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	<title>Travelsmart &#187; racconto</title>
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		<title>A Londra non c&#8217;è un cazzo da vedere tranne Abbey Road</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 06:34:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dick Smart</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’ avevo sempre saputo ma mi rifiutavo di crederlo: a Londra non c’è un cazzo da vedere tranne Abbey Road! Torniamo indietro di 10 anni, nell’autunno del 1998, quando anche in Italia hanno fatto la loro timida comparsa le compagnie aeree low cost. Ricordo benissimo che avevo letto una pubblicità della sconosciuta GO, che prometteva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.travelsmart.it/wp-content/uploads/2010/02/dick-smart-sulle-strisce-pedonali-di-abbey-road-a-londra.jpg"></a>L’ avevo sempre saputo ma mi rifiutavo di crederlo</strong>: a Londra non c’è un cazzo da vedere tranne Abbey Road! Torniamo indietro di 10 anni, nell’autunno del 1998, quando anche in Italia hanno fatto la loro timida comparsa le compagnie aeree low cost. Ricordo benissimo che avevo letto una pubblicità della sconosciuta GO, che prometteva un volo andata e ritorno per Londra alla modica cifra (per l’epoca) di 300.000 lire. Ho precettato il mio amico Iondo ed abbiamo immediatamente prenotato (via telefono, perché all’epoca non si poteva ancora prenotare via internet).</p>
<p><strong><a href="http://www.travelsmart.it/wp-content/uploads/2010/02/dick-smart-sulle-strisce-pedonali-di-abbey-road-a-londra.jpg"><img title="dick smart  sulle strisce pedonali di abbey road a londra" src="http://www.travelsmart.it/wp-content/uploads/2010/02/dick-smart-sulle-strisce-pedonali-di-abbey-road-a-londra.jpg" alt="dick smart  sulle strisce pedonali di abbey road a londra" width="500" height="344" /></a></strong><br />
  La compagnia GO era all’ epoca di proprietà di British Airways, poi pochi anni dopo se l’è comprata easyJet. La particolarità era che tutti i posti su tutti i voli erano venduti alla stessa cifra. Altra novità, per l’epoca, era l’utilizzo di aeroporti periferici (vedi Stansted) e l’assenza di servizi a bordo gratuiti. Cose poi divenute la norma per le attuali low cost.</p>
<p>Abbiamo organizzato la spedizione dal 1 al 3 gennaio 1999 e la partenza era prevista da Malpensa nel tardo pomeriggio con arrivo a Sansted 1 ora e 50 minuti dopo. Siamo partiti da casa con un anticipo fantozziano, verso l’una del pomeriggio ed alle 3 eravamo già in aeroporto. Dato che la Gran Bretagna è fuori dall’aerea Shengen bisognava anche passare il controllo documenti. Bisognava esibire la carta d’identità ed il biglietto e lo sbirro semirincoglionito ha avuto persino il coraggio di chiedere: “dove va?”. Stavo per rispondere: “leggilo sul biglietto, stronzo, almeno fai qualcosa, ricordati che sono io che ti pago lo stipendio!” ma ho preferito lasciar perdere, perché se c’è una cosa che ho capito nella vita (oltre al fatto che la più potente arma di distruzione di massa è la figa) è che gli sbirri sono privi di senso dell’ umorismo. <span id="more-799"></span></p>
<p>Partiamo con un ritardo clamoroso: oltre 2 ore, dovute al ritardo dell’aereo nel volo di andata ed alla necessità di sghiacciare le ali prima della partenza. Saliamo a bordo di un coloratissimo 737-300, che è poco più grande di un Ducato, con la differenza che questo ha le ali e il Ducato no. Ma più o meno siamo lì. E’ arrivato il momento tanto atteso, cioè sputtanare il mio amico Iondo. Stranamente non siamo mai andati a puttane insieme, ma non si sa mai, potremmo sempre rimediare in futuro. Comunque la cosa importante che volevo dirvi è che per lui era il battesimo dell’aria, cioè la prima volta su di un aereo.</p>
<p>Ho capito che qualcosa non andava perché prima di salire la scaletta ha iniziato a sudare come Larry Mullen jr. durante un concerto all’aperto in luglio a Tunisi. Però eravamo in provincia di Varese ed era gennaio… Ho tentato di rassicurarlo dicendogli che il 737 è uno degli aerei più sicuri, ma ovviamente gli ho anche fatto notare che è anche quello rimasto coinvolto nel maggior numero di incidenti. Ma questo è ovvio dato che è il modello prodotto nel maggior numero di esemplari. E’ un fatto statistico, come potrà di certo confermare anche qualsiasi commercialista. “Non ti preoccupare, alla peggio sarà una fine rapida, non avremo il tempo di bruciare vivi. Forse moriremo nello schianto, o forse l’impatto non sarà molto forte e allora l’abitacolo si inonderà di kerosene che si incendierà e quindi moriremo bruciati vivi, questo ora non te lo so dire”. Non sono riuscito a tranquillizzarlo molto, nonostante i miei sforzi. Dovevo anche urlare per sovrastare il rumore dell’APU. Che è sempre un po’ inquietante …</p>
<p>Una volta a bordo l’ho legato al sedile perché lui non aveva la più pallida idea di come fare e comunque non era più in grado di muoversi da solo e neppure di parlare. Aveva lo sguardo perso nel vuoto, fisso in avanti e con le mani stringeva i braccioli del sedile. Uno spettacolo davvero penoso, peggiorato dal fatto che ogni tanto pronunciava qualche parola del tipo: Lourdes, Fatima, Loreto, non lo farò più…. A volte qualcuno si girava per guardarlo ed io dovevo inventarmi qualche balla tipo che stava prendendo psicofarmaci o che la roba era tagliata male. Alla hostess ho persino detto che eravamo una coppia gay in crisi e che lo volevo lasciare. Penso mi abbia creduto.</p>
<p>Quando i 2 cazzoni seduti in prima fila nei posti panoramici hanno acceso i motori ha iniziato a tremare. Si è girato verso di me e credo stesse per mettersi a piangere: “perché mi hai portato qui? Cosa ho fatto di male?” Cose così… “Non ti preoccupare, ora ti spiego come funziona” Mentre rullavamo verso la 35L ho iniziato a tenergli una lezione sulla teoria del volo, tentando (inutilmente) di spiegargli i primi rudimenti di portanza e resistenza, potenza necessaria e potenza disponibile, che la spinta di reazione, che attua il movimento, è proporzionale alla quantità di massa emessa ed al quadrato della velocità di emissione. Avevo concluso con gli strumenti a capsula e mi accingevo ad iniziare la lezione sugli strumenti giroscopici quando siamo entrati in pista e il comandante ha iniziato a dare potenza ai motori. Il rumore inaspettato e l’accelerazione improvvisa hanno prodotto una reazione tanto inattesa quanto violenta nel mio amico. Ha iniziato a urlare tentando di slacciare la cintura: “Noooooo, brutti figli di puttanaaaaa!!!  Io lo sapevo!!! E tu perché cazzo non mi hai ridato la cassetta di Elio e le storie tese che ti ho prestato 10 anni fa, brutto stronzo!!!????” Era impazzito e la colpa era mia che l’avevo convinto ad intraprendere quel viaggio. Me lo dovevo aspettare, lo conoscevo. Dovevo saperlo, era chiaro che uno che impiega 45 minuti per cagare non poteva sopportare il decollo di un 737. Dovevo fare qualcosa e dovevo farlo in fretta, la colpa era mia. Ho preso la decisione più logica: gli ho sferrato 2 pugni in faccia e come previsto si è subito calmato. Mi è spiaciuto ma era la sola cosa da fare in quel momento. Mi ha guardato con un’ espressione smarrita come per chiedere scusa e l’unica cosa che ho pensato di dirgli è stata: “guarda fuori stronzo che ci stiamo staccando da terra”. Si è voltato un attimo verso il finestrino e come ha visto le luci dell’aeroporto allontanarsi sotto di noi ha chiuso gli occhi e non li ha più riaperti fino a quando non abbiamo raggiunto i 10.000 metri circa.  Era un continuo  farsi il segno della croce, e se non ricordo male penso abbia anche recitato un rosario. Che comunque male non fa… “Ma lo sai che la nostra vita è legata alla depressione generata da quei pochi metri quadrati di alluminio attaccati li di fianco…?” “Vaffancuuuuloooo!!!!!”</p>
<p>Siamo atterrati a Stansted senza danni e durante l’azionamento dei reverse lui tremava, aveva gli occhi chiusi e credo avesse anche della sostanza verde che gli usciva dalla bocca. Mi ha ricordato in qualche modo Linda Blair nel film L’Esorcista. Quando l’aereo ha finalmente imboccato la bretella di rullaggio lui era incredulo: si è finalmente rilassato ma la chiazza scura sul davanti dei pantaloni diceva tutto: si era pisciato addosso. Mi ha preso la mano e mi ha chiesto: “non possiamo più morire a bordo di questo velivolo, vero?” Ma no, stai tranquillo. Però era da un po’ che sentivo un odore inequivocabile: come di un pezzo informe di materia organica anfibia comunemente detta merda. “Senti un po’” gli ho chiesto “ma hai pestato una merda di cane o ti sei anche cagato addosso?”</p>
<p>Per raggiungere Londra dall’aeroporto si prende lo Stansted Express, un treno che in 3 quarti d’ora conduce alla stazione di Liverpool St.  I biglietti costano una fortuna ma non si può fare altro. In realtà si può prendere anche l’autobus ma impiega una vita per arrivare ed era già piuttosto tardi. A bordo del treno abbiamo ripassato la nostra lista “to do” per stabilire il programma per il giorno dopo. Avevamo segnate solo 2 cose: andare ad Abbey Road e mangiare i fish &amp; chips. Che altro vuoi fare a Londra? Che nessuno di voi si azzardi a chiedere cos’è Abbey Road, perché mi assicurerò personalmente che testa e culo vi vengano scambiati di posto!</p>
<p>Avevamo prenotato l’ hotel Ibis a Greenwich, parecchio lontano dal centro ma abbastanza economico e con uno standard qualitativo noto. Lo dico perché gli hotel di Londra possono rivelarsi inculate pazzesche: quelli centrali sono spesso cari e fatiscenti, quindi abbiamo preferito andare in un Ibis, perché almeno sapevamo che avremmo trovato le lenzuola e il cesso puliti. Una volta a Liverpool St. ci siamo finalmente infilati nella mitica Tube, la metropolitana di Londra, cambiando un paio di linee e sbagliando ovviamente la direzione. Invece di Greenwich ci siamo trovati a Lewisham. Erano già le 10 di sera ed eravamo stanchi. Avremmo dovuto prendere l’ altro treno, tornare indietro e prendere quello per Greenwich. Dopo un breve consulto, circa 2 secondi, abbiamo deciso di andare a piedi. Non è stata neppure una camminata lunghissima, una mezz’ora per arrivare all’hotel che abbiamo trovato senza difficoltà.</p>
<p>Una volta dentro Iondo ha voluto dare sfoggio del suo inglese chiedendo la stanza, e l’impiegato in reception ha risposto che non sapeva se in zona ci fosse un ristorante giapponese. Sono dovuto intervenire io, che ero già un po’ stanco, nervoso e incazzato, così l’uomo ha attaccato a pigiare i tasti del suo 386 in cerca della nostra prenotazione. Prova soltanto a dirmi che invece di una doppia c’è una matrimoniale o peggio che non c’è proprio la stanza che vengo dietro al bancone, ti strappo gli occhi e ti fotto il cervello…</p>
