il sole è in fase calante, ma è ancora molto caldo.

    Cala Llombards non ci colpisce granchè, è un insenatura piccolina tra 2 ripide ed alte scogliere, dalle quali, in molti si tuffano in mare. Il fondale sassoso e la spiaggia di ghiaino non mi garbano e la presenza di innumerevoli bambini caciaroni, d certo non ne migliora la valutazione.

    Però ormai siamo qui, quindi tanto vale accomodarsi e concludere la giornata in relax.

    Al  tramonto, si torna in hotel. Il percorso è breve, le strade sono tutte ben messe e le segnalazioni sono esaustive.

    Dopo doccia e cena in stanza, si esce per la serata “mondana”.

    Stasera vogliamo provare a fumare il narghilè, c’è un locale che fa al caso nostro, uno dei pochi a Cala d’Or, con la pr (pi-erre) all’esterno che ti sfonda lo scroto a suon di inviti, guarda caso, ‘sta ragazza è italiana, ci vuole convincere ad entrare, non capisce che non ce n’è bisogno, noi proprio qui vogliamo andare, quindi perde il suo tempo in inutili discorsi, raccontandoci anche fatti personali, (cazzo ci frega a noi che sei di Torino e sei qui a lavorare da 2 mesi??). Almeno è carina.

    Ci accomodiamo al tavolo ed ordiniamo sangria e narghilè al cocco.(Mai avevamo fumato ‘sta roba prima).

    Voto alla sangria: 3. Quella in brick dell’ Lidl da 0.79cent al lt, al confronto, è oro!

    Voto al narghilè: 0! LAMMERDA. Giusto Wanda può fumare sto coso, ha un sapore ripugnante e per tirare servono polmoni d’acciaio, ma vaffanculo va, ci è pure costata 8 euri sta schifezza! Mai più!

    La serata si conclude più degnamente in un cocktail bar su una terrazza, tipico locale che piace alla gente che piace, infatti sono l’unico in canotta, mala birra che servono non è delle migliori, non l’ho mai sentita nominare e già non me la ricordo più.

    All’una di notte si rincasa, solito cazzeggio alla PSP e tutti a nanna.

    9 LUGLIO – IN VIAGGIO SULLA COSTA EST TRA ANTRI OSCURI E VEDUTE INCANTEVOLI

    Oggi è tempo di passare in rassegna la costa est di Maiorca, le tappe sono le seguenti:

    Portocristo w/ Coves del Drac

    Castell de Capdepera

    Cala Rajada

    Cala Agulla

    Cala Romantica (inserita in corsa)

    Data la corposità del programma, alle 9 siamo già in marcia verso le prime 2 destinazioni.

    Raggiungiamo Portocristo in un’oretta scarsa. Il paesino è grazioso e nemmeno tanto piccolo come mi aspettavo, c’è il porticciolo, la spiaggia, la caletta e la solita via pedonale per lo shopping.

    Ci fermiamo giusto per un caffè e proseguiamo per le Coves del Drac, (le grotte del drago per i profani), che si trovano nell’hinterland Portocristo.

    Il parcheggio è immenso, questo lascia presagire che la meta è ambita. Dopo la coda per i tickets ci avviamo verso l’ingresso delle grotte e via via che passano i minuti che ci separano dal nostro turno di entrata, quello delle 11, la folla che si ammassa intorno a noi cresce a dismisura.

    Prego in sanscrito che gli spazi all’interno delle caverne non siano troppo angusti, la claustrofobia potrebbe giocarmi un brutto tiro.

    Fortunatamente gli spazi sono belli ampi e per quanto possibile, luminosi, anche se entriamo in non meno di 1000, ci si può stare tranquillamente.

    Il tour non è guidato, le grotte sono veramente spettacolari, i piccoli laghi poi, fantastici, è vietato scattare foto e fare video, pena, sonora sgridata da parte del personale onnipresente, nascosto in ogni anfratto oscuro.

    Dopo una passeggiata in mezzo a queste meraviglie naturali, si giunge in un ampio anfiteatro sotterraneo, sulla riva del lago Martel, uno dei laghi sotterranei più grandi al mondo. Benchè avvolto nelle tenebre, si notano le sue acque limpide, cazzo che bello!

    Il personale fa accomodare tutta la comitiva, operazione che richiede almeno una mezz’ora, sistemare un migliaio di persone, nell’oscurità pressoché totale, non è semplicissimo, ma alla fine ce la fanno.

    Sta per cominciare una cosa indimenticabile: un concertino di musica classica, con l’orchestra intenta a suonare su una barchetta a remi seguita da altre 2 barchette, illuminate solamente da delle lucine poste ai lati!

    Giuro, è una cosa commovente! I riflessi, le musiche, l’oscurità, lo sbalordimento generale…

    Dopo un paio di passaggi, il concertino si chiude a suon di applausi e viene annunciato che per uscire si possono utilizzare 2 metodi: 1) andare a piedi seguendo il percorso, (maniera rapida), 2) aspettare di prendere posto su una barchetta e navigare sul lago Martel fino all’uscita, (maniera clamorosamente lenta).

    Abbiamo fatto 30, facciamo 31. Ci armiamo di pazienza e ci mettiamo in coda per il giro in barca.

    La lunga attesa è premiata da una breve, (5/6 minuti circa), ma eccezionale navigazione, sulle acque di questo placido laghetto, allungo una mano per toccarle, sono tiepide e dolci.

    E’ stata un’esperienza unica, ne usciamo ampiamente soddisfatti.

    Ad attenderci fuori c’è un bel sole caldo, l’ideale dopo l’umidità delle grotte.

    Ci avviamo verso il parcheggio per recuperare la Smart e dirigerci verso la meta successiva della giornata, ovvero il Castello di Capdepera.

    Non è distante da Portocristo, un 40 minuti circa, nel tragitto, Wanda alla guida, tenta di ammazzarci entrando in una rotonda insieme ad un Tir, c’è mancato poco cazzo..

    Saliamo con l’auto in paese fin dove possiamo e troviamo un posto “Smart” adatto a noi, prossimo alla sommità, prima del percorso pedonale che porta al Castello.

    E’ l’una e mezza, fa un caldo atroce e il percorso per raggiungere le mura e i ruderi romani del castello, è in salita, per giunta ripidissima. Paghiamo i 3€ d’ingresso e visitiamo rapidamente il loco.

    La fortezza non è affatto grande, con 20 minuti si gira tutta, sui bastioni, le mura, le torri. Il panorama è notevole, Capdepera da un lato, il mare da un altro, le montagne e l’entroterra dai restanti 2.

    Causa solleone, resistiamo poco, giusto il tempo di qualche foto e riscendiamo verso l’auto, in cerca della frescura dell’aria condizionata.

    Per pranzo scendiamo a Cala Rajada, un paese prettamente turistico, meta prevalentemente privilegiata dai tedeschi. Si mangia fast: gyros pita e cazzatine greche. Adoro questa roba.

    Ora, se non voglio sentire lamentele e brontolamenti da parte di Wanda, è meglio che trovi una spiaggia dove portarla, SUBITO!

