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Una settimana senza scopare! Per uno come me è una cosa inaudita, stavo impazzendo! Ma lasciate che vi spieghi: dal 23 al 30 giugno 2010 sono stato in vacanza a Maiorca. Con mia moglie. E le mie 2 figlie. Una stanza sola. Per tutti e 4. Avete capito? Prima che vi racconti di come abbiamo recuperato alla grande una volta tornati a casa, facciamo un passo indietro. Vi racconterò di questa vacanza rilassante nella mia preferita tra le isole Baleari: Maiorca.
Come certamente saprete, dato che siete affezionati lettori di Travelsmart, sono già stato in passato a Ibiza, Formentera e Minorca. Ero già stato anche a Maiorca, in inverno (una vera vacanza alternativa) ed ora l’ho vista anche in estate. Se c’è un posto all’estero dove mi trasferirei (problemi linguistici a parte), è proprio Maiorca.
Ma veniamo al viaggio vero e proprio. Abbiamo organizzato tutto in aprile, con soli 2 mesi di anticipo, dato che abbiamo dovuto sudare le fatidiche 7 camice per farci confermare le ferie nello stesso periodo (siamo servi della gleba, non top manager, quindi il “problema ferie” esiste!). Logicamente il viaggio è stato organizzato in modalità “fai da te”, in questo modo abbiamo avuto la massima flessibilità nei giorni di partenza, oltre ad avere un servizio migliore ed un costo più contenuto.
Il viaggio: abbiamo volato con easyJet, dal momento che era l’unico volo diretto (charter a parte) dalla Padania (nel nostro caso da Malpensa). Dato che era disponibile tutti i giorni della settimana siamo andati e tornati di mercoledì (prezzi MOLTO più bassi rispetto ai weekend). 4 persone + 2 valige (che si pagano con le low cost): 400 eurini tondi, una media di 100 euro a cranio A/R. Tutto sommato una cifra accettabile, anche se prenotando a marzo (tenevo d’occhio questo volo da mesi) avremmo speso sui 70. Pazienza.
L’alloggio: lo stesso della volta scorsa (squadra che vince non si cambia) cioè Sol Antillas – Barbados (4 stelle) di Magaluf, animata località a 20 km da Palma (28 dall’aeroporto) direttamente sul mare. 4 persone in mezza pensione: 1000 eurini, cioè 36 euri a testa al giorno di media. Hotel con piscine, animazione, ristorante a buffet, aria condizionata in camera, ecc. Provate ad andare in un merdoso 3 stelle sulla riviera adriatica, senza aria in camera e con ristorante dove non potete neanche scegliere cosa mangiare e senza piscina, e senza un cazzo di niente e ditemi quanto spendete. Minimo 50/60 euro al giorno. Fanculo.
Il trasferimento aeroporto – albergo e viceversa: vi dico subito che andarci con i mezzi pubblici comporta più problemi che vantaggi, perché bisogna cambiare 2 autobus (sempre molto affollati) e trascinarsi dietro valigie e prole. O andate in taxi (sui 35 euri a tratta) o usate, come abbiamo fatto noi, uno shuttle che vi porta in albergo e vi viene a riprendere 3 ore prima della partenza del vostro volo di rientro. 68 euri in tutto. Prenotato da internet. Consiglio: all’andata, una piccola mancia all’autista vi garantisce con certezza il viaggio di ritorno. Servizio ottimo svolto con Daily climatizzati e autista muto. Odio quando gli autisti vogliono fare conversazione: non ci si capisce e ho i cazzi miei a cui pensare.
Giorno 1
La cronaca: poiché il nostro volo partiva alle 11.50 ho stabilito di partire da casa alle 06.00 in modo da evitare, almeno in parte, il traffico sulla tangenziale di Milano. Ho fissato la sveglia alle 03,00, ma per essere certo di partire ho organizzato dei turni di guardia di 2 ore durante tutta la notte. Il primo turno (21,00 – 23,00) è toccato a mia figlia piccola, 5 anni ma già molto sveglia. Le ho fornito una Mag Lite e un AK che ho acquistato illegalmente tempo addietro su internet, in Uzbekistan. Mi è costato solo 500 euro versati con Paypal e mi è arrivato a casa in pacco anonimo insieme a 300 cartucce. Un affare, considerando che era l’originale russo, non quello cinese, il Tipo 56, o la copia cecoslovacca con parti in plastica al posto del legno. Il secondo turno (23,00 – 01,00) a mia figlia grande (12 anni) e l’ultimo (01,00 – 03,00) a mia moglie. Io mi sono auto esentato dai turni di guardia. Sono il capo o no? Alle 3 il piantone mi ha svegliato (come da mie disposizioni picchiando un mestolo in acciaio dentro una pentola). Per non rischiare ho dormito vestito con già le scarpe indosso, e per non sprecare tempo prezioso mi sono portato avanti facendo colazione la sera prima. Così si fa. Appena alzato ho svuotato la vescica avendo cura che alcune gocce di orina rimanessero sul bordo del water (il vero uomo è una bestia e come tale deve agire), poi ho iniziato le ultime verifiche dell’equipaggiamento. Bisogna prepararsi una checklist e controllare tutto almeno 3 volte. I dettagli contano. Alle 4 la mia squadra era pronta: indossavano la BDU ed erano allineate tutte e 3 in sala, pronte per l’ispezione. Ho preteso che ognuna di loro ricontrollasse il proprio zainetto tattico. Mai partire senza un cambio di biancheria ed oggetti per l’igiene personale nel bagaglio a mano. Purtroppo la fregatura di viaggiare con bagaglio registrato è che le valigie hanno la pessima abitudine di infilarsi nell’aereo sbagliato. In tal caso un cambio nel bagaglio a mano garantisce almeno di indossare biancheria pulita all’arrivo.
A me spettava il compito di custodire le cose di importanza vitale: documenti (senza non si va da nessuna parte), biglietti elettronici (inutili) e soldi. Avevamo inoltre un totale di 6 carte di credito (4 vere e 2 ricaricabili) e 2 bancomat. 6 cellulari tutti Nokia, in modo da avere un unico caricabatterie (ma io ne ho portati lo stesso 2, non si sa mai), macchina fotografica con 2 sd di scorta, telecamera con batteria di scorta e mini dv in abbondanza e un netbook. Ovviamente anche un paio di chiavette per fare quotidianamente copie di backup delle foto. Di ogni apparecchio elettronico ho controllato e ricontrollato più volte di avere anche i caricabatterie. Senza siete fottuti.
