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  • Lanzarote: walking on the moon – Diario (parte 2)

    di: Andrea Collalti

    Eccoci qua! La seconda metà del diario “walking on the moon” è pronta. Ma dove eravamo rimasti?? Ah già, a sabato 19 marzo; abbiamo vagato fra i crateri lunari del Timanfaya, siamo stati ammaliati dal candore di Yaiza, abbiamo cavalcato un dromedario su Marte e infine ci siamo spalmati sulla tiepida sabbia del Papagayo… Non male come giornata eh??!!


    Photo credit: Andrea Collalti – soggetto: me

    Ma siamo solamente a metà dell’avventura… Vediamo come va a finire…

    20 / 03 Let’s climb through the tide

    Oh shit! Stamane è arrivato un po’ di calima. Non esagerato, ma sufficiente a celare il cielo, le previsioni meteo c’hanno azzeccato.

    Vediamo oggi cosa abbiamo in programma: un bel giro nel cuore di Lanzarote, partendo da Teguise, ex capitale sino alla fine dell’800, col suo mercato domenicale, proseguendo sulla LZ30 che squarta in 2 l’isola attraverso il crocevia del Monumento del Campesino, la zona viticola de La Geria, fino ad arrivare nel sud ovest, ad El Golfo con il suo anfiteatro oceanico, per finire sulle scogliere sospese di Los Hervideros.

    Stamattina il caffè Mafalda se lo prende in un pub differente, come faccia a bere queste brodaglie è un mistero, non che il caffè italiano a me piaccia, per carità di Dio, ma questo, a volte, è qualcosa di molto simile a piscio di cane, bah.

    Ci mettiamo in marcia, verso Arrecife, da qui prendiamo la LZ1 e attraversando il suggestivo pueblo di Nazaret giungiamo a Teguise.

    Alcuni km prima di giungere in “città”, incrociamo diversi parcheggi a pagamento, tiriamo dritti fino quasi a destinazione, quando siamo costretti a disfarci dell’auto in prossimità dell’area pedonale. Il parking è nel ghiaino nero, custodito da un personaggio ambiguo, che si prende 1.50€ per il disturbo.

    Siamo alle porte del famoso mercato domenicale di Teguise, c’è un fottio inaudito di gente!! Non si riesce praticamente a camminare, maledetti turisti, le sanno tutte!!! Il pueblo è avvolto dalla nebbiolina, c’è un caldo notevole. Le prime bancarelle sembrano le stesse che abbiamo nel nostro paese del sultanato italico, di sporchi avvinazzati, beceri, trucidi, ciociari. I soliti marocchini (credo), che vendono paccottiglia di marca taroccata; portafogli, cinte, borse e via dicendo. Sono anche piuttosto rompicoglioni, appena ci avviciniamo a dare un’occhiata ci assillano con “my friend compra questo, compra quello, italianoooooo, wwoww, w l’italia eh eh”, che si fotta l’Italia invece!

    Se devo comprare sta merda me la compro alle bancarelle a Roma, che tra l’altro costa pure meno.

    Facendoci largo tra la calca, entriamo nella piazza del paese, bella bella bella: c’è la tipica chiesetta col campanile, un giardinetto con le palme, le casette bianche intorno e un gruppo di musici canari in costume, che suona, intrattenendo gli astanti con ballate dal tipico sound spagnoleggiante.  Io riprendo tutta la scena con la videocamera, Mafalda documenta i fatti con la fotocamera.

    Ci sono un’infinità di bancarelle, ogni vicolo è stipato di gente che compra di tutto, mi colpisce un tipo che costruisce orologi da parete utilizzando bottiglie di vodka e birra, peccato che non ho spazio nel bagaglio a mano altrimenti avrei acquistato un affare di questi, sono veramente particolari.

    Mafalda ogni tanto mi sparisce alle spalle, spesso si ferma ad osservare gli oggetti artigianali, nemmeno lei può permettersi acquisti ingombranti, quindi opta per un oggetto piccolino ma ben fatto, un portafogli, (non tarocco, ma cucito a mano).

    Alle bancarelle si uniscono anche gli artisti di strada, i finti indiani coi flauti e gli antiquari.

    Il premio “genialata del giorno” va ad un tizio che ha piazzato in mezzo ad una viuzza una cassetta per le offerte a forma di chitarra, lui apparentemente non c’è, ma d’un tratto spunta fuori da una finestra al secondo piano di un edificio poco distante, munito di chitarra amplificata e microfono.

    In pratica se la canta e se la suona direttamente da casa sua, ci fa una serenata al contrario! L’idea è sicuramente ingegnosa e trova riscontro nelle svariate offerte che la gente elargisce divertita nel suo bussolotto. Anche noi diamo la nostra (poco generosa) parte.

    Risalendo verso la piazzetta faccio compere, per 2€ accatto una t-shirt col diavoletto del Timanfaya che si accoppia alla grande con la collanina.

    Il tempo trascorso osservando e girando in questo mercato infinito vola via. E’ la fame ad avvisarci che sarebbe ora di migrare verso altri lidi la nostra giornata.

    Torniamo in auto e ci introduciamo sulla LZ30, una statale che taglia esattamente l’isola a metà nel centro. La prima tappa è al Monumento del Campesino, opera del Manrique, banalmente diciamo ha l’aspetto di uno strano spartitraffico bianco, perché posto in prossimità di una grossa rotonda.

    Ci fermiamo a fare qualche foto e proseguiamo…

    Oltrepassato il pueblo di Masdache, il panorama intorno a noi assume un aspetto particolarissimo, ci stiamo infatti immergendo ne La Geria, la zona dove si produce il vino DOC di Lanzarote. Ci sono mini anfiteatri, simili a quelli che riparano dal vento sulle spiagge, ma utilizzati qui per la coltivazione delle viti, la cosa incredibile è che sono migliaia e migliaia, che si arrampicano dalla pianura fino ai lati scoscesi delle colline. Le buche sono perfettamente scavate nell’arida terra vulcanica e le pietre a secco proteggono il raccolto dai venti. Un’opera veramente unica al mondo!

