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Ne ho fatte, (e ancora ne farò), tante di cazzate nella vita, ma quella che ho compiuto in un caldo pomeriggio di fine maggio in auto con mia madre, di sicuro entra nella TOP5: le ho detto che poteva venire con me e la mia ragazza a Tenerife, una settimana nel viaggio che stavo organizzando per luglio.
Photo Credit: Andrea Collalti
Questa mia profonda leggerezza ha innescato una serie rutilante di eventi catastrofici che si sono susseguiti prima e durante il soggiorno canario, culminati con il furto totale di ogni avere in possesso della mia ragazza e di parte dei miei, ovviamente la mamma si è salvata!
Ma andiamo con ordine e cominciamo la storia dall’inizio, dall’acquisto di voli, hotel ed auto a noleggio, che grazie alla sua presenza, (della mamma), ha avuto un iter non ordinario.
Intanto battezziamo i protagonisti del diario:
Io – - – nome in codice — Io
La mia fidanzata – - – nome in codice — Foxy (poi si capirà perché)
Mia madre – - – nome in codice — Black Cat o B.C. per gli amici (e sono stato buono!)
Per raggiungere le isole canarie, in passato ho fatto sempre scalo con Ryanair; Girona 2 volte e Madrid, ma stavolta occorre muoversi diversamente e cercare qualcosa di più diretto. Black Cat ne sa di aerei e triangolazioni, quanto io ne so di astrofisica quantistica nucleare, meno che niente.
La scelta relativamente più comoda è caduta su un Pisa – Tenerife Sur, andata alle 06.30 e ritorno a Pisa previsto per le 16.45, partenza il 28 giugno, ritorno il 5 luglio, operato da Ryanair per la modica cifra di 100€ secchi secchi a cranio.
La partenza antelucana da Pisa ha portato in grembo la prima rogna: come cazzo arriviamo in aeroporto alle 5 del mattino?? Con l’auto, tanto sono giusto 450km da fare di notte! E chi è lo stronzo che guiderà e caccerà la macchina??? IO! E a me sta sul culo guidare anche solo per 15 minuti fino al supermercato, sono uno scooterista, no motociclista attenzione, scooterista, quello tipico che gira in infradito da maggio a ottobre e ti sfila a 90 all’ora con la pedana piena zeppa di roba, possibilmente molto ingombrante, perché con lo scooter puoi farci anche un trasloco, con la moto che minchia ci fai oltre a infrociarti sui monti!
Stabilito che avrei guidato la mia auto, una vecchia Lancia Y 1.2, per oltre 900km per andare e tornare dalla Toscana, passo alla fase 2 del pacchetto vacanze, la prenotazione degli appartamenti, DUE appartamenti SEPARATI, scemo sì ma fino ad un certo punto!!
Anche qui bisogna andare incontro a B.C. quindi bisogna trovare qualcosa di: pulito, spazioso, a portata di mare e negozi a piedi, in centro ma non rumoroso, con piscina riscaldata ed ascensore! Facile!!!
Mi sono dovuto impegnare seriamente per trovare l’alloggio giusto, questa volta non mi sono servito di booking.com, ma tramite navigate infinite ho trovato l’apparthotel apparentemente perfetto, il Mar Ola Park, ubicato strategicamente tra Las Americas e Los Cristianos a 10 minuti a piedi da Playa Las Vistas e Avenida Las Americas, per prenotare ho utilizzato direttamente il loro sito.
Ho preso 2 monolocali al costo di 238€ l’uno. Io e Foxy abbiamo smezzato, B.C. ha versato tutti e 238 i pippi.
MINI-REVIEW Mar Ola Park
I monolocali sono enormi, affacciano sulla piscina o sulla strada, dipende da quanto pagate, noi li abbiamo presi sulla strada, ma sono risultati comunque molto tranquilli benché fossero vicini ad un’area notturna molto frequentata. Pulizia 4 volte, effettive, a settimana, molto accurata. Tv lcd, lettore dvd hdmi, cassaforte, ventilatore a soffitto e cucina iper accessoriata arredano la stanza. Il parcheggio c’è, gratuito, anche se è difficile beccarlo, ma ATTENZIONE, tra Los Cristianos e Las Americas parcheggiare è un’impresa pressoché impossibile!! La struttura è ampia, curata anche esteriormente ed il pezzo forte è la bella piscina riscaldata che di sera viene illuminata scenograficamente. Per il resto c’è tutto, ma proprio tutto: reception open 24h, mini palestra con tavolo da biliardo e ping pong, centro massaggi, sala internet e giochi, wi-fi free nella zona reception, bar in piscina, ristorante e boh, mi pare che basti. In effetti abbiamo speso un po’ di più del solito, ma il posto lo merita, sicuramente è l’apparthotel più figo in cui sia mai stato.