Alle 05.30 la macchina (chiaramente con pieno di benzina, liquidi rabboccati, lampadine controllate e gomme nuove e gonfie) era pronta, con i bagagli caricati e parcheggiata in strada con il muso già orientato nella direzione giusta. Naturalmente il navigatore era già acceso con inserito l’indirizzo del parcheggio e selezionata l’opzione “Minor tempo”.
Inutile attendere ancora. Ho ordinato alla squadra di pisciare anche se non ne avevano voglia: bisogna liberarsi di ogni liquido in eccesso prima della partenza, dato che avevo stabilito che ogni sosta, nei 150 km che separano casa mia da Malpensa, sarebbe stata bandita. Dopo pochi chilometri ho avuto la conferma che i lunghi anni di rigido addestramento militare cui ho sottoposto mia moglie sono stati del tutto sprecati, dato che ha esclamato: “ci fermiamo a fare colazione?”.
Ora, mettetevi un po’ nei miei panni: è davvero frustrante constatare che tutto il lavoro meticoloso di pianificazione sfuma per la pausa cappuccino e brioche. Prima di rispondere che poteva anche scendere dall’auto in corsa e tornare a casa a piedi, ho riflettuto un momento ed ho trovato una soluzione diplomatica. Insomma, dovete anche tenere conto che se avessi voluto “qualcosa” in cambio una volta rientrati a casa avrei dovuto giocare bene le mie carte. La mia risposta è stata: “aumenterò la velocità di crociera di 5 km/h, in modo da giungere a destinazione 3 minuti prima. Per le 8 puoi fare colazione in aeroporto. Ti può andare bene?”.Ho aggiunto anche “amore”. Meglio andare sul sicuro.
Come previsto la risposta è stata affermativa. Bene: la tabella di marcia poteva procedere senza intoppi e mi ero assicurato una scopata (anche 3 o 4) una volta tornati a casa.
Abbiamo lasciato l’auto in uno di quei maxi parcheggi nei dintorni dell’aeroporto, dove poi ti portano al terminal con dei pulmini. Potevo anche lasciare l’auto incustodita a Case Nuove, ma dato che è quasi nuova (cazzo, ha solo 10 anni, praticamente ancora in rodaggio!) non volevo rischiare di ritrovarmi un microscopico graffio nella preziosa vernice argento metallizzato. Vi elargisco un consiglio gratis: se nei parcheggi è disponibile la sosta al coperto (a prezzo ovviamente superiore), voi scegliete comunque lo scoperto. I bastardi, infatti, lasceranno la vostra auto allo scoperto anche se voi avrete pagato di più. Parlo per esperienza diretta, mica racconto balle. Comunque una settimana costa un trentino in tutti i parcheggi. Uno vale l’altro.
Appena arrivati al terminal 2 (alle 9, altro che 8!) facciamo colazione come da programma e facciamo subito il checkin, che per fortuna apre molto prima delle 2 ore previste. Una volta liberati dal peso delle valige (al limite dei 40 kg, verificati a casa) ci accampiamo sulle panchine in attesa. Consiglio gratis: vedete di rispettare il limite di peso massimo per le valigie, altrimenti succede questo: avete fatto la coda al check in, vi rispediscono alla cassa a pagare il sovrapprezzo (altra coda, prezzo al kg esorbitante, si paga SOLO con carta di credito), dovete rifare la fila al check in, gli altri passeggeri rideranno di voi, o meglio: vi prenderanno per il culo. E fanno bene,
Quello stronzo che ha detto che negli aeroporti c’è il wifi gratis lo prenderei volentieri a calci in culo: il wifi in effetti c’è e con un segnale molto forte, ma si paga. Bisogna comprare una tessera e inserire il codice. Fanculo: sono andato alla vecchia e ho navigato usando il cell come modem. Col cavo perché col bluetooth la velocità è più che dimezzata. Tanto non mi importava fare il figo, mentre invece importava molto ad una troietta che usava l’iPad. E’ incredibile il numero di notifiche che mi sono ritrovato su Facebook dalla sera prima. Ma nessuna interessante.
Passiamo i controlli e sono stato rimbalzato come uno sfigato che tenta di entrare nella più fica discoteca di Milano Marittima vestito come Giacobazzi: non avevo tolto il netbook dallo zainetto. Cazzo, ora pretendono che lo si passi a parte sotto i raggi x, non ho proprio capito perché. Comunque non ho fatto storie per evitare la tanto temuta esplorazione delle cavità corporee. Una volta in zona partenze visitiamo il solito negozio che dovrebbe avere prezzi più bassi, ma in realtà probabilmente si risparmia solo sulle sigarette, quindi l’unica cosa che io non compro. Tanto per farvi un esempio: una chiavetta da 8 gb da me acquistata a 19,99 qui costava il doppio. Fate un po’ voi…
Il volo era naturalmente in ritardo di mezz’ora. Poco male, ne approfittiamo per farci un panino, dato che fino a sera non avremmo più avuto la possibilità di ingerire solidi. Comunque arriva finalmente il momento dell’imbarco. Sono riuscito a sfruttare il fatto che mia figlia non avesse (per poco) ancora compiuto i 5 anni così siamo stati fatti passare con l’imbarco prioritario. E’ sempre una bella soddisfazione passare davanti a voi italiani pecoroni in fila. Un po’ come Mr.Bean quella volta che ha viaggiato in prima classe, vi ricordate? E’ incredibile che ci siano stronzi che pagano per l’imbarco prioritario. Non ho capito che cazzo vuol dire uscire dalla porta per primi. Tanto non è che siete ultimi non partite, brutti pezzi di merda. E poi che cazzo vi mettete a fare i fighi se poi usate una low cost? Andate un po’ a prendervelo nel culo… Uno dei passeggeri (che spero legga questo diaro) mi stava pesantemente sui coglioni. Era vestito da fighetto e parlava continuamente al cellulare (ovviamente un Blackberry) fino ad un attimo prima di salire. Parlava di lavoro, cazzo… Stronzo di merda, non ce frega un cazzo a noi di sentire i tuoi discorsi di merda farciti dal classico bingo delle cazzate: check, feedback, updating, e persino know how… Allora ho detto alla Gio (a voce MOLTO alta): senti, honey, telefona alla tua mother in law (cioè a mia madre!) che la settimana next, al nostro back to home, ho bisogno che mi faccia trovare nel frigo something to eat.” E per non sbagliare ho aggiunto anche un bel “fuck!” Basta così, andiamo oltre.