<p>La stanza c’era, doppia come richiesto ed in ordine. Si erano fatte le 23 quindi abbiamo deciso di mangiare qualcosa prima di dormire. Nelle vicinanze c’era un Burger King, l’ideale per chi ha fretta, vuole spendere poco e mangiare cose note. Quando c’è un fast food lo preferisco al ristorante tradizionale. Da un po’ di tempo sta impazzando la moda di quella cagata pazzesca dello slow food… Ma dico, ma che cazzo, ma ci siamo tutti rincoglioniti? Ma vaffanculo, ma chi cazzo ce l’ha il tempo di sedersi, aspettare un pirla che ti dice: oggi abbiamo il coniglio con le prugne, è freschissimo, lo dobbiamo ancora uccidere. Tempo 3 ore e te lo serviamo. Abbiamo anche dei ravioli con ripieno di cervo, menta e orzo bimbo, naturalmente dobbiamo ancora fare l’impasto e catturare il cervo, ma nel frattempo ti puoi gustare quest’ottimo vino da 1000 euro la bottiglia e come antipasto abbiamo del prosciutto di cinghiale su letto di orzo, miele e decorato con sambuca Molinari e ribes. Insomma, datemi un doppio cheeseburger, patatine, una coca (senza ghiaccio!) e andate a fare in culo! Al limite mi prendo un trancio di pizza, e che cazzo… (in Italia però). Oppure preferisco mangiare pizzette volanti appena sfornate acquistate in qualche ottima forneria (sempre in Italia).</p>
<p>Torniamo alla stanza e ci facciamo una doccia. Naturalmente a turno! Siamo così stanchi che rinunciamo anche a fare un po’ di British zapping e andiamo dritti a letto. Poiché ognuno temeva che l’altro lo potesse inchiappettare abbiamo passato la notte completamente svegli a sorvegliarci a vicenda. Io stringevo un pugnale,  lui mi pare un machete ma non ne sono certo. Ci siamo fissati per tutta la notti pronti a respingere un eventuale attacco. Non che io mi sia mai lontanamente sognato di fare sesso anale col mio amico Iondo, e probabilmente neppure lui. Almeno spero. Ma non ne sono certissimo però…</p>
<p>La mattina non ci facciamo la barba per dimostrare di essere dei duri, cazzuti, machi, schiantatope e scendiamo a fare colazione. La colazione negli hotel Ibis è a buffet ed è invariabile, in qualsiasi parte del globo: uova sode, prosciutto gelatinoso, fette di formaggio quadrate, pane, marmellatine, succo di arancia e caffè. Mangiamo a più non posso perché quando c’è il buffet bisogna fare così. Tenete sempre a mente che noi italiani all’ estero abbiamo una reputazione da difendere, guai a smentirci!</p>
<p>La nostra meta principale, cioè Abbey Road, ci attende, così ci dirigiamo a passo spedito alla vicina stazione ferroviaria, per prendere il trenino per Londra, dove poi avremmo proseguito con la metropolitana. Il viaggio è piuttosto lungo e scomodo, mi pare ci sia voluta circa un ora ma ne è valsa la pena. Appena arrivati la cosa che colpisce subito è la moltitudine di turisti giapponesi intenti a farsi la foto sul passaggio pedonale. Attendiamo il nostro turno e finalmente realizziamo la cosa più importante di tutto il viaggio: ci facciamo la fotografia sulle stesse strisce pedonali attraversate, molti anni prima, da John, Paul, Ringo e George. Cazzo, mica tutti se la sono fatta questa foto! Io si. Fanculo! Da che siamo li vediamo anche gli studi, ovviamente solo dall’ esterno dove i Beatles, ma non solo loro, hanno registrato i loro dischi.</p>
<p>E adesso? Dove cazzo si va? Decidiamo di prendere la più grande delusione della nostra vita e andiamo a vedere Carnaby Street. Una delusione totale, da non crederci. Noi eravamo stupidamente convinti di trovare un’ atmosfera alla swinging London, di fare un balzo nel passato di 30 anni… Un cazzo di niente! Solo stupide boutiques e uno spazzino che puliva la strada. Neppure una ragazza con un acconciatura anni 60 e minigonna. Niente. Però nei dintorni c’ era un discreto negozio interamente dedicato ai Beatles. Il titolare sembrava veramente arrivato dagli anni 60 con la macchina del tempo.</p>
<p>Ci facciamo una passeggiata e cerchiamo un posto per il pranzo dato che si è fatto mezzogiorno. Ci infiliamo in una specie di pub che ci era stato raccomandato da 2 battone dalle quali eravamo stati abbordati poco prima. Dato che non avevamo intenzione di scopare ci hanno scroccato una sigaretta ed in cambio ci hanno fornito alcune dritte sulle cose da fare a Londra. Il pub non è stato una fregatura, le mignotte non avevano raccontato balle. Ordiniamo i fish &amp; chips anche perché era l’ unica cosa comprensibile sul menù. Per quei pochi cavernicoli ignoranti e rotti in culo tra di voi che non sapessero cosa sono i fish &amp; chips, ve lo spiego io. Trattasi di filetti di merluzzo impastellati e fritti accompagnati da patatine fritte. Tutto qui, la cosa più semplice del mondo. Non vengono più serviti nella carta da giornale come un tempo, ma in tradizionali piatti. Birra a fiumi e rutto libero: questa è vita! Cazzo…</p>
<p>Dopo il pranzo non sappiamo più che fare così piuttosto di niente andiamo in metropolitana a Charing Cross, ci spariamo tutto il Mall a piedi e vediamo Buckinghm Palace. Ho provato a citofonare e ho chiesto se Liz era in casa ma mi hanno gentilmente risposto che era molto impegnata e non poteva ricevere visite. Provate a citofonare al Quirinale e chiedete se Giorgio è in casa: secondo me non sono altrettanto cortesi…</p>
<p>Andiamo, sempre a piedi, a Westminster a vedere il Big Ben. Mah… per me il Torrazzo di Cremona è più fico. Iniziamo a non poterne più ma andiamo a Trafalgar Square e saliamo sui leoni. Piccadilly è carina ed è la classica immagine di Londra che hanno tutti quelli che non ci sono mai stati per via dei tabelloni colorati e luminosi. Certo Times Square a New York è tutta un’ altra musica.</p>
<p>Facciamo una pausa e ci spariamo una pinta di birra in un pub. Il vantaggio dei pub è (o forse era, ora non so più se è così) e che praticamente si può fumare gratis. Intendo che non servono le sigarette, si fuma semplicemente respirando. Fanculo.</p>
<p>C’ era un piccolo giardinetto vicino al pub e ne approfittiamo per un bella pisciata urbana all’ aperto (don’t forget che siamo italiani!) e poi andiamo a vedere i grandi magazzini Harrods. Saremo rimasti dentro più o meno un minuto e praticamente abbiamo visto tutto. Ma che cazzo, la Rinascente di Milano non è certo inferiore! La mattina pioveva, il pomeriggio c’era il sole e in quell’istante grandinava. Non male come cambiamenti climatici in una sola giornata.</p>
<p>Intanto si è fatto buio e per la sera non si può fare a meno di cenare al mio ristorante preferito: il mitico Hard Rock Cafè. Quello di Londra è stato il primo ad essere aperto e la caratteristica principale è che è impossibile entrare senza fare la fila sul marciapiede. Attendiamo il nostro turno e finalmente ci accomodiamo. L’ atmosfera è sempre la solita: chitarre, dischi e puttanate sul mondo della musica appese alle pareti. Si mangia praticamente al buio e i prezzi sono da paura. Ok, anche negli altri locali di Londra si paga uno sproposito, quindi a quel punto meglio andare all’ HRC.</p>
<p>Dopo cena ci facciamo un giro sul Tamigi a vedere (e anche attraversare) il Tower Bridge con annessa torre di Londra. Torniamo a Greenwich dove ci vediamo anche il Cutty Sark ormeggiato sul Tamigi. Il Cutty Sark è un clipper inglese con stazza di 963 tonellate, varato il 22 novembre 1869 nei Cantieri Navali di Scott &amp; Linton a Dumbarton, in Scozia. Navigò sulla rotta delle Indie per il commercio del tè e della lana (da Wikipedia).</p>
<p>La notte è trascorsa esattamente come la precedente, senza dormire nel timore che uno dei due volesse sodomizzare l’altro a tradimento. Dopo la colazione ci dirigiamo nuovamente nel centro di Londra, per la precisione nella City. Un cazzo di niente da vedere. Camminiamo e camminiamo per poi fermarci a fare una pausa in una specie di bar dove ho bevuto uno dei peggiori e più cari caffè della mia vita. Camminando parlavamo più o meno sempre delle stesse cose, ad esempio: “ma lo sai che io con la tipa giusta mi posso fare 4 scopate in 3 ore?” oppure “ma lo sai che una volta ero con figa stratosferica ma ero talmente nervoso che mi si è ammosciato?” o anche “hai mai fatto sesso telefonico?” Insomma, discorsi da uomini…</p>
<p>Ci spostiamo al Covent Garden, che a dispetto del nome NON è un giardino, ma una specie di mercato coperto, molto carino in verità, forse una delle cose migliori di Londra. In effetti Londra non aveva molto da offrire all’ epoca. Giusto un paio di cazzatine. Oggi con il London Eye e un paio di altre cosette offre evidentemente un po’ di più, ma comunque non è certo una città da mettere in cima alla lista delle cose da vedere. Certo, se non ci siete mai stati allora andateci pure, ma non vi aspettate di certo di trovare attrazioni paragonabili a quelle di Parigi o New York.</p>
<p>Il nostro volo partiva nel primo pomeriggio, quindi subito dopo il Covent Garden ci siamo dovuti trasferire a Stansted. Il treno è stato puntuale, e dopo il check in ci siamo sparati un paio cheeseburger al fast food locale. Ho ritenuto necessario far ubriacare il Iondo prima della partenza, in modo da evitare le terrificanti scene del volo di andata. In effetti si è comportato da uomo, lo dovevo sostenere perché aveva alzato parecchio il gomito, però è stato docile come un agnellino. Gli ho dovuto promettere che una volta arrivati, lungo la strada dall’aeroporto a casa avremmo caricato in macchina un paio di puttane. Questo è bastato a convincerlo.</p>
<p>Durante il volo l’alcool ha però fatto il suo dovere fino in fondo facendogli passare quasi tutto il tempo con la testa infilata nel sacchetto per vomitare. Ne ha riempiti ben 3 sacchetti che ci siamo poi portati a casa, dividendoci cristianamente il contenuto. Il vomito riscaldato nel forno a microonde è ancora ottimo, e lo si può consumare per una cena leggera o quando ci sono ospiti. Anche con i crostini di pane riscaldati sul momento è ottimo.</p>
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		<title>Occultare un cadavere a Minorca: come e perchè</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 08:19:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dick Smart</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p> Nella primavera del 2005 stavo decidendo dove trascorrere le vacanze estive, quando mia figlia di 7 anni ha visto il catalogo Teorema sulla Spagna. &#8220;Guarda, in questo albergo ci sono i Flintstones!&#8221; Diamo un&#8217; occhiata: l&#8217; hotel era a Minorca in una posizione privilegiata  sulla spiaggia di Son Bou, la più lunga dell&#8217; isola. <a href="http://www.travelsmart.it/wp-content/uploads/2010/02/fat-person-at-beach.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3695" title="fat-person-at-beach" src="http://www.travelsmart.it/wp-content/uploads/2010/02/fat-person-at-beach.jpg" alt="" width="500" height="334" /></a></p>
