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Con questo diario spero di portarvi, almeno con la mente, in quel di Fuerteventura, ma attenzione, non è tutto oro quel che luccica! E’ stata una “vacanza” non proprio tutta rose e fiori, non mancheranno infatti: malattie fulminanti, rally mortali, giornate infauste e notti insonni…
Photo Credit: Andrea Collalti
Naturalmente c’è anche il bello di questa isola delle Canarie: il sole, l’oceano, le dune candide, la temperatura mite e l’inaspettata immensità di alcune sue spiagge! Per le info tecniche rimando a questo precedente post, ora si parte per Fuerte…
NOTA DEL REDATTORE: per rispetto della privacy, la mia ragazza, in queste pagine apparirà col nome fittizio di Teodora.
06 ottobre IN ROTTA VERSO MADRID
Il giorno della partenza è arrivato! Per essere previdenti, ci muoviamo verso l’aeroporto di Ciampino con anticipo fantozziano, tipo quando il ragioniere deve prendere il treno per andare al casinò col capo. Sì che non abitiamo vicinissimi all’aeroporto, ma quando si tratta di spostarsi con mezzi pubblici è sempre meglio avvantaggiarsi il più possibile coi tempi.
Sul treno faccio la ceck del mio trolley, è praticamente vuoto, stavolta non mi porto roba inutile, tanto so che a Fuerteventura avrò bisogno solamente di 2 o 3 magliette, costumi e ciavatte. Il restante spazio inutilizzato mi servirà al ritorno per trasportare un bene secondario, ma necessario alla sussistenza: le sigarette, che sull’isola non dovrebbero costare praticamente nulla, o almeno, così era a Gran Canaria.
Tre ore abbondanti prima della partenza del nostro volo, siamo a Ciampino, il tempo è buono, poco nuvoloso e poco ventoso, in cuor mio spero tanto che questa sia una traversata tranquilla, debbo ancora smaltire i residui della strippata su un volo Malaga – Girona di qualche giorno fa.
Ore 18.10, si parte!! Con soli 5 minuti di ritardo, il nostro boeing Ryanair decolla alla volta di Madrid, tappa intermedia che fungerà da base per la partenza di domani all’alba verso le Canarie.
Roma – Madrid, 2 ore spaccate di orologio dalla partenza all’atterraggio a Barajas, 1360km per la precisione.
Bene, ci troviamo nella capitale spagnola con circa 20 minuti di anticipo sull’orario schedulato, è stato un volo ineccepibile, nemmeno un sussulto. Una volta fuori dal T1, chiamo la reception del Suites Kris Aeropuerto per sapere dove dobbiamo collocarci per essere raccattati dalla navetta. Non è semplice intendere al cellulare una tizia che parla velocissimo e male un idioma misto tra inglese e spagnolo, ma comunque percepisco un “parking e 20 minutes”. Sarebbe stato meglio specificare QUALE parking, (ma forse lo ha fatto e non ho capito io), dato che siamo in uno degli aeroporti più grandi d’Europa e siamo circondati da parcheggi! Un po’ a caso ci dirigiamo verso destra, continuiamo a camminare per un centinaio di metri, fino a quando non incorriamo in una piazzola segnalata come “Microbus Hotel Parking”, deve essere questa per forza.
Nei pochi minuti che attendiamo il nostro pulmino, ne passano circa 10 dell’Hilton, tutti neri, Mercedes, con le lucine blu diffuse all’interno in un’atmosfera da disco-pub anni 90, che pacchianeria spaventosa, manco dovessero caricare le mignotte di Midnight Prowl, mah.
Il nostro pulmino giunge puntuale dopo circa 15 minuti. Il tragitto che ci separa dagli appartamenti è breve, 360 secondi cronometrati. All’andata bisogna sempre cronometrare i transfert da un posto all’altro in modo tale da avere un riferimento sul quale regolarsi per il ritorno. Grazie alla brevità del percorso, posso prenotare la navetta dell’indomani delle 05.30. Il volo per Fuerteventura partirà alle 06.45.
Effettuato il ceck in saliamo nel nostro appartamento. E’ molto accogliente, pulito e piuttosto grande. A questo punto potremmo anche restare qua e cenare giù in sala, c’è un bel ristorante interno, ma siccome ho voglia di andare a mangiare e soprattutto bere, nella mia catena fast food preferita, in fretta e furia ci liberiamo dei bagagli e ci incamminiamo verso il 100Montaditos sito all’interno del centro commerciale Plenilunio, distante poche centinaia di metri.
Ovviamente so che c’è, perché avevo consultato il sito on-line del centro commerciale, con relative mappe, orari etc etc. So che chiude all’una di notte dal lun al gio e addirittura alle 3 il ven –sab e dom.
Il centro commerciale ai piani bassi, primo e secondo è desolato, i negozi infatti chiudono prima, alle 22, ma al 3° piano è pieno zeppo di gente, c’è un mega cinema, sale giochi, bowling… Sono circa le 22.30, individuiamo il nostro 100Montaditos e ci fiondiamo dentro, non senza penare per trovare un tavolinetto libero. Stanno tutti qua! Gli altri locali li snobbano, eppure non sembrano affatto male.
Ben presto constatiamo il perché di questa calca mostruosa, oggi è mercoledì e il mercoledì costa tutto quanto 1€! Sì, un euro, comprese le bevande! Altrimenti costerebbero 2 o 3€ normalmente.
Che culo! Abbiamo cominciato ad ordinare panini e birra a ripetizione, per chiudere dopo oltre 2 ore con 2 boccali da birra, pieni di ottimo Tinto del Verano.
A fine serata calcolo il totale speso sommando gli scontrini: appena 18€, che comprendono la bellezza di 4 birre grandi e 2 vini, più 12 paninetti assortiti e relative cascate di patatine fritte.
Adoro questo posto!
Ora, se vogliamo dormire almeno 2 o 3 ore è preferibile rientrare in appartamento.
C’è poco da fare, inutile stare a toccare i trolley, io dormo in mutande, Teodora invece perde tempo col pigiama, da notare che avevo alzato l’aria condizionata a 28° e le stanze sono divenute crematorie.
Bè, ognuno ha le proprie abitudini…
Un po’ mi rode il culo non poter sfruttare la wi-fi con la psp per navigare, peccato, una volta che ce l’avevo!
Ci mettiamo a letto verso l’una e 30, sveglia puntata alle 05, anzi sveglie, tutti i cellulari predisposti a suonare all’unisono, casomai uno facesse cilecca, non si sa mai la sfiga.
07 ottobre FUERTEVENTURA: IL CONTATTO
Sveglia amara alle 5, Teodora ha dormito, io meno, forse un paio d’ore, ma mi sento abbastanza riposato, nulla a che vedere rispetto ad un risveglio su un pavimento di un aeroporto.
Operazioni di lavaggio, vestizione e sgraffignamento rapidissime. Ah sì, mi frego tutti i prodotti da bagno: boccette di shampoo, doccia schiuma, cuffia per capelli e bustine varie. In fondo ho pagato per questa roba.
Nella hall c’è già molta gente, pago i 55€ alla tizia, in contanti e puntualissimi saliamo a bordo del microbus per l’aeroporto, ci sono solo 3 posti liberi su 19, fuori è ancora buio e l’autista accende le lucine soft-blu, ce le abbiamo anche noi, come i pulmini dell’Hilton, grande!!
Scendiamo tutti al T1, passiamo i controlli, piuttosto blandi, Teodora fa colazione nell’unico bar disponibile e ci accodiamo al lunghissimo serpentone di gente diretta a Fuerteventura con Ryanair.
I controlli del personale non sono così restrittivi, non pesano o misurano il bagaglio, invitano solamente, senza neanche troppa convinzione, a riporre qualunque borsa o oggetto nell’unico bagaglio a mano, ma vedo che molti se ne infischiano e salgono lo stesso a bordo con 2 o 3 pezzi.
Ci colpisce il fatto che mezzo volo è riempito da bambini con relative famiglie, oh no, faranno un bordello, che palle. L’aereo è pieno in ogni ordine di posto, nemmeno possiamo svicolare.
Saliamo a bordo e partiamo in leggero ritardo, il 737 stava parcheggiato praticamente a Valencia, abbiamo impiegato 20 minuti per raggiungere la pista, sono le 7 del mattino ed è ancora notte fonda, i km da percorrere saranno 1636, dovremmo farcela in meno di 2 ore e 30, vento permettendo.
Come preventivato, a bordo pare di stare nella mensa di un asilo; bimbi che piangono, cagano, affumicano la cabina, mamme che gridano, cantano…per la prima volta che volo con Ryanair, fanno più casino i passeggeri che gli assistenti di volo. Anzi gli assistenti di volo sono stranamente poco invasivi, non vendono niente altro che cibarie e passano solamente un paio di volte con i loro carrelli. Niente vendite alla Baffo di biglietti, gratta e vinci, profumi, falli, bambole gonfiabili etc etc…
Il viaggio va liscio liscio, dopo 2 ore Teodora mi dice di guardare fuori, ma stiamo sulla luna????? No, stiamo semplicemente sorvolando Lanzarote! Una roba spettacolare, crateri, vulcani, caldere, tutta la superficie dell’isola è scura, nera, una visione spaziale.
Fuerteventura segue dopo pochi minuti, praticamente le due isole sono attaccate, divise dall’isolotto di Los Lobos e uno stretto canale. L’atterraggio è da manuale, accanto all’oceano calmo del mattino. Squilli di trombe, abbiamo recuperato il tempo perduto in partenza, mettiamo gli orologi un’ora indietro e alle 9 abbiamo il primo contatto col la superficie isolana.
L’aeroporto è di medie dimensioni, è totalmente deserto. Leggo sul monitor degli Arrivi i voli attesi per oggi, non ce n’è nemmeno uno proveniente dall’Italia, sono tutti UK, scandinavi ed olandesi, perfetto.
La stampa di prenotazione dell’auto recita che un incaricato della Orlando alle 9.15 ci aspetterà fuori nel parcheggio, andiamo a vedere… Il tempo di una sigaretta e arriva l’omino. Ancora non capiamo se fa caldo o freddo, siamo comunque vestiti pesanti; jeanz e felponi.
Il pulmino, meno hi-tech del precedente del Suites, ci scarica negli uffici/rimessa dell’auto noleggio in men che non si dica. Paghiamo la nostra tariffa, compreso un pieno di benza e finalmente saliamo a bordo della Nissan Micra assegnataci.
Prima di partire alla volta di Calete de Fustes, distante pochi km da qui, perdiamo qualche minuto per acclimatarci e studiare la zona (per la riconsegna del mezzo). Non spira il temuto vento e fa un caldo apocalittico, dopo pochi istanti siamo fradici di sudore.
Meglio andare in appartamento a cambiarci se non vogliamo scioglierci come neve al sole.
Caleta de Fustes è effettivamente a un tiro di schioppo, la statale da seguire è la FV2, che taglia più di metà isola. Ci sono parecchi cartelli che indicano gli autovelox, ma secondo le mie fonti, sono tutti fasulli, non dovrebbero esserci controlli effettivi, quindi me ne sbatto dei limiti a 50 e tengo i miei 80/90.