Bene, una volta a bordo e occupati i posti migliori, cioè non sull’ala, altrimenti non si vede un cazzo di sotto, ho verificato le condizioni delle assistenti di volo: 2 superfighe, una così, così. Viaggio sempre più contento quando le hostess sono gnocche. Finalmente si parte. Due minuti di panorama, poi dopo la solita virata a sinistra per l’NDB di Romagnano, non si vedeva più un cazzo, a causa dell’elevatissima umidità dell’aria che la rendeva spessa come una cortina fumogena. In breve si raggiunge la Liguria, si sorvola tutta la costa sud della Francia, poi si punta dritti verso le Baleari. Il volo dura solo 1 ora e 20, e subito dopo l’inizio della discesa, guardando a sinistra si può vedere Minorca e intravedere la città di Ciutadella, dove ero stato nel 2005.
Finalmente iniziamo a sorvola Maiorca, grande e marrone. Si arriva da est e si procede sparati fino all’aeroporto. Giorno fortunato: vento da ovest, quindi la pista in uso era la 24 sinistra. E’ una buona cosa. Con vento da est bisogna fare tutto il giro e atterrare sulla 06, perdendo come minimo un quarto d’ora. Considerate poi che se il controllore di Palma avvicinamento la sera prima non ha scopato, è capace di tenervi sotto vettoramento anche per 3 quarti d’ora, facendovi fare giri assurdi e avendo così tutto il tempo di lamentarsi col collega a fianco che la moglie è una stronza e non gliela da mai. Certo, se la scopa il di lui collega, ma lui mica lo sa… Comunque, mano a mano che scendevamo di quota, il sole ce la stava mettendo tutta per scaldare il terreno producendo delle belle bolle di aria calda che staccandosi dal suolo salivano verso l’alto. Queste bolle, chiamate “termiche” sono il sogno di ogni pilota di aliante, ma quando un aereo entra in queste termiche, (che sono numerosissime in giorni così caldi) e naturalmente anche nella massa d’aria discendente (i moti convettivi, avete presente?), sapete che succede? Il volo diventa estremamente turbolento, ed a così bassa quota incute un certo timore nei passeggeri senza conoscenze aeronautiche, i quali non si staccano dai sedili solo perché sono legati con la cintura di sicurezza. Conclusione: sono certo che i 2 cazzoni nei posti panoramici in prima fila si stavano divertendo come matti per tenere l’Airbus sull’ILS. Per conto mio ero impegnatissimo a scattare foto e fare filmati tentando di non farmi scoprire dagli assistenti, che sono soliti incazzarsi con me quando mi sorprendono a farlo.
Dopo l’atterraggio, la solita, misera, meschina, umiliante e angosciante figura di merda che solo voi italiani potete fare: è scattato l’applauso. Allora, brutte teste di cazzo che non siete altro, ficcatevi bene in quelle vostre testoline vuote una cosa: i 2 stronzi seduti là davanti lo fanno per lavoro. Porca puttana, applaudite anche quando l’autista del tram n° 2 vi lascia in via Manzoni? Cazzo, è la stessa cosa! Porca troia, applaudite anche al postino quando vi porta una raccomandata! Far volare un A319 (che per chi non lo sapesse non è un aereo, no, altro non è che un colossale e costosissimo videogioco) è il loro cazzo di lavoro, non c’è nessun bisogno di applaudire. Porca puttana…
Una volta raggiunto il terminal, ho inviato la mia squadra ai cessi e mi sono occupato del recupero valigie (tutte e due arrivate a tempo di record!). Come da programma ci siamo presentati all’RV con il nostro autista che ci stava aspettando sbragatissimo e con i piedi sul tavolo. Un cartello con il mio nome (falso, uso sempre un nome falso in missione, mai Dick Smart) indicava che gli stronzi che stava aspettando eravamo noi.
Raggiungiamo il Daily sotto un sole cocente (ma l’umidità era bassa, mica come da noi, In questa valle padana di merda!) e ci mettiamo in viaggio per Magaluf. Tempo previsto: 30 minuti. Intanto ci godiamo il panorama. Si gira attorno a Palma sulla tangenziale passando vicino a Ikea, Carrefour, Mac… quasi come da noi. L’unica differenza sono i cartelloni pubblicitari della San Miguel ed i mulini a vento diroccati. Appena prima di arrivare all’hotel passiamo vicini ad un parco acquatico che avevo già visto su internet: il Western Water Park. Un parco a tema west che rientrava nel nostro programma di viaggio. Magaluf è rimasto esattamente come me lo ricordavo: una successione continua di bar e pub e negozi vari. E finalmente giungiamo all’hotel: il Sol Antillas-Barbados. Le due strutture che lo compongono sono separate e noi alloggiavamo all’Antillas, come la volta precedente. Vedrò di non dilungarmi eccessivamente nella descrizione dell’albergo perché ne ho già scritta la recensione, che voi da bravi bambini dovreste già avere letto.
Dopo la registrazione prendiamo possesso della camera, incredibilmente piccola e con 4 letti affiancati. Lo spazio calpestabile era ridotto veramente all’osso, tanto è vero che abbiamo dovuto lasciare le valige e parecchia altra roba sul balcone. Il tempo di cambiarsi e ci precipitiamo subito in piscina. Le piscine sono 2 grandi (una per ogni hotel) e 2 piccole. Più una piscina coperta, utile soprattutto in inverno. Comunque ho inviato una pattuglia in perlustrazione per capire quale delle due piscine fosse la migliore: è chiaramente quella dell’Antillas, al livello più basso e più vicina al mare. L’acqua delle piscine però non era riscaldata, quindi serviva una buone di coraggio per fare il bagno. Sudiamo come maiali per un paio d’ore sotto al sole poi finalmente viene l’ora di tornare in stanza per la doccia.