    Decidiamo di accostare la macchina e mangiare, proprio qui, circondati da questo inconsueto scenario. Certo il pranzo è meschino: tonno e scatolette di verdure, ma l’importante è dove siamo, non cosa facciamo o mangiamo.

    Intanto sulla LZ30 sfilano sibilanti decine di ciclisti e gente con i mezzi più improbabili, tipo bizzarri monopattini con ruote asimmetriche, bici radenti il suolo che si guidano da sdraiati, bici coi pedali a mano…

    Consumato il pasto frugale, torniamo in macchina e puntiamo verso il villaggio sul mare di El Golfo, complessivamente, da Teguise percorriamo 50 km per raggiungerlo.

    Sulla stessa strada, poche centinaia di metri prima di El Golfo, ci sono le scogliere Los Hervideros, ma per ora non ci fermiamo, ci passeremo questa sera tornando, ora vogliamo sfruttare il caldo, purtroppo non il sole perché il pulviscolo ce lo sta oscurando un pochino.

    La caratteristica unica di El Golfo è data dalla sua incredibile spiaggia. Formata da un’eruzione vulcanica del 1730, che ha dato vita ad una laguna verde naturale, Charco de Los Clicos, separata dall’oceano da un’abbondante spiaggia corvina. Ci troviamo in un enorme cratere a metà, aperto sull’Atlantico! Il colore verde brillante della laguna è dato dalle alghe che abitano le sue acque.

    Lo stupore dinnanzi questo spettacolo naturale è tanto, in qualche modo ci ricorda Sa Cobrera a Maiorca.

    La cosa ancor più bella è che non c’è praticamente nessuno! Tutta la spiaggia è nostra.

    La prima operazione che compiamo è scattare un milione di foto alla laguna, delimitata da un esile recinzione, pur non essendoci il sole, il verde delle sue acque è smagliante e splendente, di contro, le pareti della montagna che ci circondano sembrano coperte da una patina di polvere rossastra, che ben contrasta il nero lavico della sabbia. Siamo in una sorta di canyon marino, levigato dai venti, liscio, sinuoso ed immortale.

    Un effetto collaterale del calima è che influisce sulle maree, rendendo l’oceano mansueto come una piscina per neonati, peccato non sentire il ruggito delle onde smorzarsi sul bagnasciuga pietroso, così quasi quasi vien voglia di fare il bagno, ma desisto, l’acqua è sempre e comunque fredda come la mano sinistra della morte.

    Mafalda allunga il telo e si stende sulla sabbia calda, io mi munisco di fotocamera ed esploro ogni millimetro quadrato della zona, fino a spingermi su un imponente scoglio, guadando l’oceano nel punto più basso, favorito della bassa marea.

    Torno da Mafalda e riesco a convincerla a salire sul punto panoramico posto sulla sommità di un sentiero all’apparenza semplice da scalare, da li potremmo fare foto da paura.

    L’arrampicata per me non è un problema, ma per Mafalda si rivela un dramma! A metà strada non sa più cosa fare, ma ormai è tardi per scendere, quindi pian piano riesco farle percorrere gli ultimi metri e raggiungiamo lo spiazzo panoramico. La veduta è ultra! Si può ammirare il Charco de Los Clicos in tutto il suo splendore! Scattiamo ancora foto su foto e quando è il momento di riscendere notiamo il divieto di accesso sul sentiero scosceso, in effetti è un tantino pericoloso, mi sembrava strano che fosse aperto a tutti, ma d’altronde è l’unica strada che abbiamo a disposizione per tornare giù, a meno che non vogliamo farci a piedi il giro lungo, passando per il paese.

    Scivolare è abbastanza scontato, Mafalda ha la fobia dei sentieri, non so perché e da cosa sia data, ma ce l’ha, quindi è tutta un lamento fino al completamento della discesa.

    Incolumi riprendiamo posto sui nostri teli e trascorriamo oziando un paio di ore.

    Puntuale il freschino del tardo pomeriggio comincia a farsi sentire, nonostante il calima, l’arietta frizzante ci suggerisce che è ora di lasciare questo luogo mistico, a malincuore facciamo lo zaino e andiamo via, dando un arrivederci sentito alla laguna e al suo amico oceano.

    Come da programma, è la volta dell’ultima tappa giornaliera, Los Hervideros. Si tratta di un percorso artificiale creato anche questo da Cesar Manrique, che si snoda all’interno di una scogliera a picco sul mare. Alcuni punti sono veramente stretti, ma non si tratta di grotte al chiuso, quindi riesco a girare tranquillamente dovunque.

    Certo, sarebbe tutto molto più figo se ci fosse alta marea, vento ed oceano avvelenato, così l’esperienza è un po’ svilita dalla floscia vena del moto ondoso.

    Ma i colori che si possono ammirare sono limpidi e variegati, poi è quasi il tramonto e l’atmosfera acquista quel pizzico di magia che solo le isole e il mare possono donare.

    Anche oggi Lanzarote ci ha ammaliati con le sue bellezze…

    Sulla via del ritorno, compio consapevolmente un errore di percorso, faccio una deviazione attraversando il paese collinare dei Las Brenas, inutile dire che è un altro posto fottutamente perfetto! Ogni casetta ha la vista sull’oceano, ci sono 2 strade, una scuola e un piccolo parco, le porte sono aperte, i  bambini giocano all’aperto… Superfuo aggiungere altro.

    Ripresa la LZ2, ci fermiamo a fare benzina, purtroppo anche qui è aumentata, l’anno scorso in marzo eravamo a 0.75 (Gran Canaria), poi ad ottobre 0.85 (Fuerteventura), ora siamo esattamente ad 1€ al litro.