Trovare la nostra struttura, il Castillo Playa, in mezzo a questo dedalo di stradine tutte uguali, non è immediato, ma dopo una ventina di minuti ne usciamo e sbuchiamo magicamente davanti l’ingresso dei bungalow. Il parcheggio c’è proprio a 2 metri ed è gratuito. Effettuiamo il ceck in con anticipo clamoroso, sono le 10.30, ma non ci sono problemi, pago l’intero soggiorno, lascio 10€ di cauzione per il telecomando della tv, mi rifornisco di decine di mappe e mi dirigo con Teodora verso il nostro appartamentino.
Immediatamente ci colpisce l’assoluta pace che regna sovrana. Non si sente volare una mosca, si capisce subito che il posto è popolato da pacati e anzianotti turisti nordici. Molti di loro sono sui lettini del proprio patio a prendere il sole, altri in piscina, altri nel bar/pub.
OOHHH, finalmente ci possiamo spogliare!!! Maglietta, costume e ciavatte, fanculo a scarpe, calzini, mutande (quanto odio indossare le mutande!) e pantaloni, per una settimana non voglio indossare nulla di costrittivo!
Prima di uscire controlliamo che il bungalow sia operativo al 100% (acqua calda, stoviglie, frigo funzionante, tv…), tutto ok.
La primissima cosa da fare è la spesa, riempire il frigo ma anche acquistare un costume a slip, io e un telo da mare, Teodora. Niente di più semplice. Il Castillo Playa ha un’ubicazione strategica, giri l’angolo a sinistra e sei sul mare, quello a destra e sei in centro, nello Shopping Center all’aperto: El castillo.
Per costume e telo entriamo nel primo negozietto a tiro, con 15€ ce la caviamo. Per la spesa facciamo tappa dal mitico Hyper Dino, c’è anche a Gran Canaria, ci piace ed ha prezzi ragionevoli.
Spendiamo 60€ ma riempiamo 4 o 5 buste di roba, è inclusa una cassetta di birra di Fuerteventura (?), la DORADA, c’è anche la Tropical, che è buonissima, ma per adesso voglio provare questa.
Riponiamo tutto in casa, già che ci siamo pranziamo data l’ora, le 13, si va di tortilla di patate e cipolle, in Spagna è d’obbligo. Adesso siamo pronti per cominciare l’avventura sull’isola.
Il programma, da me stilato, non prevede grossi spostamenti, per via del jet lag, (che non c’è, ma è come se ce l’avessimo), abbiamo 2 mete poco distanti da vedere: Playa de Pozo Negro ad una 20ina di km e la nostra spiaggia di Calete a 2 passi.
Ci avviamo verso Pozo Negro, seguendo la statale FV2, alla guida c’è Teodora, l’auto non vuole andare diritta! Eccolo qua, si è alzato il famigerato vento Fuerte. E’ veramente forte ed incontrastato! Il panorama ai lati della strada è simile a quello ammirato dall’alto di Lanzarote, non c’è un tubo, solamente aspre colline laviche, terra bruciata, caprette ignoranti e strane fermate dei bus in pietra sotto il livello stradale, sembrano dei bungalow antiatomici. WOW!
Raggiungiamo Pozo Negro dopo una deviazione dalla FV2, le strade sono comunque asfaltate, ma non incrociamo nessuna altra auto. Scendiamo dalla macchina e apprendiamo che è veramente difficile solamente stare in piedi a parlare. Da fermi sembra di stare senza casco su una Yamaha R1 lanciata sul rettilineo del Mugello.
Il “paese” di Pozo Negro è composto da 6 casupole bianche a ridosso di un mini porticciolo e una spiaggia nera come il carbone,(altrimenti sarebbe stato Pozo Blanco), fatta di ciottoli. Oltre a noi, ci sono 2 persone. Una si sta facendo il bagno. L’oceano non è che sia molto mosso, siamo in un’insenatura, ma è piuttosto freddo, più del previsto, quindi niente bagno per noi. Anzi, decidiamo che è meglio andare via, troppo vento, bisogna cercare un posto più riparato.
Torniamo sui nostri passi, percorrendo la strada a ritroso verso Calete. Ora guido io, non è facile tenere il volante dritto, alcune raffiche ci spostano vistosamente, meglio guidare con molta prudenza, entro i limiti.
Prima di rientrare a Calete, facciamo una deviazione alla Playa del Muellito, situata accanto ad una salina.
La strada si fa sterrata, il panorama sempre più arido e brullo, domina la natura incontaminata. In spiaggia non c’è nessuno, sarebbe tutta per noi, ma è ancora troppo ventosa, quindi non ne approfittiamo.
Di ritorno al quartier generale, posiamo la macchina e andiamo a piedi in spiaggia, è pomeriggio ed il vento qui batte meno. Sul mega spiaggione c’è poca gente e troviamo pure 2 cammelli! Ci avviciniamo furtivi per scattare 2 foto e ci mettiamo alla ricerca di un punto favorevole dove stenderci a prendere il sole.
Delle strane costruzioni attirano la nostra attenzione, ci troviamo dinnanzi a decine di mini nuraghi in pietra, una sorta di anfiteatri alti mezzo metro che hanno l’evidente funzione di riparare dal vento.
Ne troviamo uno libero, stendiamo i teli all’interno, ci allunghiamo e figata!! Niente vento in faccia, sti cosi ti salvano la vita, direi che siano indispensabili.
Si sa, io resisto poco steso senza fare un cazzo, quindi dopo un po’, lascio Teodora mezza addormentata e me ne vado in avanscoperta. Faccio un giro fino al porto ed individuo il famoso Castillo che da il nome un po’ a tutta questa zona, non è nulla altro che una torretta nera alta 4 o 5 metri, per di più chiusa al pubblico, altro che castello, ma in fondo sti cazzi, non siamo qui per questo.
Altro giretto, altra zona del paese, dopo un’insenatura c’è un’altra spiaggia molto ampia, ci sono moltissimi bambini a giocare nell’acqua, un paio di pontili e dei bar sul lungomare, rivedo anche i cammelli che nel frattempo si sono spostati qua (o potrebbero essere altri, chi può dirlo).
Torno da Teodora, la sveglio proprio mentre il sole si nasconde dietro dei nuvoloni, si è fatta sera, dovremmo rientrare, ma prima lei ha bisogno di un caffè, il primo di una miriade che chiederà, sarà una specie di ipnotico mantra il suo “caffè, caffè ,caffè…”.
Comunque ne usciamo subito grazie al Beach Cafè, benché qui non siano abituati ai turisti italiani, il caffè è abbastanza accettabile, per me addirittura migliore di quella schifezza ristretta che servono i bar italiani.
Notiamo con piacere i manifestini della festa che si terrà sabato, l’OktoberFest! Ottimo, potrò bere a sfascio, qui è pieno di tedeschi, sapranno sicuramente il fatto loro!
Rientriamo in casa per la preparazione serale.
Uscendo verso le 22 la temperatura è un tantino più bassa del giorno, ma ben oltre i 20°, il vento cala e si sta benissimo. Io però un giubbetto me lo infilo lo stesso e in giro vengo guardato come uno yeti, in effetti sono l’unico essere vivente dell’isola che sta a maniche lunghe.
Per la bevuta ci affidiamo ad un pub irlandese con musica dal vivo, Guinness e Tropical.
La stanchezza comincia a farsi sentire, a mezzanotte torniamo alla base e ci mettiamo a letto, c’è un silenzio sovrannaturale, fa impressione, se scoreggio è capace che sveglio mezzo paese, meglio avere rispetto e smorzare le trombe…
08 ottobre NORD OVEST, TRA SURFISTI E NUDISTI
Oggi si comincia a fare sul serio, abbiamo in programma il giro a nord ovest, dovremmo vedere una delle spiagge più belle dell’isola, dalle parti di El Cotillo.
La giornata è serena, ma diabolicamente ventosa. Per raggiungere El Cotillo il percorso è agevole; si arriva fino a Puerto del Rosario sulla statale principale, poi si fa una deviazione a sinistra, seguendo le indicazioni per La Oliva e dopo circa una 50ina di km si raggiunge il minuscolo centro turistico di El Cotillo.
Ancora una volta le strade ci mostrano scenari lunari, prima della Oliva costeggiamo un vero e proprio vulcano, una caldera e il nulla, apparte 2 o 3 paesini composti da 2 case in croce. L’unico distributore di benzina era dalle parti della capitale.
Ad El Cotillo ci troviamo di fronte ad un bivio, ci sono 2 playe: playa del aljibe de la cueva e playa los lagos.
Non ho con me una guida che ci delucidi, quindi decidiamo di farcene una al mattino e una al pomeriggio, pranzando al sacco, abbiamo la borsa termica carica di panini, frittate e frutta.
La sorte ci destina questa mattina alla playa del aljibe, ma prima di raggiungerla facciamo una piccola sosta nel porticciolo di El Cotillo. Incredibile, è il primo porto che vedo in vita mia con il mare agitato, ma che dico, tumultuoso! Allunghiamo l’occhio e vediamo un oceano furente dietro i frangiflutti appena fuori l’insenatura, il vento sarà ai 120km orari, si riesce appena a stare in piedi.
Non sono molto confortanti tutte queste raffiche, ma almeno sono piuttosto calde, quindi si sta relativamente bene.
Per raggiungere playa del aljibe si deve percorrere una strada dissestata, che parte da un castello, del tutto identico a quello di Calete, posto sulla cima di una scogliera.
Ecco qua, il primo vero panorama mozzafiato di Fuerteventura!! Dall’alto si apprezza tutta la potenza dell’oceano roboante sotto di noi, le onde saranno alte almeno 3 metri, mette una certa soggezione, mi vengono i brividi e non solo per il vento, qui ancora più robusto.
Sulla sinistra si può ammirare la spiaggia immensa del aljibe, fantastica! Totalmente deserta, qui scattiamo delle ottime foto, (se avessimo una reflex, diciamo discrete data la nostra compatta Sony), che bello!
Dobbiamo scendere giù, percorriamo qualche centinaia di metri sulla strada sterrata e parcheggiamo di fronte l’oceano la nostra Micra rat grey. Per raggiungere la spiaggia bisogna fare l’ultimo tratto a piedi, non semplicissimo ma nemmeno difficile, basta guardare dove mettere i piedi.
La sabbia è dorata, ci sono anche qui gli anfiteatrini paravento, ma sono distanti decine e decine di metri dal mare, chissà come mai, (lo scopriremo tra qualche ora), sotto la scogliera si sono formate 2 piccole lagune, a causa dell’alta marea, l’acqua all’interno è caldissima e profonda circa 1 metro, l’ideale per rinfrescarsi.
Camminiamo un po’ e ci sistemiamo sotto una piccola fila di scogli bassi, almeno saremo un pizzico riparati dal tifone.
Bandiera rossa, vietato o quanto meno sconsigliato fare il bagno. Non la pensano così alcuni surfisti, che insieme a noi hanno raggiunto la playa. Si vestono e si lanciano nell’oceano incazzato. Li invidio, hanno le palle questi qua, io tremo solo a guardarli, ma come cazzo fanno a rientrare poi???? Boh, lo sanno loro.