    Il posto indicato, è Cala Agulla, buon per me che è molto vicina, parcheggiamo, paghiamo e ci dirigiamo in spiaggia.

    Non è proprio una cala, è una platja più che altro e anche molto ampia. Non è affatto male, ci sono 2 stabilimenti, la sabbia è dorata, il mare trasparente e tutto sommato non c’è nemmeno troppa folla.

    Piazziamo l’ombrellone e passiamo qui tutto il pomeriggio. Unica pecca di Cala Agulla, le alghe, in alcuni punti accumulate in maniera antiestetica sulla battigia.

    Al tramonto si prende la via del rientro, ma c’è da rispettare l’ultima tappa del giorno; Cala Romantica.

    E’ un’idea di Wanda, inserita oggi strada facendo, è evidentemente attratta dal nome di tal posto, io immagino sarà una cagata, ma meglio fare questa piccola deviazione ed accontentarla.

    E come ti sbagli?!! Plof! E’ una cagata. Nemmeno orribile a dire il vero, la spiaggia sarebbe anche gradevole, (è immensa), ma il mare è mosso,aperto, freddo ed immediatamente profondo. In giro poi, non c’è un’anima.

    Ci fermiamo giusto per un caffè ed un gelato e riprendiamo la statale per Cala d’Or.

    Prima di rientrare in hotel, ci fermiamo in un grosso supermarket per fare la spesa, non molta roba, domani ci dobbiamo spostare, che palle, già bisogna lasciare Cala d’Or!

    Puliti e sistemati, usciamo per la nostra ultima serata in paese. La trascorriamo in un pub esotico, bevendo cocktail da enormi bicchieroni muniti di cannucce lunghe un metro! Molto carino come locale, bella l’idea di servire da bere in recipienti così scenografici e variopinti.

    Un po’ tristi, a tarda notte si fa rientro in stanza per preparare i trolley per la mattina seguente.

    10 LUGLIO – TRASFERIMENTO SULLA COSTA OVEST E VISITA DI PALMA E BELLVER

    Sveglia alle 8!! Colazione proteica e ceck out dal Caravela, oggi non abbiamo tempo da perdere,(in verità non abbiamo mai tempo da perdere), in programma, oltre al nuovo ceck in a Santa Ponca, c’è la visita di Palma e del Castello di Bellver, situato appena fuori la capitale.

    In teoria il ceck in all’ Ola Apartamentos, sarebbe possibile dalle 12, ma noi alle 11 siamo in reception, pronti ad impossessarci del nostro appartamento. In realtà saremmo potuti arrivare anche prima, ma ho commesso una cazzata lungo la strada, che ci ha fatto perdere qualche minuto, non mi sono voluto fidare delle indicazioni di booking.com, che mi consigliavano di uscire dall’autopista allo svincolo Costa Calma, testardamente sono voluto uscire prima, a Santa Ponca e quindi abbiamo attraversato tutta la città a passo d’uomo, intasata dal traffico, fino alla parte opposta, Costa Calma appunto.

    Vabbè, ormai è andata…

    Alla reception la tipa è stupita di vedere degli italiani nel suo hotel e ci fa una domanda inquietante:

    come si dice Gracias in italiano??”.

    Minchia che poliglotta la receptionist!!

    Paghiamo anticipato, saliamo al 6° ed ultimo piano del mega complesso alberghiero, più simile ad un villaggio che ad un semplice aparthotel, ed entriamo nel monolocale assegnatoci. Perdiamo più tempo del previsto per la disposizione, non so perché, ci troviamo pronti alle 12.30. Fuori il sole sfonna, qui ad ovest è più caldo di un 3 o 4 gradi, ora ce ne sono 34. Forse non è una buona idea avventurarsi nelle cocenti strade di Palma o a Bellver a quest’ora.

    Sai che facciamo, ce ne andiamo in piscina va.

    Ci infiliamo i costumi e scendiamo. Wanda si schiaffa al sole, io mi faccio qualche vasca, tanto per fare qualcosa di salubre. Dopo un’oretta di nuoto, mi viene una fame da talebano. Dove si va a magnà adesso?! Optiamo per la soluzione più biecamente comoda; nel ristorante dell’hotel, proprio davanti la piscina, così non perdiamo tempo.

    Wurstel, hamburger, patatine fritte…le solite robe insomma, come qualità ci siamo, il cibo è gustoso ed è cucinato a vista da una cuoca proprio di fronte il nostro tavolo.

    Finito il pranzetto Wanda sale in stanza per la doccia ed io mi dirigo alla Spar di fronte per fare la spesa.

    Torno in camera e trovo Wanda ancora col costume addosso:

    Io – WTF??! ma ancora così stai??

    Wanda – la doccia non funziona, l’acqua esce solo dal rubinetto della vasca, ma non dal doccino

    Io – :

    Do un’occhiata ma non capisco dove sia l’inghippo. Chiamo la donna delle pulizie e lei con un gesto di una elementarità disarmante; alza il piruletto del doccino azionandolo a pompa.

    Figura di merda complete, yes!!

    La donna si allontana ghignante della nostra ignoranza, (ndr, sarà per questo accaduto, che per i 3 giorni successivi non ci farà mai la camera??mah.)

    A sto punto mi accorgo che la tv è sintonizzata sul nulla, ma per non rischiare una seconda ferale figura di merda, non richiamo la donna, ma cerco di sbrigarmela da solo. Alla fine riuscirò a sintonizzarla manualmente.

    Insomma, ripuliti e vestiti a dovere, poco prima delle 15.30 partiamo alla volta del Castello di Bellver.

    La strada per trovarlo non è affatto chiara, infatti ci giriamo praticamente intorno senza trovare la direzione esatta, gira e rigira la benza sta per finire, rischiamo seriamente di restare a piedi, con 1.5lt di autonomia residua, troviamo un distributore! Che culo e che rischio. Faccio il pieno, 37€ e ripartiamo alla ricerca di Bellver.

    In pieno raccordo di Palma, Wanda alla guida, tenta per la 2° volta di ucciderci, passa a bomba un semaforo col rosso! Ne usciamo vivi per miracolo, (vi ricordo che siamo in una Smart, quindi praticamente avvolti da 2 cm di plastica per lato)! La faccio accostare e prendo il io i comandi. Quando è stanca tende a fare queste follie.

    Smaltita la paura, finalmente ci siamo!! Scoviamo la strada giusta e saliamo fin su la cima della collina.

    Entriamo nel castello e ne restiamo affascinati. La sua particolarissima forma circolare ne fa un’architettura unica al mondo, o quasi. All’interno della corte è sistemato un maxi schermo per il cinema all’aperto, in uno scenario veramente incantevole. Dalla cima delle torri il panorama è molto bello; è possibile ammirare tutta Palma, e tutta la sua baia, direi fino a Santa Ponca o forse oltre.

    Scendendo diamo un’occhiata al museo etnologico all’interno, scattiamo decine di foto e ne usciamo arsi dal sole e dalla sete.