    Ci sono 2 cose da fare prima di rincasare, la prima è il caffè al Playa Azul, la seconda è trovare un ciber-locutorio per connettermi ad internet! E’ domenica e debbo assolutamente sapere che ha fatto la Fiorentina! Oggi si è giocato contro l’odiata Rometta! Troviamo un locutorio a dir poco losco, con un tizio sicuramente pluripregiudicato latitante al bancone. Per 35 centesimi ci lascia usare un pc scassato con WXP e una connessione abominevole, ma ciò basta ad aprire il sito della mia squadra e apprendere il verdetto. 2 – 2 fanculo! Speravo in una vittoria, quest anno è da buttare, meglio non pensarci altrimenti m’incazzo.

    Per cena abbiamo polpette, tortilla, formaggio di capra e jambon. Niente male, ci voleva dopo il pranzo aberrante della giornata.

    Per la bevuta quotidiana, verso le 22.30, scendiamo a piedi sul lungo mare e dopo un po’ di girovagare ci accomodiamo nel pub irlandese dove Mafalda prende il caffè la mattina. C’è un gruppo che suona dal vivo, è evidente che dove suonano dal vivo, la gente si accumula a frotte, dove non c’è musica, non c’è gente.

    Purtroppo i 3 musicisti non sono granchè, uno è pure stonato e cantano tutte canzoni a noi sconosciute, penso rock inglese anni 90 a giudicare dall’entusiasmo di tutti gli stronzoni ubriachi che ci circondano. 2 Guinness, 10€ e così anche quest’altra giornata a Lanzarote è andata via…

    21 / 03 We couldn’t get much higher

    Questa mattina mi sveglio presto, avrei intenzione di andare a correre in spiaggia, è una gran bella giornata, ma soffia un discreto vento che mi da noia, quindi accantono l’idea e faccio una breve passeggiata sul lungomare, tanto per comprare dai cinesi 4 calamite.

    Tornato in appartamento, insieme a Mafalda, ci prepariamo per la giornata, che non prevede pranzo al sacco, ma una sosta in un ristorante, probabilmente nei pressi di Haria se tutto andrà secondo i piani.

    Il programma giornaliero è il seguente:

    Mirador del Rio – Haria – Playa de Famara – (e se ci sarà tempo Costa Teguise per un giretto al tramonto)

    Dopo il caffè si parte, il Mirador del Rio è situato nell’estremo nord di Lanzarote, in pratica al di sopra di Orzola, quindi via di LZ1, la statale costiera che abbiamo percorso il 2° giorno.

    Giungiamo sul posto dopo un’oretta, ce la prendiamo comoda, il Mirador del Rio, manco a dirlo , è l’ennesima opera del Manrique, paghiamo il ticket ed accediamo.

    Ci troviamo a poco meno di 500 metri di altitudine, rivolti a nord-est, non appena si varca l’ingresso si capisce subito che questo non è un punto panoramico qualunque, già dal bar la vista è clamorosa, ma uscendo sulle terrazze si resta attoniti.

    Il Mirador è letteralmente incastonato nella scogliera, come una pietra preziosa su un gioiello, si può ammirare l’intera isoletta La Graciosa, separata da Lanzarote da uno stretto lembo di oceano, chiamato El Rio.

    Sull’isola La Graciosa, si trovano solamente un piccolo centro abitato con un porticciolo, qualche strada sterrata, un vulcano e niente altro! La spiaggia migliore è posizionata dal lato opposto al nostro punto di vista, Playa de Las Conchas, raggiungibile a piedi o in bici attraverso un sentiero lungo circa 6 km.

    Ci armiamo di foto e videocamera, il lavoro che ci aspetta sarà lungo, vogliamo documentare e registrare ogni centimetro di questo incredibile belvedere. I punti accessibili sono 2; la terrazza a livello del bar e la terrazza superiore, che può essere raggiunta mediante una comoda scala a chiocciola che passa attraverso un negozio di souvenir interno.

    Blocchiamo qualche tizio e ci facciamo fare delle foto insieme, il risultato non è molto positivo, ma meglio di nulla, non ci sono punti di appoggio consoni per l’autoscatto.

    Inglobati on the top of a cliff, dopo esserci sfiancati con le operazioni documentaristiche, ci rilassiamo all’interno del bar, dove assistiamo alla preparazione di un servizio fotografico professionale, con tanto di modella bionda alta 2 metri e 18.

    Tra la Ruta de los Volcanes e questo scenario da sogno, Lanzarote ci sta lasciando dei ricordi indelebili, unici, che non ci aspettavamo così prodigiosi, sicuramente oltre le aspettative!

    Al termine della mattinata, si conclude la visita del Mirador, uscendo notiamo molte persone che intraprendono a piedi una stradina sulla sinistra del parcheggio, sono i taccagni che vogliono assistere allo spettacolo senza pagare, ma vi assicuro che, pur avendo un’ottima visuale, non è la stessa cosa che stare sospesi nelle terrazze.

    L’idea di fermarsi a pranzo ad Haria si materializza, il paese è poco distante ed a metà strada dal nostro 2° obbiettivo di giornata: Famara.

    Non appena entrati ad Haria, un grosso cartellone ci fa inchiodare in mezzo la strada: POLLO ASADO. Cazzo, era proprio quello che desideravo!! Il pollo!! Avevo letto da qualche parte che il pollo canario arrostito è una portata da non perdere e quindi ci fiondiamo famelici nel ristorante.

    All’interno pur essendo le 13.30, non c’è nessuno, ci si serve liberamente dal buffet, ci viene riferito il corrispettivo da pagare ma non diamo molto ascolto alla tipa, piuttosto riempiamo i nostri piatti con tutto ciò che c’interessa: pasta fredda alla salsa piccante canaria, pesce fritto, papas immancabili, polpette al sugo, melanzane al forno e naturalmente tanto pollastro!

    Non appena ci sediamo, sopraggiungono sul posto 3 autobus carichi di vecchietti, che in men che non si dica fanno razzia del buffet. Ci siamo salvati appena in tempo, che culo!

    Le cibarie hanno un buon sapore, soprattutto il pollo, per chiudere prendiamo 2 ciambelle e Mafalda un caffè che si rivela essere il peggiore mai bevuto non solo a Lanzarote, ma probabilmente in Europa! Veramente da internare il barista che fa ste robe!