Primo contatto con l’acqua, la temperatura è sopportabile, ma ne Teodora ne io siamo intenzionati a bagnarci, è troppo pericoloso, c’è un risucchio inquietante. Optiamo per scattare solamente qualche foto vicini la risacca.
Le foto a Teodora escono abbastanza bene, lei non ci mette nemmeno i piedi in acqua, ma quando è il mio turno, faccio un po’ il coglionotto. Entro in mare fino alle ginocchia; bene, la prima onda mi sbilancia e la seconda mi fa letteralmente volare via come fossi un gattino indifeso!! Cazzo, sono andato sotto, ho rotolato per una decina di metri e mi sono ritrovato con la faccia nella sabbia completamente inebetito! Giuro che non ci ho capito una sega, mi sono alzato in tempo per non essere risucchiato, altrimenti il diario lo starebbe scrivendo Teodora e non io stavolta.
Porca puttana che storia, l’oceano mica scherza eh, mi è andata bene, Teodora però s’incazza e mi intima di uscire immediatamente dall’acqua, le do retta e la seguo a prendere il sole.
Ma disteso inerte duro poco, appena mi scasso i maroni mi lancio nella laguna e faccio il bagno insieme a dei bambini, sembro un ritardato ma sti cazzi, andateci voi di la a fare un tuffo!
Man mano che passano le ore, la marea sale, ora ci spieghiamo perché gli anfiteatrini sono così distanti, tra 3 ore saranno lambiti dalle acque. Ci spostiamo anche noi qualche metro dietro, è arrivata l’ora di pranzo e mangiamo i nostri panini al tacchino, a proposito, qui il tacchino a fette non costa un piffero, 150gr 1€ ed è anche buono.
Siamo ormai stonati dal vento, la marea ci ha quasi raggiunti, la spiaggia è stata sommersa dalle onde, restano solamente i surfisti, qui per loro è un vero paradiso, ma per noi no, preferiamo cercare un riparo, una spiaggia più calma e speriamo vivamente che Los Lagos lo sia.
Quindi torniamo in auto e ci fermiamo per un caffè ad El Cotillo. Il titolare del baretto in centro è italiano, dall’accento romagnolo. Per farci rosicare ci racconta che non indossa scarpe da 3 anni, solo infradito e che l’inverno qui lo spettacolo del mare in tempesta è allucinante, onde alte fino a 8 metri, il porticciolo viene sommerso e il vento è qualcosa di incomparabile con questo che lui chiama “brezza”, me cojoni oh!! Tocca farci un salto a gennaio per vedere questo fenomeno. Comunque le temperature non calano mai sotto i 22/23, quindi niente vestiti pesanti, ne riscaldamenti ne un cazzo. Mi dovrò trasferire qua primo poi!
Ci indica la strada per raggiungere Los lagos, lo ringraziamo e ci rimettiamo in auto.
Il tragitto è breve, la strada meno accidentata della precedente. Giunti a destinazione restiamo a bocca aperta. E’ un contesto totalmente differente da quello della precedente spiaggia.
Sabbia bianca, oceano calmo, vento molto meno opprimente, acqua cristallina come nel miglior mediterraneo e per finire “i laghi”, cioè queste piscine naturali al di qua di una striscia di bagnasciuga che le divide dal mare aperto.
La spiaggia non è che sia enorme, di gente ce n’è parecchia e il 90% è sprovvista di costume da bagno, sono nudisti, per lo più anziani, ma c’è anche qualche giovane.
Ci sistemiamo in un punto favorevole, tra un paio di dune basse.
Ma c’è un problema, come mi metto mi metto, mi tocca vedere fighe scabriolate e culi (buchi) aperti, di orribili ciccione, non c’è via di scampo, purtroppo tengono pure le cosce spalancate, sia chiaro, io non ho nulla contro i nudisti, ma cazzo, così no, così ledi la mia libertà, non mi permetti di tenere gli occhi aperti.
Anche per Teodora la vista non è il massimo, è circondata da palle raggrinzite e cazzetti filiformi , siamo veramente gli unici coi costumi. Io mi spoglierei anche, ma non vorrei mettere il pitone in bella mostra e far vergognare tutti questi poveri omini qua intorno!
Appena tiro fuori la macchinetta fotografica, un simpatico vecchietto se ne impossessa per farci una foto, su questo niente da dire, sono gentilissimi, non è la prima volta che accade.
Qui è possibile fare il bagno senza rischiare di essere ingoiati dalle onde.
Non dico che la temperatura dell’acqua sia alta come quella del Tirreno a luglio, ma non è nemmeno paragonabile a come era a marzo a Gran Canaria. E’ tiepida dai, ne troppo fredda ne troppo calda, ci si ambienta in pochi secondi, dimostrazione del fatto che sia godibile, è che Teodora si fa il bagno. Lei è molto freddolosa, se entra significa che se po’ ffa. Io sto benissimo, entro ed esco continuamente, mi tuffo nei laghi, dove l’acqua è molto più calda, poi mi lancio nell’oceano, poi corro sulla spiaggia, un deficiente insomma! Mi diverto come un bimbo e resto ammollo molto più di Teodora, che dopo qualche minuto si rifugia al sole sul suo telo.
Quando finalmente mi stanco, torno da Teodora, il vento si alza di nuovo e mi asciuga con un po’ di brividuzzi.
Verso sera la marea cala e i laghetti si prosciugano lasciando scoperta la spiaggia. Faccio una passeggiata e trovo un paio di occhiali, anche fighi, incredibile! Saranno stati di uno dei pochi giovani che bazzicano qua. Aspetto qualche minuto che qualcuno li reclami, nessuno si fa vivo, sono miei.
Il sole comincia a calare, sono le 18.30, vorrei fare un salto a La Oliva, sulla mappa è indicata in maiuscolo, dovrebbe essere un centro abitato piuttosto grande.
Salutiamo Los Lagos e prendiamo la strada per il ritorno. La Oliva è poco distante.
Mentre attraversiamo una specie di villaggio, leggiamo un cartello “La Oliva”, cazzo è questa!
E’ fottutamente minuscola, non si può definire nemmeno paese. Ci sono dieci case, 2 bar, il municipio e una piazzetta con una chiesetta in pietra, devo dire molto carina.
Abbiamo capito, a Fuerteventura non esistono paesi come li intendiamo noi, ci saranno solamente minuscoli villaggi, fatta eccezione per la capitale, Puerto del Rosario, che comunque non ha più di 13mila abitanti.
Una sosta al bar ci sta tutta. Prendiamo gelati, caffè e cioccolata, ci fermiamo per qualche foto in piazza e andiamo via, anche perché il tempo pare stia cambiando, dei cumuli neri si sono palesati alle nostre spalle.
Prima di tornare a Calete ci fermiamo un momento a Playa Blanca, la spiaggia cittadina di Puerto del Rosario. Non è molto invitante, è a 2 passi dal porto, però ha un bel lungo mare dove è possibile fare jogging o andare in bici sulla pista ciclabile. Anche qui 2 foto e via.
Rientriamo in appartamento verso le 20. Ci prepariamo per la serata ed usciamo.
Per cenare scegliamo uno steak house vicino l’altro shopping center del centro, Los Arcos.
I prezzi non sono così bassi, storco un po’ il naso, ma Teodora mi convince ad entrare, c’è un casino di gente, speriamo che il cibo sia decente.
Io ordino uno spiedino di filetto dal costo di 11€, Teodora del petto di pollo da 8€ e una porzione di patate canarie (3€).
Quando vedo arrivare il cameriere con una SPADA infilzata in un quarto di bue, mi prende un colpo!!
Dio santo, sarà un kilo e mezzo di carne! Pazzesco! Me la serve accanto ad un vassoio con delle pietre incandescenti, in modo tale che appoggiandoci lo spadone, la carne resti calda.
E’ anche buonissima! Sono a dir poco stupefatto, mai visto tanto filetto tutto insieme, siccome sono povero, erano anni che non lo mangiavo, sono commosso.
Anche il petto di pollo di Teodora non scherza, doveva essere un fottuto pollo gigante!
Le patate canarie si rivelano la portata debole, non sono altro che semplici patate lessate, servite con la buccia e una salsetta non ben identificata.
Per finire tutta quella carne ci mettiamo un’ora abbondante, quando finiamo siamo troppo pieni per andare a bere e poi io comincio ad avere una strana sensazione, come di imminente mal di gola…preferiamo rientrare in casa, a bere un paio di Dorada.
Teodora dopo la mezzanotte va a letto, io no, sta sera c’è un frastuono infernale! Sul mega palco alle porte del paese si sta tenendo una specie di festival e qualche stronzo ancora sta suonando a tutta forza.
Intanto che aspetto che finisca mi sparo qualche partita a PES sulla psp.
Passano le ore, è l’una, le 2 ma il tizio non accenna a smettere.
Ma oltre a lui c’è qualcos’altro che mi tiene sveglio, il temuto mal di gola si è aggravato, ora è ufficiale, mi sa che sto male porcaccia della troia!!
Vuoi vedere che domani mi alzerò con la febbre????!!! Oddio no, non ora, non qui! Sono 3 anni che non prendo un mal di gola, spero sia un falso allarme.
Raggiungo Teodora a letto, ma non chiudo occhio, sono preoccupato per la gola e la feccia umana ancora canta a squarcia gola.
Ebbene, sapete a che diavolo di ora ha finito???? Alle 5 e 30 del mattino!!!!!! Che sia dannato! Ma chi cazzo è restato tutta la notte a sentire ‘sto qua??!!!
Ho passato una nottata da incubo, finalmente posso dormire qualche ora!
09 ottobre CAZZO STO MALEEEEEEE!!
Che risveglio infame, mi sento di merda, come temevo, mi è venuto un mal di gola madornale, ho difficoltà anche solo a girare la testa, le ghiandole ai lati della lingua sono diventate 2 palle da baseball, sono fottuto.
Sveglio Teodora e la informo dell’infausta nuova.
Fortuna che sono previdente, ho con me il necessario per il primo soccorso e in parte per la cura, ma non sappiamo esattamente cosa possa aver contratto.
Fin dalle prime ore del mattino avanzo le ipotesi più astruse sulla malattia che mi ha colpito.
Inizialmente propendo per influenza suina o come cavolo si chiama, quella che l’anno scorso sembrava dovesse sterminare 3/4 del globo. Poi passo al colera, poi credo di avere la febbre gialla, (difficilotto però), poi è la volta dell’ebola e infine mi convinco di avere la malaria a causa di una bolla che individuo sulla schiena.
Teodora sembra propendere per un semplice raffreddore o al limite per una bronchite.
Alle 10, zoppicante e semi-incosciente, mi avvio stoicamente con Teodora verso la farmacia del paese per acquistare l’unica cosa che mi mancava nel kit pronto soccorso: il termometro. E dire che me lo porto sempre, sempre!! Ma stavolta è rimasto a casa il maledetto!
Torniamo in appartamento, mi accascio a letto, mi misuro la febbre e zac, 38°.
Bestemmie a non finire, ma non ho nemmeno la forza di smoccolare, la gola mi fa un male boia, mi devo cominciare a curare.
Faccio colazione e prendo antibiotico e antinfiammatorio, successivamente mi ributto a letto.