    La visita a Bellver la consiglio vivamente, costa pochissimo (2.50€) ed è veramente un belvedere coi fiocchi!

    Ora c’è Palma ad aspettarci, in programma ho inserito i seguenti punti salienti:

    La Seu (da vistare anche al suo interno)

    Parc de Mar

    Banys Arabs

    Palau de l’Almudaina (possibilmente anche dentro)

    Parcheggiare a Palma è un’ impresa da Dio, gratis poi, è impossibile.

    D’altronde è una grande città e come tale ha anche i suoi difetti. La soluzione migliore è parcheggiare nel parking sotto Parc de Mar, ci si accede dal raccordo. Il costo è salato, una roba tipo 2€ l’ora o giù di li.

    La cosa positiva è che appena usciti si è dentro il Parc de Mar, a pochi passi dall’enorme cattedrale de La Seu.

    Parc de Mar è impressionante, bisogna perderci un po’ di tempo per le foto e così facciamo. Salita la scalinata ci troviamo al cospetto della Seu. C’è un matrimonio! In ciavatte e pantaloncini ci mischiamo alla folla festante ed entriamo nella cattedrale. Non so se normalmente si paghi l’ingresso, fatto sta che noi ormai siamo dentro e nessuno ci ha fatto pagare nulla o detto qualcosa.

    L’interno della Seu è spettacolare! Si vede che ci ha messo mano Gaudì, non si potrebbero fare foto, ma io come al solito, 2 o 3 riesco comunque a fissarle nella memory.

    Restiamo un po’ ad osservare la cerimonia, ma guardando l’ora, ci accorgiamo che sono le 18. Schizziamo fuori dalla cattedrale, verso il Palau de l’Almudaina, che è di fianco, ma purtroppo è chiuso. Visita abortita.

    Porcaccia miseria, almeno i bagni arabi li voglio vedere però! Li raggiungiamo velocemente ma anche qui troviamo chiuso. (mi parte un bestemmione tonante al cielo!)

    Bene, anzi male, non ci resta che girare per i vicoli di Palma e sul lungo porto, dalle parti della Llonja.

    La città vecchia è la tipica città vecchia spagnola, tutti vicoli stretti stretti e tende aperte a coprire i balconcini assolati delle abitazioni.

    La Marina è una zona “in”, frequentata occasionalmente anche dai reali di Spagna, ci sono molti locali ed alcune discoteche, tra le quali l’ex Pacha, sì, lo stesso che sta ad Ibiza.

    Quello che mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca di Palma, è che non ha un vero e proprio lungo mare con spiaggia attrezzata. No, le spiagge sono fuori città, la baia è enorme e comprende moltissimi paesi  e cittadine con le loro spiagge.

    Boh, mi aspettavo una cosa tipo Las Canteras di Las Palmas, ma non è assolutamente così.

    Percorriamo un bel po’ di km, si fa sera, siamo sfiancati, quindi rientriamo per una meritata doccia in appartamento.

    Per la serata scegliamo di restare a Santa Ponca e vedere che aria tira.

    La cittadina è colonia quasi 100% britannica, con tutto ciò che ne consegue; alcool a fiumi, pub a strafottere, shopping center (stile Puerto Rico di Gran Canaria), gente ubriaca, discoteche e dozzine di mini market al metro quadrato, ed last but not least: figa deambulante a profusione.

    I prezzi dei locali sono molto più popolari che non a Cala d’Or, ovviamente la clientela è moooooooooooooolto più informale (per usare un eufemismo, girano quasi tutti mezzi nudi e ubriachi marci, la mia canotta qua equivale ad uno smoking), ogni pub offre il 2 X 1, vengono serviti 2 drink al costo di uno.

    Decidiamo di farci una bacinella da un litro di Sex on the Beach, (un intruglio che piace a Wanda, io odio i cocktail, ingurgito solo birra, ma in vacanza faccio rare eccezioni), alla modica cifra di 8€. Dopo di che si passa ad un paio di Bud per 5 miseri eurini.

    Verso le 2 rincasiamo, io mi sparo un paio di ottime CruzCampo, Wanda quelle cagatelle insulse di Bacardi ai gusti di frutta e verso le 3 tentiamo di metterci a dormire, impresa resa complicata dal frastuono fragoroso della vicina discoteca all’aperto. E’ sabato notte, andranno avanti fino al mattino, l’unica soluzione sono i tappi nelle orecchie.

    Io ce li ho e me li metto, Wanda no. Alla fine lei dormirà, io no. Fffffffuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu!!!

    11 LUGLIO – IN TOUR TRA MARI & MONTI,  CON LA FINALE DEI MONDIALI AD ASPETTARCI

    Ho passato una nottataccia, tra il caldo e il “tuz tuz” della disco, avrò dormito sì e no 2 o 3 ore.

    Male, molto male, oggi avrei dovuto essere al top della condizione fisica perché quella che ci aspetta, è secondo i miei calcoli, la giornata più lunga e dura dell’intera settimana.

    Ecco il nostro programma, (che ci tengo a precisare, è partorito interamente da me, io organizzo sempre tutto, prima della partenza mi metto su internet e pianifico ogni cosa):

    Soller

    Port de Soller (da raggiungere col tram d’epoca, partendo da Soller)

    Sa Calobra w/ Torrent de Pereis

    Stadio di Palma per assistere al maxi schermo, alla finale dei Mondiali Spagna vs Olanda

    Sembra na cazzata tutto sto giro, ma non lo è, perché le strade per raggiungere Soller e soprattutto Sa Calobra, dovrebbero essere assurde! Curve e tornanti infiniti, stretti come non mai.

    Intanto partiamo alle 9, guido io, Wanda è il navigatore umano, vedremo strada facendo cosa ci aspetterà…

    Transitiamo sul raccordo di Palma, (autopista de Levante, per la precisione), ed individuiamo lo stadio che stasera DOVREBBE essere il luogo nel quale guarderemo la partita, proseguiamo verso Soller, con la fida Smart sfioro i 150 km orari in un falsopiano in discesa, Wanda è nervosa, ma ho la situazione in pugno, appena capisco che stiamo per ribaltarci, saggiamente decelero sotto i 100, (diciamo che questa è la 3° volta che giochiamo con la morte in 3 giorni).

    Arriviamo ad un bivio che recita: Soller (Tunnel)  7km oppure Soller 14km.

    So che il tunnel è a pagamento, grazie alla preziosa info dell’amico Dick Smart, fornita nel primo diario di Maiorca da lui scritto, Maiorca in inverno, poi sono consapevole della difficoltà della vecchia strada, la mia guida di Maiorca (mondadori) ci mette all’erta, definendola “ardua e per guidatori esperti ed abili”.

    Bè e io che sono?? Un guidatore esperto ed abile, ovvio!!

    Quindi prendiamo la strada vecchia…Dopo 3 tornanti, TRE, una Seat Ibiza nel fosso. Wow, che buon auspicio! Rallento per sincerarmi che sia tutto ok, pare di sì, sono turiste nordiche, stanno bene e stanno chiamando un carro attrezzi.