    Il conto, 24€, che si trasformano, con la mancia, in VENTICINQUE pippi! Ancora! C’è il prezzo fisso a quanto pare, come te muovi partono 25 euro, ma stavolta sono più che giustificabili.

    Torniamo in auto e ci apprestiamo a scalare le vette più alte dell’isola, la strada per Famara infatti ci condurrà attraverso Don Juan Feo e Los Valles; il Mirador de Haria ci da la possibilità di scattare non una foto, ma una cartolina ad Haria, dolcemente adagiata in una valle alle pendici della Montana Ganada. Non potremmo andare più in alto…

    I Sali/scendi e i tornanti sono terreno fertile per ciclisti e compagnia bella, che col loro arrancante passo ci rallentano clamorosamente, sorpassare è pericoloso e spesso dobbiamo accodarci a sti rompiballe. Meno male che guida Mafalda che ha più pazienza di me…

    Raggiungiamo Famara e la sua spiaggia dopo un bel percorso, mi sarebbe piaciuto fermarmi nel parco eolico, ma non è che abbiamo troppo tempo a disposizione.

    Playa de Famara è situata ad ovest, nel punto più esposto ai venti, ed è per questo motivo la meta privilegiata dei surfisti, l’oceano qui porta in dote delle belle onde di 2 o 3 metri, diciamo che siamo nella El Cotillo di Lanzarote.

    La spiaggia è piuttosto ampia e composta da grosse pietre nere, i soliti anfiteatri permettono di ripararsi dal vento e dietro di noi una scogliera imponente fa da cornice a questo splendido quadro. La popolazione marittima è composta interamente da surfisti, di tutte le età, dal bambino al signore attempato.

    Come spiaggia, nel suo complesso mi piace molto, la peculiarità della scogliera la distingue dalle solite calette, tipo quella del Papagayo, poi c’è tanto spazio e posso stare tranquillamente a prendere il sole senza il benedetto costume, finalmente!

    Il pomeriggio lo trascorriamo ad arrostirci, stesi sulla sabbia ad osservare curiosi i surfisti che domano i flutti.

    Si fa presto ad arrivare a sera, prima che tramonti il sole vorremmo fare una puntatina a Costa Teguise, per soddisfare una mia curiosità, avevo prenotato qui ma poi ho disdetto all’ultimo minuto, in favore di Puerto del Carmen, voglio vedere cosa ci siamo persi.

    Costa Teguise è dalla parte opposta di dove siamo ora, costa est. Ma in fondo non molto lontana, saranno una ventina di km da percorrere passando attraverso El Molino, Las Laderas, Teguise e Tahiche.

    Il posto sa un po’ di artificiale, non che sia brutto, ma non c’è paragone con Puerto del Carmen.

    Molliamo l’auto e ci facciamo una camminata sul lungomare al tramonto. Al calar delle tenebre facciamo rotta verso casa, compiendo le due soste di rito: spesa da Hyper Dino e caffè al Playa Azul.

    Curiosità: rientrando attraverso la periferia di Arrecife, abbiamo visto un magazzino Ikea!

    Dopo cena, per la serata, prendiamo la macchina per fare un giro al Biosfera, un grosso centro commerciale su al pueblo, che però, con disappunto, troviamo chiuso già alle 22. Peccato perché volevamo buttare un po’ di soldi in sala giochi.

    Quindi dietro front, si torna sul lungomare di Playa Grande e s’imbocca al Ruta 66, un disco-pub inzeppato di gente, che propone musica a tutto volume, ma non da vivo.

    Al termine della bevuta quotidiana torniamo in appartamento e buonanotte a domani, il tempo a disposizione per goderci quest’isola sta scadendo, maledizione!!

    22 / 03 Time to live in the scattered sun

    Un altro bel mattino ci da il buongiorno. Ufficialmente siamo entrati in primavera da 34 ore, ma qui è sempre primavera, questa è vita!

    Abbiamo un piccolo dubbio da sciogliere per oggi: andiamo a fare l’escursione all’isola La Graciosa o ci rilassiamo spiattellati al sole del Papagayo????

    Non ne veniamo a capo presto, siamo molto tentati dal visitare l’altra isoletta, ma d’altra parte siamo pur sempre giunti al penultimo giorno di permanenza a Lanzarote, insomma, domani andremo via e non avremo più occasione di tornare a vedere il sole chissà per quanto tempo ancora.

    Sciolta la seduta alle ore 10.00; la giuria emana il suo verdetto definitivo: PAPAGAYO!

    Ebbene sì, alla fine ha prevalso la voglia di rilassarsi, almeno per un giorno, La Graciosa può attendere, tanto ci siam promessi che questa è solamente la prima di tante visite che faremo qui negli anni a venire, (SGRAT SGRAT le palle fumano).

    Montiamo in auto e rapidamente raggiungiamo l’estremo sud, ci divideremo la giornata in 2 spiagge, come abbiamo fatto il 3° giorno; mattino a Playa Mujeres e pomeriggio nella caletta del Papagayo.

    Prendiamo posto in mezzo a due piccole dune e giù di sole! Oggi c’è un vento piuttosto vigoroso, stare in mezzo alla spiaggia è quasi insostenibile, bisogna ripararsi per non essere seppelliti dalla sabbia.

    Restiamo a pranzare qui, abbiamo tortilla e panini nella sacca termica.

    Nel primo pomeriggio transumiamo verso la caletta poco distante dando un caloroso arrivederci a Playa Mujeres. Prima di scendere giù ci prendiamo un gelato sulla terrazza panoramica del baretto che offre una vista sublime.

    Una volta discesi in spiaggia, ancora sole e riposo. C’è abbastanza gente, ma è tutto molto tranquillo, fatta eccezione per il vento che cresce sempre più d’intensità… Prima che sia troppo tardi facciamo un’ultima passeggiata sulle colline che ci circondano, per completare il documentario fotografico e toccare quota 1300 scatti!!