E’ evidente che almeno oggi non usciremo e a Teodora toccherà accudirmi ed eventualmente organizzare il mio funerale nel caso ci lasciassi le piume.
È necessario rifornirsi di cibarie, io non ci penso proprio ad uscire, toccherà a Teodora fare la spesa.
Esce e torna dopo circa un’ora con l’occorrente: miele, infuso di thè, pastina, formaggini etc etc…
Che tristezza atroce, sono alle Canarie, a Fuerteventura, in uno dei posti quanto meno più belli d’Europa ma sono costretto nel letto come un lebbroso a sorseggiare thè caldo col miele, con temperatura esterna di 28° all’ombra.
Senza parole.
Comincia qui il calvario. Passo l’intero giorno a letto, tengo costantemente sotto controllo la febbre che alle 5 del pomeriggio tocca quasi i 39°, è il momento dell’arma segreta, la Tachipirina 1000. Me ne suco 2 (oralmente, niente supposte per me) e attendo che facciano effetto. Solamente dopo 2 ore di agonia, visioni celesti, vaneggiamenti, deliri vari, la temperatura si decide a scendere.
Ero già in procinto di scrivere il mio testamento sulla carta igienica, per ora mi limito alle ultime volontà: voglio che i miei poveri resti siano cremati e voglio che le mie ceneri siano cosparse dall’alto della scogliera del Cotillo, nell’oceano Atlantico, in tal modo sarò libero per l’eternità.
L’unica nota positiva è che ho con me la psp, con film, cartoni, e PES!
Così mentre Teodora prende il sole nel patio e cazzeggia in cucina, io mi scasso di partite e comincio un campionato con la mia Fiorentina.
Verso sera il mal di gola cala leggermente, riacquisto un po’ di lucidità, mi alzo vacillante e noto sul tavolo in sala il volantino dell’Oktoberfest, fanculo!!! Questa sera mi dovevo sbomballare di birra in spiaggia!! Che rabbia!
Come se non bastasse, comincia di nuovo il concerto con lo stesso bastardo di ieri sera, oh no, un’altra nottata mi farà fare!
Ceno con pastina e formaggino, da non credersi, trangugio altre medicine e non trovo null’altro di meglio da fare che continuare a giocare a Pes, Teodora nel frattempo esce a fare un giro.
E’ stata una giornata a dir poco catastrofica, prima di mettermi a “dormire” mi misuro la febbre, ancora 38°. Credo proprio che domani non sarò in grado di uscire, dannazione.
Per la notte Teodora si offre di dormire sul divano, io sono troppo rumoroso, mi soffio il naso ogni 3 secondi, scatarro, sì perché nel frattempo mi sono riempito di catarro come un vecchiaccio, lei è meglio che stia di la in pace.
In pace si fa per dire, perché Bob Dylan canarino sta facendo lo show della vita, impossibile chiudere occhio con questo caos, tocca solo aspettare e maledirlo.
Finisce solamente alle 5.15, un signore!!
Solo ora posso tentare di prendere sonno, GGGRRRRRR!
10 ottobre ANCORA DAY HOSPITAL
Mi sveglio dopo pochissime ore di sonno, sono più intasato del G.R.A. il lunedì mattina; tosse, starnuti, catarro, asma; altro che guarigione, qua si prospetta un altro giorno tristissimo a letto.
Misuro la febbre; 37.8 già nel primo mattino, non può andare avanti così, è giunto il momento di usare la seconda arma segreta, il Bentelan.
Il cortisone è l’unico medicinale che può giovarmi, a patto che questa sia solamente una bronchite, in verità sono ancora indeciso sulla malattia che mi sta devastando e non scarto le ipotesi Tifo e addirittura Peste.
A metà mattinata però è praticamente ufficiale che abbia beccato una bella bronchite, i sintomi collimano e purtroppo sono un soggetto asmatico, anzi lo sono stato, erano anni che non contraevo sta merda.
La causa molto probabile che ha scatenato l’affezione è stata la giornata al Cotillo, devo aver fatto troppo lo splendido; bagno qua, bagno la, laguna calda, oceano fresco, vento… Insomma, mi sono auto-fottuto.
Il tempo non passa mai in branda, di uscire non se ne parla, il rischio di rovinare tutta la vacanza fino al 14 è altissimo, preferisco curarmi ancora oggi e rimandare l’uscita all’indomani, costi quel che costi, uscirò, dovessi farlo anche in una cassa marrone dentro un’automobile station wagon.
Teodora va da Hyper Dino per acquistare carne e merce varia, poi la convinco ad andare in spiaggia, almeno lei che può, si deve godere il sole, anche se oggi a dire il vero, il tempo è cambiato, è parzialmente nuvoloso e il sole fa capolino sempre meno frequentemente.
Io resto in casa a giocare a Pes, sono in difficoltà con la Fiorentina, sto rischiando la retrocessione!
Tra una partita e l’altra mi vien voglia di alzarmi un momento e fare un giretto rapido per il residence.
Sembro la befana, ma vabbè, so tutti vecchi, sti cazzi.
Con poco stupore apprendo che i bungalow sono quasi tutti al completo, inglesi, tedeschi, olandesi; molti anziani, ma anche diverse famiglie, non escono MAI. Stanno dentro le 4 mura dei bungalow, al limite fuori il patio, solo pochi temerari si spingono fino alla piscina.
Ma che cazzo di vacanza sarebbe così??? Fanno miliardi di km per stare dentro casa??? Che abitudine stolta. Anche a Maiorca in pieno luglio facevano così, tutti in appartamento, si esce solo per la spesa e la sera per la birra. Proprio non li capisco, io dopo un giorno e mezzo in casa sto diventando Jack Torrance nell’Overlook Hotel. Mi stanno venendo le piaghe da decubito, mi sto deprimendo, non vedo l’ora di uscire.
Ecco, l’unica qualità positiva che riconosco all’italiano all’estero, è l’intraprendenza, mista a stupidità, che lo muove e non lo rende un larvone pantofolaio come il turista nordico. Anche i francesi si muovono, gli spagnoli idem…
Verso l’una Teodora torna dalla spiaggia, ha preso poco sole, ha cominciato a piovigginare e la temperatura è calata di qualche grado. Una piccola soddisfazione per me.
Per pranzo c’è la solita pastina, che schifo.
Il pomeriggio trascorre mestamente, fino a quando finalmente c’è una novità positiva: nel tardo pomeriggio mi va via la febbre e il mal di gola migliora sensibilmente! Era ora!
Accendo la tv, su tutte le reti canarie c’è una notizia in primo piano, ovvero la morte di Adan Martin Menis, l’ex presidente delle Canarie, ha ricoperto la carica fino al 2007. Seguo svariati tg ma non riesco a capire come sia morto, non sembra troppo anziano, i funerali ci saranno domani a Tenerife.
Ceniamo, mi sento meglio, fatta eccezione per catarro e asma, ho l’affanno, sembro un labrador, respiro a fatica, credo sia meglio che anche questa notte Teodora dorma sul divano. Sono ancora troppo rumoroso.
La serata sembra tranquilla, il festival è terminato, ora regna un silenzio monasteriale, mi sa che ci scappa una dormita.
Morale della favola: la malattia ci ha fatto perdere 2 giorni, (domani uscirò sicuramente), un giorno dei due era preposto alla visita dell’isola di Los Lobos che a sto punto bisogna depennare dal programma di viaggio, l’altro giorno era destinato ad un “best of” quindi tutto sommato non è perduto. Alla fine Teodora nella vita reale lavora, mica come me, quindi questi due giorni di riposo male non le hanno fatto, anzi.
Prima di mettermi a dormire mi bevo una birretta beneaugurante, con la bocca impastata di catarro ha un sapore folle!
p.s.
termino il campionato a Pes 12°, mi sono salvato!!
11 ottobre RESURRECTION DAY (JANDIA E L’ENTROTERRA)
Alle 8 del mattino apro gli occhi incerto. Ho una paura folle di avere ancora febbre e dolori vari.
Mi alzo dal letto, sputacchio 2 o 3 kg di catarro, mi lavo, sveglio Teodora e le confermo che si oggi si esce! Dopo 2 giorni di reclusione, è finita la prigionia, certo non sto al 100%, ma non mi sento ne febbre ne mal di gola a bomba.
Peccato che il tempo sembra prendersi gioco di noi. La giornata è merdosa, per usare un eufemismo; nuvoloni bassissimi, pioggia, nebbiolina e un insolito arcobaleno ad incorniciare il quadretto. Più che alle Canarie sembra di stare in Irlanda.
Ma fanculo a tutto, mi metto costume a pantaloncino hawaiano, ciabatte, giubbino, cappello, una federa di un cuscino legata al collo per preservare la gola, ingurgito antibiotico, cortisone, antinfiammatorio e via per le strade di Fuerte!
Il lato positivo della giornata uggiosa è che è poco ventilata.
Montiamo in auto pronti a macinare km verso sud, ma dopo 200mt già ci fermiamo, Teodora deve prendere il caffè Segafredo nel baretto italiano della piazzetta. ne approfitto per leggere i giornali e apprendo solamente ora del pareggio della Fiorentina contro il Genoa, ma porca puXX**§§a malefica, non si vince più!
Bene, ora siamo pronti veramente. Briefing di viaggio velocissimo e go go go…
Le tappe di oggi ci porteranno nel sud di Fuerteventura, nella penisola di Jandia ed eventualmente, a discrezione del meteo, nell’entroterra per la ciambella tra i 4 paesini “veri” dell’isola.
Alla guida c’è Teodora, io fungo da navigatore, quindi ho la possibilità di guardarmi intorno e quello che scopro, man mano che si scende verso sud, è la presenza di una miriade di costruzioni abbandonate, lasciate a metà, incompiute, ma alcune addirittura complete… Fondamenta, residence, case, una caserma militare, alberghi… Sembra sia scoppiata un’epidemia e siano tutti fuggiti a gambe levate lasciando in questo stato deprimente i lavori intrapresi.
Superato il paesino di Costa Calma, proseguiamo verso la spiaggia di Mal Nombre, è evidente che non staremo a lungo al mare, piove a catinelle, vorremmo almeno fare qualche foto e vedere il paesaggio.
Inizia un pezzo di autopista, ci sono delle indicazioni per delle uscite che nemmeno sono finite, ci sono cartelli che indicano località inesistenti, Mal Nombre stessa è un luogo fantasma, dovrebbe essere questo agglomerato di residence ed hotel, lasciato a metà, mezzo saccheggiato, in punto molto panoramico della collina sul mare.
La strada per arrivare in spiaggia non è segnalata, anche questa è incompiuta, ad un certo punto finisce il tratto asfaltato e si scende per un paio di km sullo sterrato.
La spiegazione che mi do riguardo tutta questa speculazione abortita, è la “crisi”. Forse hanno cominciato ad espandersi qualche anno fa, magari sulla falsa riga di Gran Canaria, ma poi si sono accorti di aver finito i soldi e si sono sfanculizzati. Un vero peccato. Tutto questo cemento derelitto è deprimente, eppure ci sarebbe da lavorare, gli spazi sono enormi, ma penso che ci vorrà un mezzo miracolo per tornare a vedere operai da queste parti.