    Il fatto mi mette un po’ d’agitazione, avevo intenzione di guidare alla Colin Mc Rae (r.i.p.), ma desisto e passo ad una guida degna di una 87enne con la cataratta e il cappello col fiore. Praticamente non superiamo mai i 40 all’ora a salire e a scendere procedo con la 2° inserita, (uso il semiautomatico). Fortunatamente la strada è completamente sgombra, faranno tutti il tunnel, quindi non ho caga cazzi alle spalle che sfanalano o strombazzano.

    Per fare sti 15km scarsi impieghiamo una cifra, ma almeno arriviamo sotto Soller incolumi.

    Prima del centro città c’è un parcheggio, è domenica quindi è gratis, meglio. Parcheggiamo e ci incamminiamo per questo bel paesino dell’entroterra.

    Da segnalare, la piazza con Municipio e Chiesa e la stazione dal quale parte e arriva, se non erro, l’unico treno di Maiorca, il Palma – Soller, un vecchio treno ad uso e consumo turistico.

    Dalla stazione parte anche il nostro tram, uno sferragliante mezzo anni ‘20, rosso, originale di San Francisco, (così almeno ci assicurano).

    Montiamo a bordo senza biglietto, il controllore ce lo farà una volta partiti. Il tram parte circa ogni 30 minuti.

    Attenzione perché costa un fuoco! 4€ corsa singola, quindi 8 a/r per fare i pochissimi km che separano Soller da Port de Soller. Il tragitto dura una decina di minuti, è carino sì, ma nulla di eclatante, mi sa che potevamo pure risparmiarcelo.

    Ed eccoci a Port de Soller. Il paesino è carino, c’è un’ampia baia, una lunga spiaggia di ciottoli, il porticciolo, un lungomare coi ristorantini e un paio di vie pedonali con gli immancabili negozi per turisti.

    Niente male. Decidiamo di trascorrere qui un’oretta abbondante. Facciamo una passeggiata, compriamo calamite e cartoline, solito caffè espresso indecoroso etc. etc.

    Si è fatta l’una. Tocca muoversi, quindi riprendiamo il tram e torniamo a prendere l’auto a Soller.

    Adesso viene il bello! Raggiungere Sa Calobra! Per farlo, ci si deve arrampicare su diverse montagne, più o meno alte, ed il percorso sarà praticamente sempre impervio e/o pericoloso.

    Il primo paesello montanaro che incontriamo è Fornalutx, secondo la mia guida, addirittura, il paese più bello della Spagna!!! E che cazzo sarà???!!! Fermiamoci a vedere…

    La guida ha esagerato di brutto sta volta. Per carità, è molto caratteristico, ma solo dalle mie parti, (in Italia), ne trovo parecchi di simili, alle pendici delle montagne, faccio un esempio: Guarcino, sotto Campo Catino.

    Ci fermiamo per mettere qualcosa sotto i denti. Fa freschetto data l’altura, siamo sui 23°, 1500m circa.

    Dopo pranzo ci rimettiamo in marcia, attraversiamo una boscosa zona a valle denominata Gorg Blau, c’è un lago artificiale interessante che si presta alle foto di rito. Ci fermiamo per qualche scatto e proseguiamo.

    Quando ormai speravo che il peggio fosse passato, ecco spuntare sotto di noi, una strada assurda!! Definirla mulattiera è un ‘eufemismo. E’ il mostruoso “serpente” per Sa Calobra. Oltre 10 km di strada larga 3 metri, senza alcuna protezione esterna, a strapiombo sul precipizio, con 800mila curve e 0 metri di rettilineo.

    Qui bisogna stare con gli occhi aperti e mantenere l’attenzione ad altissimo livello, se non si vuol rotolare nel burrone, non scherzo, se venite da queste parti non vi aspetta una passeggiata, tenetelo a mente!

    Facciamo un paio di foto per documentare quello che stiamo per affrontare e scendiamo.

    Penso io:

    Bè, co sta strada demmerda, giù ci saremo noi e pochi altri folli.

    Ma non faccio in tempo a tradurre in parole il pensiero, che mi sbuca un autobus da dietro una curva cieca!

    Porca troia che strippata! Riesco ad inchiodare e mi accosto il più possibile in prossimità del baratro, l’autista del bus mi ringrazia e passa a 4 o 5 cm dalla mia portiera, (Morte 0 – io & Wanda 4).

    Puttana Eva! Qua ci passano i bus??!!! Non è possibile dai!

    Purtroppo non è nemmeno l’unico. Facendo le casette e rischiando a più riprese di volare, riusciamo a raggiungere finalmente l’obbiettivo, Sa Calobra! Molliamo l’auto nel parcheggio a pagamento e ci incamminiamo a piedi lungo il sentiero.

    Quasi immediatamente giungiamo a Cala Calobra, molto molto bella, ma piccolissima e super affollata, non è questo che cerchiamo, noi vogliamo arrivare nel punto in cui il torrente de Pereis sfocia praticamente in mare, nel canyon, separato dal Mediterraneo da un’esile lingua di spiaggia ciottolosa.

    Per raggiungere la meta si attraversano un paio di caverne, il panorama circostante è bellissimo.

    Oltrepassata l’ultima caverna, ci siamo! Il torrente, in questa stagione è quasi totalmente prosciugato, eccezion fatta per gli ultimi metri, quelli che lo separano dalla spiaggetta.

    Siamo all’interno di questo grande canyon, guadiamo il torrente, (l’acqua mi arriva alla cintura), ed accediamo alla spiaggia.

    E’ uno scenario fantastico, non avevamo mai visto roba simile, ne è valsa la pena farsi il culo lungo il serpente, anche solo per dare un’occhiata a questo posto.

    Però ci sono 2 inconvenienti: 1) il mare è trasparente, blu, caldissimo, ma sporco!! Sì, è pieno di plastica, residui di spazzatura e schiumetta che dall’alto non è possibile notare. 2) la spiaggetta è stracolma di gente, praticamente non c’è spazio nemmeno per stendere 2 teli.

    Ci facciamo comunque il bagno ed osserviamo un folle che si arrampica sulla scogliera ad ovest, arriva al punto che ormai non sa più che cazzo fare, sotto tutti lo guardano e lo filmano, sarà ad una 30ina di metri sul mare, alla fine, rischiando veramente molto, si lancia in acqua e buon per lui, trova il fondale libero da scogli e ne esce indenne.

    Si fanno le 16.30, mancano 4 ore al grande match dei mondiali. E’ meglio prendere la via del ritorno, dato che è quella che è, non vogliamo avere fretta addosso.

    Ora guida Wanda, vorrei avere un pacco di pampers, (non tanto perché è lei ai comandi, ma tanto perché chiunque guidi, anche fosse Sebastian Loeb, non avrebbe mai la mia fiducia), in alcuni punti chiudo gli occhi e prego. Dopo quasi 2 ore siamo riusciti a raggiungere il bivio Palma Tunnel / Palma strada vecchia, quella di sta mattina, VIVI.