    Ce la facciamo, fino a quando siamo costretti alla ritirata da quella che ormai sta divenendo una mezza bufera. Non ci sono nuvole, è una bella giornata, ma non è più possibile stare qui senza un riparo adeguato, un vero peccato, ma non è finita qua. Abbiamo ancora un paio di ore di sole a disposizione, proveremo a spostarci verso le nostre zone, a Puerto del Carmen, Playa Grande, magari la spiaggia sarà più riparata e potremmo goderci questi ultimi raggi in santa pace.

    Detto fatto, diamo l’arrivederci anche al Papagayo e rientriamo, percorrendo stavolta la strada che sale sino a Femes e riscende dalle parti di Uga. Altri paesaggi unici, consiglio di farla almeno una volta questa via, anche se piuttosto lenta, ne vale la pena.

    Lasciamo la macchina sul lungomare di Playa Grande e scendiamo, purtroppo la situazione non è rosea, anzi è peggiorata, siamo nel bel mezzo di una tempesta di sabbia, con tutta la buona volontà, ci proviamo due volte, ma non riusciamo proprio a rimanere, ci lacrimano gli occhi e la sabbia ci sommerge.

    Passiamo al piano C. Piscina dell’appartamento e solarium, almeno saremo al riparo!

    Torniamo su, posiamo in casa zaino e borsa termica e ci stendiamo sui lettini, si sta decisamente meglio, anche se ormai sono le 17 e la temperatura è calata un pochettino.

    Come cazzata suprema del giorno e anche della vacanza, decido di farmi il bagno! Una follia data la temperatura polare della piscina. Mafalda cerca di dissuadermi ma ormai sono convinto.

    Entro fino alle ginocchia dalla scaletta e poi mi tuffo… Ora capisco cosa prova Bear Grylls quando s’immerge nelle acque dei ghiacciai!! Una botta ipotermica devastante, che quasi mi toglie il fiato! Sto giusto il tempo di una vasca a 200 all’ora, documentata con la videocamera da Mafalda ed esco volando verso la doccia calda dell’appartamento. Anche questa è andata!

    Dopo essermi ristabilito, passiamo all’adempimento di un compito basilare, andiamo a procacciarci le sigarette! Avevamo già puntato un Tobaccos con prezzi leggermente inferiori alla concorrenza, 16€ per una stecca di Winston Blu. Ne acquistiamo 5, (3 per me che mi durano 6 mesi) e 2 per Mafalda (che le durano 2 settimane), per una spesa totale di 80€. A Little Italy sarebbero partiti 195€, il risparmio quindi si attesta sui 115€, calcolando che i biglietti ci son costati in totale 108€, ci abbiamo pure guadagnato e fanculo al monopolio di stato, sono 3 anni che non compro le sigarette nel bel(?)paese!

    Rientriamo in appartamento dopo l’ultimo caffè al Playa Azul e mestamente prepariamo i trolley con cura, già approntati inizialmente per reggere il peso e la dimensione delle stecche acquistate.

    Dopo cena usciamo per la nostra ultima serata lanzarotiana, ci rode il cuuuuuulo, ahhh come ci rodeeeee!

    Trascorriamo queste ultime ore notturne all’ American Indian Cafè, sul lungomare di Playa Grande, alla fine è il pub che più ci ha convinto: buona musica con ottimi esecutori, prezzi alti ma servizio rapido, con noccioline incluse nel prezzo, locale vivo e quasi sempre pieno, con avventori di tutte le età.

    Ordiniamo Guinness e qui accade un fatto particolare; si appropinquano in pista, 2 arzilli vecchietti a ballare, dai volti familiari… Mafalda ci pensa un attimo e ricorda che questi sono gli stessi tizi che vedemmo ad ottobre a Fuerteventura in un pub di Caleta de Fuste!! Non appena la signora si esibisce col suo famoso “passo in spaccata”, che per una vecchia di 85 anni vi assicuro che non è affatto semplice, abbiamo la certezza matematica che siano loro! Anche lui, una volta scatenato, è ineguagliabile e lo riconosco definitivamente! Quando si dice che il mondo è piccolo, la Canarie lo sono ancora meno… Sicuramente la coppia avrà mollato figli e nipoti al freddo di qualche cittadina della Cornovaglia ed ora se la sta spassando alla facciaccia loro, sputtanandosi in alcool e affitti, le pensioni in sterline, tra un isola e un’altra dell’arcipelago! Come non invidiarli…

    In pista che danza c’è anche Mickey Rourke, o il suo gemello, boh.

    Dato che è l’ultima sera, facciamo il bis, altre 2 Guinness. Tiriamo avanti fino quasi alle 2 di notte, quando la stanchezza ha il sopravvento rientriamo malinconici in appartamento.

    Ma prima di dormire dobbiamo dar fondo alle provviste alcoliche in frigo, quindi sotto di Bacardi e Tropical fino a notte inoltrata, quando Mafalda mi crolla a letto ed io sul divano con la psp in mano.

    Cazzo, già è finita, domani, anzi oggi, sarà l’ultimo giorno qui a Lanzarote e poi si tornerà alla triste realtà quotidiana, fortunatamente ci sarà il pit stop a Girona, ma che palle, che schifo, come sfugge via il tempo…

    23 / 03 We had some good times, but they’re gone

    E così siamo arrivati all’epilogo, anche stavolta puntuale è giunta la fine del miraggio canario, che ci sveglia dalla sottile notte. I trolley son già pronti, le facce sono scure, ma non per esclusivo merito della tintarella, piuttosto dal livido dispiacere e dall’amarezza di lasciare la nostra dimora da Isabel, la nostra Puerto del Carmen, la nostra Lanzarote.

    Consegno le chiavi dell’appartamento alla donna delle pulizie e ci congediamo.

    L’organizzatore del viaggio, (cioè io), ha avuto la buona pensata di volare nel tardo pomeriggio, questo ci permetterà per oggi di calcare ancora per qualche ora le terre isolane, magari anche una spiaggia, chissà???