<p>Chiaramente costava un occhio e il trattamento era di sola mezza pensione ma almeno i bambini erano gratis. La particolarità era il tema Flintstones, comune ad alcuni hotel della catena Sol: ci sono gli animatori travestiti da personaggi del cartone, le rocce finte, l&#8217; auto di Fred, la cucina di Betty e cose simili. Ok, prenotiamo con formula hard discount che prevedeva un discreto sconto se si prenotava in anticipo.</p>
<p>Eravamo in 3: io, mia figlia, e mia moglie. Partiamo nel tardo pomeriggio, naturalmente in ritardo, dall&#8217; aeroporto di Verona: mai visto un aeroporto più incasinato e sfigato di questo. Comunque in poco più di un ora arriviamo a Minorca e raggiungiamo l&#8217; hotel con l&#8217; autobus per pecoroni organizzato dal t.o. Il paesaggio è bello: tutta campagna, ondulato, recinti con bovini al pascolo, cavalli. Raggiungiamo Son Bou, che è un piccolo paese ultraturistico in riva al mare. E&#8217; tutto un susseguirsi di residence, supermercati, bar, ristoranti ed autonoleggi. E poi il nostro hotel: un mostro architettonico che deturpa bestialmente il paesaggio. Immagino le bustarelle che devono essere girate al momento della sua costruzione&#8230; <span id="more-516"></span></p>
<p>Quando arriviamo è già ora di cena ed andiamo immediatamente al ristorante, dal quale vengo cacciato perchè non indossavo i pantaloni lunghi. Torno al galoppo in camera ad infilarmi un paio di 501 (sono esigente in fatto di jeans: i 501 sono jeans, tutti gli altri no) e ritorno al ristorante.</p>
<p>La cameriera all&#8217; ingresso, che aveva il compito di accogliere gli ospiti, sapeva qualche parola di italiano. Mi ha sorriso e mi ha detto: &#8220;vieni dentro!&#8221; Io non ho potuto fare a meno di rispondere: &#8220;in che senso?&#8221; Poverina, non ha capito&#8230; E ha continuato: &#8220;vieni, vieni!&#8221; Io ghignavo come una bestia, e a meno che qualcuno non le abbia spiegato le sottili sfumature della lingua italiana, si starà ancora chiedendo perchè.</p>
<p> La mezza pensione prevedeva la colazione e la cena, entrambe a buffet. Per il pranzo ci si doveva arrangiare. La mattina seguente era previsto l&#8217; incontro con l&#8217; assistente Teorema che ci avrebbe descritto l&#8217; hotel, le escursioni facoltative e tutto il resto. Una grandissima rottura di coglioni che ti fa perdere 2 ore, praticamente si butta via la mattina.</p>
<p>Passiamo la giornata tra piscina e mare (e che mare!). La spiaggia è veramente lunghissima e dopo circa 1 km c&#8217; erano anche i nudisti. Uno spettacolo raccapricciante: gli uomini avevano una pancia di dimensioni tali da rendere impossibile per loro una verifica visiva del proprio uccello. Le donne avevano le tette all&#8217; altezza dell&#8217; ombelico e il culo dietro le ginocchia. C&#8217; era un motoscafo che trainava a velocità folle un bananone gonfiabile con una decina di sfigati sopra. Ho voluto fare un giro anch&#8217; io. Si pagava una decina di euro, ti davano un giubbotto salvagente e si partiva. E&#8217; stato bestiale! Si viaggia non so a che velocità, ma abbastanza elevata. Quando il guidatore del motoscafo si annoia, allora fa una virata strettissima col risultato di rovesciare in mare tutti gli occupanti del bananone. Mi sono proprio divertito.</p>
<p> La sera per il paese girava uno di quei trenini turistici e abbiamo pensato di fare un giro. Divertente, si fa un bel giro e si vede tutta la zona circostante.</p>
<p>Il giorno dopo lascio mio moglie in piscina e vado con mia figlia a Mahon, la capitale dell&#8217; isola con un autobus di linea. Mahon è veramente bellina e si vede lo stile coloniale inglese. Abbiamo anche fatto un escursione in mare con una di quelle barche col fondo trasparente. Così, così&#8230; insomma non è che si vedesse molto&#8230; Una piccola curiosità: la maionese, quella che vi mangiate nei tramezzini è nata qui. Si chiamava salsa mahonesa, da Mahon.</p>
<p>Un paio di giorni dopo per distrarmi decido di andare da solo e senza dire niente a nessuno a Ciutadella, l&#8217; ex capitale dell&#8217; isola. Ci arrivo in autobus ed è molto bello girare per l&#8217; isola. Si attraversano paesini interessanti dove converrebbe fermarsi a dare un&#8217; occhiata. Ciutadella la giro a piedi. Quasi quasi è meglio di Mahon, con i suoi palazzi, le chiese, e le stradine. Una valanga di turisti però, tra i quali anche moltissimi italiani, che manco a dirlo, vagavano come zombie per le stradine della città con un Nokia in una mano ed un Ercisson nell&#8217; altra&#8230; Ho fatto una coglionata che non ci si aspetterebbe da un viaggiatore esperto come me: mi sono incantato a guardare i soliti negozi per turisti ed ho perso l&#8217; autobus! Poco male: mi sono infilato in un internet cafè e ho preso quello dopo. Il solo problema è che avrei dovuto cambiare autobus a Alaior ed aspettare circa un ora. Ma si è rivelata una fortuna perchè ho finalmente visto un paese &#8220;vero&#8221; senza turisti. Tutte le case dipinte di bianco, vicolini in salita, chiese, palme&#8230; molto interessante.</p>
<p> Alloggiando in un hotel-villaggio potrebbe capitarvi di avere a che fare con gente sgradita che per evitare guai è opportuno togliere di mezzo. Non so, per esempio potreste trovare qualcuno che vi frega il posto sul lettino in piscina, o magari qualcuno che vi si appiccica e non sapete come liberarvene. Mi spiego?</p>
<p> Premetto che il modo migliore per fare un &#8220;lavoro&#8221; è sempre quello classico, cioè piantare dietro l&#8217; orecchio un cono di piombo rivestivo in rame largo 7,62 mm che viaggia a 800 metri al secondo. Sfortunatamente nel bagaglio è difficile che ci sia l&#8217; &#8220;attrezzatura&#8221; necessaria ed è difficile procurasela in loco. Anche il classico colpo di pistola alla nuca è efficace nella maggior parte dei casi ma non tutti si portano il &#8220;ferro&#8221; in vacanza.  Dopo lo sparo è bellissimo respirare a pieni polmoni l’ odore di cordite.  L’ odore di cordite è tra i miei preferiti e se dovessi stilare una classifica degli odori sarebbe questa:</p>
<p> 1 – Odore di macchina nuova</p>
<p>2 – Odore di passerina… se però la passera non viene lavata da alcuni giorni l’ odore è tale da salire al primo posto in classifica. Niente al mondo è meglio dell’ odore di una passera non lavata da alcuni giorni Per questo è utile farsi crescere i baffi: dopo aver fatto sesso orale attivo, anche dopo un ora, basta respirare col naso per sentire l’ odore della passera che è rimasto impregnato nei baffi.</p>
<p>3 – Odore di cordite</p>
<p> Tornando alla pistola, bisogna aprire una parentesi. Il mondo si divide in fanatici delle automatiche e fanatici dei revolver. Chi ama le automatiche si sente sicuro per via dei 15 colpi nel caricatore. Cos&#8217;è, dovete andare in guerra forse? Nel 90% dei casi sono i primi 3 colpi quelli che contano. I fanatici dei revolver si sentono sicuri per l&#8217; assoluta affidabilità di queste armi. Non si inceppano mai, non bisogna perdere tempo per incamerare una cartuccia o togliere la sicura (i revolver sono sprovvisti di sicurezza ordinaria). Si tratta di frazioni di secondo, certo, ma quando si è nella merda possono fare la differenza. Con una pistola a tamburo quando si tira il grilletto parte il colpo. Sempre. Per questo motivo un revolver non dovrebbe mai essere dato in mano a bambini di età inferiore ai 36 mesi. E se pensate che una .38 Special 2&#8243; (quella dei detective americani dei vecchi film) sia poco più che un giocattolo, è perchè nessuno vi ha mai messo in bocca la canna di una di queste armi. Non voglio dire che io sia un fanatico delle pistole a tamburo. Per me basta che funzioni, ma se proprio mi trovassi costretto a scegliere, allora forse preferirei un&#8217; automatica. Ma solo per un fatto culturale, dato che la prima che ho usato era di questo tipo.</p>
<p>Quando si è all&#8217; estero e c&#8217; è bisogno di una pistola, il mezzo più sicuro per procurarsene una è rubarla ad una guardia giurata. Bisogna fare attenzione a non confondere le uniformi delle guardie con quelle dalla Polizia, però. Una guardia giurata in genere non ha la minima preparazione al combattimento e non sarebbe quasi mai capace di sparare a qualcuno. Non ha probabilmente neanche qualche rudimentale nozione di difesa personale, mentre un agente della Polizia di Stato non ci penserebbe 2 volte per piantarvi una pallottola in fronte, quindi fate attenzione.</p>
<p>Una guardia giurata la si attira in un tranello, gli si da una bella botta (poi se vi interessa vi spiego anche la tecnica migliore per rompere un naso) ed ecco una pistola gratis! Verificarne sempre le condizioni: cartucce nel caricatore, eventuale colpo in canna, buon funzionamento delle parti meccaniche (questo fatelo ad arma scarica!). Se non siete esperti nel maneggiare un&#8217; arma da fuoco probabilmente sarà più pericoloso per voi che per la vostra vittima, quindi vi conviene valutare altre possibilità. Aver visto tutta la serie di &#8220;Arma Letale&#8221; con Mel Gibson non vi qualifica come esperti di armi: fate molta attenzione, e dico sul serio. Le armi non sono pericolose, le persone si. Io vi ho avvisati.</p>
<p> Si può tagliare la gola alla propria vittima. Sapete come si taglia la gola a qualcuno? L&#8217; avete mai fatto? Non è come si vede nei film. Se vi limitate a recidere una carotide o anche la trachea e basta, l&#8217; animale farà un bel casino per almeno un minuto prima di crepare. Non si muore subito, quindi se volete fare un lavoro silenzioso il metodo da impiegare è il seguente: si arriva silenziosamente da dietro, con la mano sinistra tirate la vostra vittima sotto il mento contro di voi. Immediatamente iniziate a lavorare con la destra. Non è necessario avere un coltello tipo “Rambo”, va bene anche un coltello da bistecca, purchè sia sufficientemente affilato. Non un singolo taglio netto, ma piuttosto dovete immaginarvi di affettare un salame. Continuare ad affettare fino ad arrivare con la lama contro le vertebre e se possibile continuare a segare. Arrivare a staccare quasi completamente la testa dal corpo può considerarsi un lavoro ben fatto. Se avrete lavorato bene il malcapitato non avrà emesso neppure un suono. Se non l&#8217; avete capito, non ho fatto sempre l&#8217; impiegato&#8230;</p>