    A dispetto del tempo tiranno, rifacciamo la strada vecchia con i suoi 57 tornati, (ci fermiamo anche per una sosta, dovuta a motivi che non sto qua a specificare) e ci ritroviamo sull’autopista per Palma quando sono le 19 passate!

    Qui prendo io il volante, parto a tavoletta ed arrivo a Palma a tavoletta, consumo dunque, un’infinità di benzina, stringo i tempi al massimo! Ma purtroppo non è abbastanza, passiamo davanti lo stadio che c’è già un bordello di gente, noi dobbiamo assolutamente farci una doccia, non possiamo fare tutta una tirata, soprattutto nel caso vincesse la Spagna, saremmo indecorosi!

    Per questo motivo, ci vediamo costretti a modificare il programma. La finale ce la vedremo in uno dei tanti pub a Santa Ponca, in mezzo agli inglesi rosiconi.

    Torniamo in appartamento alle 20, col pepe al culo ci facciamo una doccia, insieme, per risparmiare tempo e subito dopo ci precipitiamo in strada alla ricerca del pub giusto.

    Siccome mancano veramente pochi istanti al fischio d’inizio, decido di raggiungere la zona dei locali, in macchina, per risparmiare quei 10 minuti di camminata.

    Trovo un unico posteggio, ovviamente Smart, quindi di culo, lasciamo l’auto e ci fiondiamo nell’unico pub con 2 sedie libere! Ce l’abbiamo fatta, sono le 20.29!!

    La partita scorre tra qualche emozione, un litro di Sex on the Beach (ancora!!), un paio di birre e gli ululati degli inglesi ad ogni fallaccio, ricorderò per sempre il tizio ubriaco alla mia destra e le sue parole ripetute come un mantra ogni 3 minuti e mezzo: best final ever. Mi ha praticamente ipnotizzato come l’ipnorospo di Futurama.

    Si va ai supplementari, probabilmente a Santa Ponca ci sono più olandesi che spagnoli, quindi ad un certo punto anche gli inglesi (rosiconi) cominciano a tifare spudoratamente per gli Orange, stronzi!

    Noi siamo fedeli alla Roja, siamo pronti alla rissa per difendere i colori spagnoli, olè!!

    È’ quasi finita, sto per ordinare altra birra per i calci di rigore, quando Iniesta insacca!! GOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLLL!!!!

    Pochi minuti dopo il fischio finale!!

    CAMPEONES!!!!

    In men che non si dica saltano fuori come funghi tutti gli spagnoli di Santa Ponca! Partono petardi, fuochi d’artificio, bengala, cortei a piedi. Il traffico viene immediatamente chiuso in tutto il centro.

    Noi ci spostiamo verso la baia per guardare i cortei con le macchine, ma tutto sommato non c’è il delirio, la maggior parte della gente di qua, rosica come castori, quindi sta zitta zitta ad ingolfarsi di birra nei pub.

    La cosa migliore da fare è raggiungere Palma, li sì che si staranno divertendo.

    Ci apprestiamo a prendere la macchina, ma una spiacevole sorpresa ci attende: la Guardia Civil si è posizionata esattamente davanti la nostra Smart (parcheggiata a cazzo di cane, ricordo), con transenne e automezzi di servizio.

    Uhm, ora che si fa?? Dobbiamo uscire, ma come?? E se s’incazzano perché ho parcheggiato col culo??

    Restiamo davanti la macchina qualche minuto per decidere il da farsi…

    Decisone: rischiamo e chiediamo umilmente di poter uscire.

    Mi avvicino ad una guardia e le chiedo servilmente in inglese se per favore ci fa uscire, lui ci guarda, guarda la macchina messa male, sorride, ci sposta transenne e auto e ci dice che per uscire bisogna fare il giro contromano.

    Mitico! Ed io che mi aspettavo una frustata sulla schiena per la sfacciataggine della richiesta!

    Velocemente imbocchiamo l’autopista e percorro, ancora una volta a tavoletta, i 15km che ci separano da Palma.

    Giunti in città, il caos!

    E’ l’una di notte, ma sono TUTTI e sottolineo TUTTI in strada! Percorriamo a passo d’uomo tutte le vie principali, accodati al lunghissimo corteo. E’ una figata, sono tutti impazziti, anche noi ci diamo sotto col clacson e le canzoncine: yo soy espanol espanol espanol! E dire che quando vinse l’Italia non la cagai di striscio, mi pare che non vidi nemmeno la finale.

    Per raggiungere il raccordo, transitare dinnanzi la Seu illuminata (a proposito, è uno spettacolo ancor più magnifico che di giorno) e rifare il Passeig Marittim, in mezzo a decine di Tir con trombe spiegate, impieghiamo 2 ore.

    A questo punto la stanchezza si fa sentire, sono quasi le 3 di notte, è ora di tornare all’appartamento e così facciamo.

    In stanza mi ricordo di 2 Amstel che avevo messo in congelatore alle 20 prima di uscire sta sera,(non chiedetemi perché, manco io me lo spiego), le tiro fuori e sono congelate, me le volevo scolare per chiudere la serata in bellezza, vabbè pazienza, ci fumiamo una sigaretta in terrazza e poco dopo crolliamo a letto.

    La giornata è stata interessante direi!

    12 LUGLIO – SI PUNTA ALL’ESTREMO NORD

    Dopo la giornatona di ieri, in teoria, oggi ci aspetta qualcosa di più tranquillo, anche se i km da macinare, saranno molti, almeno, la maggior parte saranno da percorrere su strade veloci; autopista e statali. Certo, lo strappo di montagna non manca, infatti per raggiungere il punto più a nord di Maiorca, Cap de Formentor, la strada sarà bella tortuosetta a giudicare dalla cartina, noi speriamo meno di ieri!

    Programma odierno:

    Cap Formentor (con soste nei vari mirador sulla strada)

    Platja de Formentor

    Port de Pollenca

    Cala Sant Vincenc

    Alcùdia

    Si parte alle 9.30, guido io. Tagliamo completamente l’isola grazie all’autopista e raggiungiamo le pendici della penisola di Formentor in poco più di un’ora, sono circa 70km da Santa Ponca.

    E’ andato tutto liscio, la strada è stata sgombra e priva di traffico, prima di apprestarci a scalare anche questi picchi, non molto alti a dire il vero, ci fermiamo per la solita botta di caffeina mattutina, (caffè/red bull), a Pollenca. Il paesino non sembra granchè, speriamo che Port de Pollenca, evidentemente sul mare, sia migliore, perché l’ho inserito nel programma, ci dovremmo pranzare se tutto va come deve andare.

    Salendo a Formentor incontriamo diversi mirador, due almeno sono fantastici! Il primo, molto ampio e con possibilità di parcheggio, ed un altro prima del faro di Formentor, molto più piccolino, è possibile parcheggiare al massimo 3 auto.

    Scattiamo le foto migliori della settimana, la giornata è ancora una volta stupenda, assolata, calda, tersa, i colori del mare risplendono fin quassù con mille sfumature di blu e d’azzurro, le scogliere a strapiombo sono affascinanti ed inquietanti, osserviamo qualche yacht in lontananza, probabilmente si dirigono a Minorca, che è esattamente di fronte a noi, distante qualche ora di navigazione, forse un paio.