Voli ok, alloggi ok, manca l’ultimo tassello, il noleggio dell’auto. Per la 2°volta consecutiva mi affido ad Auto Reisen, ma non prendo la solita auto economica, bensì una spaziosa Seat Ibiza 1.4 5porte, 8gg 96€ tutto incluso, mica male e la benza gliela ridai con quanta ne prendi, nessun fottuto full/empty!
Pacchetto Holiday in Tenerife completo!
Ma purtroppo questo è ancora niente, ora cominciano i cazzi, bisogna spiegare a B.C che sull’aereo non può salire col furgone rosso di Bartolini, ma con un unico, stramaledetto e dannatamente piccolo trolley 55×40x20cm del peso non eccedente i 10 miseri kg!!
B.C. è la classica persona che ti dice “ho capito” e poi non ha capito una cippa, anzi nemmeno ha sentito una cippa. Per giorni e giorni mi sono raccomandato di rispettare scrupolosamente le misure standard e soprattutto di far entrare tutto nel trolley, essendo questo l’unico bagaglio a mano consentito.
E giorno dopo giorno ho dovuto subire queste fatidiche frasi: “ma nemmeno la borsa posso portare??” – “ma che regola è??” – “e se devo andare al bagno?? (???)” – “see, mo me lasciano a terra o me fanno paga pe sto borsello!!” – “mi porto questo marsupio e lo metto sotto il giubbotto”, capito?!! Il giubbotto alle Canarie!
Manca una settimana alla partenza e sto già esaurito, perdo talmente tanto tempo dietro B.C. che trascuro un po’ il programma di viaggio, che questa volta comporta delle novità assolute rispetto al passato. Infatti per me e Foxy intavolo una serie di incontri con italiani residenti a Tenerife, grazie ad un forum che frequento, riesco ad avere alcuni numeri di telefono e fisso 3 o 4 meeting.
Questo perché avremmo intenzione di trasferirci a Tenerife a tempo indeterminato tra qualche mese e vorremmo avere un quadro un po’ più ampio della realtà isolana e chi meglio di chi ci vive può darcelo?
Ci siamo, il programma è approntato, praticamente io e Foxy la spiaggia non la vedremo mai. Al contrario di B.C., che ci dovrebbe stare tutti i giorni, lasciando noi liberi di agire autonomamente…
La notte del 27 giugno arriva in fretta. Fisso la partenza alle 22.30. Io scendo giù alle 22.20, Foxy arriva sotto casa alle 22.25 e B.C. scende alle 22.45. Non c’è niente da fare, non riesce ad essere puntuale MAI cazzo, è una cosa che mi manda in bestia, bisogna darle un appuntamento sempre 20 minuti PRIMA, perché tanto lei tarda e non c’entra un cazzo che sia l’alba, il pomeriggio, il tramonto o la notte, tarda e basta!
Ho stimato un 5 ore per raggiungere l’aeroporto Galilei di Pisa, son circa 450km, voglio arrivare con anticipo perché così c’è possibilità di trovare posto per la macchina senza pagare, in un parcheggio distante 4/500 metri dai terminal.
Si parte, faccio il pieno alla macchina per la seconda volta in 11 anni, (la prima volta fu quando uscii dal concessionario), 60€, imbocco l’autostrada, mi sparo 2 Red Bull e mi attesto sui 110.
Già guidare è una rottura di palle, figuriamoci guidare di notte su uno stradone pieno di Tir che fanno i garini. Dopo Orte a salire, le corsie da 3 passano a 2 e una volta che un camionista decide di superare un collega, tu stai dietro a 80 all’ora a goderti lo spettacolo per i 4 o 5 minuti che ci impiega a compiere la manovra.
La prima sosta, ovviamente a richiesta di B.C. è dalle parti Fabro, siamo in ordine coi tempi, quindi gliela concedo.
Alle 03.30 senza particolari problemi usciamo a Scandicci e imbocchiamo la strada a scorrimento veloce per Pisa, totalmente avvolta dall’oscurità, desolata e con numerosi autovelox che mi costringono a non oltrepassare i 90. Uno strazio, 70km finali terribili, quando finalmente giungiamo a Pisa sono quasi le 05.00, il navigatore questa volta ha fatto per bene il suo dovere.
Scarico donne e bagagli dinnanzi al terminal delle Partenze e mi avvio speranzoso verso il parcheggio di Via da Marrona. Lo trovo, entro ed è stracolmo! Almeno la dritta che ho avuto è esatta, alcune auto sembra che stiano qui da diverso tempo e altre sono pure buone macchine, questo significa che si può fare, basta solo trovare un buchetto dove infilarsi. Ce ne sta uno solamente, sono fortunato (unico sprazzo di buona sorte della settimana), parcheggio e m’incammino verso l’aeroporto gettando al secchio la prenotazione per il P4, 52€ risparmiati.
Foxy e B.C. sono addirittura entrate nell’edificio, wow!! Solitamente non fanno un passo se non ci sono io ad accompagnarle, come i bimbi di 3 anni.