Arrivati a pochi metri dalla spiaggia di Mal Nombre, parcheggiamo e scendiamo per fare un giro. La pioggia non da tregua. Anche col cielo scuro si intuisce che la sabbia è bianca e l’oceano trasparente. C’è un minuscolo stabilimento e intorno km e km di spiaggia libera. Non c’è praticamente nessuno, fatta eccezione di qualche figuro che fa jogging. Scattiamo le foto di rito, ma sicuramente usciranno di cacca, servirebbe un faro da stadio altro che il flashettino della compatta Sony.
Da Calete abbiamo percorso circa 70 km, la strada è sempre stata agevole, ma non sono mancati gli incidenti. Solo questa mattina abbiamo incrociato 3 auto, una identica alla nostra, con un solo numero di targa a differenziarla, spiaccicate sui guard rail o direttamente nei fossi. Ma brutti stronzi, vedete che piove, che non ci sono praticamente mai protezioni, che c’è sabbia sulle carreggiate, che cazzo correte!! Vi sta bene, anzi, peccato che non vi siate feriti a morte!
Proseguiamo il percorso all’interno della penisola di Jandia, fino all’estremo paese a sud: Morro Jable.
Una delle 3 località turistiche di Fuerte. Ci sono spiagge abnormi, un lungo mare veramente lungo, diversi Shopping Center, svariati negozi, locali, hotel palazzoni (ma non eccessivi), rotonde, traffico e un discreto porto.
Per pranzo si resta qua. Parcheggiamo e sotto un acquazzone incessante ci mettiamo alla ricerca di un ristorante che serva frittura di pesce, ne ho una voglia matta.
Detto fatto, è pieno di ristoranti. Dopo una passeggiata e una sbirciata ai negozi più interessanti, ci accomodiamo in uno dei tanti e consumiamo il nostro pasto: frittura per me, a dire il vero poco invitante e pollo per Teodora, almeno dall’aspetto, più invitante della mia portata.
Finto di mangiare ci troviamo indecisi sul da farsi. La meta principale della giornata, sarebbe il clou dell’isola, cioè la mitica spiaggia di Sotavento, distante pochi km, ma col tempo così meschino non ce la godremmo per un cazzo, forse è meglio ripiegare sul tour dell’entroterra, almeno staremo all’asciutto in auto ed avremo parecchi km da percorrere in attesa che magari smetta di piovere.
Però un’ occhiatina a Sotavento ce la vogliamo dare. Per raggiungerla c’è un’uscita sulla statale FV2 con su scritto: Casas Risco del Paso, non aspettatevi l’indicazione Sotavento. Il sentiero da percorrere è breve ma pieno di fossi, concluso il quale si posteggia nell’ampio piazzale e ci si trova dinnanzi ad una spiaggia interminabile! Qui c’è una scuola di Wind Surf, un bar e si noleggiano tavole. A dispetto del tempo, ci sono molte persone in mare a praticare wind surf, senza vento sembra difficile andare, invece loro vanno come proiettili. Teodora ha bisogno di caffè, fortuna c’è il bar. Il barista è italiano, (pure questo!), dalle chiarissime origini toscane, lo si deduce dai continui “maremma maiala” che infila ogni 4 parole. Ci racconta che qui il tempo è sempre bello, non piove mai, ma guarda caso proprio oggi che ci siamo noi si è smerdato in questa maniera!
Ci da qualche dritta anche riguardo Jandia, dice che Costa Calma è evitabile, ci vive, ci sono solo 4 hotel e pochi negozi, ci conferma che Cofete (nel sud ovest) è ultra ventosa, ci assicura che domani il clima migliorerà e guardandomi strano, mi confessa che sono il primo tizio ad indossare un giubbotto, che vede da 2 anni! Mabbbaffanculova, prendi te quello che ho preso io, poi ne riparliamo, oltre al danno pure la beffa!
Speriamo che domani migliori il cielo, vista così, Sotavento è impossibile da giudicare, dovrebbe essere una delle spiagge più bianche al mondo, vorremmo ammirarla in tutto il suo splendore.
Dopo il caffè ci rinfiliamo in auto, guido io. La direzione è verso il centro di Fuerteventura, il giro comprende:
Tuineje
Pajara
Betancuria
Antigua
Per poi chiudere il cerchio proprio sulla costa di Antigua, nel quartier generale di Calete de Fustes.
In realtà non è che siano tantissimi i km da percorrere, ma la pioggia, la nebbia e le strade non proprio perfette, ci obbligano ad andature lentissime, mai sopra i 50/60 km orari.
I paesi da visitare sarebbero gli unici o quasi, tipici, non artificiali, dell’isola, popolati solamente da indigeni, pecore e scarrafoni.
Il primo, Tuineje è composto da una via, una manciata di casette bianche, il municipio e una micro piazza, inutile anche fermarsi a fare foto, è totalmente desolato, anche per via dell’orario forse, le 3 del pomeriggio, non escludo che questi facciano la siesta.
Il secondo paese è Pajara, praticamente la copia del precedente, tiriamo dritto senza sosta.
Inizia qui un percorso più impegnativo, si sale. Nulla a che vedere con l’entroterra di Gran Canaria eh, la si saliva a 2000mt, qui saremmo al massimo sui 7/800, ma la statale FV30 si fa maledettamente sempre più viscida, stretta e tortuosa. Entriamo letteralmente in mezzo le nuvole stratiformi, come quando si è in aereo, pazzesco, non si vede una cippa, in strada ci siamo solo noi e alcune capre ai lati della carreggiata.
Ci fermiamo in 2 spiazzi, sarebbero due belvedere, ma oggi è proprio impossibile scorgere qualcosa che sia più distante di 3 metri dal naso. Non capiamo se siamo in pianura, montagna, collina, sotto di noi c’è solo il tappeto grigio delle nuvole. Una vista plumbea che mai ci saremmo aspettati dalle Canarie.
Comincio un po’ a risentirmi e a buttarmi in paranoia. Non lo faccio mai all’estero, sono sempre stato felice di viaggiare, ho sempre apprezzato anche i lati negativi dei posti che ho visitato, ma ora comincio ad averne le palle piene; prima il vento assurdo dei primi 2gg, poi l’infermità dei seguenti 2, poi gli scenari avvilenti del sud, ora il clima irlandese, cristo!
Ma cos’è?? Porta sfiga sto posto?? Cercavamo sole e mare, abbiamo pioggia e nuvole! E checccazzo!!
Dopo la piccola crisi, continuiamo a passo d’uomo il tour montanaro.
Entriamo a Betancuria, città storica, recita il cartello. Questa, prima della costruzione di Puerto del Rosario, era l’antica capitale di Fuerteventura. Siamo esattamente nel centro dell’isola, in mezzo alle colline (a giudicare dalla cartina), intorno a noi le classiche casupole bianche, addirittura una scuola e l’immancabile chiesa.
Lasciamo la macchina per fare un giro a piedi nel piccolo centro pedonale. Non male, la piazza è da presepe, la chiesetta di pietra candida e gli edifici di contorno la rendono molto affascinante, mi ricorda di brutto, Fossanova, piccola località con un’abbazia in provincia di Latina.
Entriamo nell’unico bar del paese e prendiamo 2 caffè. 3.80€ ‘tacci tua!!! Vabbè che sei l’unico barista nel raggio di km e km, ma fino ad ora un caffè, al massimo lo abbiamo pagato 1€! Almeno il locale è caratteristico, molto carino indubbiamente.
Fatto il giretto e scattate le foto ricordo, torniamo in auto per concludere il giro.
Next stop Antigua, si scende a valle e la si raggiunge dopo una mezz’oretta, durante il tragitto mi concedo un pisciatone in una delle fermate bungalow dei bus, essendo tutte in pietra, il piscio schizza e mi fracico irrimediabilmente piedi e infradito, shit!
Ad Antigua non c’è nulla da segnalare. Ci pare il centro abitato più grande tra tutti quelli finora visitati, ma d’interessante 0.
Riassumendo direi che l’unico posto per cui valga la pena percorrere tutti i km dell’entroterra, è Betancuria, per quanto minuscolo sia, ha il suo fascino.
Dopo un ulteriore scollinamento ci ritroviamo dalle parti di Calete. La giornata è rimasta orribile, ancora pioggia e nuvolaccie, tra l’altro comincia anche a fare scuro, prima di tornare in appartamento vogliamo fare degli acquisti.
Per calamite e cartoline ci affidiamo ad un semplice negozio di souvenir, ma la cosa che più ci preme acquistare sono le sigarette.
Il posto dove costano meno è l’Eurospar del centro commerciale Atlantico. 12€ e spicci per una stecca di Winston Blu. Io ne acquisto 3, Teodora 2. Spendo meno comprando 3 stecche qua, che comprandone una nel belpaese! A marzo a Gran Canaria pagai 11€ la stecca, stanno aumentando anche alle Canarie?! Così ho ammortizzato di parecchio le spese di viaggio, molto bene.
Già che ci siamo facciamo anche un po’ di spesa. Stavolta prendo una cassetta di Tropical, la preferisco nettamente alla Dorada. Per Teodora i soliti Bacardi mojito et similia.
Verso le 19 rincasiamo, sono abbastanza stanco, respiro come Galeazzi dopo la telecronaca della finale di canottaggio, ma tutto sommato sono apposto, ho retto l’urto del primo giorno all’esterno, per di più sopportando piovaschi e fresco. Niente febbre, mal di gola ko.
Mentre Teodora cucina, utilizzando ogni utensile pulito che trova, perché non le va di stare a lavare la roba usata in precedenza, io do uno sguardo ai tg.
Oggi ci sono stati i funerali di Adan Martin Menis a Tenerife, ancora non capisco come sia morto.
Le notizie sul meteo mi lasciano allibito.
Nell’arcipelago della Canarie si è scatenato una specie di uragano, che ha colpito duramente il nord di Tenerife, Lanzarote, La Palma e in parte il nord di Gran Canaria. Mareggiate distruttrici, voli cancellati al Tenerife North Airport, ritardi sul South, un bimbo è morto trascinato via dalle onde a Lanzarote! Che casino! Sembra che l’isola meno colpita sia proprio Fuerteventura, dobbiamo ritenerci fortunati!
Per domani non ci sono buone notizie, mi pare di capire che non sarà molto diversa da oggi la giornata, uff!
Dopo cena ci prepariamo ed usciamo a bere qualcosa, la scelta cade su un pub scozzese nello shopping center El Castillo, una cosa molto tranquilla sta sera.
Torniamo in casa verso mezzanotte e 30, prima della nanna scoliamo birra e alcolici vari guardando, con la PSP, le foto scattate in giornata, come previsto fanno discretamente defecare.
Stanotte Teodora torna in camera da letto, ci mettiamo a dormire verso l’una avvolti nella quiete più totale.
12 ottobre SOTAVENTO ASSOLTATA & IL RALLY DI COFETE
Sveglia prestissimo, alle 06.30. Questa mattina vorrei vedere l’alba, sorgere il sole dall’oceano.
Lascio Teodora a ronfare, mi vesto ed esco verso le 7.15 dopo colazione e la solita scorpacciata di medicine.
Sta facendo giorno proprio ora, ma niente sole, è nuvoloso e fa abbastanza freschino. L’idea iniziale era quella di fare una quarantina di minuti di corsa, ma in queste condizioni fisiche precarie non posso far altro che deambulare ansimante.