    Per raggiungere Cap de Formentor, la strada si fa via via sempre più pericolosa e stretta, non sarà come il serpentone di ieri, ma c’è da fare attenzione anche su questo percorso, soprattutto perché ‘sta mattina, è molto trafficato. Io vado piano, immancabile c’è il faccia d’ano dietro di noi, con una Fiat Stilo merdosa che sfanala. Più sfanala, più rallento … più rallento, più sfanala. Sorpassare è impossibile, quindi me la prendo comoda e lo invito a più riprese a superarmi facendo ampi gesti con il braccio. Il tipo è visibilmente incazzato, non aspetto altro che faccia qualche passo falso, tanto a fine percorso ci si deve incontrare per forza, a Cap de Formentor la strada finisce.

    Quando mancano pochi km all’arrivo, notiamo l’altro stupendo mirador, poco prima di una galleria scavata nella roccia, a strapiombo su una caletta da paura! Trattasi di Cala Figuera. Ci fermiamo e il coatto dietro finalmente passa, (scommetto che è italiano), senza però fare gesti o scenate isteriche.

    Certo scendere a Cala Figuera non sarebbe male, anzi, ma già dall’alto della nostra postazione riusciamo a scorgere distintamente un pacco di gente ammassata sulla spiaggetta di ciottoli, onde evitare una Sa Calobra 2, cioè una situazione da tram all’ora di punta, rinunciamo alla discesa e proseguiamo col programma.

    Montiamo in auto e raggiungiamo Cap Formentor, il faro, il punto più a nord di Maiorca.

    Anche qui il panorama è da favola e le foto si sprecano. Però il caldo picchia forte, meglio entrare nel bar del faro per prendere qualcosa di fresco. Intanto io cerco il tipo con la Stilo, ma sembra non esserci, ne lui, ne l’auto, forse si è librato nel burrone? Possibile, possibilissimo, speriamo…

    Wanda prende il solito caffè, io una bottiglietta di acqua piccola. 5.30€, ‘tacci vostri!!!

    Quando buttiamo i soldi mi girano i coglioni e m’innervosisco, odio essere preso per il culo così, se non stessi in vacanza manderei tutti affanculo, ma ora è meglio fare buon viso a cattivo gioco, quindi pago e zitto.

    Dopo la pausa, altre foto, alto giretto a piedi. Intanto la gente comincia ad accumularsi, meglio togliersi di torno per non restare impantanati in coda con la marmaglia.

    Next stop: Platja de Formentor, torniamo indietro dunque, quasi all’inizio della penisola di Formentor.

    Stavolta, mi sembra l’unica, parcheggiamo aggratis!! Evitiamo i 6€ di parking, lasciando la Smart praticamente dentro a un fosso. Ma ci sono molte altre auto piazzate così, quindi sti cazzi, vuol dire che si può fare.

    Platja de Formentor è particolare. La vegetazione arriva praticamente in mare. Non c’è bisogno dell’ombrellone, ci sono vaste zone ombrose, la spiaggia è sabbiosa, lunga almeno 2 km e divisa in 2 da una zona d’attracco per i frequenti traghetti che fanno il giro della penisola, sostando qua e la.

    La parte est della platya pare sia la meta preferita dai vip e dai reali di Spagna, è qui infatti il miglior hotel di Maiorca, immerso nella vegetazione, molti attori, sportivi e politici si rifugiano da queste parti.

    Ovviamente noi non vediamo nessuno di famoso, anche se fosse nemmeno ce ne accorgeremmo probabilmente. Ci sistemiamo in un punto assolato e ci buttiamo subito in acqua.

    Ho portato con me la maschera per tutti i giorni che siamo stati sull’isola, sta mattina l’ho tolta dallo zaino perché non l’avevo mai usata, ed ora invece mi servirebbe, dato che il fondale è ricco di pesci! Fuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu!!

    Il resto della mattinata scorre tranquillamente, in totale relax.

    Alle 14.30 la fame ci attanaglia lo stomaco, non pensavamo fosse così tardi, purtroppo dobbiamo lasciare questa bella spiaggia per procacciarci il cibo a Port de Pollenca.

    Port de Pollenca è vicina, in 10 minuti la raggiungiamo.

    E’ un discreto centro turistico ai piedi di Formentor, affacciato sulla baia di Pollenca. Ciò che lo distingue dagli altri paesini, è la presenza di molti locali con i tavoli praticamente sul mare. Hanno ricavato delle piccole penisole in modo tale da non stare sul lungo mare, ma direttamente sull’acqua. Non so se mi sono fatto capire, cercate qualche foto magari, adesso non mi viene meglio la spiegazione, è comunque un espediente interessante e particolare.

    Ci fermiamo in un ristorante americano e ci accomodiamo in questa penisola. Ordiniamo hamburger, hot dog e altra roba simile. Siccome il ristorante è ammmericano, ci aspettavamo ultra-mega-porzioni, invece il cameriere ci porta i cibi su dei piattini per le bambole. Delusione totale. Tra l’altro spendiamo pure una discreta cifra, vabbè oggi stiamo facendo un po’ di beneficenza.

    Finito di mangiare, entriamo in una Spar e compriamo altre cibarie; biscotti, frutta, affettati, cazzo abbiamo più fame di prima!!

    E’ arrivato il momento di raggiungere quella che sarà l’ultima caletta che visiteremo a Maiorca, una delle migliori stando alla mia guida mondadori: Cala Sant VIncenc.

    Arriviamo a destinazione in breve tempo, in realtà, le cale sarebbero 3, tutte separate da piccole scogliere, noi ci fermiamo alla prima. Spiaggia sabbiosa, fondale roccioso e scivolosissimo, acqua verde smeraldo che dire calda è poco, BOLLENTE! Questo a causa del basso fondale roccioso che attira i raggi solari e non ne disperde il calore.

    Il posto è decisamente figo, c’è poca gente e il sole è eccezionale! Da qui non ci smuoverà nessuno fino al tramonto.

    Ma prima che sia buio abbiamo ancora un’”altra sporca ultima meta” in programma: Alcùdia.

    A malincuore lasciamo Cala Sant Vincenc, sono stati gli ultimi bagni a Maiorca, spero questo non sia un addio, ma un arrivederci…

    Alcùdia è una sorta di villaggio romano (antico eh), perfettamente restaurato, dall’altra parte della baia di Pollenca, inglobato nel parco dell’Albufeira, (sì, ha lo stesso nome del parco vicino Valencia, molto bello tra l’atro, lo abbiamo visitato l’anno scorso).

    Giungiamo in loco al tramonto, parcheggiamo a culo e andiamo in avanscoperta.

    L’ingresso in paese è suggestivo, si passa sotto la Porta dei Moli e si accede all’interno delle mura.