Naturalmente B.C. non ha un solo bagaglio, ma 2: il trolley pieno all’inverosimile e un marsupio che mi tocca mettere nel mio trolley per evitare che le facciano storie.
Il tempo scorre fiaccamente fino al momento dell’imbarco e della partenza, puntuale alle 06.30.
Mi suko 2 Xanax e fanculo, ci sentiamo a Tenerife…
Comincia ora la nostra “vacanza – odissea”…
28 – 06 L’APPRODO
Con circa 30 minuti di anticipo tocchiamo terra, dopo 4 ore di volo. Il primo passo è recuperare l’auto da Auto Reisen. L’operazione è velocissima, prendiamo la nostra Seat Ibiza bianca e ci indirizziamo verso Las Americas, verso il Mar Ola Park.
A primo acchitto resto un po’ perplesso da questa zona. Si vede che non è la solita isola canaria, ci sono hotel da 20 piani, casinò, 1000mila taxi, traffico… Tanto traffico e tanto bordello che faccio fatica a districarmi e trovare la via dell’albergo. Non è molto differente da Ibiza.
Gira e rigira alla fine lo troviamo, grazie all’aiuto di un tassista che ci indica la strada.
Al ceck in mi tocca far fronte al primo inghippo del giorno; la ragazza alla reception va per darci le chiavi degli appartamenti, dopo essersi segnata i numeri delle nostre carte d’identità, (particolare che tra qualche giorno si rivelerà fondamentale), ma mi trovo 2 appartamenti confinanti, 217 e 218! Ma stiamo scherzando??? Sfoderò il mio spagnolo internettiano e le chiedo gentilmente di assegnarci 2 abitazioni in posizioni diametralmente opposte… Tutto pieno mi risponde, ci sono solo quelle 2. Ma porca di quella vacca, non ci posso credere, non voglio B.C. di fianco a noi, no! Insisto e riinsisto finche la ragazza mossa a pietà ci assegna la 218 e la 116 che però deve ancora essere liberata, quindi per averla tocca aspettare.
Fiuuuuu, pericolo scampato e B.C. nemmeno ha capito un cazzo, le dico che la discussione verteva sul prezzo, tanto che ne sa.
Lasciamo i bagagli nella sala apposita e andiamo a fare un giro di perlustrazione, tanto fino alle 14 non abbiamo a disposizione le camere.
Il clima: cielo limpido, venticello appena che si sente, temperatura di 27°, umidità inesistente. Semplicemente fantastico.
Ci dirigiamo verso Playa Las Vistas, poco distante, ah sto omettendo la quantità inaudita di assurdità che mitraglia B.C. strada facendo, non ci basterebbero 8 diari per mettercele tutte e sinceramente sto tentando di rimuoverle dalla testa il più velocemente possibile.
Las Vistas è il tipico spiaggione artificiale, sabbia importata dal deserto, come a sud di Gran Canaria, un golfo e una diga di scogli proteggono la zona, permettendo di fare il bagno in tutta tranquillità, senza onde o correnti che ti portano via. Sorpresa!! L’acqua è calda!! Cioè calda, calda per essere oceanica, di sicuro balneabile senza incorrere in stati di ipotermia fulminante.
La fauna non è rassicurante, per lo più vedo famiglie con bambini e i soliti vecchi nord europei, mmmh…
Prima di entrare in possesso dei nostri appartamenti provvediamo a fare la spesa da Mercadona, l’equivalente canario della nostra Coop, dunque, prodotti di merda e prezzi alle stelle. Ma tant’è, all’inizio è così, poi s’impara dove andare per risparmiare.
Con enorme disappunto scopro che non hanno la Tropical, ma solo la Dorada, ma cazzo, la Tropical è nettamente più buona!! Vabbè, mi accontento di una cassetta di birra di Valencia dal nome strano.
Alle 14 finalmente ci danno le nostre chiavi magnetiche. Mando Foxy nel nostro appartamento, il 218 al 2° piano e accompagno B.C. nel 116 al 1° piano, per spiegarle, inutilmente, come funzionano gli elettrodomestici, la tessera magnetica e tutta l’altra roba.
Il resto del pomeriggio decidiamo di trascorrerlo in piscina, riscaldata, tanto di girare non ne abbiamo voglia, la stanchezza si fa sentire.
Per la sera usciamo tutti e 3 insieme e andiamo a mangiare in uno dei tipici ristorantini succhia soldi sul lungo mare. Uno vale l’altro, la roba è la stessa e i prezzi pure.
Prendiamo 3 tortillas differenti dai sapori identici, che cazzo ce le scrivete a fare sul menù le variazioni se poi sanno solo di uovo e patate??? 20€ e si torna in albergo.
Sulla via del ritorno schiviamo numerosi cucarachas che sfrecciano sui marciapiedi, che palle sti cosi, li odio!