Conoscendo i tempi biblici delle mie 3 donne per fare la doccia, ho abbandonato la squadra e sono andato a farmi una passeggiata. Il vero problema, sapete, è l’asciugatura, pettinatura, piastratura dei capelli, il trucco e la scelta dei vestiti. Da sola, la decisione se indossare jeans o minigonna può richiedere alla Gio anche un paio d’ore. Tanto per me il tempo per doccia, barba e vestizione non supera i 5 minuti. Ce la faccio anche in meno di 4 se ho fretta. Gli anni passati nell’Esercito non sono mai sprecati…
Allora, Magaluf, centro balneare frequentato prevalentemente da clientela inglese e giovane (ultimamente anche da molti russi) è una successione infinita di bar e pub. La maggior parte dei locali è gestita da inglesi residenti, e una cosa che ho apprezzato è che i vari pub fanno a gara a chi ha i prezzi più bassi. Mi faccio subito una San Miguel gelata (per chi non la conosce è l’equivalente spagnolo della Peroni): che soddisfazione. Un sacco di fighette inglesi attorno, tutte, ma proprio tutte con piercing all’ombelico e tatuaggio sopra al culo. Le fighette inglesi, come sapete, sono di una bellezza sconvolgente fino a circa 20 anni, poi diventano dei cessi. A 30 anni sono già praticamente da buttare, a differenza delle nostre (per fortuna) che danno il meglio dopo questa età. Certo, non tutte…
Maiorca ha il vantaggio di essere una delle destinazioni più economiche del Mediterraneo, e tanto per farvi un esempio vi dico che nel 2007, in Costa Dorada, una SM costava 3/3,50. Oggi a Maiorca il prezzo è di 2/2,50 al massimo nei pub. La lattina al supermercato (fredda) viene meno di 50 centesimi. Mi fiondo nel secondo pub. Ogni pomeriggio ne ho visitati 2 diversi, più uno opzionale la mattina. Insomma, ce ne sono talmente tanti che non sono mai entrato 2 volte nello stesso. Ora è la volta di un cocktail. I cocktail viaggiano a pinte, cioè quasi mezzo litro (mi spiego?). Da noi una cagata di 2 dita in un bicchiere viene 7 euro, a Magaluf una mezza litrata veniva 4, 4,50, massimo 5 euro. Mi sono fatto un Blue Lagoon documentato con foto scattata col cellulare. Avevo lo stomaco completamente vuoto e la birra più il cocktail hanno fatto il loro dovere: ero mezzo andato! Il rientro in hotel è stato piuttosto lento e faticoso, ma, devo dire, allegro…
Prima della doccia mi sono affacciato al balcone (che dava sul mare anche se avevamo pagato per un stanza con vista montagne: in pratica abbiamo avuto un free upgrade!) e ho intonato, si fa per dire, “You give love a bad name” a squarciagola. Come sapete, all’estero è doveroso fare brutta figura.
Una volta che tutti e 4 eravamo lavati e stirati siamo andati a cena. Il ristorante è a buffet e ci si può servire di tutto quello che si vuole. Logico che si mangi come animali. Molto carina la ragazza che accoglieva i clienti, come pure la cuoca addetta all’angolo della cucina italiana. Dopo cena la stanchezza ha avuto il sopravvento (sveglia alle 3 del mattino, ricordate?) così siamo andati a letto col mangiare sullo stomaco. Sonno agitato, strani sogni: la ragazza carina del pub che mi chiedeva qual’è la celerità di tiro di una MG 42/59. Cose così…
Giorno 2
Dato che siamo andati a letto alle 9 mi sono svegliato prestissimo, alle 5. Le mie donne continuavano a dormire, ma avevo una mezza voglia, così ho svegliato la Gio e le ho sussurrato: “andiamo nel cesso…”. Per tutta risposta si è girata dall’altra parte ed ha grugnito qualcosa del tipo: “mpermi coglioni”. L’ho interpretata come “è molto presto, amore, e vorrei dormire ancora un po’, ma gradirei che mi svegliassi con coccole e baci tra un paio d’ore, meglio tre”.
Me lo immaginavo, ed ho ritenuto inutili ulteriori avances sessuali per tutta la settimana seguente. Ho pensato di fare una passeggiata, così alle 5,30 mi sono incamminato per le vie di Magaluf. L’aria è incredibilmente molto fresca a quell’ora del mattino, e devo dire che in maglietta avevo quasi freddo. Mi sono stupito di vedere un sacco di gente in giro, ancora prima che il sole sorgesse, ma la spiegazione è semplice: la megadiscoteca BCM. A quell’ora, infatti, c’erano in giro tutti quelli che erano usciti dalla disco e non erano ancora andati a letto. Parecchi bar erano già (o ancora, non saprei) aperti e ci davano dentro a servire birre e cocktail. Un margarita alle 6 del mattino è un’esperienza che ancora mi manca.
Era aperto anche il MCDonald’s ed era affollatissimo di giovani (tutti inglesi) intenti a mangiarsi panini e patatine. Vi ricordo nuovamente che erano le 6… Le strade a quell’ora sono una devastazione totale. Mentre se passeggiate alle 9 del mattino trovate tutto pulitissimo e ordinato, a quell’ora antelucana, bisogna fare attenzione a schivare chiazze di vomito, lattine, bottiglie rotte e anche stronzi ubriachi accasciati su panchine e marciapiedi. Preservativi usati non ho visti. Strano, non vi pare? La sicurezza è comunque garantita da abbondanti forze di polizia locale e Guardia Civil. E comunque quando si viene importunati da qualche ubriaco le cose da fare sono sempre queste 2: tirate dritto e ignoratelo. Se proprio si mette male allora tirategli un calcio nei coglioni e una testata sul naso. Fine della storia.
Le fighette inglesi indossavano tutte l’uniforme standard da discoteca: vestitini (facendo a gara a chi l’aveva più corto) e scarpe con tacchi (facendo a gara a chi li aveva più alti). Che dire? C’è da rifarsi gli occhi a Magaluf… Ad ogni modo erano tutte, o quasi,ubriache. Credo non sia difficile farsela dare.