    Ci dirigiamo verso la capitale, Arrecife, orologio alla mano, abbiamo 6 ore di tempo prima della riconsegna dell’auto in aeroporto, fissata per le 17, questo lasso temporale sarà sufficiente a farci scoprire un volto diverso di Lanzarote, il suo cuore popolano, la sua mano industriale, la città che lavora.

    I principali punti d’interesse ad Arrecife sono: il Castillo de san Gabriel – il Castillo de S. Josè, playa del Reducto – el Charco de San Gines con annessa vecchia borgata dei pescatori El Lomo.

    All’ingresso nel centro abitato il traffico si fa sentire, ma non è nulla rispetto ad una città continentale, si scorre senza problemi, ci facciamo tutta la zona costiera, oltrepassiamo il porto ed arriviamo al 1° punto d’interesse, il Castillo de San Josè. Attualmente il castello è un museo, quindi presuppone il pagamento di un ticket per essere visitato, ma secondo le mie fonti non presenta particolari elementi d’interesse, quindi ci limitiamo a qualche scatto fotografico preso dall’esterno e andiamo via.

    Parcheggiare free ad Arrecife è difficilissimo, almeno in centro, la cosa più pratica e veloce è affidarsi ad un parcheggio a pagamento, il più comodo lo individuiamo sul lungomare proprio di fronte el Charco de San Gines, il prezzo della sosta giornaliera è fisso, 2 miseri euro.

    Mollata la macchina finalmente ci possiamo inoltrare alla scoperta della capitale, c’è la bassa marea e tutte le barchette all’interno del Charco, cioè del lago di San Gines, sono in secca, è piuttosto anomala come visione, l’alta marea porterà all’interno di questa vasta conca naturale le acque dell’oceano, ma non prima del pomeriggio.

    Proseguiamo il percorso lungomare, passiamo dinanzi l’ayuntamiento, fino a quando ci troviamo al cospetto di un lungo ponte che s’inoltra nel mare fino ad una piccola fortificazione in rilievo sugli scogli, il Castillo de San Gabriel.

    Il ponte di raccordo per il castello è il Puente de Las Bolas, chiamato così per via delle 2 palle poste all’ingresso del portale. La giornata è assolata e caldissima, la scelta di non indossare jeans e scarpe fin dal mattino, ma di cambiarci in aeroporto, si rivela azzeccatissima.

    Il Castillo de San Gabriel in se non è nulla di eccelso, è piccolissimo ed è composto da una stanza, per altro oggi nemmeno visitabile per qualche misterioso motivo, ma il bello sta nella sua posizione, nel bacino tra l’Islote de Fermina e quello de Frances. Ci sono anche 2 piccole spiaggette praticabili, l’oceano è trasparente, inerte come un lago, vien voglia di tuffarsi.

    Scattiamo una masnada di foto, stiamo per raggiungere i 1500 click! Ed inserisco anche la 3° cassetta nella videocamera.

    Continuiamo il percorso attraverso La Marina, c’è il mercato questa mattina, non sarà quello di Teguise ma è piuttosto affollato anche questo.

    Perdiamo un po’ di tempo tra le bancarelle fino all’ora di pranzo, individuiamo, alle falde dell’unico grattacielo di Lanzarote, il Gran Hotel, un localino all’apparenza economico e comodo dove mangiare. Le nostre finanze cominciano a scarseggiare di brutto, abbiamo da parte i soldi necessari per l’hotel di Girona, i trasferimenti in bus e il rancio di domani, ma per oggi non ci restano che una 40ina di € in saccoccia. Ovviamente abbiamo carte e bancomat, ma guai ad utilizzare tali strumenti del demonio!!

    Ci vengono servite 2 english breakfast mascherate, tutto sommato accettabili e riempitive, ma soprattutto low cost, ce la caviamo con 12€, ma occhio che qualche euro si dovrà spendere per far tornare la lancetta del serbatoio della Fiesta a ¾, come quando l’abbiamo presa.

    Cosa c’è di meglio dopo pranzo che un bel riposino?? Tante cose vabbè, ,ma dato il contesto odierno, diciamo un riposino sfiorati dagli alisei.

    Prossima fermata playa del Reducto, proprio dietro l’angolo, 2 minuti a piedi.

    Porcaccia zozza che figata!! Sabbia dorata, palme ombreggianti, mare cristallino e soprattutto acque inaspettatamente calde! Eh già, il fondale basso, a tratti pietroso, rende l’oceano mansueto e tiepido come un’enorme vasca da bagno, riparata in un piccolo golfo che s’estende da Punta del Camello fino all’Islote de Fermina, altrimenti nominato Isolotto dell’Amore.

    Qui il bagno non solo è possibile, ma parrebbe d’obbligo! Pur essendo una spiaggia urbana è tenuta benissimo, è pulitissima ed attrezzata, certo, non sarà Las Canteras, ma è molto curata.

    Purtroppo non portiamo con noi costumi ed asciugamani, fanculo, chi se lo immaginava che proprio all’ultima ora uscisse fuori un tratto d’oceano accessibile ai comuni mortali??!! Ci consoliamo distesi sulla nuda sabbia trascorrendo in totale relax quasi 2 ore.

    Alle 15.30 ci solleviamo flebilmente e facciamo retro-front, playa del Reducto è stata l’ultima playa che abbiamo potuto carezzare durante questi giorni lucenti, anche questa ci resterà nella memoria.

    Tornando verso l’auto possiamo finire il tour di Arrecife, attraversando le vie pedonali e commerciali intorno a calle Leon y Castillo, viuzze che magicamente ci riportano nel quartiere El Lomo, a ridosso del Charco de San Gines, ora completamente saturo di acque. Le barchette galleggiano sotto il cielo blu, sopra la laguna blu, circondate da casette bianchissime con finestre e balconi blu! Qualche pescatore pesca direttamente seduto dalle panchine, una pace irreale ci circonda.

    Pace che si spezza con una mia frase quanto inopportuna quanto imperativa: cazzo sono le 16:30, dobbiamo andare!