<p>Il sangue umano però ha la pessima abitudine di infilarsi dappertutto, sui vestiti, sotto le unghie&#8230; Se qualcuno vi ha visti insieme alla vostra vittima vi beccheranno: anche la più microscopica traccia di sangue vi incastrerà. Io ho sempre pensato che convenga fare un lavoro pulito: è meglio strangolare. Tra l&#8217; altro io possiedo una preparazione specifica sugli strangolamenti. Se però chi dovete fare fuori è grosso il doppio di voi dategli prima una bella botta sulla nuca. Un estintore va benissimo in questi casi. Ma anche un batticarne, anche se è difficile che qualcuno se lo porti in vacanza. </p>
<p>Passiamo ora alla parte più difficile: nascondere il corpo. Cioè, non pensate che uccidere sia facile, o meglio, qualcuno si diverte a farlo, io no. Aspettatevi incubi con risvegli in piena notte in ogni caso. Come dicevo la parte difficile dal &#8220;lavoro&#8221; in un hotel è quella finale. Voi potreste anche lasciare il corpo nella stanza ma verrebbe subito ritrovato, e se appena appena qualcuno vi ha visti in compagnia della vittima sarete i principali indiziati. Se non siete addestrati a resistere in un interrogatorio crollerete dopo 2 minuti. Per questo motivo il cadavere fa fatto sparire. In alcuni film si prende il corpo, lo si fa a pezzi e lo si porta in valigia in un posto isolato e lo si seppellisce. Non mi sento di consigliarvi questo metodo. Nemmeno scioglierlo nell&#8217; acido nella vasca da bagno è di facile realizzazione. I metodi migliori sono 2.</p>
<p> Metodo 1:</p>
<p>Si prende il carrello che usano le cameriere al piano, ci si infila il cadavere e lo si nasconde nelle lenzuola sporche. Poi si scende fino nel seminterrato dove si trova la lavanderia. E&#8217; importante agire la mattina prestissimo, diciamo alle 4. Qui troverete anche gli spogliatoi del personale che lavora in hotel. A questo punto impossessarsi delle chiavi dell&#8217; auto di uno di questi. Adesso risulta piuttosto facile caricare il pacco, e allontanarsi con la macchina. Non girate alle 4 notte con gli occhiali da sole se non volete attirare l&#8217; attenzione! Fate un paio di chilometri, parcheggiate, mettete il corpo al posto di guida e incendiate l&#8217; auto. Naturalmente dovete togliere al cadavere qualsiasi cosa possa aiutare nell&#8217; identificazione. L&#8217; auto è importante che sia a benzina e non diesel, perchè dovrete aspirarne una decina di litri dal serbatoio ed inondare l&#8217; abitacolo. E adesso tornate in hotel e fatevi una bella doccia. Se avrete fatto un buon lavoro potrete tornare a casa tranquilli, diversamente ce l&#8217; avrete nel culo. Non dico che sia la cosa più facile del mondo ma non è neppure difficilissimo.</p>
<p> Metodo 2:</p>
<p>Uguale al metodo 1 fino al seminterrato. Raggiungete le cucine dell&#8217; hotel, fate a pezzi il corpo ed infilate i tranci nel tritacarne (comprese le ossa). Gli hotel grandi sono dotati di tritacarne formidabili. Raccogliete il macinato in contenitori per alimenti e infilateli nel frigo. Non mangiate polpette o simili nei giorni seguenti nel ristorante dell’ hotel. </p>
<p>Personalmente prediligo il metodo 2, se non altro perchè mi diverte pensare alle gente nel ristorante, anche se con questo non intendo dire che sia il metodo migliore. Ognuno deve essere in grado di valutare la situazione e di trovare il metodo migliore.</p>
<p>Naturalmente in questo breve racconto ho fatto solo alcuni esempi; esistono molti altri modi, certamente più professionali,  ma io mi sono quasi sempre dovuto arrangiare con quello che avevo. E&#8217; chiaro che 1 kg di semtex mi avrebbe facilitato di molto la vita in alcune occasioni (non si pone più il problema di far sparire il corpo, perchè la sparizione è compresa nel prezzo!), ma ho quasi sempre dovuto farne a meno. </p>
<p>Torniamo alla nostra vacanza. Passiamo i restanti giorni cazzeggiando e per fortuna nessuno ha occupato il mio lettino con il suo telo. Mi piace vedere che ci sono donne non più giovanissime che si mettono in tanga e topless. Il fatto è che hanno le tette cascanti, il culo lardoso e cosce cellulitiche. Misteri della vita&#8230; </p>
<p>Quando arriva il momento di ripartire il ritardo stavolta è imprecisato, cioè siamo li come coglioni ad aspettare ma nessuno ci sa dire a che ora. Alla fine dopo un paio di ore di attesa ci portano all&#8217; aereo. Doveva trattarsi di uno scherzo. Per forza&#8230; Il nostro bellissimo Airbus dell&#8217; andata era sparito e al suo posto c&#8217;era questa specie di cartone animato volante. Uno scassatissimo MD80 di una compagnia che non avevo mai sentito nominare prima: ITALI. Era bianco con dipinte delle nuvole nere che sembravano le chiazze di una frisona. Lo so che statisticamente il Mad Dog (come viene chiato il Super80) è uno degli aerei più sicuri ma non eravamo molto tranquilli. C&#8217; erano persino ancora i posacenere incorporati nei braccioli ed erano ancora marchiati Alitalia! Chiaramente la nostra compagnia di bandiera si è disfatta di questi rottami e li ha svenduti a varie compagnie sfigatissime. Adesso sugli aerei c&#8217; è una porta con combinazione che separa i 2 cazzoni dai passeggeri (perchè dopo l&#8217; 11/9 ecc. ecc.). Qui no: c&#8217; era solo una tenda. Chiunque poteva andare la davanti, sedersi, e decidere di schiantarsi contro un palazzo. Fanculo.</p>
<p>Quando arriviamo a Verona mi tocca trascinare le valige al pulmino che ci avrebbe portati al parcheggio. Ero sudato, incazzato perchè la vacanza era finita e stanco. Arriva uno stronzetto, uno di quelli con le magliette aderenti, gli occhiali da sole enormi, ed una specie di borsetto a tracolla. Mi ha urtato e non mi ha neppure chiesto scusa. Ero al limite. &#8220;Bello!&#8221; Non si è girato ma continuava a ridacchiare con una troietta in sua compagnia. &#8220;Lascialo stare&#8221; ha detto mia moglie che aveva previsto cosa stava per accadere. Non gli ho più detto nulla, gli sono andato di fronte e con la massima calma gli ho messo tutte e due le mani dietro la nuca, come se volessi mettergli la lingua in bocca. Con tutta la forza ho contemporaneamente tirato le braccia e spinto la testa in direzione del suo setto nasale. Il tutto è durato meno di un secondo.</p>
<p>L&#8217; ho lasciato per terra a sanguinare come un maiale e sono tornato a casa con mia moglie e la mia bambina.</p>
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		<title>La Palma: la riscoperta del biogas</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 06:56:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dick Smart</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Palma, la isla bonita&#8230; 3 anni fa ho letto queste righe sul catalogo Teorema ed ho subito pensato alla celebre canzone di Madonna.La Palma è un isola delle Canarie ancora poco famosa (per fortuna) tra i turisti. Attenzione: La Palma è un isola, Las Palmas è una città di Gran Canaria, Palma di Maiorca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La Palma, la isla bonita&#8230;</strong> 3 anni fa ho letto queste righe sul catalogo Teorema ed ho subito pensato alla celebre canzone di Madonna.La Palma è un isola delle Canarie ancora poco famosa (per fortuna) tra i turisti. Attenzione: La Palma è un isola, Las Palmas è una città di Gran Canaria, Palma di Maiorca è un&#8217; altra cosa ancora.</p>
<p><a href="http://www.travelsmart.it/wp-content/uploads/2010/02/La-Palma.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3670" title="La Palma" src="http://www.travelsmart.it/wp-content/uploads/2010/02/La-Palma.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p><a href="http://www.travelsmart.it/wp-content/uploads/2010/02/culo-fantastico-di-una-grande-gnocca-con-perizoma-sulla-spiaggia-di-la-palma.jpg"></a></p>
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<p>Ho fatto mesi e mesi a sentirmi dire: &#8220;Ah, allora vai a Palma di Maiorca, anch&#8217; io ci sono stato&#8221; oppure &#8220;Ah, vai a Las Palmas, io invece sono stato a Maspalomas&#8221;. Ogni volta dovevo rispondere: &#8220;non avete capito un cazzo, io vado da un&#8217; altra parte&#8230;&#8221;.</p>
<p>Teorema presentava in esclusiva per l&#8217; Italia questa destinazione e la prima partenza era il 5 luglio. Avevo deciso che dovevo passare alla storia e volevo essere il primo italiano ad andare a La Palma con un viaggio organizzato. Forse questo non è sufficiente a qualificarmi come &#8220;esploratore&#8221; (anche se moltissimi anni fa lo sono stato per davvero! Ma questa è un &#8216; altra storia&#8230;), però è una cosa di cui mi posso vantare con gli amici: io sono stato il primo italiano ad andare a La Palma con un viaggio organizzato.Il catalogo diceva che avremmo alloggiato in un nuovissimo resort della catena Princess, che già conoscevo per avervi alloggiato a Gran Canaria. <span id="more-510"></span></p>
<p>La partenza da Malpensa avviene con circa 1 ora di ritardo, ma è accettabile per un volo charter. Come voi tutti già saprete, le compagnie aeree charter (e anche le low cost, ovviamente) per contenere i costi non impiegano piloti veri con ATPL, ma affidano i propri aerei ad appassionati di Microsoft Flight Simulator, che sono persino disposti a pagare pur di pilotare un aereo vero. E&#8217; molto semplice: quando si raggiungono le 500 ore di volo simulato sul pc casalingo, ci si può far assumere da una compagnia charter o low cost, PAGARE un minimo di 1500/2000 euro a volo, e trovarsi ai comandi di un A320 o di un B737. Ecco come fanno a mantenere basse le tariffe queste compagnie.</p>
<p>Il volo è iniziato normalmente, poi il &#8220;comandante&#8221;, dopo il consueto benvenuto ai passeggeri, ha dimenticato di spegnere l&#8217; interfono, così abbiamo potuto sentire tutti  i loro discorsi e le comunicazioni radio con i vari ATC. Di seguito la trascrizione di alcuni momenti di conversazione avvenuti in cabina . xxx è il numero del volo che non riporto. La privacy, sapete…: </p>
<p>- F/O: A che serve questo?</p>
<p>- CAP: Bho? Non c&#8217; era nel simulatore&#8230;</p>
<p>- F/O: Questi interruttori servono davvero a qualcosa?</p>
<p>- CAP: Non ne ho idea: per prudenza tu non toccarli.</p>
<p>- F/O: Minchia, guarda che figata: il TCAS è come in Flight Simulator, ma qui c&#8217; è molto più traffico!</p>
<p>- CAP: Oh, questo sidestick è meglio del nuovo joistick che mi sono comprato.</p>
<p>- F/O: Ma va, è una mmerda, non ha neanche il ritorno di forza&#8230;</p>
<p> - ATC: EZZ xxxx, climb to FL210.</p>
<p>-F/O: Climb, what? (ma che ha detto?) Say again, please.</p>