29 – 06 VITA CANARIA DEL SUD
La giornata di oggi è dedicata quasi interamente alla scoperta del sud, ma non di spiagge e mare, ma di paesi e borghi collinari, quei posti, dove, prevedibilmente ci andremo a stabilire questo inverno io e Foxy, vista l’enorme offerta di affitti a prezzi decisamente ragionevoli.
Avviamo di buon’ora la ricognizione, avvertendo B.C che almeno fino al tardo pomeriggio avremmo avuto da fare, al limite ci si vedrà in spiaggia sul tardi, al limite…
Montiamo in auto; la prima tappa è Fanabe, distante da Las Americas una manciata di km. E’ un tipico paesucolo canario, nulla a che vedere con i centri abitati di nuova generazione composti da hotel e residence, a Fanabe ci sono palazzine basse, stradine assolate, una quiete micidiale e il minimo indispensabile che occorre per sopravvivere: un bar, una frutteria, una chiesa, una piazzetta e un mini-market. Fine.
Prendiamo un caffè al baretto, ascoltiamo gli astanti parlare tra di loro, ma non capiamo una mazza, deve essere dialetto canario stretto, è un po’come udire il bergamasco.
Su un quaderno prendo appunti generali, mi serviranno quando vaglieremo le case in affitto su segundamano.
Non ci fermiamo molto, abbiamo diversi paesi da girare e poi Foxy non sembra apprezzare molto il silenzio mistico di questo borgo rurale.
Seconda tappa poco distante, 5 o 6 km, Adeje. Anche qui ci troviamo in un paese abbastanza caratteristico, ma sicuramente più grande, vivo e a suo modo caotico. E’ arroccato su una collina a ridosso del Barranco dell’Inferno, dalla piazza del Municipio si gode di una vista spettacolare, da un lato montagne, dall’altro oceano! In giro c’è di tutto; negozi, banche, agenzie immobiliari, traffico, sembra non manchi nulla per essere un buon posto dove eventualmente stabilirsi.
L’unico problema è che non è certo possibile spostarsi in bicicletta verso Las Americas, come io speravo, la salita per giungere il paese è tutt’altro che soft e col caldo che c’è, risulta improponibile a meno che non si abbia una vasta scorta di EPO nella dispensa. Ma almeno ci sono i bus, non frequentissimi ma ci sono.
Parcheggiamo la macchina e facciamo un giro in comune e in un’agenzia immobiliare, guarda caso gestita da un’italiana del posto. Facciamo 2 chiacchiere e ci scaghiamo presto, la signora non è affatto simpatica, anzi, ci pare piuttosto sgarbata e indisponente, ma vaffanculo va!!
Il giudizio su Adeje è positivo da entrambe le parti, ci garba, la terremo sotto osservazione in questi mesi.
Terza tappa: Arona. Per raggiungere Arona si torna indietro con l’autopista e si sale all’altezza di Los Cristianos per una 15ina di km. La strada è panoramica ma priva di segnaletica e di illuminazione, bisogna badare a tutto quando si è in esplorazione!
Sarà perché sono le 14, in giro non c’è anima viva, siamo al cospetto di un altro paesello di montagna, tutto raccolto intorno alla piazzetta con la chiesetta e il comune. Qui gli affitti hanno prezzi più bassi, ma sinceramente non ci pare così vivibile la zona, non c’è praticamente nulla oltre a immane pace e tranquillità.
Lasciamo la ruvida Arona consci del fatto che non sarà presa più in considerazione per viverci e puntiamo alla quarta tappa del giorno: Valle San Lorenzo.
Valle San Lorenzo si trova verso l’interno dell’isola, non si ha più la veduta sull’oceano come da Fanabe, Adeje e Arona, ma in compenso c’è una gran visuale rispetto al Teide e agli altri monti, essendo spiaccicati in una ampia vallata.
In pratica il paese è diviso in 2 dalla statale e lungo la strada c’è un po’ di tutto, molte attività e un buon movimento. Ci fermiamo per un altro caffè e facciamo un giro a piedi, finchè il caldo non ci ributta in auto. Il voto a Valle San Lorenzo va oltre la sufficienza, peccato sia un po’ troppo distante da Los e Las… ma ci sono sempre i bus.
Continuando a salire raggiungiamo l’ultima meta del giorno: San Miguel.
Differisce da Valle San Lorenzo solamente per la vista sull’oceano, essendo in collina, per il resto è identica, d’altronde i 2 centri distano tra loro poco più di 5 km.
Si fa dietro front verso l’appartamento, la fame si fa sentire di brutto alle 3 del pomeriggio!!
Ci siamo fatti una idea di come e dove girare in futuro, i mie appunti torneranno utili.
Per scendere a Las Americas facciamo il giro lungo e sostiamo qualche minuto in un mirador per fare delle foto.