Faccio il giro dell’intero paese, passando dalla spiaggia, sotto il castello, attraverso il porto e tornando sul viale principale verso casa. Mi fermo ad osservare le tante persone in giro già a quest’ora, ci sono diversi “runner” e molti genitori coi passeggini, mezzi rincoglioniti dal sonno.
C’è una calma irreale, la gente parla a bassa voce, si odono solo le mie ciabatte che sfregano il marciapiede insabbiato, mi fermo qualche minuto sulla scogliera, “parcheggiato davanti l’oceano” , mi sovviene nella mente questa canzone, che fa così:
Let’s swim to the moon, uh huh
Let’s climb through the tide
Penetrate the evenin’ that the
City sleeps to hide
Let’s swim out tonight, love
It’s our turn to try
Parked beside the ocean
On our moonlight driveEhhhhh, c’è sempre una canzone dei Doors adatta, nel momento giusto, al posto giusto! Moonlight Drive.
Compiuto il giretto, mi concedo un caffè al bar, è veramente buono.
Rincaso, sveglio Teodora e mentre attendo che si prepari accendo la tv.
Scopro che oggi è il 12 ottobre, è festa nazionale quindi. In Spagna come in America, ricorre il Columbus Day. Al tg c’è una Madrid in festa: cortei, bande, migliaia di persone in strada…
Anche qui a Fuerteventura sarà commemorato l’anniversario della scoperta, verrà simulato lo sbarco in America, ma non riesco a capire dove. Boh, se avremo culo ci capiteremo, altrimenti amen.
Pronti, Teodora ha preparato un paio di panini e ha rifornito di beveraggi la borsa termica.
Partiamo con un timido sole che si fa largo tra le nuvole, forse ce la faremo a passare qualche piacevole ora a Sotavento, è l’obbiettivo principale della giornata.
Guido io, il vento è fioco (come dice il televideo), percorriamo i 60 km che ci separano da Jandia in poco più di 45 minuti.
Prima di deviare per la spiaggia faccio una sosta in un distributore per prendere una Red Bull e fare un po’ di benzina. Metto 20€ (come d’abitudine in itaglia) e con amarezza noto che ho fatto il pieno!! Cazzo no! La benza qua è in super-saldo, ora mi toccherà fare le casette per consumare tutto questo carburante!
Giungiamo a Sotavento verso le 10. Lo scenario è totalmente differente da ieri. Col sole è stupendo! Finalmente dopo 6 giorni vediamo qualcosa che ci stupisce positivamente, qualcosa per cui sia valsa la pena fare più di 3000 km! La distesa di sabbia bianca è interminabile, la marea ha creato diverse lagune naturali, lembi di spiaggia spuntano tra lingue di oceano trasparente, celeste, piatto, immacolato. Basse dune modellate dai venti si sollevano in lontananza nascondendo piccoli fiumiciattoli che sfociano in mare.
Restiamo a bocca aperta, scattiamo qualcosa come 120 foto in 10 minuti! Con gli zaini camminiamo e camminiamo, non si arriva mai a toccare l’acqua, complice la bassa marea, la laguna più grande, quella davanti il bar è poco profonda e un po’ristretta. Ci sarebbero molte persone, ma la spiaggia è talmente sconfinata che le osserviamo solamente a centinaia di metri di distanza da noi.
Coraggiosamente mi spoglio e mi stendo al sole con Teodora, a terra il vento si sente, ma è una sensazione gradevole, ci troviamo in una specie di paradiso ed è questo quello che conta.
Passiamo così un paio d’ore, poi facciamo una passeggiata lasciando tutta la nostra roba in mezzo al nulla.
Ancora foto, video…
Di ritorno mangiamo i panini mentre scrutiamo l’orizzonte, distante un centinaio di km di fronte a Sotavento dovrebbe esserci il Marocco, se la geografia non è un’opinione.
Facciamo appena in tempo a cibarci che il tempo cambia repentinamente, sopraggiungono i soliti cumuli neri minacciosissimi, battiamo la ritirata 6 secondi prima che si scateni un nubifragio.
Ci rifugiamo nella Micra e malinconicamente passiamo al piano B, salutiamo Sotavento, partiamo verso una nuova avventura, ad ovest di Fuerteventura, nel posto più difficilmente raggiungibile; Cofete!
Cofete è la spiaggia più esposta al vento delle Canarie, si trova annessa alla Playa de Barlovento, nella parte ovest della penisola di Jandia. Già in partenza so che è una mezza pazzia, sono a conoscenza del fatto che la strada per Cofete è messa maluccio, uno sterrato di circa 20km da percorrere in 2° marcia, più adatto ad un fuoristrada che ad un’utilitaria con le gomme finite. Ma se non vedo non credo, quindi punto deciso verso la porzione ovest dell’isola.
Il bello è che Teodora è completamente all’oscuro di tutto: non sa cosa o chi sia Cofete non sa che c’è un vento che ti strappa i capelli, non sa che è distante più di un’ora di macchina, non sa che faremo una strada dissestata e probabilmente pericolosa, non sa che il tempo peggiorerà, per quanto ne sa, Cofete potrebbe essere anche un trans brasiliano.
“Insomma, il clima è maligno, non trovo alternative valide a questa escursione, in fondo ce ne staremo asciutti in macchina, quanto vuoi che sia pericolosa ‘sta benedetta via”, (penso tra me e me)???!!
Per raggiungere Cofete bisogna oltrepassare Morro Jable, salire e scendere dalla parte del porto e poi incunearsi in un percorso sterrato inconfondibile. All’inizio c’è un cartello: le direzioni sono 2, una è per Cofete, l’altra per il Faro di Jandia.
La pioggia si fa sempre più fitta e le nuvole calano a vista d’occhio, non siamo gli unici temerari da queste parti, incrociamo diverse auto, tutte che tornano verso Morro Jable, noi siamo gli unici che invece vanno verso Cofete. Umh….
I primi km sono piuttosto agevoli, il manto accidentato è molto sdrucciolevole ma la macchina sembra tenere bene, a patto che non si oltrepassino i 30 orari.
Dopo una mezz’ora ci troviamo al cospetto del più classico dei bivi: destra Cofete, sinistra Faro di Jandia, che peraltro si può intravedere in lontananza, quella è la punta sud di Fuerteventura, più giù di così non si va! Noi continuiamo verso Cofete.
Più strada facciamo più intorno a noi si fa largo il nulla. Non c’è niente apparte il sentiero. Siamo in una conca vulcanica, nera, inquietante.
Quando pensiamo che il peggio sia passato, dopo svariati tornanti, ecco spuntare dalle nuvole un’ inaspettata montagna rocciosa.
Cazzo, e adesso? Secondo la mappa siamo vicini al traguardo, bisognerebbe “solamente” oltrepassare questo fatidico Monte Fraile (683mt).
A salire saliamo quasi senza problemi. Ormai stiamo facendo un vero e proprio rally, Teodora sta cronometrando i tempi tra un ceck point e l’altro. Nel punto più alto c’è un mirador, ecco Cofete! E’ qui sotto. Teodora mi guarda dubbiosissima, le si legge in faccia il terrore. La strada in picchiata è infatti a dir poco assassina! Un serpentone ripido a ridosso del precipizio immerso nella semi-oscurità. Sembra l’ambientazione di un film horror.
Nel frattempo che decidiamo cosa fare ci dilettiamo con foto e video. Come al solito rischio l’osso del collo per fare la “foto figa”, mi arrampico su una struttura posticcia che dovrebbe essere un punto riparato dai venti e come Gesù Cristo in croce grido a braccia aperte verso il calderone nebuloso sottostante.
Le foto escono malissimo, intanto la pioggia continua a cadere incessantemente e dal terreno vien su una nebbiolina per nulla rassicurante.
Passano un paio di auto in direzione Cofete, i piloti si fermano come noi pensierosi, ma dopo pochi istanti ripartono decisi verso il discesone.
Li osserviamo, sembra che vadano bene, lentamente ma vanno. Sono 2 Toyota Auris, dopo 4 o 500 metri però si fermano, un passeggero scende dalla prima macchina e fa da apripista ad entrambi i veicoli che lo seguono a passo d’uomo.
“Cazzo, sembra che abbiano dei problemi, ma stanno andando, se lo fanno loro, lo facciamo pure noi”, esclamo!
Allacciamo le cinture e ci lanciamo sprezzanti del pericolo! I primi metri mi danno parecchie noie, tenere l’auto dritta è complicato, ma è alla prima curva che irrompe il dramma!
Vado per curvare, scalo in prima, sfioro delicatamente i freni e sssswwwwwhiiissshhhhh, la macchina va per i cazzi suoi! Teodora sta girando un video, buon per lei, non capisce che stiamo rischiando grosso, il nostro destino è legato alla nuda e cruda casualità; se l’auto andrà a destra ci appiccicheremo dolcemente sulla montagna, se andrà a sinistra bye bye mondo…
Per me che sono cosciente di cosa sta accadendo, sono momenti interminabili. Ho una mano sul volante ormai ingovernabile e l’altra sulle palle, chiudo gli occhi e sussurro a Teodora: reggiti.
Pum… Silenzio… Cazzo è successo??? Siamo andati contro la montagna!!! Oddio che culo! Siamo salvi!!
Solo adesso Teodora si rende conto che qualcosa non stava andando e le spiego che stavamo per precipitare nell’abisso.
Ci ridiamo nervosamente su, ma ancora non è finita, ora bisogna capire come diavolo uscire da questa situazione incresciosa.
Scendiamo per tastare il terreno. Quella che fino a poche centinaia di metri fa, era una strada sterrata, è ora un fiume di fango. Siamo immersi fino alle caviglie.
L’unica via di uscita è tentare la retromarcia fino ad un piccolissimo spiazzo e da la, tentare di fare manovra, girare e tornare su.
Decido di fare tutto da solo, lascio Teodora a bordo precipizio, almeno se qualcosa andrà storto, andrò giù solo io.
Metto la retro, accelero gradualmente, rilascio il freno a mano…la macchina slitta come una troia! Dannazione, sta girando da sola!! Teodora mi fa notare che la ruota anteriore destra è totalmente fuori controllo (grazie al pene!), facendo ricorso a tutte le mie capacità di guida e affidando la manovra a San Colin McRae, do una accelerata netta, urto col posteriore un terrapieno melmoso e non so come mi ritrovo col muso girato verso la direzione giusta! Senza mollare l’acceleratore continuo a salire slittando come un porco, avete presente il film Duel, quando al protagonista sta andando a fuoco l’auto, poche centinaia di metri prima del passo della montagna e ha il camion a vista che sta per incularlo?? “Cammina, dannata, CAMMINAAAAAAAA!!!!”, praticamente sono trasfigurato in lui!
Ce l’ho fatta!! Ce l’ho fatta!! Raggiungo il mirador, scendo e vado incontro a Teodora a piedi, l’abbiamo scampata, ma che paura! Penso che da oggi in poi eviterò tutti i luoghi più pericolosi delle isole, che a pensarci bene, mi sono sempre andato a cercare! Pazzesco, ho percorso insieme a Teodora o da solo, strade assurde; a Kos, a Creta, a Gran Canaria, a Maiorca, non mi regolo proprio!