Ritorno in hotel a buttare giù dal letto le mie donne e andiamo a fare colazione. Anche in questo caso è a buffet e mangiare come porci è un obbligo. Volendo un cuoco prepara davanti ai vostri occhi omelette al prosciutto e uova al tegamino. Ho mangiato non meno di 4 uova al giorno in questa vacanza. Così si fa.
Ci facciamo la mattina in piscina a rilassarci, prendendo il sole e tentando di fare il bagno, ma come dicevo, l’acqua era gelata. Dato che eravamo in mezza pensione, per il pranzo siamo andati in uno di quei locali sul lungomare. Ce ne sono un’infinità e per mangiare un panino o un’insalata vanno benissimo e i prezzi sono abbastanza bassi. La maggior parte dei locali offre cibarie British oriented, ma noi li abbiamo accuratamente evitati, così ci siamo fermati in un posto che si chiamava Ancora verde, o qualcosa del genere. Facevano anche le pizze, ma erano davvero penose. E molto insipide. Però il personale parlava anche un po’ d’italiano, il che non guasta. Inoltre una delle cameriere era carina: magra ma il mio occhio esperto ha stabilito che avesse una quarta misura. Eh si…
Il pomeriggio l’abbiamo diviso tra la piscina e la spiaggia, distante solo pochi metri. La spiaggia è davvero molto affollata e se non si prende un ombrellone (che richiede un extra) si sta piuttosto ammassati. Diciamo che il 60/70 % delle donne in spiaggia erano mostri, ma il restante meritava voti piuttosto alti. Si trattava di ragazze inglesi ventenni (assenti la mattina per ovvi motivi di vita notturna) o di russe sui 30 ma praticamente modelle da pubblicità di intimo. Gli uomini russi presenti, invece, erano proprio come uno se li aspetta: bassi e tozzi, con pancia, capelli tagliati in modo dozzinale e facce da malavitosi. Tutto come da copione.
La sera mi rifaccio la mia passeggiata in paese visitando 2 pub: tequila sunrise e San Miguel obbligatorie. Ne ho approfittato per dare un’occhiata agli orari degli autobus perché il giorno dopo volevamo andare a Palma.
Doccia e poi cena,. Abbondante. Dopo cena abbiamo fatto una breve passeggiata per Magaluf a vedere un po’ di negozi che vendono praticamente tutti le stesse cose. I soliti costumi da bagno, le solite magliette, le solite cose per la spiaggia, le solite cazzate…
Giorno 3
Sveglia alle ore 7 precise e poi alle 8 la colazione. Avevamo deciso di passare l’intera giornata a Palma, perché l’avevamo visitata durante la precedente missione e ci era piaciuta parecchio. Da Magaluf la si raggiunge agevolmente in autobus: le linee sono diverse, fanno percorsi diversi, ma alla fine conducono tutte al terminal dei bus in città. 3 anni fa il terminal era costituito da un piazzale assolato, ora è tutto sotterraneo e nuovissimo. Oltre ai bus ci sono anche alcune linee ferroviarie, che partono da Palma e raggiungono altre località dell’isola. Ma voi lo sapevate che a Maiorca ci sono anche i treni? Io lo sapevo perché l’avevo visto su internet, ma voi che ne volete sapere? Ci incamminiamo verso il centro della città e la zona pedonale, ma non prima di una sosta in bar per buttare giù qualcosa di liquido e fresco. Ora vi darò la mia impressione di questo bar. Non è che mi interessi più di tanto il bar vero e proprio, che pareva avere almeno un secolo di vita senza aver visto nemmeno una mano di pittura fresca. La cosa interessante era il cesso. Lo stanzino con il water non aveva una finestra che dava all’esterno e nemmeno un aspiratore. C’era però un’utilissima finestrella che dava sul locale attiguo, quello col biliardo. Praticamente chi gioca a biliardo è costretto, volente o nolente, a respirare l’odore di merda che fuoriesce dal cesso. L’ho trovata una cosa simpatica. Peccato che alle 10 di mattina non ci fosse nessuno a giocare, altrimenti mi sarei sforzato di mandargli un salutino.
Palma è davvero una città molto grande, anche se il centro storico, con la zona pedonale, si può girare agevolmente a piedi. La cosa che stupisce è vedere parecchi negozi che ci sono anche da noi, tipo Intimissimi e Calzedonia. Vi pareva che la Gio potesse passare davanti a Intimissimi senza comprare niente? Impossibile: eccola uscire con un miniabito da sera nero elasticizzato. Ti piace? Si, ok, carino… Indossato una sola volta.
Proseguiamo verso la cattedrale fermandoci ogni 5 metri a vedere i negozi. Cioè, LORO guardavano i negozi, IO aspettavo in strada. Non ne potevo più. Una sosta per una San Miguel rinfrescante e poi di nuovo in marcia. Il sole iniziava a picchiare forte e la stanchezza si faceva sentire. Le strade erano affollatissime di turisti ansiosi di spendere soldi. Fortunatamente italiani in giro ce n’erano pochi. Cazzo, non vi sopporto proprio…
Attraversiamo plaza de Espana, non prima di aver fatto una sosta al Disney Store per poi andare verso il lungomare. A mezzogiorno preciso ci siamo fatti dei panini in una specie di fast food, che per chi non lo sapesse è il contrario di slow food. Comunque raggiungiamo la Cattedrale e ci facciamo un bel giro tutto intorno. Continuavo a scattare foto e fare riprese video mantre la Gio badava alla prole. Il sole era quasi da svenimento, ed ecco la congiura: le donne dovevano pisciare! Tutte e tre! Ma vi pare possibile?
Ci infiliamo in un bar dove ho finalmente potuto dare sfoggio del mio perfetto castigliano: ho ordinato “un cafè solo”. Per fortuna l’uomo dietro al banco non ha replicato, altrimenti sarei stato nella merda, dato che altro non so dire…
La pausa caffè serviva per pisciare. Due i cessi: quello per gli uomini deserto e quello per le donne con una fila lunga un chilometro. Alla fine le ho convinte a pisciare nel cesso degli uomini. Cazzo, saremmo ancora lì ad aspettare, altrimenti…
Ci rimettiamo in marcia e giriamo un sacco di stradine a casaccio, facendo il possibile per vedere la maggior parte delle cose. Siamo andati in giro senza meta, evitando musei e cose simili. Nel tardo pomeriggio torniamo alla stazione dei bus e prendiamo quello per Magaluf. Anche qui si può prendere una linea qualsiasi, il primo che parte. Attenti solo a non prenderne uno che va nella direzione opposta.