Tornati in camera pranziamo e ci rilassiamo un’oretta in piscina, prima di essere raggiunti da B.C. che ci ammonisce per averla lasciata “tutto il giorno da sola”, ma cazzo, glielo avevamo detto che sarebbe andata così oggi!! Per non parlare di quante volte glielo avevo anticipato io prima di partire, dall’Italia!
Per evitare polemiche ce ne andiamo tutti al mare, a Playa del Comison.
Il fondale sassoso dell’insenatura fa sì che l’acqua abbia una temperatura molto piacevole, dunque, un bagnetto è d’obbligo.
Al tramonto, andiamo via, verso il centro di Los Cristianos, vorremmo incontrare il primo italiano residente sull’isola che ho conosciuto sul foro, un tale che ha aperto un locutorio, che non è un’impresa di pompe funebri, ma un semplice internet point con le cabine telefoniche!
Dopo una lunga e divagante passeggiata raggiungiamo il negozio, ma non troviamo il nostro amico, bensì un dipendente, tal Pablo, che ci dice che il proprietario è andato via alle 19 e tornerà domattina. Conoscenza rimandata.
Torniamo in hotel, sulla strada prendiamo un gelato a Sant’Elmo e piano piano rincasiamo, è quasi buio, la giornata è volata.
Qui diamo la buonanotte a B.C. questa sera io e Foxy vorremmo passare una serata in tranquillità a sorseggiare sangria in qualche locale del centro.
Ceniamo, ci prepariamo e in auto ci inoltriamo nel viale più sfarzoso ed illuminato dell’intero arcipelago canario, Avenida Las Americas!! Incredibile, di giorno non ci fai caso, ma di sera è uno spettacolo, ora si capisce perché l’hanno chiamata Las Americas!!
I locali sono molti, ma solo 3 hanno musica dal vivo, ci fermiamo in uno abbastanza chic ed ordiniamo una caraffona di sangria! Presumibilmente siamo gli unici italiani del posto. Il turista standard è il nord europeo di mezza età coi soldi che gli escono dalle natiche. Questo lo dimostrano i costi delle bevande alcoliche, alti!!
Passiamo la serata immersi in questo scintillio di colori e di lucine, non manca nulla qui, c’è anche la carrozza col cavallo per fare il rettilineo su e giù, tipica attività per turista stupidotto-caga-soldi.
Finita la sangria, non eccezionale, paghiamo, facciamo una camminata ed andiamo via, domani ci attende una intera giornata in compagnia di B.C. e delle mirabolanti scogliere di Los Gigantes…
30 – 06 UNA NUOVA AMICIZIA… TRA GIGANTI E DELFINI
Prima di compiere la prima escursione turistica in compagnia di B.C. alle scogliere di Los Gigantes, io e Foxy di buon mattino, chiamiamo al cellulare il 2° nostro contatto italiano residente, una ragazza di nome (fittizio sul diario) Maria.
Ci da appuntamento alle 10 alla stazione dei guaguas di Los Cristianos, si andrà a bere un caffè e a fare 4 chiacchiere.
Ci incontriamo, ci conosciamo e ci dirigiamo a casa sua per il caffè.
L’appartamentino dove vive con il marito e la bambina non è distante, è in un piccolo complesso di bungalow all’ombra di hotel mega-galattici da 1000mila stanze.
In casa facciamo conoscenza con cane, gatti e bambina, non con il marito che è in giro per lavoro. Maria è molto gentile, ci ospita, ci offre il caffè e ci racconta un sacco di aneddoti sulla vita isolana, su dove andare a fare la spesa, dove andare a mangiare, dove evitare di girare e tante altre cose interessanti…
Il tempo passato a chiacchierare passa talmente tanto velocemente che quasi ci scordiamo B.C. in nostra attesa in hotel.
Ci congediamo con un arrivederci, vogliamo conoscere la famiglia al completo e andare a prendere un gelato in una gelateria gestita da un ragazzo italiano loro amico. Magari sabato.
Torniamo alla base a recuperare B.C. alle 12. Ha avuto 3 ore per prepararsi, ma naturalmente la dobbiamo aspettare 10 minuti in macchina sotto al sole.
Finalmente, si fa per dire, sale a bordo e possiamo dirigerci a Los Gigantes! Forti del pranzo al sacco preparato la sera precedente, possiamo muoverci con disinvoltura e non avere l’ansia da fame alle calcagna.
Raggiungiamo le scogliere in un’oretta scarsa, da un mirador prima della discesa verso il paese di Puerto Santiago, la veduta sul mastodontico muro lavico marronastro a picco sul mare è eccezionale!
Scattiamo le foto di rito e terminiamo il viaggio in una piccola area di sosta dove troviamo miracolosamente un posto libero per l’auto.