    Sembra tutto finto per quanto è perfetto; le stradine, i negozietti, le abitazioni, le vecchiette sulle sedie a dondolo fuori l’uscio di casa a prendere il fresco, il municipio in miniatura, i gatti in esplorazione e per finire, la chiesa cittadina tra le palme, in una splendida piazzetta.

    Veramente forte, abbiamo chiuso in bellezza la giornata e praticamente anche la vacanza, dato che domani saremo in partenza per Girona, ahinoi.

    Oggi Wanda non ha proprio intenzione di guidare, me la sbrigo tutta io, tornando verso Palma mi fermo per fare benzina, siccome dobbiamo consegnare l’auto col serbatoio  più vuoto possibile, faccio i calcoli col cellulare per capire quanti litri debbo mettere in corrispondenza dei km che presumibilmente percorreremo tra stasera e domani. Dopo 5 minuti di operazioni matematiche varie, il verdetto: basteranno 7€, sui 6 litri.

    Torniamo in appartamento, verso le 21.30, ci prepariamo per la serata e rimontiamo in auto.

    Dove stiamo andando a trascorrere l’ultima serata isolana? A Magaluf. Centro turistico a circa 5 km da Santa Ponca, mi interessa vedere com’è che va la vita la, dato che è uno dei centri più movimentati in assoluto di tutta Maiorca.

    Giunti sul posto, parcheggiamo e ci incamminiamo, colpisce immediatamente l’età media dei “turisti”, sono tutti giovanissimi, tra i 16 e i 20, tutti biondi, tutti secchi, tutti tatuati.

    Ci fermiamo in un pub con tanti tavolini all’esterno, attirati dall’enorme insegna al neon, il Benny Hill, prendiamo un litro di sangria per 10€, fa schifo ai cani. Continuiamo la passeggiata e notiamo che molti ragazzi sono in costume, fradici. Boh, avranno fatto il bagno in qualche piscina. No. Sono tutti reduci del BCM, l’enorme discoteca in centro a Magaluf, sta notte c’è lo schiuma party, è possibile vedere cosa sta accadendo all’interno, grazie a 2 plasma vicini la biglietteria.

    Inutile dire che sono tutti fuori controllo.

    Per togliere l’amaro della pessima sangria dalle papille gustative, ci fermiamo in altro pub, tipicamente inglese, qui ce ne sono a decine, nemmeno stessimo a Londra! Nel Britannia, ci facciamo 2 birre ed io non posso non notare la massiccia quantità di fighe e fighette che si riversa a greggi in strada.

    Gruppi di ragazze, composti da 15/20 elementi, tutte belline, le buste de fave sono rarissime! Tutte snelle, molte ubriache, transumano tra un locale, una disco e un pub all’altro.

    Non vedevo tanto ben di Dio da 2 anni, a Kos Town, nella Bar Street. Quando il turismo è nordico andate sul sicuro, c’è trippa per gatti in abbondanza!

    Molto meglio qua che ad Ibiza a mio parere, li le italiote si sprecavano e sono  subito individuabili, perchè sono vestite male e se la tirano, ma andassero affanculo, soprattutto le ciccione raccapriccianti che fanno le splendide!

    Dopo le birre ci facciamo un altro giro nei dintorni, in macchina stavolta, arriviamo al casinò, rientriamo a Magaluf, sbagliamo strada un paio di volte ed infine, alle 2 passate torniamo in appartamento per la birretta della staffa.

    Anche oggi è andata, siamo tristi, domani sarà l’ultima mattinata a Maiorca, alle 15.15 abbiamo l’aereo per Girona, bè, almeno non sarà un rientro diretto e devastante, c’è Girona che mitigherà la nostra malinconia, tanto abbiamo da fare anche la, che credete.

    13 LUGLIO – LAST DAY IN MALLORCA & TOUR DI GIRONA

    Sveglia alle 9. Riordino trolley e ceck out dall’appartamento.

    Alle 13 dobbiamo riconsegnare l’auto e alle 15.15 abbiamo il volo per Girona.

    C’è quest’ultima mattinata a Maiorca da trascorrere allegramente, la passeremo in un paese distante una 20ina di km ad ovest di Santa Ponca, ovvero Port d’ Andtraxt.

    Secondo le mie fonti è un posto niente male, meta preferita da riccastri e pensionati inglesi carichi di sterline.

    Oggi devo centellinare il carburante, abbiamo una tacca e deve essere assolutamente consumata.

    Percorro così, l’autopista giocando con l’acceleratore, non voglio spingere troppo per non restare a piedi sulla via dell’aeroporto.

    Arriviamo a Port d’ Andtraxt alle 10.30, parcheggiamo la Smart, questa volta in maniera classica e ci avviamo a piedi sul lungomare, verso il porto, carico di yacht milionari e verso il centro.

    Prendiamo 2 caffè in un bistrot a pochi passi dal porticciolo, 5€, sapevamo che sarebbe andata così, d’altronde non è un posto a buon mercato, ve l’ho detto.

    A sto punto, faccio la conta del denaro rimanente, esclusi i 40€ per l’hotel di Girona, abbiamo in cassa solamente 60€. Ovviamente abbiamo bancomat e carte varie, ma io ci rimango male, speravo di riuscire a coprire col budget accantonato, anche la spesa per 2 stecche di Winston Blu, ma abbiamo speso più del previsto a quanto pare, quindi, niente sigarette. Potremmo pagare con carta o prelevare, sì, ma non ne vale molto la pena, in fondo qui costano solamente 30cent meno che in Italia, dannazione, stanno aumentando di brutto anche in Spagna!

    Prendiamo lo stesso un pacchetto ricordo, delle Ducados, sigarette spagnole, fumabili solamente da tossici e  papponi, ovviamente Wanda riesce a tirarsi pure sto marciume.

    Restiamo in contemplazione della baia dinnanzi a noi per qualche tempo, i minuti volano quando vorresti che non passassero mai.

    Sono le 12, è tempo di dare l’estremo saluto a questa bella isola e di avviarci verso l’aeroporto.

    Ciao Maiorca, spero di tornare a vederti nei prossimi anni!

    Personalmente ho trovato Maiorca l’isola più “completa” delle Baleari, ma tenete conto che mi manca Minorca.

    Riassumendo direi che:

    per una vacanza tutta sole, mare e relax, Formentera è l’ideale, soprattutto per la coppia

    per una vacanza divertimento, ma anche bel mare, Ibiza è la vostra meta, e non sottovalutatela a livello di natura e mare, perché ha della calette che ancora mi sogno la notte, consigliata a single e accoppiati

    per una vacanza on the road, tra grotte, buon mare, gran sole, (figa), paesi e paeselli e perché no, musei, (a Palma ce ne sono alcuni), Maiorca è il top, perché offre un po’ di tutto, se siete single vi divertite di più

    Tornando a noi…mancano circa 10km all’aeroporto e ci sono ancora 3lt di benza segnalati dal computer della Smart, voglio consumarli, quindi scalo in 2° e sdrumo la macchina fino al parking. Col risultato di bere un solo altro litro e poco più, peccato, gliela volevo riconsegnare con meno una bottiglia di super, non ce l’ho fatta.