Rientrati in hotel come al solito ci separiamo: doccia per loro, passeggiata con 2 pub per me. Questa volta San Miguel e Mojito. Intanto sono andato ad informarmi per il Western Water park. Facendo i biglietti in una delle varie agenzie sparse per il paese c’è un risparmio di 2 eurini a biglietto. Ok, sarei tornato il giorno dopo.
Dopo un po’ torno in hotel per la cena, ma non prima di aver fatto una tappa al vicino supermarket per un’ulteriore San Miguel low cost. Dopo la cena decidiamo di andare alla mini disco. In tutti gli hotel-villaggi la sera è prevista la mini disco, e le canzoni, in tutti i villaggi a tutte le latitudini sono sempre le stesse. Non cambiano di una virgola e dopo un po’ le si impara a memoria. Dato che qui i Flinstones sono di casa c’era anche Dino, cioè uno degli animatori travestito dal cane-dinosauro di Fred Flinstone. La cosa più interessante della mini disco sono le mamme che accompagnano i bambini. Avevate dubbi? Un po’ come accade all’asilo: quando posso vado sempre io a recuperare mia figlia piccola all’uscita. C’è sempre del materiale interessante…
Dopo la disco era previsto uno show di magia. Avrei anche potuto scrivere “spettacolo”, ma mi sento molto più fico a scrivere show. Non è stato male, cioè, tutte cose già viste, nel senso che erano i soliti trucchetti classici visti in tv molte volte, ma dal vivo fanno sempre la loro porca figura. Ancora non ho capito come cazzo ha fatto a tirare fuori una corda intera partendo da tre segmenti e viceversa. Eppure sono stato attentissimo. Quasi, quasi lo cerco su Google. Il mago era un argentino, con la classica assistente bionda, che secondo me si scopava pure. Dopo lo show andiamo a dormire. Ilaria era già crollata da un pezzo e l’ho dovuta trasportare sulle spalle fino in camera. Inizia a diventare pesante e credo che tra un po’ non riuscirò più a sollevarla. Durante il sonno altri sogni strani dovuti al mezzo chilo di cipolle alla griglia mangiate a cena: ho sognato l’addetta alla reception che, vestita da Batman, e indossando uno strapon dildo, correva vicino alla piscina cantando “se mi lasci non vale”.
Giorno 4
L’intera giornata non presenta avvenimenti degni di nota, avendola trascorsa interamente sulla spiaggia. Io mi sono rifatto gli occhi e ho cercato di fotografare qualche culo (ci sono in parte riuscito). Una birretta in un pub, poi la sera sono andato ad acquistare i biglietti per il Western water park.
Giorno 5
Ci svegliamo con calma e facciamo colazione. Il Western Park è la meta di oggi. L’apertura è alle 10 e lo raggiungiamo comodamente in pochi minuti di taxi (4 euro). Siamo un po’ in anticipo e gli unici stronzi in attesa davanti ai cancelli siamo noi. Questo mi ha però permesso di passare in rassegna tutte le bagnine che entravano per andare al lavoro. Alcune erano davvero in forma. Entriamo e ci impossessiamo subito di un paio di lettini (che si pagano, cazzo), poi facciamo un giro esplorativo del parco. Molto carino, con diversi scivoli, compreso un kamikaze di una trentina di metri: dopo la discesa mi ha fatto male il culo per un bel po’, tipo la sensazione che si prova quando si cammina in un centro commerciale affollato con un tubo di cartone infilato nel retto. Avete presente, no? Immagino di si…
Dato che nella prima ora di apertura l’affluenza era bassa ci siamo fatti il giro completo degli scivoli senza attese. Degni di nota erano il Mega Slide, uno scivolone dove la discesa si fa su dei ciambelloni a 4 posti e l’equivalente al buio, il Black Hole. Adesso, non mi fate i malati di mente, lo so che leggendo black hole voi pensate subito al buco del culo. Insomma, fate i seri per una volta…
Per il pranzo ci nutriamo di pura merda, dato che siamo entrati in uno dei vari ristoranti del parco tipo fast food, che vi ricordo essere il contrario di slow food. Se a questo punto vi state chiedendo perché continuo a tornare sul discorso slow food vi rimando a “Missione: Roma alternativa” (un po’ di marketing non nuoce mai…).
Comunque il pomeriggio cominciava ad esserci un po’ troppa gente per i miei gusti e le file per gli scivoli erano lunghe. Ci rilassiamo un po’ nella piscina ad onde (a loro dire la più grande in Europa) poi acquistiamo un po’ di cazzate nel negozio del parco. I prezzi erano popolari, non certo come nel nostro Aquaparadise a Canevaworld, dove bisogna fare un mutuo per comprare gli oggetti esposti. La cosa che mi ha fatto girare un po’ i coglioni era l’orario di chiusura del parco: le 17, cazzo, mentre da noi chiudono tutti come minimo alle 19. Vabbè, almeno ho il tempo per il mio consueto pub tour. Ritorniamo all’hotel in taxi e mi separo dalla mia squadra per la mia bevuta serale. Ero sudato e puzzavo anche come una carogna mentre passeggiavo per Magaluf, ma non è importante, dato che quasi tutti erano nelle mie stesse condizioni. Comunque per stasera niente San Miguel, (mi rifarò a cena) ed opto invece per una Smirnoff ice nel primo pub, ed una Cruzcampo nel secondo.
Ritorno in hotel ma non prima di essermi fatto una lattina di SM ghiacciata comprata al supermercato. Ragazzi, è una sensazione fantastica camminare a torso nudo mentre il sole sta per tramontare sorseggiando una lattina di birra e ruttando ogni tanto. E ragazze inglesi ventenni tutto intorno. Ma che ve lo dico a fare? Tanto non potete capire, voi mica ci siete stati a Maiorca.
Giorno 6
Avevamo in mente di noleggiare una macchina per un giorno per girare un po’ l’isola, in particolare a me interessava vedere l’interno, dove ci sono pochi turisti pecoroni come voi, e anche Porto Cristo, dove ci sono le famose grotte con tanto di lago sotterraneo. Avete presente? Ma no, secondo me no.