Smaltita l’adrenalina, ci rimettiamo in auto, percorriamo la strada al contrario verso Morro Jable, al termine della quale scattiamo qualche foto per documentare le condizioni pietose delle Micra.
Ora prende il volante Teodora, sono circa le 4 del pomeriggio. Cosa fare?
Ovviamente niente spiaggia, il tempo è sempre schifoso. Quindi?
Piano C, andiamo a dare un’occhiata a La Pared, ancora lato ovest di Fuerteventura, quello più ventoso e tempestoso! Credo che non ci saranno percorsi accidentati, il posto dovrebbe essere poco distante dal bivio dopo Costa Calma.
Lo raggiungiamo dopo una mezz’ora. Il paese sembra un villaggio del far west, c’è desolazione, le solite costruzioni abbandonate, strade disastrate e un breve percorso sconnesso che porta a ridosso della scogliera.
L’oceano sotto di noi è incazzato nero, peggio del Cotillo! Le onde lunghe fanno paura, s’infrangono sugli scogli con una potenza inaudita!
E dire che in mezzo questa forza della natura si intravedono dei puntini in lontananza, i surfisti! In condizioni pessime, sotto un diluvio, nelle acque scure e minacciose, si alzano sulle onde con le loro tavole, che miti.
La spiaggia della Pared è stata fagocitata dalla marea, scendiamo lungo la scalinata per dare un’occhiata, io arrivo fino al piccolo bagnasciuga sopravvissuto, ma scappo a gambe levate non appena uno tzunami si infrange su questo, travolgendolo! Lo scenario però è eccezionale, siamo sotto una “parete” di roccia alta 50metri, molto suggestivo.
Siamo in condizioni estetiche disumane. Sporchi di fango fino alle ginocchia e inzuppati d’acqua, abbiamo necessità di fare ritorno in appartamento per fare una bella doccia ristoratrice, ma prima c’è un’ultima tappa da raggiungere, per la pausa caffè; il paese di Tarajalejo.
Non è distante, è sulla costa est, quella calma.
Lo raggiungiamo in breve tempo, ci fermiamo in un bar e sulla spiaggia di ciottoli. E’ il tipico villaggio di pescatori, qua l’oceano è una tavola.
Alle 19 rincasiamo. E’ stata una giornata tosta, mentalmente demolitrice!
Accendo la tv canaria e apprendo adesso dove è stata fatta la rappresentazione in costume dello sbarco di Colombo, a Gran Tarajal, praticamente a pochi km da dove stavamo un’ora fa, a Tarajalejo. Fanculo ce la siamo persa, è l’unico paese dell’isola che non abbiamo toccato.
Dopo una super-mega-extra docciona bollente, siamo pronti per cenare. Mentre Teodora prepara la tavola io mi faccio un giretto per il residence. Al Cat Cafè, (una costruzione piena di cibo per gatti), mi imbatto nel più grosso dei mici dell’isola! Lo carico di peso sotto braccio e lo porto in casa. Pesa come un suino. E’ talmente pieno di cibo che non finisce il tacchino che gli diamo. Giochiamo un po’ col bestione e verso le 22 usciamo lasciandolo bighellonare in giro.
Per la bevuta serale, Teodora opta per il disco-pub. L’ambiente è carino, ci sono 2 musicisti e una tv sintonizzata su Eurosport. Solita Tropical per me, solito cocktail assurdo per lei, rosa con gli ombrellini.
A mezzanotte la musica termina e vanno via tutti, anche noi.
Tornati in casa Teodora va a letto, io m’intrattengo con la psp un’altra oretta. Prima di andare a dormire esco per fumare una sigaretta, la prima dopo 6 giorni, una merda. Il gattone torna a farmi visita, vorrebbe entrare ma non glielo permetto, forse domani, ora sono troppo stanco per giocare con lui.
13 ottobre DALLE DUNE DI EL JABLE A CORRALEJO TORNANDO SU PUERTO DEL ROSARIO
Niente passeggiata mattutina oggi. Mi sveglio tardi, verso le 9, forse questa appena trascorsa è stata la prima notte che ho dormito benino da quando siamo partiti. Fisicamente vado migliorando sempre più, ormai mal di gola e febbre sono un ricordo, ho solamente residui di catarro e un pizzico di asma. Le medicine però le devo prendere lo stesso, non si interrompe una cura a metà.
Constatiamo felicemente che oggi è una bella giornata! Speriamo vivamente che non si sputtani nel pomeriggio come ieri. Il programma prevede che si esplori la parte nord di Fuerte, dalle dune del Parque Natural El Jable, fino a toccare la punta settentrionale dell’isola, il paese di Corralejo. Tornando in serata ci sarebbe una toccata & fuga della capitale, Puerto del Rosario.
Dopo la ormai nota sosta al baretto per il caffè di Teodora, partiamo verso le 10. Guido io, c’è una marea di benzina da consumare, sembra che la Micra sia un’auto molto parsimoniosa, urgono guida aggressiva e sparate di 3° per far scendere l’indicatore del carburante.
Per raggiungere il nord la strada è semplicissima, FV2 fino a Puerto del Rosario e successivamente FV1. Non si gira mai, si scorre senza intoppi e si costeggia tutta la costa ovest. Il vento è sopportabile, col bel tempo temevo si alzasse, ma finora resta moderato.
Sul lato destro della strada possiamo ammirare l’oceano calmo come non mai, sul sinistro un susseguirsi di cime laviche e basse catene montuose. Questo fino all’incirca alla deviazione per Parque Holandes, da questo punto in poi, la natura del paesaggio circostante, cangia del tutto.
Ci s’immerge in un vero e proprio deserto! La statale si allunga letteralmente in mezzo alle dune di sabbia bianca! Il riverbero del sole è accecante, è impossibile fare a meno degli occhiali scuri, non avevamo mai visto una cosa simile, è incredibile! Non c’entra assolutamente nulla con il deserto di Maspalomas a Gran Canaria dove le dune sono di sabbia dorata e terminano nell’oceano blu. Qui il bianco predomina, il Parque Natural El Jable è una distesa desertica intatta che culmina nell’oceano limpido, trasparente e rassicurante.
Tra questo posto e Sotavento non saprei quale premiare come migliore, Teodora dice questo, tenderei ad essere d’accordo con lei. E’ il massimo che Fuerteventura può offrire, non ce l’aspettavamo così bello.
Fermiamo l’auto in una piazzola e scendiamo per tastare il terreno.
La sabbia è fresca, ma il sole picchia. Facciamo diverse foto, in posti come questo capisci cosa sia la libertà, ti senti libero, spensierato, ci mancherebbe solo un po’ di pejote per rendere mistica l’esperienza!
Faccio una corsa sulle dune, sembrano basse ma in realtà per scavalcarle è faticoso, con l’asma poi, lo è ancora di più.
Raggiunta la duna più alta si scorge l’oceano di fronte e 2 isole rivolgendo lo sguardo a sinistra. La più piccola, praticamente attaccata a Fuerteventura, è Los Lobos, quella che avremmo dovuto visitare se non fossi stato colpito da tubercolosi. L’altra, quella dietro Los Lobos, è Lanzarote, molto più estesa, anch’essa vicinissima a noi. Se avessimo avuto più giorni a disposizione, sicuramente ci saremmo fatti un bel giro a Lanzarote, è una combo fattibilissima.
Passiamo molto tempo fra le dune, fino a quando decidiamo di andare dall’altra parte, verso il mare.
Montiamo in auto, percorriamo un paio di km e individuiamo il posto giusto per fermarci: Playa Bajo Negro.
Ancora sabbia argentea, oceano cristallino, anfiteatrini di pietra, torrette alla Baywatch, nudisti, vento tiepido e qualche nuvoletta innocua all’orizzonte. Impossibile pretendere di più.
Teodora, alla faccia mia, si fa il bagno, la temperatura dell’acqua è ottimale se non si è troppo freddolosi. Io mi accontento di guardarla e le scatto alcune fotografie. Non me la sento di entrare a mollo, non dopo quello che ho avuto, non mi pare il caso di rischiare infauste ricadute.
Dopo il bagno, relax totale stesi sotto il caldo sole di mezzogiorno. Caldo al punto che dopo pochi minuti non ce la faccio più a sentirmelo addosso! Quindi lascio Teodora a grigliarsi e faccio una passeggiata.
Inaspettatamente sbuca da un anfiteatrino, una ragazza figa! Forse è un miraggio, è la prima, credo, che mi capiti a vista da una settimana. E’ anche in topless, col cornuto del fidanzato. Intorno a lei i soliti anzianotti naturisti. A differenza di Los Lagos, qui gli spazi sono più aperti ed estesi, quindi non c’è nessun problema di vicinanza eccessiva con fighe scappottate pleistoceniche.
Maledizione, oggi che avevamo bisogno del pranzo al sacco, non abbiamo niente. Dobbiamo interrompere la cottura dei nostri corpi per andare a mangiare. Il posto deputato a sfamarci è Corralejo, il centro turistico più grande di Fuerteventura, distante solamente 4 o 5 km.
Alle porte del paese si trova l’immancabile opera incompiuta/abbandonata, un parco giochi. Oltre a questo non mancano altre strutture fantasma meno vistose.
Ci dirigiamo verso il porto attraversando tutto il centro, ci sono tantissimi locali, la zona è sicuramente più viva della nostra Calete, ma non ha nulla di particolare, sinceramente siamo contenti di non aver scelto Corralejo come base.
Al porto molliamo l’auto davanti l’imbarco di un aliscafo in partenza per Lanzarote. Da qui si nota perfettamente quanto vicine siano le 2 isole.
Ci inoltriamo sul lungo mare e scegliamo un ristorante con i tavolini a ridosso di una spiaggina. Molto bellino, si chiama Sotavento Resturant. Il cameriere è gentilissimo e mi consiglia pesce, che afferma essere freschissimo. Non stento a credergli, a pochi metri da noi infatti, stanno pulendo i pesci appena sbarcati da un peschereccio.
Per Teodora no fish, ma pollo. Dopo un’accurata selezione dal menù, io opto per una sogliola e una tipica pietanza spagnola, il Gazpacho.
Il servizio è celere, arriva il gazpacho. E’ una zuppa fredda dal sapore indefinibile, che prende gusto dopo averci intinto un tagliere di verdure ed ortaggi vari. Non male, mi piace. Prediligo i cibi freddi. Teodora invece ne è piuttosto inorridita.
Dopo il gazpacho vedo il cameriere dirigersi verso il nostro tavolo con un piatto da pizza. Non ha sbagliato, non è una pizza che ci sta portando, ma una sogliola gigantesca!! Uno squalo!! Io sono rimasto alle sogliole Findus che per me, (che vi ricordo che sono povero), sono il massimo che abbia mai mangiato in vita mia, ma questa non ha nulla a che vedere con i prodotti del capitano barbuto. Sarà almeno un kg di pesce!
Per Teodora il pollo è senza infamia e senza lode. Certo, cosa poteva aspettarsi da un ristorante praticamente dentro un peschereccio ancorato in un porto????! Contenta lei…
Come contorno, le immarcescibili patate lesse canarie, accompagnate da una salsa all’aglio micidiale che compio il ferale errore di assaggiare, mi resterà sullo stomaco per ore, sono allergico all’aglio.