<p>- ATC: EZZ xxxx, climb to level 210 and turn right heading 250 for traffic, 10 miles ahead, MD80.</p>
<p>- F/O: (ma che detto?)</p>
<p>- CAP: Climb to FL210 and right HDG 250, EZZ xxxx (ha detto di salire al livello 210 e virare a destra per prua 250, bigolo!)</p>
<p>- F/O: Ah, ok, ma perchè non sale??? Dov&#8217;è il tasto LVL CHG???</p>
<p>- CAP: Testa di cazzo, è un Airbus non un Boeing: tira o spingi quella manopola di merda!</p>
<p>- F/O: Ah, già! Open Climb&#8230;è giusto?</p>
<p>- F/O: MA NON VIRA!!!</p>
<p>- CAP: Ma che cazz&#8230;.???</p>
<p>- F/O: Faaancuuulooooo!!!!</p>
<p>- CAP: E&#8217; davanti a noi, cazzo, vira a destra!</p>
<p>- ATC: AZA xxxx: Traffic 6 miles ahead, A320. Turn right 050.</p>
<p>- AZA xxxx: Right 050, traffic in sight, AZAxxxx.</p>
<p>- CAP: Virano loro: meglio!</p>
<p>- F/O: Non succede un cazzo! Il sidestick non funziona!</p>
<p>- CAP: Porca troooiaaaa!</p>
<p>- F/O: Premi P e metti in pausa che raccolgo le idee&#8230;  cazzo,no, non è il simulatore&#8230;</p>
<p>- F/O: C&#8217; è  l&#8217; A/P inserito, ecco perchè&#8230; viro col selettore di prua?</p>
<p>- CAP: Si, ma&#8230;. prima tiralo&#8230;</p>
<p>- F/O: Ah, ecco, adesso la linea è verde, l&#8217; altra è tratteggiata&#8230;</p>
<p>- CAP: Miiiiinchiaaaa!</p>
<p>- F/O: Ok, è tutto ok adesso, tranquillo, ho capito come si fa. Meno male che quegli stronzi la dietro non si accorgono di nulla.</p>
<p>-F/O: A La Palma c&#8217; è l&#8217; ILS? No, perchè la carta parla di procedura NDB, ma io mica la so fare&#8230;</p>
<p>- CAP: Io nemmeno&#8230;</p>
<p>- F/O: Si può atterrare col pilota automatico?</p>
<p>- CAP: Se non c&#8217;è l&#8217; ILS, no&#8230;</p>
<p>- F/O: Che si fa?</p>
<p>- CAP: Te lo dico io che si fa. Appena siamo nello spazio aereo delle Canarie chiediamo di atterrare all&#8217; alternato: Tenerife Sud. Tanto lì c&#8217; è l&#8217; ILS e lo portiamo giù in automatico&#8230;</p>
<p>- F/O: E gli stronzi?</p>
<p>- CAP: Che vadano affanculo&#8230; andranno a La Palma in traghetto&#8230;</p>
<p>- F/O: Cazzo, ci ho messo mezz&#8217; ora per programmare tutta la rotta. Mi girano le palle a selezionare l&#8217; alternato, anche perchè non so come si fa&#8230;cioè, una volta l&#8217; ho fatto e mi è sparito tutto&#8230; E se tentassimo un visual?</p>
<p>- CAP: Proviamo, ma bisogna andare in manuale, anche l&#8217; A/T va disattivato&#8230;</p>
<p>- F/O: Si, si ok, l&#8217; ho fatto una decina di volte sul simulatore e mi sono schiantato solo 3 o 4 volte&#8230; Sai che una volta a Malpensa sono atterrato sulla C ?</p>
<p>- CAP: ha! ha! ha! ha!</p>
<p>- F/O: Piuttosto: non ho mai capito la differenza tra FLEX e TO/GA&#8230;.</p>
<p>- CAP: Ma va a cagare&#8230;</p>
<p>Le premesse non erano delle migliori e alcuni passeggeri erano in preda al panico. Sono dovuto intervenire personalmente per calmare un paio di passeggeri: il metodo migliore per calmare una persona in preda al panico consiste nel prenderla a schiaffoni in faccia. Almeno 4 o 5 e bisogna anche farsi male alle mani, altrimenti non sono efficaci. C&#8217; era una passeggera sui 40 anni, truccatissima, che indossava gli occhiali da sole Gucci anche in aereo e scarpe con tacchi altissimi. Era erroneamente convinta di essere una strafiga e se la tirava di brutto. Mi stava sulle palle così ho preso a schiaffi anche lei anche se era calmissima. Fanculo.  Ma tra un film e uno spuntino, giungiamo a destinazione con un atterraggio da manuale: persino un pilota vero non avrebbe saputo fare meglio&#8230; </p>
<p> Appena entriamo nel terminal del piccolo aeroporto di La Palma troviamo un comitato di accoglienza in costumi tradizionali e persino la TV locale accorsa a riprendere i &#8220;primi italiani che sono andati a La Palma con un viaggio organizzato&#8221;. Stavolta non vi sto prendendo per il culo ma dico sul serio. Le ragazze in costume distibuivano a tutti i nuovi arrivati una banana. Sul momento la cosa mi ha lasciato un po&#8217; perplesso. Non c&#8217; è bisogno di essere Freud per capire che offrire una banana può avere molti significati. Io però l&#8217; ho preso come un benvenuto. Ci vogliono 40 minuti di autobus su strade tortuose per raggiungere l&#8217; hotel. Intanto ci guardiamo il panorama. Colpiscono subito i bananeti: l&#8217; isola ne è ricoperta. Montagne, casette bianche, centrali eoliche. L&#8217; hotel si trova a Fuencaliente, sul lato sud ovest dell&#8217; isola. Anzi per essere precisi, da Fuencaliente si prende una stradina tutta tornanti e si scende per 5 km. Lì c&#8217; è l&#8217; hotel. Dall&#8217; alto sembra subito bellissimo: le 10 piscine di cui è dotato si fanno notare. E&#8217; costruito in stile andaluso &#8211; moresco: non ho la più pallida idea di cosa voglia dire, ma sul catalogo era scritto così e a me piace. Per darvi un&#8217; idea, sembra un po&#8217; antico, tipo le costruzioni che ci sono a Disneyland. E&#8217; stato inaugurato solo la settimana prima del nostro arrivo, infatti alcuni lavori non erano ancora del tutto ultimati. Appena arriviamo in camera troviamo un secchiello di ghiaccio con bottiglione di frizzantino. Un bel benvenuto, non c&#8217;è che dire&#8230; La stanza è bellissima, con 2 letti matrimoniali e un cesso che è molto più bello di quello che ho io a casa. Rubiamo subito le biro, i block notes, tutti i boccettini di bagnoschiuma e anche il necessario per cucire. La prima cena: il ristorante è come di consueto a buffet come in tutti i posti simili e il bevere è compreso (acqua, vino, birra, bibite). Si può anche fare le bestie, tanto a loro non importa nulla. Bisogna sempre mangiare e bere fino a scoppiare quando si va in questi posti, tanto è già tutto pagato.</p>
<p>E&#8217; importante farsi riconoscere: noi italiani abbiamo l’ obbligo  morale di fare casino, urlacchiare nel ristorante, ridere come bestie in piena notte, e cosa più importante di tutte, se abbiamo un telefonino che fa le foto, dobbiamo usarlo in ogni momento. Fotografare tutto e farsi fotografare in pose da pirla sul bordo della piscina o sulla scogliera e poi mandare le foto via MMS ai colleghi al lavoro con su scritto &#8220;qui è una figata&#8221;.</p>
<p>L&#8217; hotel si trova su una scogliera, niente spiaggia quindi. Se si vuole andare al mare, la spiaggia più vicina si trova a un paio di km. Bisogna scendere una scalinata lunghissima e finalmente si arriva alla spiaggia di sabbia nera. Data l&#8217; origine vulcanica dell&#8217; isola tutte le spiagge sono di sabbia nera. Se la spiaggia è affollata vuol dire che ci sono al massimo 4 persone, altrimenti non c&#8217; è nessuno. E&#8217; molto bella, anche se è assolutamente impossibile camminare sulla sabbia a piedi nudi. Ci si mette sul telo ad arrostirsi al sole con l&#8217; oceano davanti e le rocce dietro e intanto si ha modo di pensare&#8230;. A cosa? A molte cose&#8230; poi ci arriviamo.</p>
<p>L&#8217; hotel ha 10 piscine, tutte nuove e di forme strane, alcune con ingresso tipo mare. Ci sono pochissimi ospiti: noi italiani casinisti e qualche spagnolo continentale in vacanza. C&#8217; è anche un buon servizio di animazione diurno e serale con i soliti giochini, tiro a segno, spettacoli, mini dance, ecc. Per via che il mondo è piccolo, ho incontrato 2 animatori che avevo conosciuto 3 anni prima a Gran Canaria. Uno si chiama Kannibal, l&#8217; altro non mi ricordo. Erano in gamba, dei veri professionisti dell&#8217; animazione.</p>
<p>Passiamo un paio di giorni tra piscine, ristorante e stanza e poi decidiamo di dare un&#8217; occhiata all&#8217; isola. Quando rimango sdraiato al sole senza nessuno che rompe le palle, ho modo di pensare alle cose più strane: le donne della mia vita, vorrei una pizza, nuove opportunità di lavoro, vorrei avere 2 uccelli, quello che facevo quando ero un giovane soldatino&#8230;. Cazzo, mi è tornata in mente un cosa che avevo completamente cancellato: una delle cose che si imparano nell&#8217; esercito è dare fuoco alle scoregge, lo sapevate? Avevo un amico, un veneto, uno di quelli tosti che fanno fatica a parlare in italiano, avete presente il tipo? Purtroppo non ricordo più il suo nome ma è stato il mio maestro in quest&#8217; arte. Mi è tornata in mente la prima volta che l&#8217; ho visto all&#8217; opera: era sdraiato sulla branda di fianco alla mia a leggere un libro e all&#8217;improvviso mi ha chiamato: &#8220;Diego, lo sai che le scoregge prendono fuoco?&#8221; Io ne avevo già sentito parlare ma non avevo mai visto una dimostrazione pratica (20 anni fa poi non c&#8217; era nemmeno internet con tutti i suoi video&#8230;). Ha alzato una gamba, ha messo l&#8217; accendino in posizione e ne ha mollata una. Ragazzi, che fiammata! Non ci potevo credere e mi sono rotolato per terra dal ridere. Chiaramente ho subito voluto imitarlo e lui mi ha dato tutti i suggerimenti del caso, sembrava un allenatore che dispensa consigli alla squadra prima della partita. Mi ha spiegato che l&#8217; alimentazione è importante: molta verdura cotta, oltre ai classici fagioli vanno bene cavolfiori, cipolle cotte e verze cotte. Anche mangiare chili di cioccolato aiuta. Per produrre molto gas intestinale la dieta è fondamentale. Il vestiario: mai a culo nudo (per evidenti motivi), e nemmeno con mutande o costumi da bagno in nylon, dato che è facilmente infiammabile. L&#8217; ideale erano i pantaloni dell&#8217; uniforme da combattimento (quella tutta verde che si usava ai miei tempi) che avevano il giusto spessore che consentiva l&#8217; uscita del gas ma non un &#8220;ritorno di fiamma&#8221;. I jeans non sono molto adatti. E per finire la posizione: l&#8217; ideale è stare sdraiati con le gambe alzate (tipo parto, per intenderci). Mi ricordo benissimo che in poco tempo ho consumato un intero accendino Bic per dedicarmi a questa pratica. Era divertentissimo, e quando tornavo a casa in licenza stupivo gli amici, che a loro volta mi imitavano&#8230; Qualcuno aveva anche fregato un paio di cartucce al poligono e stavamo meditando di incendiare la polvere da sparo estratta dal bossolo con la fiammata di una scoreggia incendiata. Ma poi abbiamo desistito: se qualcuno si fosse fatto male cosa avremmo raccontato all&#8217; ufficiale medico? E se addirittura fosse stato necessario il ricovero a Baggio? Ci avrebbero inculato.</p>
<p> &#8221;Cos&#8217; hai da ridere? Stai ridendo da solo come un cretino!&#8221; Era mia moglie sull&#8217; altro lettino. &#8220;Niente&#8230; pensavo agli anni che ho passato servendo la Patria&#8230;&#8221; Ah, si, dimenticavo, non ero di leva: ho passato alcuni anni in divisa, ma questo adesso non ha importanza. &#8220;Beh, io vado a prendermi un ghiacciolo&#8221; Sono corso via al galoppo diretto al negozio dell&#8217; hotel e&#8230;. &#8220;Scusi mi da un accendino?&#8221; Ma non era certo una sigaretta che volevo accendere&#8230;</p>