Insomma, dato che chi comanda a casa mia sono LORO (nell’ordine: Ilaria, Laura e la Gio) e io non conto un cazzo, ho dovuto abbandonare l’idea di prendere la macchina. Si volevano rilassare al sole, LORO. Per informazione una macchinina economica di fascia bassa si può noleggiare per 35 euro per un giorno, tutte le assicurazioni incluse, benzina a parte. Mi era venuta l’idea di prendere uno scooter per mezza giornata, dato che li noleggiavano nelle vicinanze. Non sarebbe stato male farmi un giro nei dintorni, almeno per staccare un po’. Sono andato a chiedere informazioni, ma non li noleggiavano per mezza giornata, solo per un giorno intero. Pensavo di spendere 10/15 euri al massimo ma quando mi sono sentito sparare 45 euri per un cinquantino ho lasciato perdere. Cazzo, per una Panda ne bastavano 35…
Mentre eravamo in spiaggia, mia figlia Laura ha notato il motoscafo che trascinava il paracadute ascensionale, avete presente? Il nome corretto è parasailing, quella cagata lì. Insomma, mi ha detto che le sarebbe piaciuto provare. La cosa mi ha abbastanza sorpreso, dato che è parecchio paurosa di solito. Le ho spiegato che è praticamente un giro sulla giostra, niente a che vedere con i lanci veri che ho fatto io in gioventù, quando mi sono buttato nel vuoto con un paracadute sulla schiena, che forse, ma dico FORSE, si sarebbe aperto. Comunque sono ancora qui, quindi…
Ho tentato di farle capire che era una cagata pazzesca ma era decisa a provare. Bene, nel mio pub tour serale sono andato a chiedere informazioni. Bisognava presentarsi il giorno dopo al molo. Tutto qui. Il giro veniva 35 euri a cranio, così dopo aver tirato fuori 2 foglietti di carta colorati,uno con stampato il numero 50, e l’altro con il numero 20, ho ricevuto il voucher. Dopo la consueta doppia bevuta sono rientrato in hotel. La sera dopo cena, io sono tornato in stanza a vedere Star Trek, loro sono andate per negozi. Ero esausto.
Giorno 7
L’ultimo giorno a Maiorca era iniziato, e come potete facilmente immaginare, a me giravano i coglioni di brutto. Il giorno dopo saremmo tornati a casa, e mentre la Gio avrebbe fatto ancora qualche giorno di ferie, io sarei dovuto rientrare subito al lavoro. Che ci volete fare? Non c’ho mica la villa ad Arcore, io…
Passiamo come al solito la mattina sulla spiaggia facendo castelli di sabbia. Insomma, sarebbe più corretto dire che riempivo il secchiello di sabbia bagnata e lo rovesciavo. Non sono mica un architetto…. Pranziamo all’Ancora verde per l’ultima volta e poi è finalmente arrivato il momento del parasailing. Quella cagata lì.
Ci presentiamo al molo e il tipo ha subito proposto una foto ricordo. Ecco come fare 10 euro extra. Ok, faccio io. E lui: la puoi ritirare domani…. Cazzo! Domani a quest’ora sono già a casa. No problem, fa lui, te la mando via email… Ecco l’inculata: gli do 10 euro e lui non mi manda un cazzo! Comunque ho deciso di rischiare. Il giorno dopo, ragazzi, non dopo una settimana o un mese, no, il giorno dopo nella mia casella di posta c’erano 5 (cinque) fotografie diverse dell’escursione! Cazzo, c’è ancora gente a posto in giro, da non crederci.
Comunque io e Laura indossiamo i giubbotti salvagente e saliamo a bordo del motoscafo insieme ad altri 6 o 7 sfigati, tutti inglesi, of course. Appena usciti dalla zona bagnanti l’animale ha messo tutta manetta e il motoscafo è schizzato in avanti come un razzo. Una bestia da non so quanti cavalli, ma ho stimato la velocità non inferiore a 30/40 nodi. Sembrava di volare (sull’acqua, perché in aria l’avremmo fatto di li a poco). Siamo andati parecchio al largo e intanto abbiamo dovuto indossare delle mezze imbracature, cioè si infilavano solo le gambe. Il paracadute non è una vela da paracadutismo riciclata, viene costruito apposta per questa pratica, infatti ho notato subito che le funicelle erano molto più spesse di quelle in uso nei paracadute veri, ed il motivo è che questi portano anche 4 persone per volta.
Funziona così: il motoscafo si porta con la prua contro vento e procede al minimo, viene dispiegata la vela che è fissata con un cavo ad un verricello sul motoscafo. Gli sfigati vengono agganciati con dei moschettoni sull’imbracatura a dei supporti alla base del fascio funicolare, il motoscafo accelera e il cavo viene lentamente rilasciato. Non è come vedete in Paperissima che succede di tutto. Non ci si bagna neppure con una goccia d’acqua. Il cavo viene via, via rilasciato e la particolare forma della vela fa si che acquisisca una certa portanza. Non c’è alcun pericolo di finire in acqua, è proprio impossibile. Si sale fino ad una trentina di metri, o qualcosa di più, ed in effetti si può vedere un discreto panorama della costa. Si rimane in aria per 5 minuti esatti, poi il cavo viene riavvolto e ci si posa dolcemente sul motoscafo. Insomma, lo possono fare anche i bambini, ed in effetti l’ha fatto anche mia figlia. Ma se la chiamate “bambina” si incazza di brutto, ed ha ragione, dall’alto dei suoi quasi 12 anni…
35 euri a testa spesi bene? Spesi male? Non saprei dirlo. Certo è una cosa da provare, ma scordatevi gli ettolitri di adrenalina, che si riversano durante un lancio “vero” con paracadute. Come ho detto, è un giro sulla giostra.
Intanto si è fatto pomeriggio inoltrato e passiamo le ultime 2 ore di vacanza sul bordo della piscina. L’umore è a terra, così l’unica cosa da fare è riempirci di gelati. Purtroppo arriva il momento della doccia e del mio giro per i pub. Dato che è l’ultima sera me ne faccio 3: una San Migluel, un Mojito, e una roba stranissima di cui non ricordo nemmeno il nome, qualcosa tipo WDK mi pare, ma è tipo una roba gasata al gusto di frutta con circa 5°. Non era male, comunque.