Per finire la balena ci impiego una cifra, dopo il caffè, il conto. 29€. Una miseria per un pranzo così, contando pure che abbiamo preso una Pepsi e un antipastino.
Facciamo un giro per smaltire le pietanze ingurgitate e successivamente raggiungiamo l’auto per tornare in spiaggia. Anche se magnifica, preferiamo non tornare a Playa Bajo Negro, ne vorremmo testare un’altra, sempre sulla stessa costa.
La scelta ricade sulla Playita de Poris, distante 2 o 3 km dalla precedente. Qui la differenza è che ci sono alcuni scogli neri e qualche sparuto pescatore. Ma di turisti 0. Abbiamo una spiaggetta tutta per noi. Ne approfitto per togliere il costume e prendere il sole nudo come fanno tutti. Ahhh, è una sensazione eccezionale, l’arietta che ti solletica i coglioni è fantastica, mica scemi i vecchietti. Bisogna solo stare accorti e proteggere con la crema solare le parti intime, non deve essere tanto simpatico carbonizzarsi lo scroto.
Il pomeriggio trascorre velocemente, la giornata è stata ottima, come succede sempre il giorno prima della partenza! Ovvio che da domani, a Furteventura non pioverà mai più e ci sarà il clima migliore del globo.
Circa alle 18 diamo un ultimo saluto a questo luogo incantevole, ci dispiace tanto, chissà quando potremo tornare a rilassarci in una spiaggia così.
Come da programma, tornando, ci fermiamo a Puerto del Rosario. La città è piccolissima. Mi fermo in un info-point, prendo una micro mappa e mi faccio spiegare dal tipo, cosa c’è d’interessante da vedere.
Non lo sa nemmeno lui, sembra imbarazzato. Mi dice che tutto quello che c’è, è sulla salita a destra. Umh, sarà.
Parcheggiamo sulle strisce blu, non pagando e facciamo ‘sta salita a piedi. Tutto quello che offre Puerto del Rosario, è una chiesetta blu, una piazza e qualche scultura in bronzo sparpagliata qua e la. Fine. Non ci sono locali, alberghi, gente, nulla. Per trovare un buco dove prendere un caffè camminiamo fino alla zona del porto.
Effettivamente questa sosta avremmo potuto tranquillamente evitarla.
Uscendo dalla città notiamo un grosso centro commerciale e percorriamo una stradina che ci riporta a Playa Blanca, che già avevamo visitato il 2° giorno.
Torniamo mestamente nel nostro appartamento, è il momento di sistemare i trolley, domani mattina si uscirà alle 8, riconsegna dell’auto alle 8.15 e volo per Madrid alle 9.30. Che palle.
Sistemo la mia roba e mi sdoccio. Nel frattempo che anche Teodora faccia lo stesso, ne approfitto per fare un giro in macchina, ho ancora mezzo serbatoio, devo consumarne almeno un altro po’!
Guidando come un folle, raggiungo il limitrofo centro abitato di Nuevo Horizonte. Faccio girare tutti con scalate e doppiette alla Bo e Duke, porto al limite dell’esplosione il 1.2 nissan, anche dei poliziotti acquattati dietro un cespuglio mi guardano stupiti! Fortunatamente non mi cagano e mi fanno segno di proseguire. Il posto è squallido, totalmente avvolto dalle tenebre, non c’è neanche un lampione ad illuminare i pochi villini abbandonati e non della zona.
Tanto è buio che mi perdo. Mi fermo a decifrare una cartina, ma devo di essere su una strada incompleta, non segnata. Sto per bestemmiare in cielo quando un aereo mi passa sopra la capoccia a poche centinaia di metri, facendomi strizzare non poco! Devo essere vicinissimo all’aeroporto.
Esco dal labirinto dopo 30 minuti abbondanti di smadonnamenti. Torno in paese, faccio un ultimo acquisto in un mini-market, 2 pacchetti di sigarette al Mojito e torno a prendere Teodora.
Stasera per cena vorrei un kebab. Avevamo individuato un kebabbaro nel centro commerciale Atlantico, quello distante un paio di km dal nostro residence.
Lo raggiungiamo in auto, entriamo, chiediamo un piatto kebab e un doner kebab (che sarebbe quello arrotolato nella piadina). Non si sa perché, la cameriera ci serve un doner e un cazzuto piatto di patatine fritte. Dove diavolo ha sentito le parole “patate fritte” scusa??? Mistero.
Mi girano le palle e per ripicca non ordino più nulla, preferisco approvvigionarmi nel Burger King accanto. Un bel double cheeseburger e fanculo al kebab!
Dopo cena scartiamo l’ipotesi bowling e torniamo nel nostro shopping center preferito, El Castillo.
Prendiamo posto in un pub a 2 metri da Piero’s, il locale più frequentato del posto, ordiniamo 2 Tropical e navighiamo gratis con la wi-fi grazie al prezioso Black Berry di Teodora, che solo ora ha cacciato dalla borsa!
2 birre 5€, eehhh, mi mancheranno ‘sti prezzacci…
Alla solita ora rincasiamo, cerchiamo di salutare qualche miciotto che ci ha tenuto compagnia in questi giorni, ci scoliamo birra e alcolici residui del frigo e buonanotte. Sono le ultime ore a Fuerteventura per noi, sigh…
14 ottobre THE END OF LAUGHTER AND SOFT LIES, THIS IS THEEEE EEEEEEEND
Merda! E’ finita. Detesto l’ultimo giorno.
Sveglia alle 7.45, in 10 minuti ci prepariamo ed abbandoniamo per sempre (?) il nostro bungalow del Castillo Playa. Restituisco la chiave in reception, assieme al telecomando e mi viene riconsegnata la banconota da 10€ che avevo lasciato in deposito.
La giornata, come ampiamente previsto, è paradisiaca, non ci sono nuvole, vento debole, temperatura alle 8 del mattino già calda.
Prima di andare in garage e lasciare la nostra fidata Micra, le scatto qualche foto, è zozza all’inverosimile, le portiere non si possono nemmeno sfiorare, sono coperte di fango e melma secca, comincio a temere che ci venga fatta pagare una tassa supplementare per il lavaggio, alcuni autonoleggi lo fanno.
L’ultima foto è al quadro. C’è ancora quasi mezzo serbatoio di benzina, che rabbia! I km percorsi sono 803, non male, siamo nella nostra media.
Raggiungiamo l’Orlando Rent proprio mentre il pulmino per l’aeroporto sta per lasciare la rimessa, lo prendiamo praticamente al volo, siamo in ritardo di 5 minuti (Teodora non ha voluto rinunciare ad un ultimo caffè Segafredo). Lascio le chiavi dell’auto all’autista che nemmeno la guarda, meglio così, abbiamo evitato discussioni sulle critiche condizioni estetiche del mezzo, ma magari nemmeno ci avrebbero detto nulla, in fondo se le strade di Fuerte sono a cazzo di cane, noi che cosa potevamo farci!
Alle 8.30 siamo in aeroporto, c’è poca gente, fa un caldo infame e noi siamo in jeanz e scarpe chiuse. Inutile dire che passo l’ora prima delle partenza ad imprecare come un turco scomunicato.
I controlli del personale Ryanair sul bagaglio sono inesistenti, salgono a bordo in molti con 2 pezzi o valigie chiaramente fuori misura. Pesiamo i nostri trolley: il mio 8.5kg, quello di Teodora 10kg esatti!
Si parte in orario, dal basso, una sghignazzante e assolata Fuerteventura mi strizza l’occhio, credo non sia un addio questo, ma un lungo arrivederci… Finora Fuerte è stata l’isola che ho visitato che meno mi ha entusiasmato, sarà perché ho avuto la malaria, sarà perché il tempo è stato in parte infame, sarà perché tutte quelle costruzioni abbandonate mi hanno un po’ depresso, sarà perché non ci sono diversivi alla spiaggia… Restando alle Canarie, la prossima meta sarà Tenerife, sicuro, poi propenderei per Lanzarote, poi voglio tornare a Gran Canaria, poi le isole minori… bè, poi.. poi si vedrà, intanto ci debbo campare un po’ di anni per fare sti giri!
Le 2 ore e 20 di volo vanno via velocemente, Teodora dorme, io gioco con la psp.
Atterriamo in Portogallo, o così ci sembra appena scesi dall’aereo. Siamo in un terminal di Barajas sconosciuto, forse il T4?? Fatto sta che per raggiungere il T1 da dove ripartiremo per Roma tra qualche ora, impieghiamo 50 minuti!
Orologi un’ora avanti, sono le 14.15, il volo per Ciampino è confermato alle 17.55. In teoria avremmo 3 ore a disposizione, scarse, per raggiungere il centro città in metro, ma non ne abbiamo voglia. Il left luggage è pieno di gente, perderemmo tempo in fila e alla fine sarebbe tutta una corsa. Tanto vale restare in aeroporto a pranzare. Madrid la saluteremo un’altra volta.
Ci rifocilliamo, beviamo un caffè, fumiamo e passiamo i controlli.
Per la prima volta da quando viaggiamo, Teodora viene fermata! Da notare che lei quando va al mare porta sempre con se, nel bagaglio a mano: creme, liquidi in contenitori di oltre 100ml, lamette e forbicine. Ora la costringono a disfarsi del doposole da 250ml, alleluia, qualcuno che se n’è accorto! Naturalmente la prendo per il culo per l’accaduto, ma lei fa la superiore fregandosene, in realtà le rode aver perso quel doposole.
Alle 18 si parte per la destinazione finale, Roma Ciampino.
Anche questo volo scorre bene, non incontriamo turbolenze di sorta e atterriamo in perfetto orario, (4 voli Ryanair, tutti e 4 conclusi in anticipo sui tempi). Ancora squilli di trombe e vai!
Da qui in poi, quello che accade è la solita routine: bus+regionale fs+macchina+tristerrimo rientro a casa.
Che cosa aggiungere? Niente, che nonostante tutto siamo stati bene, (più Teodora di me), che non ci stancheremo mai del mare e che da vecchi, ma anche da giovani, vorremmo vivere alle Canarie per sempre, (ma non necessariamente a Fuerteventura).
THIS IS THE … END… (?)
next week: Galleria Fotografica
Pubblicato da: Andrea Collalti
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Pubblicato il 1 11, 2010 · Nella categoria: Diari di viaggio; Tags: atlantico oceano, betancuria, calete de fustes, canarie, castillo playa, cofete, corralajo, costa calma, diario, el cotillo, figa, fuerteventura, gran canaria, italia, lanzarote, lapared, lebbra, los lagos, los lobos, mal nombre, morro jable, peste, playa blanca, pozo negro, puerto del rosario, roma, ryanair, sotavento, spagna, spiagge, tenerifeArticoli Simili: 
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One Response to “Fuerteventura: parked beside the ocean – Diario”
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Fuerteventura: parked beside the ocean - Album Fotografico | Travelsmart said on November 8th, 2010 at 09:40
[...] si fosse perso i precedenti post, dia un’occhiata qua! Diario & Info [...]

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