<p> L&#8217; isola merita veramente di essere vista e non vale la pena di venire fin qui solo per prendere il sole. Così noleggiamo una Yaris e ci lanciamo alla scoperta di La Palma. Le strade sono in ottime condizioni, anche se con molte curve. La prima cosa che andiamo a vedere è il vulcano San Antonio. Per prima cosa si assiste alla proiezione di un filmato che spiega la formazione dell&#8217; arcipelago canario. Poi si cammina sul bordo del cratere: il vulcano è spento ma fa veramente impressione.</p>
<p>Ripartiamo in macchina per andare a &#8220;Roque de los muchacos&#8221;, il punto più alto dell&#8217; isola, 2300 metri. Una strada assurda, ci saranno 3000 curve, da impazzire. Il panorama da qui è bestiale: si vede benissimo &#8220;la caldera de taburiente&#8221;, in pratica un immenso cratere che occupa quasi la metà dell&#8217; isola. Naturalmente adesso è tutto ricoperto da boschi. Qui ci sono anche diversi osservatori astronomici, già visti in un puntata di &#8220;Turisti per caso&#8221;. Praticamente delle persone vengono pagate per guardare puntini lontani miliardi di chilometri: soldi spesi bene&#8230; Da qui si può vedere anche il Pico de Teide, sulla vicina isola di Tenerife. Ci fermiamo per il pranzo a Los Llanos de Aridane, che è la seconda città più grande dell&#8217; isola. Dire città forse è un po&#8217; eccessivo&#8230; Molto bella, con stradine, chiese, un mercato coperto che sa tanto di nord Africa, e purtroppo anche un negozio di souvenir… Una delle cose che più mi ha sconvolto è stato vedere un negozio che si chiamava ANTANI: quello della supercazzola, avete presente? Per oggi è tutto.</p>
<p>Passiamo un altro giorno a cazzeggiare in hotel e mangiamo nuovamente come animali. La cameriera più carina dell&#8217; hotel si chiamava Tereza (si, con la z), se vi capita di andarci dateci un&#8217; occhiata.  Una delle animatrici invece, non ricordo il nome, era valenciana, ma parlava un po&#8217; di italiano. Carina, diciamo che la natura è stata generosa con lei, non so se ho reso l&#8217; idea. Non perdeva occasione per trascinarmi in tutte quelle attività stupide che si organizzano in questi posti. Non sono riuscito a capire se lo faceva perchè era il suo lavoro o perchè era attratta da me. In effetti aveva visto che ero li con moglie e figlia al seguito ma quando mi parlava aveva uno sguardo come per dire: &#8220;ti scoperei, animale&#8230;&#8221; Propendo quindi per la seconda ipotesi&#8230;</p>
<p> Il giorno seguente decidiamo di fare un altro giro così noleggiamo un&#8217; altra macchina: questa è una Twingo con tetto apribile. Una figata pazzesca! Andiamo alla Cumbrecita, che praticamente è in mezzo a un bosco, l&#8217; estremità opposta della caldera. Ci sono contrasti incredibili in quest&#8217; isola. Si passa in pochi chilometri dall&#8217; oceano alle montagne. Dalle palme ai pini dalle casette isolate ai palazzoni di Santa Cruz. E poi colate di lava, boschi, ruscelli, distese di terra rossa che sembra Marte. Dopo la Cumbrecita andiamo a Puerto Naos dove c&#8217; è la più grande spiaggia dell&#8217; isola. Palme di contorno, e l&#8217; unico albergo di una certa importanza dopo il nostro. I turisti tedeschi hanno scoperto La Palma da alcuni anni e vengono tutti qui o in appartamenti in affitto. In effetti stanno costruendo un po&#8217; troppo&#8230; Abbiamo anche fatto il bagno ma non mi pare molto sicuro: basta fare un paio di metri che praticamente ti si apre una voragine davanti. L&#8217; oceano è sempre piuttosto mosso, e come noto, abitato anche da squali. Insomma, fare il bagno è un&#8217; esperienza un po&#8217; inquietante&#8230;</p>
<p>Ci spostiamo a Santa Cruz de La Palma (c&#8217; è una Santa Cruz anche a Tenerife), la capitale dell&#8217; isola. La metà dei paesi ha un nome religioso; gli spagnoli in questo battono persino noi. Santa Cruz è molto bella con tutte quelle casette con i balconi strani. E&#8217; bello sedersi nei bar all&#8217; aperto e guardare la gente che passa. I turisti sono tutto sommato pochi, quindi non c&#8217;è quell&#8217; atmosfera che si respira a Gran Canaria o Tenerife. E la cosa più bella: nessun italiano! Torniamo a Fuencaliente, dove vengono anche prodotti ottimi vini, e riconsegniamo la Twingo. In effetti mi giravano le palle perchè andare in giro per l&#8217; isola è stato veramente divertente.</p>
<p>L&#8217; ultimo giorno lo passiamo come al solito nelle piscine dell&#8217; hotel e l&#8217; ultima sera riusciamo anche a vedere Shrek in spagnolo alla televisione. La mattina della partenza la sveglia è prestissimo perchè dovevamo lasciare l&#8217; albergo alle 7 dato che saremmo dovuti ripartire per l&#8217; Italia alle 9.30. Ho fatto colazione in fretta, mi faceva male la testa e mi sentivo di merda. L&#8217; autobus è la strada tutta curve hanno fatto il resto: appena messo piede in aeroporto mi infilo in un cesso ed ho osservato con estrema curiosità e stupore la colazione uscirmi per metà dalla bocca e per metà dal naso. Vi sembrerà incredibile ma mi sono sentito subito meglio.</p>
<p>E&#8217; stato bello scoprire che il nostro volo non sarebbe partito prima delle 12.30 così avevamo più di 4 ore da passare nel minuscolo aeroporto di La Palma. Il giorno prima avevo comprato un tagliaunghie con il nome dell&#8217; isola scritto sopra, uno di quelli che hanno anche una piccola lama non affilata lunga circa 3 centimetri. Ho fatto la cazzata di lasciarlo nel bagaglio a mano&#8230; Ai controlli di sicurezza non ho capito cosa si sono urlati perchè parlavano spagnolo, ma doveva essere qualcosa tipo: &#8220;ferma quegli stronzi!&#8221;. Il tipo mi ha chiesto:&#8221;Cos&#8217;è questo?&#8221; &#8220;Cazzo, è un tagliaunghie&#8230;&#8221; proprio così ho risposto, con un &#8220;cazzo&#8221; davanti.  &#8220;Non si può portare in cabina, è un arma&#8221; Stavo per rispondere: &#8220;Ma mi stai prendendo per il culo, brutto stronzo???!!! Cos&#8217; ho, la faccia da Bin Laden, forse?&#8221; Ma invece per evitare guai ho risposto semplicemente:&#8221;Scusi&#8230;non lo sapevo..&#8221; Che figura di merda&#8230; Lui parlava ovviamente spagnolo, ed io ovviamente italiano, ma ci siamo capiti alla perfezione. Nessuno dei 2 aveva voglia di parlare inglese o arabo. L&#8217; uomo mi ha dato 2 possibilità: sequestrarmi il tagliaunghie o tornare al check in e spedirlo come bagaglio. Ho scelto la seconda e sono tornato indietro. Ma come faccio a spedirlo?</p>
<p>In aeroporto c&#8217; era anche una farmacia e mi stava venendo un&#8217; idea geniale: comprare dei preservativi, infilarci dentro il tagliaunghie e&#8230;nasconderlo dentro di me! Ci vuole coraggio per fare una cosa del genere. Sono sopravvissuto a 7 lanci col paracadute ma non credo che potrei farcela a superare un&#8217; esplorazione rettale da parte di un poliziotto. Certo se mi avessero scoperto e &#8220;perquisito&#8221; non l&#8217; avrei raccontato a nessuno ma non ce l&#8217; ho proprio fatta a correre questo rischio. Ho buttato il tagliaunghie. Peccato però&#8230; Come se non bastassero le 3 ore di ritardo facciamo pure uno scalo a Lanzarote. Insomma tra una cosa e l&#8217; altra sono arrivato a casa alle 9 di sera! Per via che &#8220;si, si, alle Canarie in 4 ore ci sei!&#8221; Col cazzo! Per andare o tornare ti va via una giornata.</p>
<p>Comunque questo è stato forse il viaggio più bello che ho fatto, ma voi non andate MAI a La Palma. Così non diventerà un posto per turisti-pecoroni come Tenerife!</p>
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		<title>La gatta nel carbone rosso (missione a Brema)</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 07:25:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dick Smart</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p> <strong>Cos&#8217;è un viaggiatore low cost?</strong> E&#8217; un viaggiatore che non va dove vuole ma dove costa meno. Almeno questa è la definizione da vaccabolario. Dato che io sono sempre alla ricerca di mete alternative (vedi Lubecca ed Eindhoven) ho deciso che il mio annuale week end assurdo sarebbe stato nella città servita dal volo più economico.</p>
<p><a href="http://www.travelsmart.it/wp-content/uploads/2010/02/Brema-la-Marktplatz.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-788" title="Brema la Marktplatz" src="http://www.travelsmart.it/wp-content/uploads/2010/02/Brema-la-Marktplatz.jpg" alt="Brema la Marktplatz" width="500" height="375" /></a></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: xx-small;">Photo credit: Dick Smart</span></p>
<p>Il viaggio è stato organizzato per la Pasqua 2008 ed abbiamo deciso di andare con meno di un mese di anticipo. Le località più famose come Barcellona, Parigi, ecc avevano raggiunto dei costi proibitivi, e sono bastati 5 minuti di ricerca per scoprire che il volo più economico era l&#8217; Orio &#8211; Brema con Ryanair: 70 euri a cranio compreso il supplemento per fare il check in in aeroporto.Da un po&#8217; di tempo, infatti, il check in on line è gratis e consente anche di usufruire dell&#8217; imbarco prioritario, mentre per il chek in tradizionale in aeroporto bisogna pagare un piccolo supplemento. Non l&#8217; ho potuto fare perchè a differenza della sua concorrente con gli aerei arancioni, la Ryan non consente il chek in on line ai bambini che viaggiano con la tessera bianca. In poche parole ho pagato di più. <span id="more-787"></span></p>
<p> Siamo partiti il venerdì e siamo rientrati la domenica: 48 ore distruttive in tutto. La partenza è avvenuta da Orio in perfetto orario con l&#8217; aereo che non aveva più nemmeno un posto libero. La ressa era tale che tutti impazzivano a schiacciare i bagagli a mano nelle cappelliere. Io ero in piedi girato verso il corridoio e mi stavo godendo il casino, quando l&#8217; unica hostess a bordo (una biondina niente male con un culo che non aveva nulla da invidiare a quello di J.LO) stava aiutando una tipa a schiacciare un trolley nella cappelliera. Allora, è inutile che usi tanti giri di parole, ve lo dico e basta: mi ha strusciato il culo contro l&#8217; uccello. Voi direte che io mi sarei anche potuto spostare, ma&#8230; ditemi un po&#8217; voi: per quale cazzo di motivo avrei dovuto farlo??? </p>