La spiaggia del porticciolo è nera come la pece e alle 13, non scherzo, la sabbia raggiunge una temperatura non inferiore ai 70/80 gradi! Mai sentita sotto i piedi una roba così, manca poco che si fondono le ciabatte!
Senza ombrellone non è possibile fare nulla, l’unico riparo è sotto un muricciolo, lo raggiungiamo camminando come il Lupin del cartone animato. Le lamentele da parte di entrambe le donne non tardano a manifestarsi, come se poi servissero a qualcosa! Qua l’unica cosa che serve è buttarsi a mare prima di rosolare.
L’acqua è calda ma sporca, la vicinanza col porticciolo è deleteria, ogni 5 minuti partono barche e barchette dirette sotto le scogliere e in mare aperto alla ricerca di balene e delfini.
Mica vogliamo farci mancare la gitarella nel tumultuoso oceano Atlantico?? Ma certo che no!! Lascio B.C e Foxy sotto il muretto intente a mangiare i loro panini e vado al porto alla ricerca dell’offerta più conveniente per prendere il largo.
In posti del genere, non bisogna fermarsi al primo baracchino che capita, ma bisogna girare tutte le agenzie, perché i prezzi variano e possono variare anche di molto. Infatti, trovo gite equivalenti ma con prezzi discordanti, dopo un’accurata scansione di tutte le agenzie, opto per la Top Class Tours e il suo tour di un’ora sotto Los Gigantes sino alla baia di Masca e sconfinamento a largo alla ricerca di balene e delfini, per la modica cifra di 10€ a persona.
Da notare che soffro il mare terribilmente, anni fa mi sono sentito male su un pedalò in un lago! Quindi già un’ora per me è un sacrificio disumano.
Torno indietro a recuperare B.C. e Foxy ma non le trovo… non so se essere felice o preoccupato… ma non faccio in tempo a decidere, che me le trovo in un negozio di souvenir poco distante, prese dalla febbre delle compere.
Intimo loro di fare in fretta perché la nostra barca partirà alle 15.30 ed ora sono le 15.
Raggiungiamo il molo e dopo una breve attesa saliamo a bordo del nostro natante rosso iper-veloce. L’oceano non sembra agitato, ma una cosa è quello che vedo da qua, una cosa è quello che c’è la…
Partiamo, immediatamente siamo a ridosso delle immense scogliere, è molto emozionante, ci spiegano che si sono formate nel corso di millenni e che una parte è sprofondata in acqua durante non so quale eruzione.
L’oceano ha un colore incredibile, un blu mai visto prima, mi suggeriscono cobalto,ma non saprei dire con certezza che tonalità sia o se abbia un nome, fatto sta che è talmente stupefacente che non sento ancora nausea e giramenti, anzi, faccio pure il figo su e giù per la barca a fare foto e video.
Anche il resto della compagnia sembra stare bene. A metà crociera sostiamo 5 minuti nella baia di Masca, c’è una spiaggetta ciottolosa in mezzo a due colonne nere di altissima lava, spettacolo!!
A questo punto il capitano butta giù a tutta forza la manetta del gas e si dirige a folle velocità verso il nulla!
Bastano 5 minuti di sobbalzamenti che comincio a stare male. Cazzo stanno tutti bene tranne io. Anche B.C. che solitamente soffre il mal di mare. Si sporgono tutti ed aguzzano la vista, c’è chi dice di vedere una balena, chi i delfini…io non vedo un cazzo, sto male, allungato a poppa che non vedo l’ora di rientrare in porto.
Buon per me che il tempo scade. Una volta gettata l’ancora in porto, sono il primo a schizzare a terra, mi bastano pochi minuti e un Irn Bru per riprendermi, (per info sull’Irn Bru, vedere diario scozzese).
Tutto quello che c’era da fare da queste parti lo abbiamo fatto, possiamo andare via soddisfatti.
Il pomeriggio per me e Foxy prevede un giro di ricognizione in un altro paese, stavolta sulla costa, sempre dalle parti di Los Cristianos, vale a dire, El Medano. Per B.C. invece c’è la Playa Las Vistas.
Rientrati a Las Americas congediamo B.C. e prendiamo l’autopista per El Medano, distante una decina di km.
E’ incredibile come a distanza di così pochi km la forza del vento cambi così radicalmente, dalla brezzolina di Las Americas si passa al ventaccio possente, stile Fuerteventura di El Medano!
Il paese non è affatto male, adagiato sulla Costa del Silencio, c’è una bella spiaggia cittadina, una discreta passeggiata lungo mare e all’apparenza un buon movimento.
Prendiamo un gelato ma duriamo poco, giusto il tempo di finirlo e andiamo via, il vento fa presto a divenire fastidioso, motivo per cui, El Medano, molto probabilmente non ci vedrà mai suoi residenti.
Approfittiamo del fatto che siamo qui per fare una puntata a Playa de la Tejita, una distesa desertica rossastra, inondata da cavalloni alti 3 metri, raffiche ancor più possenti e una moltitudine di surfisti e kitesurfisti, pare che qui ci facciano i campionati mondiali.