    E così recuperiamo il nostro mezzo, per l’ultima volta mi metto alla guida della Fiesta dell’Anas, a ridosso dell’aeroporto accosto per fare benzina. Secondo complicatissimi calcoli astrofisici nucleari, giungo alla conclusione che basteranno 7€ per far tornare il livello a ¾ di serbatoio.

    7€, 7 litri, precisi. Ci siamo, la lancetta è esattamente qualche mm sotto i ¾, stavolta non abbiamo concesso un solo cent di gasolina.

    Puntuali alle 17 entriamo nell’area dei parcheggi dell’aeroporto e riconsegniamo l’auto ad un addetto dell’autonoleggio, faccio un’ultima foto al contachilometri che imprime la cifra: 761.

    Prima di passare i controlli ci ricomponiamo, indossando abiti più pesanti, tra qualche ora saremo a Girona, con circa 15° in meno di qua! A ben vedere ci siamo ustionati oggi, senza crema solare la vita è dura sull’isola.

    Superiamo  i metal detector in scioltezza ed aspettiamo nell’ampia sala al 2° piano che il nostro volo venga segnalato sui monitor. Ci sarà??? E’ l’ultimo volo Ryanair Lanzarote – Girona, dopo oggi questa tratta sarà soppressa per sempre…

    Sì, c’è, ed è anche in anticipo, dovremmo partire 18.15, ma l’aeromobile è già qui alle 17.20.

    Le facce dei passeggeri sono le stesse del Girona – Lanzarote di 8 giorni fa, manco fosse un charter organizzato!! Pazzesco, (ma nemmeno tanto).

    I controlli del personale Ryan sono blandi ma qualcuno cade nella trappola delle dimensioni eccessive, proprio 2 tipi davanti a noi vengono steccati, noi invece passiamo senza nessun problema.

    Il geniale finger fa sì che si perda un casino di tempo per l’imbarco, tutti si fermano alle prime file bloccando il flusso alle loro spalle. Ci mettiamo un po’ a prendere posto, tra una bestemmia e l’altra rivolta ad alcuni orribili e rumorosi vecchiacci francesi.

    Prima della partenza mi bombo con le solite 2 pasticchette di Xanax e Xamamina, anche se forse stavolta sono inutili, sono giù di corda e pensieroso già per conto mio.

    Si parte puntuali, alle 18.15. Bye bye Lanzarote, ti saluto, nella mente volteggiano queste parole:

    Nessun soldo, nessun abito stravagante
    Questo altro regno sembra da lontano il migliore
    Finchè è un’altra mascella a rivelare l’incesto
    E dissolve l’obbedienza ad una legge vegetale.
    ….

    Atterriamo a Girona dopo un volo eccezionalmente lineare, non una turbolenza, niente di niente, sto riacquistando fiducia nell’aviazione, forse il peggio è passato, quel blocco psichico sta sgretolandosi, domani avrò conferme o meno.

    L’anticipo di 20 minuti ci da tutto il tempo per fare le cose con calma; pisciatina, telefonata di Mafalda a casa, sigaretta e bus delle 22.30 per Girona.

    Scaricati alla stazione ci facciamo la solita camminata fino al Margarit, la temperatura è di 8°, fa un freddo della madonna, ma almeno non piove.

    Ad accoglierci in hotel c’è di nuovo lui, gliu ciecu! Sicuramente ci riconosce anche se non lo da a intendere chiaramente, ma la stanza che ci assegna rivela il suo buon cuore, la 311 è nettamente migliore delle stanze che finora abbiamo avuto, credo proprio sia una stanza rinnovata da 55€ a notte, non 43.

    Velocemente ci diamo una sistemata e di nuovo in strada, verso il solito locale di Placa de la Independencia, il Frankfurter, unico locale aperto fino alle 2 di notte, unico locale affollato anche alla mezzanotte. Ceniamo con tapas e boccadillos, annaffiati da 2 jarre di San Miguel, paghiamo 15€, in pratica avevamo i soldi contati.

    Torniamo in hotel costeggiando il fiume, tornato ad essere poco più di un rigagnolo melmoso, molto differente da com’era il 15 sera, battiamo i denti dal freddo, diamo la buonanotte a gliu ciecu e noi stessi, è stata una giornata lunga, dalle emozioni contrastanti, siamo ancora in Spagna ma ci sentiamo a casa più che mai.

    24 / 03 When the music’s over

    Questa notte ad un certo punto mi sono svegliato e ho passato circa 30 secondi a capire dove cazzo fossi. Dovevo andare a pisciare, ma non sono riuscito ad orientarmi quindi ho preferito trattenerla fino al mattino. Che fatto curioso.

    La giornata conclusiva si apre con una notizia buona e una cattiva; la buona è che c’è un bel sole, la cattiva è che c’è un freddo boia.

    Per oggi il programma è semplice: cazzeggio libero per Girona fino alle 14.30 – bus per l’aeroporto alle 15 e volo di ritorno a Roma alle 17.

    Lasciamo la stanza 311 e i nostri trolley alla figlioccia illegittima de gliu ciecu in reception ed andiamo di buon ora a fare colazione, dove?? Ma nel muffinificio della volta precedente, ovvio. Stavolta prendiamo il super-muffin gusto caramello, ricoperto di cioccolato al latte; la signora ce lo scalda nel fornetto: puro orgasmo alimentare!! Solamente che non ci bastano 2 bottiglie d’acqua per spurgare la carotide, ricorriamo ad una terza bottiglia accompagnata da 2 caffè in un bar limitrofo, ma che spettacolo di colazione, altro che…

    L’ultimo mio trascorso a Girona risale a settembre 2010, passai qui mezza giornata, fu il trampolino verso Malaga, in verità non fu una giornata molto felice, vidi una bella zona della città, ma fui accompagnato da atroci dolori lombari e in seguito intestinali; Mafalda invece è stata qui l’ultima volta nel luglio del 2010, in quella occasione assistemmo ad uno spettacolare tramonto da una delle torri medievali del centro storico. Oggi vorrei portare Mafalda nella zona alta che sale dai John Lennnon Garden, zona in cui mai prima ci siamo spinti.