<p>Mentre eravamo sulle Alpi, cioè poco dopo il decollo,  mi stavo appisolando, complice lo stress pre-viaggio e il costante rumore dei motori. I 2 CFM56 stavano facendo il loro dovere anche se non erano certo efficienti come i motori a curvatura dell&#8217; Enterprise. Nel dormiveglia mi è apparso il povero Sig. Scott che inorridiva al pensiero di motori che impiegano combustibili fossili.</p>
<p>Sono stato svegliato da un rumore inequivocabile proveniente dal passeggero di fianco a me. L’ animale ha fatto una scoreggia da competizione mascherata da colpi di tosse, ma non ha potuto ingannare un orecchio esperto come il mio. Ad intervalli regolari di 3 minuti e 25 secondi tossiva e contemporaneamente scoreggiava. Era un continuo. Inoltre sollevava una natica dal sedile per agevolare l’ uscita del gas. Ad un certo punto ha anche sollevato l’ intero culo perché evidentemente ne aveva una più potente. Sollevava, tossiva, scoreggiava, sollevava, tossiva, scoreggiava… Non sono certo che si possa ipotizzare il reato di pirateria aerea, ma forse si.</p>
<p>Atterriamo a Brema con circa mezz&#8217; ora di anticipo, come da tradizione Ryanair ed in 30 secondi siamo già alla fermata del tram (naturalmente per noi solo bagaglio a mano). Per raggiungere il centro città si prende il tram n° 6 che in 11 minuti raggiunge la stazione ferroviaria. Volendo prosegue per il centro e l&#8217; università. I biglietti si acquistano nell&#8217; ufficio all&#8217; interno dell&#8217; aeroporto o direttamente alla macchinetta installata sul mezzo. Il biglietto è piuttosto caro: 2.15 gli adulti e 1.15 i bambini (sotto i 6 anni non pagano). Se il biglietto viene acquistato nell&#8217; ufficio dev&#8217; essere obliterato a bordo. Io ho fatto come al solito la figura del cazzone perchè ho provato in tutti i modi ad infilare il biglietto nell&#8217; obliteratrice ma era troppo largo. Così non ho sprecato l&#8217; occasione e ho urlato a mia moglie (che stava all&#8217; altro capo del tram) &#8220;non riesco a metterlo dentro!&#8221;. E&#8217; importante per noi italiani all&#8217; estero tenere alto l&#8217; onore della Patria facendoci riconoscere subito. Alla fine una ragazza, mossa da compassione, mi ha fatto capire a gesti che il biglietto andava piegato a metà per poterlo infilare nell&#8217; obliteratrice. Io non ci avrei mai pensato. Se invece comprate il biglietto alla macchinetta a bordo è già automaticamente convalidato. Ah, se non sapete il tedesco come me, non preoccupatevi: la macchinetta ha il menù anche in inglese. E poi non è mica vero che i tedeschi non parlano inglese: lo parlano quasi tutti anche se magari non benissimo, ma vi assicuro che sono più comprensibili degli americani, che quando parlano vi guardano di traverso, masticano tabacco (sputandovene sempre un po&#8217; in faccia) e parlano in modo incomprensibile grattandosi sempre i coglioni. </p>
<p> Il nostro tram è atterrato di fronte alla Hauptbanhof (ho imparato anche qualche parola di tedesco in questi 2 giorni, poi se ne ho voglia ve le elenco) naturalmente in perfetto orario. La cosa figa è che ad ogni fermata di tram c&#8217; è un display che vi dice quanto dovete aspettare il vostro mezzo. Potete stare certi che il sistema funzione con precisione&#8230; tedesca! Proprio davanti alla stazione c&#8217; era il nostro hotel, il Mercure Columbus, che avevo prenotato su internet. Diciamo che il prezzo non era proprio a buon mercato ma neppure esagerato: 69 euri a stanza a notte. Più 15 euri a cranio la colazione, ma solo gli adulti, le 2 bambine hanno magnato aggratis.Per chi non conosce i Mercure, vi posso dire che sono i cugini superiori degli Ibis, nel senso che lo stile è simile, ma sono molto più belli e curati. In ogni caso trovare una stanza per 4 non è sempre semplicissimo, quindi non ho avuto scelta: o il Mercure o dovevo prendere 2 camere.</p>
<p>Appena entrati nella hall ho sorriso all’ addetta e le ho gridato: “Tarapia tapioco. Prematurata alla supercazzola o scherziamo!” Dall’ espressione che ha fatto evidentemente non aveva capito. Allora io: “No, mi permetta. No, io; eh scusi noi siamo in quattro. Come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribai con cofandina; come una camera, per esempio.” La tipa era sempre più smarrita: “sorry…” Ormai ero lanciato:” Sbiriguda veniale, la supercazzola prematurata… Come fosse antani, con scappellamento a destra. Ostantinato a malliti… Ehm, blinda la supercazzola con uno scappellamento a sinistra o a destra come se fosse di reception&#8230;” Si stava quasi per mettere a piangere, così ho ripiegato su un:”I have a reservation… the name is Obbligazione, Giacomo Obbligazione…” Non potete aver capito, lo so…</p>
<p> La nostra era la stanza più grande che mi sia mai capitata in un hotel: anticamera spaziosa, cesso spazioso, stanza con 2 letti giganti, 1 letto singolo, una culla ed ancora un casino di spazio. Il tutto molto ben tenuto. La sola cosa negativa erano i fottuti piumini così di moda oggi negli hotel. Sono quelli che non si rimboccano e vi escono sempre i piedi, avete presente? Dopo aver fregato tutti i boccettini con shampoo e bagnoschiuma usciamo dall&#8217; hotel per cercare un posto dove mangiare.</p>
<p> L&#8217; hotel era proprio davanti alla stazione ed alle 19 c&#8217; era già buio. Inutile dire che data la posizione le facce di cazzo tutto attorno erano parecchie, ma non si percepiva un vero pericolo. C&#8217; era un discreto giro di spaccio e i soliti cazzoni che ti chiedono una sigaretta ma niente di più. L&#8217; unica nota stonata era la sporcizia: se vi hanno detto che in Germania non vedrete neanche una carta per terra sono tutte balle. Di fronte alle stazioni è come da noi: la solita merda di bottiglie, involucri di panini, pacchetti di sigarette, ecc. In queste situazioni il mio consiglio è sempre quello di avere un&#8217; aria da duri in modo che uno prima di avvicinarsi a rompere i coglioni ci pensi su 2 volte. E&#8217; utile avere la barba di alcuni giorni ed uno sguardo incazzatissimo come per comunicare: &#8220;se solo ti avvicini mi assicurerò personalmente che testa e culo ti vengano scambiati di posto&#8221;. Un suggerimento che mi permetto di dare è di tenere sempre con se un martello nella tasca posteriore dei jeans. Come diceva mio nonno: non c&#8217; è problema che non si possa risolvere con un martello da un chilo.  E come dico sempre io: se una persona non ti piace non significa che non ci puoi fare une bella scopata. Non  c’ entra un cazzo ma sono in vena di massime.</p>
<p>Per cenare non volevamo fare troppa strada perchè la temperatura era polare e tirava un ventaccio schifoso. Così ci siamo incamminati in direzione centro città (dall&#8217; hotel sono 10 minuti a piedi) e dopo pochi metri abbiamo adocchiato un locale dall&#8217; aria invitante: Maredo. Decidiamo di entrare per controllare ed effettivamente non era male. In seguito ho scoperto che Maredo è una catena di locali abbastanza diffusi in Germania. All&#8217; apparenza si presenta come una specie di ristorante messicano, ma è in pratica una steak house. Ci sono anche i menù apposta per i bambini con tanto di regalino. Inoltre ai bambini portano subito matite colorate e fogli per passare il tempo. La cosa che mi è piaciuta di più era il buffet insalate: in pratica con 6 euro e 50 ci si può servire tutte le volte che si vuole. Sostanzialmente io ho cenato così. C&#8217; era di tutto: tantissimi tipi di verdure crude e cotte, uova sode, crostini, macedonia, ecc ma naturalmente niente carne. Le bistecche sono ottime ed il menù è anche in italiano. Quindi se andate a Brema mangiate tranquillamente al Maredo e non resterete delusi. Naturalmente se cercate cucina tipica tedesca non fa per voi.</p>
<p>Avete presente cosa vuol dire viaggiare con 3 donne? Equivale a: poggiare il sacco scrotale su di un banco da lavoro e colpirlo ripetutamente con un martello. Ultimamente mi sono appassionato a questo attrezzo, non so&#8230; La descrizione delle mie donne: n.1 la moglie 38enne abilissima con la bocca. Nel senso di criticare ogni mia azione o pensiero e di sostenere l&#8217; esatto contrario di quanto dico. Ciò risulta particolarmente stressante durante missioni all&#8217; estero come questa. n.2 figlia di 2,5 anni: praticamente è come una moglie in scala ridotta ma con un potenziale pari all&#8217; intero arsenale atomico dell&#8217; ex URSS. In sintesi: capricci infiniti, totale rifiuto di obbedire ai miei ordini, e cosa più importante, odio profondo per la sorella più grande che non manca di stuzzicare continuamente. n.3 figlia di quasi 10 anni: si trova nel periodo intermedio tra &#8220;papà-sa-tutto&#8221; e &#8220;papà-non-capisce-un-cazzo&#8221;. Sintetizzo in una parola: ingestibile.</p>
<p>Tutto questo per dire che dopo cena siamo tornati immediatamente in hotel. Ho ordinato alla truppa di procedere al lavaggio e mi sono incamminato (finalmente solo) verso il centro, in modo da procedere senza esitazioni la mattina dopo. Per arrivare ai famosi musicanti ho impiegato circa 6/7 minuti, dato che l&#8217; hotel è veramente vicinissimo. Ho localizzato la Marktplatz (il centro), il duomo, la statua del Roland, il mulino a vento e sono tornato in albergo. La cosa che ho notato è che alcuni dei più vecchi monumenti (come il duomo) sono stati miracolosamente risparmiati dai bombardamenti della 2^ guerra mondiale, cosa che non è accaduta, ad esempio, a Berlino. </p>
<p>Bene, mi infilo nella doccia e sono stato nuovamente testimone dello strano fenomeno fisico-chimico per il quale all&#8217; interno della doccia si crea una depressione che risucchia la tendina contro l&#8217; occupante. Non riesco a spiegarmelo, questa è roba da ingegneri. Anzi, ne conosco uno che frequenta la mia stessa palestra: chiederò a lui. Ero troppo stanco persino per incazzarmi, così mi sono infilato nel letto armato di telecomando. Come previsto neppure un canale italiano, ma solo reti tedesche, francesi e persino arabe. Tutte cazzate.</p>
<p>La mattina la sveglia è suonata alle 6.45 ed io dopo 5 minuti ero già in strada per effettuare un&#8217; ulteriore ricognizione del terreno circostante. Il tempo passato in ricognizione non è mai sprecato, ed in ogni caso dovevo attendete che le donne si vestissero e facessero i cubi. Chi tra di voi, miei fedeli lettori, non ha capito questa mia ultima affermazione significa che non ha fatto il militare, e quindi io non perderò ulteriore tempo per darvi spiegazioni.</p>