Lasciamo Playa de la Tejita dopo aver fatto una buona quantità di foto e, non senza difficoltà nel parcheggiare l’auto, ci prendiamo un caffè in un bar di Los Cristianos gestito da due ragazzi italiani del nord poco propensi al dialogo. Torniamo in hotel, dove incontriamo B.C. in piscina. Non possiamo esimerci dall’uscire tutti insieme questa sera dopo mangiato, appuntamento per le 22.
Si fa il bis in Avenida Las Americas, ma in un altro locale, altra sangria, altro salasso.
E così va via anche questa giornata.
Domani c’è tanta strada da fare, in pratica percorreremo interamente tutto il perimetro di Tenerife, ma proprio tutto!!
01 – 07 IL GIRO DELL’ISOLA IN 180 MINUTI
Prima di partire per il lungo viaggio che toccherà Tenerife in tutti i suoi punti cardinali, faccio una telefonata ad altro utente del forum, che chiameremo Pietro, vive a Puerto de la Cruz con la famiglia da circa 3 anni e siccome saremo di strada, ci farebbe piacere incontrarlo, detto fatto! Alle 15.30 abbiamo appuntamento a Plaza del Charco.
Dopo un’abbondante colazione con i cereali più buoni che abbia mai mangiato in vita mia, montiamo in macchina e puntiamo decisi verso Garachico ed Icod de los Vinos, dove rispettivamente, contiamo di ammirare le piscine naturali e il mitico Drago Millenario, un albero che si dice abbia più di 1000 anni, dall’insolito color rossiccio, simbolo indiscusso dell’intero arcipelago canario.
Alla guida c’è Foxy, dopo i primi ed ultimi km di autopista, che ancora deve essere completata dal sud di Adeje in poi, si comincia a salire sfilando decine di paeselli tutti identici tra loro: Guya de Isora, Chio, Arguayo… fino a quando giunti a Santiago del Teide, il clima muta radicalmente e repentinamente!
Entriamo dentro una coltre spessa di nuvole e nebbiolina, la visibilità, così come la temperatura, precipita, i tornanti si fanno sempre più tortuosi e il traffico svanisce.
Tenerife è così, il clima, così come la vegetazione, cambia di continuo, non c’è una zona uguale all’altra, siamo passati dal caldo e secco sud al piovoso e grigio nord-ovest.
Sfiliamo ancora: Valle de Arriba, San Josè, San Juan e finalmente dopo 2 ore di curve, discendiamo sulla costa a Garachico! Porca puttana, non ce la facevo più! L’oceano qui è tetro e minaccioso, altro che ieri a Los Gigantes, ci sono onde da far paura!
Passando per il centro città, Foxy si produce in uno dei suoi fantomatici parcheggi a cazzo di cane! Ne ricordo uno a Maiorca con la Smart a 3 metri e 40 dal marciapiede, ora invece per infilarsi tra 2 auto con spazio di molto abbondante, riesce a bloccarsi in una maniera stranissima!
Sperando di non essere multati, ci incamminiamo verso le piscine. Abbiamo i costumi da bagno, ma fare il bagno qua dentro è da pazzi!! L’acqua dell’oceano penetra in queste insenature protette dagli scogli, ma non entra dolcemente, piuttosto irrompe in modo devastante! Il rischio di essere maciullati sulle rocce è altissimo e infatti, nessuno si azzarda a buttarsi, limitandosi, come noi a fare video dall’alto.
‘Nsomma… sto Garachico si poteva pure evitare mi sa, la cosa più bella è la visione di un mega-granchio nero, grande almeno quando una mano aperta, che scorazzava allegro sui sentieri in pietra.
Tiro fuori l’Ibiza dal parcheggio saltando sul marciapiede col posteriore e punto verso Icod de los Vinos, che non dovrebbe essere lontano.
Ho dato il cambio alla guida a Foxy, dopo tutte quelle curve si è stancata, ora però la strada si fa agevole.
Giunti a destinazione saliamo a piedi nel parco dell’albero millenario, giriamo l’angolo col gazebo ed ecco qua il Drago dinnanzi a noi e ad altri 2/300 turisti giunti sul posto con tempismo perfetto.
Anche qui foto di rito, in tutte le posizioni, con tutte le pose ed inquadrature possibili. In verità non c’è nulla di speciale, per me quello è solo un albero come tanti, bah.
Completato il giro turistico, non ci resta che entrare a Puerto de la Cruz, pranzare ed incontrare Pietro.
Puerto ha un clima ancor più infimo, oltre a nuvoloni bassi, vento ed oceano tenebroso, ci si mette pure una pioggerellina fitta fitta.
La macchina la si parcheggia gratuitamente in un grosso parcheggio dietro il porticciolo e poi si prosegue a piedi alla scoperta della città che offre il meglio di se sul lungo mare.