    Attraversiamo tutta la città; rambla, lungofiume, sant feliu, la lleona, banys arab e giardini Lennon…

    Dalla sommità dei giardini si inerpica sull’ultimo tratto di mura antiche, una scala a chiocciola in ferro, la si sale con attenzione e dalla cima si può assistere ad un panorama in puro stile Assassin’s Creed, fenomenale!

    Duomi, campanili, rostri, giardini, boschi, la cattedrale sullo sfondo, tetti colorati… Complice la giornata tersa diamo fondo alla batteria della fotocamera scattando le ultime foto di questa avventura, oltrepassando il traguardo ambizioso delle 1500 istantanee.

    C’è una panoramica e comoda panchina assestata in un piccolo largario sullo stretto percorso medievale, restiamo qui qualche minuto a goderci la quiete e la bellezza del posto.

    Prima che sia troppo tardi, esprimo a Mafalda il desiderio di vedere un’altra parte di Girona che non abbiamo ancora visitato: il parco La Devesa. Mafalda acconsente alla visita e così lasciamo questo posticino incantevole. Riscendendo transitiamo sul ponte pedonale davanti la Lleona, senza farci mancare la scaramantica toccata del culo della statua, che come tutti sanno, fa sì che si torni nuovamente in città.

    Il parco non è molto ampio, è ombroso ma piuttosto spoglio data la stagione, popolato da gente che fa jogging e studenti, ci sediamo nell’area riservata ai giochi per i bambini e seduti sulle altalene cazzeggiamo nervosamente, ormai il pensiero di dover rientrare in italia si è impadronito di noi e non è certo un pensiero positivo.

    Per pranzare decidiamo di ricorrere al Subway dell’aeroporto, per risparmiare tempo e stare il più possibile all’aria aperta prima di prendere il bus. In questo modo possiamo farci con molta calma un altro giro dalle parti di Placa de la Independencia e possiamo attraversare per la milionesima volta tutti i ponti sull’Onyar, compreso quello che più mi piace, il Puente Eiffel!

    Pian piano rientriamo al Margarit, recuperiamo i trolley in reception e ci strasciniamo caracollanti in stazione.

    Il bus, come sempre è puntuale, alle 15.30 siamo in aeroporto, giusto in tempo per mangiare 2 mega panini (insapori) e metterci in coda al gate per Roma Ciampino.

    Qui assistiamo alle solite pantomime degli italioti di rientro coi loro trolley fuori norma, ma lo volete capire o no che a Girona sono pignoli e non si scherza!!! Eccheccazzo, lo sanno pure i bambini delle elementari, inutile poi che rompete i coglioni se vi fanno pagare, il bagaglio deve essere uno, UNO UUUUUNNNNNOOOOOOOOOOOOO, dannazione!!!

    Prima di imbarcarci, l’ultima perla ce la regala una troglodita davanti a noi, la demente si accende una sigaretta nel brevissimo tragitto all’aperto che porta alle scalette dell’aereo fermo in pista.

    La schifosa sta fumando sotto i motori ancora fumanti, di fianco la cisterna che carica di benzina il boeing, non ho parole per descrivere questa latrina umana dalle sembianze di grassa coatta, burina della provincia romana.

    Riesco a farla notare ad un addetto del personale di terra, che in maniera a dir poco imbufalita, le fa spegnere la sigaretta; io l’avrei lasciata a terra sta cagna! Ma si può??

    Dato che è una bella giornata, c’è ancora luce, il volo si preannuncia sereno e siamo perfettamente nei tempi, non mi sento nervoso e faccio a meno di doparmi con Xanax e Xamamina.

    Il volo scorre rapido, atterriamo a Ciampino in maniera straordinariamente morbida! Mai a Ciampino avevo fatto un atterraggio morbido, stavolta invece il tizio ai comandi è stato grandioso, certo non gli ho fatto l’applauso come gli altri buffoni a bordo, ma in cuor mio un bel “bravo, complimenti cavolo”, l’ho pensato.

    E siamo ai titoli di coda…

    Sono le 18.30, non ci resta che attendere la navetta per la stazione delle 19.20 e poi, se avremo molto culo, potremmo prendere l’ultimo mezzo della giornata; il ferale regionale delle 19.30 per il nostro misero paesello di bifolchi, pascia pecoroni, analfabeti.

    Come da copione, c’è il solito idiota che parcheggia in doppia fila 200 metri prima della stazione, intanto che il maiale sbriga i suoi comodi trascorrono 3 minuti; 3 minuti che si rivelano fatali al nostro programma, il regionale delle 19.30 ci sfila davanti a 2 km orari come nei film… perso per questione di secondi!!!

    Ok, noi abbiamo perso il treno, ma il tizio che ha parcheggiato in doppia fila probabilmente perderà molto di più, (spero un arto minimo), se solo una delle mie 854722521481566 maledizioni verrà accolta da una qualunque delle entità superiori alle quali mi raccomando.

    Per colpa del bastardo ci toccherà aspettare il successivo treno delle 20.30 qui in stazione.

    Inganniamo l’attesa prendendo un caffè. Puah, era meglio quello del Playa Azul, sigh!

    Saliamo sul treno delle 20.30, ed è il momento più brutto, si cominciano a rivedere le solite facce, i soliti paesi, si ascoltano i soliti discorsi, le solite lamentele, si toccano i soliti sedile marci, unti, i vetri che non vengon giù, la puzza rivoltante… Si torna alla vita reale. Il sogno è terminato, la musica è finita.

    Ogni altra considerazione suonerebbe ridondante, in queste pagine ho cercato di ricordare e trascrivere una parte dei momenti trascorsi in quel paradiso, un condensato di emozioni vissute. Il resto è nel nostro cuore e come inchiostro indelebile ci ha segnato l’animo.

    La melodia del giorno a suggellare questo diario:

    When the music’s over
    Turn out the light
    Turn out the light

    For the music is your special friend
    Dance on fire as it intends
    Music is your only friend
    Until the end
    Until the end

    Until the…

    … end

    Pubblicato da: Andrea Collalti

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