    Km totali percorsi: 980

    L’aeroporto di Maiorca è grande, è consigliato non perdere troppo tempo a guardarsi intorno, meglio entrare e cercare il proprio gate con calma. Così facciamo.

    Una volta dentro pranziamo in un Burger King ed attendiamo pazientemente il nostro aereo seduti nell’area del gate segnalato.

    All’ultimo secondo c’è un cambio di gate, quindi tutti i pax scattano di corsa, manco stessero facendo la finale dei 100m alle Olimpiadi, scene comiche.

    Noi con calma percorriamo il finger e ci infiliamo nel 737, prendendo i posti sul lato destro, in modo tale da avere la panoramica di Palma appena alzati in volo.

    Partiamo con qualche minuto di ritardo, la vista è superba, diamo un ultimo saluto volante a Palma e accendiamo la psp per ammazzare i 40 minuti che ci separano da Girona.

    Atterraggio duretto con 15 minuti di ritardo, a noi non interessa, il bus per Girona città c’è alle 17, quindi siamo ampiamente nei tempi.

    Facciamo i nostri biglietti a/r e alle 17.30 siamo recapitati alla stazione dei bus.

    La nostra pensione dovrebbe essere a poche centinaia di metri, ricordo di averla vista l’ultima volta che siamo stati qui, a marzo, camminiamo pochi minuti e ci sbuchiamo davanti.

    Ceck in rapido, pagamento anticipato. Ci sistemiamo nello squallido tugurio assegnataci e ci prepariamo ad affrontare pomeriggio e sera a spasso per Girona.

    Ci mancava un percorso da fare, il percorso Archeologico che culmina con la salita sulle torri delle mura medievali che cingono la parte alta di Girona. A marzo avevamo declinato l’idea di fare sto giro a causa del vento troppo freddo per i nostri gusti, ma ora il clima è ideale, non troppo caldo e poco umido, non si suda.

    Per raggiungere il cammino archeologico, bisogna attraversare tutta la città, che a me piace moltissimo, ora è anche piena di turisti, è un piacere tornare su queste strade.

    Cominciamo la lunga salita da sotto la cattedrale di Sant Feliu,prima però tocchiamo il culo della leona!!

    Qui ogni scorcio è da immortalare, i giardini, le rovine, le mura, i chiostri, i tetti, le chiese…

    Raggiungiamo poco prima del tramonto il punto più alto della città, la Torre del Telegrafo, (mi pare si chiamasse così) ed assistiamo allo spettacolo del sole rosso che scende alle spalle dei monti e dei tetti della città, uno dei tramonti più belli che abbia mai visto, molto emozionante.

    Continuiamo la passeggiata sulle mura, sfruttando gli ultimi minuti di luce e senza volerlo ci troviamo sopra il giardino dell’appartamento che sfruttammo a marzo, ora è tutto fiorito, stupendo! Non siamo tornati qua perché è un po’ troppo distante dalla stazione di bus e il nostro aereo l’indomani partirà presto, alle 08.40 del mattino, quindi sarebbe stato scomodo camminare all’alba coi trolley.

    Tutto bellissimo, ora non resta che concludere la serata in Placa de la Independencia, vorremmo stare in un locale che avevamo precedemente testato con gradimento.

    Lo troviamo e per accomodarci facciamo un’ora di fila!! C’è un casino di gente stasera.

    Tapas, carne e birra, tutto molto buono, peccato che al momento del conto tentano di imbrogliarci inserendo 2 portate in più sullo scontrino. Glielo faccio notare al cameriere che mi risponde in maniera piuttosto sgarbata. Ah sì, ma fottiti va, tiè, la mancia, 1centesimo!

    Ce ne andiamo un po’ stizziti verso la seconda ed ultima meta della serata, del giorno, della settimana, della vacanza; un pub irlandese sulla rambla.

    Ci prendiamo 2 Heineken, tipiche birre irlandesi no?

    A mezzanotte tiriamo i remi in barca, siamo stanchi, non vogliamo fare troppo tardi, domani la sveglia è puntata alle 6.30, ce ne torniamo in hotel, prima però acquisto 3 lattine di Cruzcampo in una gelateria, non mi volevo perdere un’ultima ottima birra della staffa.

    Ci accomodiamo nel minuscolo balconcino della stanza e ci (mi) beviamo (bevo) le birre, all’una si spegne la luce  e buonanotte.

    LO SPIACEVOLE INCIDENTE NOTTURNO

    … ZZZ

    … ZzZ

    … zzz

    A notte fonda veniamo svegliati di soprassalto da delle urla feroci, provenienti dal corridoio del nostro piano, riesco a comprendere solamente “hello, hello!!”… dopo le grida si passa ai pugni, ogni stanza viene colpita da qualcuno, che arrivato davanti la nostra camera, tenta di aprirla con la forza, meno male che ho l’abitudine di chiudere sempre a chiave, altrimenti il tizio sarebbe piombato dentro all’istante!

    Mi alzo furibondo, pensando di essere al cospetto del solito ubriaco molesto, mi precipito alla porta, esco e mi trovo davanti un signore in pigiama in evidente stato confusionale. Intuisco che non è ubriaco ma non capisco che cazzo abbia. Intanto giunge sul posto il tizio della reception che insieme ad un altro tizio, carica di peso il folle e lo trasferisce in ascensore.

    Sono le fottute 4 di notte.

    Ovviamente una volta sistemate le cose, Wanda piomba nel sonno, io resto sveglio fino alle 6.25, mi addormento alle 6.26 e mi risveglio alle 6.30.

    “Domani” che scendo giù voglio proprio sapere che cazzo aveva quel pezzente!!

    14 LUGLIO – SI TORNA A CASA, QUESTA E’ LA FINE

    Alle 6.45 siamo pronti per raggiungere la stazione dei bus, prima però mi fermo alla reception e chiedo lumi sulla deplorevole faccenda della notte appena trascorsa.

    Ci viene riferito che il folle in pigiama, era un cliente sonnambulo, che trovatosi semi-incosciente all’esterno della sua camera, ha dato di matto perché non riusciva più a ricordare quale fosse la medesima, per questo motivo tentava di accedere in tutte le altre camere, cercava disperatamente la sua.

    Mah, non è che questa storia mi abbia convinto molto…ma c’è poco da fare ormai, ci congediamo e raggiungiamo la stazione.

    Il bus parte alle 7.00, puntuale.

    Siamo di nuovo nell’aeroporto di Girona, ormai è finita, anche questa è andata, ed è andata bene.

    Ovviamente il solo pensiero di dover rientrare nel nostro squallido, puzzolente, tamarro, merdoso, infimo ed inutile paese, ci lacera le interiora, ma c’è poco da fare…come dissi in altro in altro diario:

    non si può vivere sempre in vacanza.

    Per la cronaca, atterriamo a Ciampino in perfetto orario, ci sorbiamo lo scazzo finale; navetta/treno e rientriamo per l’ora di pranzo a casa.

    Questa è la fine…

    p.s. i soldi ci sono avanzati! Ben 5€.

    Pubblicato da: Andrea Collalti

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