Percorriamo tutto il percorso pedonale, da Plaza del Charco al Lago Martianez, opera di Cesar Manrique, quello che ha architettato mezza Lanzarote, si tratta di un insieme pittoresco di svariate piscine affacciate direttamente sull’oceano da una scogliera. Ingresso 3€, ma con sto tempo sarebbe uno spreco entrare.
Per mangiare ci affidiamo ad un ristorante turistico ed ordiniamo frittura di pesce, (ottima) e Hamburger con patate canarie, imprescindibili.
Alle 15.30 puntuali torniamo a Plaza del Charco, notiamo un signore corrispondente alla descrizione di Pietro e lo blocchiamo, è lui!
Prendiamo un caffè in un bar mentre lo distruggiamo con 1000 domande! Pietro al momento è solo, la famiglia è in vacanza in Italia. Come lavoro, approvvigiona di frutta e verdura una serie di ristoranti e caffetterie della zona. Insiste sul fatto che bisogna puntare molto sulla qualità, perché la concorrenza è spietata ed è una realtà molto più complessa di quanto uno non si aspetti di trovare.
Dopo il caffè ci invita a casa sua, ci porta alla nostra macchina col suo mega jippone e lo seguiamo fino alla sua residenza dove ad accoglierci c’è il suo simpatico cagnolino.
Pietro ci mostra i “ferri del mestiere”: super-frigorifero, dispense piene di uova, il pc con cui prende gli ordini, le mappe delle finche dove si rifornisce…
E’ un uomo che sa il fatto suo, la sua non è stata una storia facile, un anno fa ci ha rimesso un 50mila€ per un investimento andato a male, ci tiene a sottolineare che qui non è tutto rose e fiori, ma è una guerra continua per riuscire a portare a casa uno stipendio a fine mese! Ogni suo consiglio è ben accetto, ascoltiamo attentamente tutto quello che ci racconta.
Dopo la visita della casa, ci invita a seguirlo in campagna, dove ha affittato un piccolo appezzamento di terra all’interno di una finca, (una sorta di fattoria) e coltiva direttamente un po’ della merce che vende.
La finca è a Los Realejos, nel frattempo ci raggiunge Ivan, il socio madrileno di Pietro ed insieme ci mostrano orgogliosi i frutti della loro fatica: pomodori, zucche, fragole, lattuga… coltivano una miriade di verdure!
Verso sera, tutti inzuppati di fango, salutiamo Pietro ed Ivan ringraziandoli dell’ospitalità, è stato un incontro molto istruttivo.
Per tornare a Las Americas, ci sono da fare un centinaio di km completando tutto il perimetro dell’isola, dal primo all’ultimo km di autopista, passando nel nord de La Laguna e della capitale Santa Cruz.
Certo fare l’autopista è tutta un’altra cosa, in un’oretta ce la sbrighiamo, magicamente, oltrepassata Candelaria, svaniscono tutte le nuvole e il caldo torna a bruciare.
Nei pressi di Los Cristianos facciamo un altro tentativo per beccare il tizio del locutorio, ma si rivela un altro buco nell’acqua, stavolta c’è la moglie, rimandiamo ancora… Già che ci siamo ci prendiamo 2 espressi al bar dei nordici italiani e torniamo in hotel giusto in tempo per la cena.
E B.C.??? E’ nel suo terrazzo che ci aspetta! Non appena imbocchiamo le scale, sbuca fuori minacciosa: “oggi mi avete lasciata tutto il giorno da sola, bla bla bla, domani no eh, voglio andare su Teide, bla bla bla, ora che si fa?? Usciamo, bla bla bla, mi sembra di stare qui da una vita, fa caldo, fa freddo, non capisco un cazzo di quello che dice la gente, ci stanno quelli nudi in spiaggia…”.
Ho capito, mangiamo un boccone ed usciamo, altrimenti non ci darà pace.
Altra serata in Las Americas, appurato che dalle parte del C.C. Veronicas c’è un delirio di ragazzini strafatti ed ubriachi. Ad allietare l’altrimenti monotona bevuta, c’è un ragazzo che propone un paio di pezzi dei Doors.
Torniamo ai nostri appartamenti dopo la mezzanotte, ho un brutto presentimento per domani, sento che qualcosa potrebbe andare storto…
(cazzo se avevo ragione!!!!)
continua…
Pubblicato da: Andrea Collalti
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Pubblicato il 13 07, 2011 · Nella categoria: Diari di viaggio; Tags: adeje, arona, birra dorada, canarie, candelaria, fanabe, figa, garachico, icod de los vinos, la laguna, las americas, los cristianos, mar ola park, pisa, playa las vistas, puerto de la cruz, roma, ryanair, san miguel, sangria, santa cruz, teide, tenerife, tenerife sur, tropical, vulcanoArticoli Simili: 
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