Durante la cena la Gio mi ha tassativamente vietato aglio e cipolle perché, parole sue: “se domani puzzi di aglio non te la do”. Cominciava ad essere in astinenza, e quindi piuttosto arrapata anche lei, ma meglio non rischiare, no? Nei nostri piani, al ritorno a casa, avremmo abbandonato le bimbe dai nonni (a questo servono!) per una notte per recuperare tutto il tempo perduto. E così è stato, poi magari vi spiego meglio. Intanto sappiate che è stato un tour de force dalle 10 di sera alle 4 del mattino, e i vicini hanno anche chiamato la polizia perché spaventati dai rumori e dalle urla, ma vi dico dopo se mi va. Anche di quel nuovo gadget che ho acquistato in un sexy shop online, che a differenza degli altri che hanno un motorino elettrico interno alimentato da una pila stilo da 1,5 volt, questo ha un motore a scoppio 2 tempi da 50 cc. Una vera bomba, l’avevamo sperimentato in quel motel con idromassaggio tempo fa.
Ma torniamo a noi. Mangiamo comunque come suini e mi sono anche fatto una bottiglietta di frizzantino rosato. Cazzo, era l’ultima cena. Si, insomma, l’ultima della vacanza, di certo un po’ diversa dalla più nota “ultima cena”.
Dopo la cena ci trasciniamo faticosamente a fare l’ultima passeggiata in paese. Il solito giro ai soliti negozi e poi a letto. Le palle giravano furiosamente.
Giorno 8
Ultimo risveglio a Magaluf, da lì a 12 ore saremmo stati nuovamente nella Fucking Padan Valley. Ci facciamo la colazione con la massima calma, esagerando più del solito. Dato che il nostro volo era alle 14, l’appuntamento con l’autista dello shuttle era per le 11. Avevamo quindi 2 ore per cazzeggiare. Lasciamo i bagagli nel deposito poi ci incamminiamo sul lungomare, dove io e la Gio ci facciamo l’ultimissima San Miguel volante. Ma lo sapete che ho trovato un posto vicino a casa mia che le vende? Credo che ne comprerò un po’ in modo da sentirmi ancora in vacanza.
Qualche minuto prima delle 11, puntuale come la morte, arriva il nostro autista, anche in questo caso muto. Detesto gli autisti chiacchieroni. Anche il mio amico Andrea li odia. Comunque non so per quale cazzo di motivo non ha preso la tangenziale a nord di Palma, ma ha affrontato il lungomare. Traffico degno di Milano alle 11 di mattina e un semaforo ogni 2 metri. Stavo iniziando a preoccuparmi. Come sapete le low cost non aspettano, e se per caso arrivate al check in 39 minuti prima della partenza, lo prendete in culo alla grande: non partite più! Però un po’ prima di mezzogiorno eravamo nel terminal, in perfetto orario. Voi non avete idea di quanto è grande l’aeroporto di Palma. Se siete stati a Ibiza o Minorca non pensate di fare un paragone. Qui siamo quasi a livelli di aeroporti americani. Per raggiungere le uscite per l’imbarco bisogna fare chilometri a piedi. Infatti i tempi di percorrenza, a seconda del settore, sono chiaramente indicati. In pratica se perdete tempo a cazzeggiare nei negozi all’ingresso, potreste perdere l’aereo perché non arrivate in tempo all’uscita. Guardate che non sto esagerando.
Anche questa volta mezz’ora di ritardo. Pazienza. Mi sono distratto guardando le tette (chiaramente rifatte) di una tizia svizzera che viaggiava con noi. Ve la descrivo: trai i 35 e i 40, bella, alta, scollatissima, tacchi regolamentari e con 2 bambini (che avrà quasi sempre affidato a varie baby sitter). Chiaramente separata, l’ex marito probabilmente un medico o comunque benestante, lei a Maiorca in cerca di cazzi. E’ così, non ci giriamo tanto intorno. Dall’alto dei miei 42 anni posso affermare di capire un po’ le donne. Solo un po’, attenzione, capirle in pieno è assolutamente impossibile. A tal proposito vorrei raccontarvi una storia, ma sono certo che vi annoierebbe. Però ve la racconto lo stesso. Anzi no… un’altra volta.
Una volta verificata la pista in uso (bastava guardare in alto prima di arrivare in aeroporto) ho scelto il lato destro per sedermi in modo da avere una fantastica vista della baia di Palma dopo il decollo. E così è stato: panorama davvero spettacolare. Siamo passati anche davanti a Magaluf.
Il volo è stato tranquillo e mi sono riguardato le foto sul netbook. Non ne ho fatte molte perché abbiamo girato poco, circa 600, di cui ne ho salvate 250, ma solo una quarantina quelle pubblicate. In questi giorni le messe anche su Flickr per scoprire che quelle in cui il soggetto sono io, non vengono guardate da nessuno. Cazzo, ma sono così cesso? Le uniche foto di un certo successo sono quelle dei culi delle maiale in spiaggia. Come dubitarne?
Arriviamo a Malpensa, che dall’ultima volta (3 anni fa) ha cambiato un po’ le cose. In pratica i passeggeri in arrivo vengono fatti entrare e mischiati a quelli in partenza. Bisogna riattraversare tutta l’area partenze, passare davanti a tutte le uscite, entrare in un tunnel, scendere scale, salire scale, altro tunnel ed infine si arriva all’area ritiro bagagli. Insomma, una cosa da delirio. Folle, direi. Torniamo al parcheggio, recuperiamo l’auto e faticosamente torniamo verso casa in un traffico caotico. Come vi ho detto, prima di tornare a casa abbiamo lasciato le bambine a casa dei nonni. Il resto è storia.
Pubblicato da: Dick Smart
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Pubblicato il 3 08, 2010 · Nella categoria: Diari di viaggio; Tags: 2010, antillas, ascensionale, baleari, barbados, culo, dick, dick smart, easyjet, estate, giordana, giugno, gnocca, hotel, ilaria, laura, lungomare, magaluf, maiorca, mallorca, malpensa, mare, milano, motoscafo, palma, paracadute, paracadute ascensionale, parasailing, park, perizoma, piscina, smart, sol, spiaggia, vacanza, water, wester park, western, western water parkArticoli Simili: 
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