<p>Sono andato subito a vedere la stazione e devo dire che la mattina presto aveva un aspetto quasi invitante. All&#8217; interno tutto era nuovo, in ordine e pulitissimo, e c&#8217; erano un sacco di caffè con brioches e cose varie. Non ho resistito e ho preso un &#8220;espresso&#8221;: faceva cagare e costava 1.30. Piccolo consiglio: quando siete all&#8217; estero non ordinate mai un caffè perchè vi daranno sempre un bicchierone pieno di un liquido dal vago aroma di caffè ma ad una temperatura di circa 800 gradi. Chiedete sempre un espresso, che nella maggior parte dei casi farà schifo al cazzo, ma sarà sempre meglio del bicchierone con piombo fuso.</p>
<p>Torno in camera, ma non prima di aver sfogliato un po’ di riviste porno nell’ edicola della stazione. L’ hotel non è dotato di ristorante ma solo di un salone per la prima colazione dove ci infiliamo tutti e 4. La prima impressione è sempre quella che conta e devo dire che è veramente positiva. In effetti tra Ibis e Mercure per quanto riguarda la colazione c’è veramente un abisso. Si poteva trovare veramente di tutto, tra cui: tanti tipi di formaggio, salumi assortiti con un’ imitazione affumicata del ciauscolo, involtini di pesce crudo, una bottiglia di prosecco ed un sacco di altre cose. Dato che la colazione mi è costata un patrimonio ho fatto il maiale. E allora?</p>
<p>E’ arrivato il momento di incamminarsi verso il centro. Le strade erano bagnate ma non pioveva, era presente una nuvolosità di tipo stratiforme, un vento moderato e la temperatura era di circa – 1°. Praticamente una giornata di merda, sai già che tutte le foto che farai saranno schifose. Andiamo spediti fino al mulino a vento che si trova più  o meno a metà strada tra l’ hotel e il centro. Niente di particolare, è solo un ristorante camuffato da mulino.</p>
<p>La città è quasi completamente nuova,  cioè quasi tutte le costruzioni non hanno più di 60 anni per evidenti motivi. Il centro si raggiunge facilmente a piedi ed è quasi interamente pedonale. Le strade pedonali sono uguali a quelle di qualsiasi altra città, con i soliti negozi, grandi magazzini e gallerie. Sbuchiamo sul retro della piazza principale dove c’ era il mercato. Diverse bancarelle esponevano verdura coloratissima ed anche quegli asparagi bianchi giganti  che si vedono sempre nelle pubblicità su PRO7. Arriviamo nella Marktplatz, che è il vero centro della città dove si trovano anche il duomo e la statua del Roland (se volete saperne di più: à google.com). Subito dietro l’ angolo ecco i musicanti, la statua con le bestie della famosa fiaba dei fratelli Grimm. C’ era diversa gente intenta a scattare foto, ma non tanta quanta ce n’ era a Bruxelles per il Manneken Pis. Dato che faceva un freddo boia mia moglie ha imposto una sosta inutile e dispendiosa allo Starbucks. Anche sforzandomi al massimo non riesco a capire per quale assurdo motivo la mia consorte vada pazza per Starbucks. Dove ne vede uno lei ci deve entrare, e meno male che in Italia non ce ne sono. Si, sono carini, ma niente di più, e l’ espresso fa sempre cagare.</p>
<p>Lasciamo il caffè e ci dirigiamo, sempre a piedi perché le distanze sono veramente ridotte, allo Schnoor, che è il più vecchio quartiere della città, adibito adesso ad attrazione turistica. In pratica sono un po’ di stradine con casette caratteristiche, negozietti di souvenir, e le solite trappole-per-turisti. </p>
<p>Non ci vuole più di un quarto d’ ora, così ritorniamo alla Martktplatz e imbuchiamo la Bottcherstrasse, una stretta strada, risalente agli anni 20 con negozi, ristoranti ed anche il casinò (con l’ accento sulla o, mica ero ad Amsterdam…). Questa via è forse la zona più carina di Brema. </p>
<p>Dato che si è fatta l’ ora di pranzo dovevamo trovare un posto che andasse bene a tutte e 3 le donne, così iniziamo a girare. Passiamo casualmente davanti al “Vapiano” un ristorante con arredi minimalisti ed un menù interessante. Ho fatto l’ italiano-medio-testa-di-cazzo- che-cerca-la-cucina-italiana-anche-all’estero. Siamo entrati e la cassiera ci ha dato 2 tessere. Ci ho messo un bel po’ per capire ma alla fine è stato tutto chiaro. Le tessere funzionano come le drink card delle discoteche: ogni volta che si ordina qualcosa, l’ importo viene caricato sulla tessera e si paga tutto all’ uscita. Non esistono camerieri, ma bisogna servirsi da soli. Ho dato un’ occhiata in giro e le pizze avevano veramente un bell’ aspetto, cosa non frequente all’ estero, così ho ordinato una margherita per mia figlia. All’ inizio non ho capito, e volevo tirare il collo al pizzaiolo, ma quando il sistema mi apparso chiaro mi sono chiesto perché non è così anche da noi. In pratica si va al banco pizze, si dice al pizzaiolo cosa si vuole, gli si da la tessera per caricare l’ importo della pizza, e lui consegna un aggeggio simile ad un cavatappi. Poi si va fuori dai coglioni. Ecco la magia: quando la pizza è pronta, il marchingegno inizia a vibrare ed una serie di led si illumina. Poi si va a ritirare la pizza. Avete capito? No, dico, ditemi voi se non è una figata pazzesca.</p>
<p>Per me, invece ho chiesto al banco pasta una spaghettata aglio, olio e peperoncino. La pasta viene preparata davanti ai vostri occhi ed è veramente di buona qualità. Fate solo attenzione al formaggio: di default viene messo, quindi avvisate il cuoco di non metterlo se non lo volete. Preparano anche ottime bruschette ed insalate. Ma il meglio viene al banco caffè: una Cimbali, caffè Illy, e tutta una serie di bottiglie come Averna, Ramazzotti, Fernet Branca, Campari e via di questo passo. Un angolo di Italia in Germania. Peccato solo che nessuno dei cazzoni all’ interno sapesse una parola di italiano. Per finire all’ uscita si viene omaggiati da un Kit-Kat. E’ una stronzata, lo so, ma fa piacere. </p>
<p>E’ giunta finalmente l’ ora di andare all’ Universum, che si raggiunge con il tram n° 6 (lo stesso dell’ aeroporto) ma nella direzione opposta. Arriviamo alla fermata contrasegnata da Universum e scendiamo. Si arriva in zona università, e dato che era sabato pomeriggio in giro non c’ era anima viva. Prima di partire mi sono ampiamente documentato su Brema, anche attraverso il Forum Viaggiatori. Il mese prima una ragazza iscritta al forum (molto carina se devo dire la verità, ho visto le sue foto…) aveva fatto lo stesso viaggio così ne ho approfittato per chiedere diverse utili informazioni. Lei mi aveva scritto così: quando scendi dal tram vai dritto, il tram invece gira a destra. Io secondo voi che ho fatto? Ho ovviamente girato a destra perché ero così stanco da essermi completamente dimenticato di questa indicazione. Tirava un vento gelido incredibile e abbiamo girato a vuoto per 20 minuti buoni prima di capire dove andare. Pazienza.</p>
<p>Arriviamo infine all’ Universum. La cosa che colpisce di più è la forma dell’ edificio: una via di mezzo tra un disco volante e una balena appoggiati su di un laghetto. Si entra nell’ edificio principale dove si fanno i biglietti (40 e passa euro il biglietto famiglia…) e dove si trovava la mostra sul cioccolato. Era interessante e naturalmente si potevano fare anche assaggi. Poi ci si sposta nella balena, e qui si che è veramente incredibile. Toglietevi dalla testa il concetto classico di museo: qui è tutta un’ altra storia. Questo è un museo scientifico interattivo, cioè una via di mezzo tra un museo e Disneyland. E’ disposto su diversi piani e tutto, ma proprio tutto quello che è esposto si può usare. Ogni esperimento è accompagnato da una descrizione in tedesco e in inglese. C’è di tutto: esperimenti di ottica, di acustica, caldo/freddo, meccanica, fisica, ecc. ecc. I bambini ne vanno pazzi. Anch’ io se è per questo… </p>
<p>Intanto l’ intero pomeriggio è passato e sia io che mia moglie siamo distrutti; le bambine invece erano ancora piene di energia e stavano probabilmente complottando per ucciderci e tenersi l’ eredità. O più semplicemente volevano farci incazzare. Non so come cazzo sia possibile: io mi sentivo come dopo aver corso 42 km e 195 metri, le 2 donne in scala ridotta invece erano sovraeccitate. Avevano quel tipo di eccitazione che ti prende quando scopri che il tuo T-10 ha funzionato alla perfezione. Rendo l’ idea? Ma no, probabilmente no… Volevo far respirare alle bambine il gas dell’ accendino per vedere se riuscivo finalmente a calmarle. O al limite fargli bere di nascosto dello xanax.  Mi ha persino sfiorato l’ idea di lasciarle in Germania. Va bene, dai, non è vero… </p>
<p>Ad ogni modo ci trasciniamo nuovamente e faticosamente al Maredo, in modo da andare sul sicuro. Bisteccazze, insalatone e menu bambini. E poi vaffanculo, ce ne andiamo a letto.  </p>
<p>La domenica mattina è uscito un sole pazzesco. Faceva ancora freddo ma il cielo era limpidissimo. Ci facciamo l’ ultima passeggiata in città e naturalmente andiamo ancora da Starbucks. Da non crederci. Dopo aver visto la Marktplatz sotto al sole e una piazzetta con uno scivolo gigante è quasi ora di rientrare.</p>
<p>Prendiamo il solito tram 6 e arriviamo in aeroporto poco prima di mezzogiorno. L? aeroporto di Brema è diviso in 2: un terminal nuovo e bello per le compagnie serie, ed una specie di magazzino per la Ryanair. Al controllo l’ unica cosa che non ci hanno controllato erano i peli del culo. Ho dovuto svuotare i bagagli, togliermi le scarpe e dirgli se la sera prima avevo scopato o meno. Naturalmente la risposta era no per ovvi motivi. </p>
<p>Questa volta l’ aereo era semivuoto perché solo degli stronzi come noi viaggiano il giorno di Pasqua, ma questo è stato un vantaggio perché siamo persino decollati in anticipo. 10 minuti ci hanno fatto arrivare a Orio circa ¾ d’ora prima dell’ orario previsto. Non mi era mai capitata una cosa del genere. </p>
<p>Vi state per caso domandando cosa significa &#8220;la gatta nel carbone rosso&#8221;? E&#8217; semplice. In tedesco diventa: DIE KATZE IN DER ROTEN KOHLE</p>
<p>Ed ora, usando le parole del grande Pino Scotto, se non vi è piaciuto questo racconto ANDATE A FARE IN CULO, VOI E CHI NON VE LO DICE!</p>
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		<title>Maiorca in inverno</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 07:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dick Smart</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi sono rotto di sentire quelli che se la tirano che d&#8217; inverno vanno alle Maldive, a Mauritus, ai Caraibi o quelli che per tirarsela ma non hanno soldi vanno sul Mar Rosso con un pacchetto a 499 euro tutto compreso.

Photo credit: Dick Smart
Perchè ho scritto tutto questo? Non lo so, in ogni caso sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mi sono rotto di sentire quelli che se la tirano che d&#8217; inverno vanno alle Maldive, a Mauritus</strong>, ai Caraibi o quelli che per tirarsela ma non hanno soldi vanno sul Mar Rosso con un pacchetto a 499 euro tutto compreso.</p>
<p><a href="http://www.travelsmart.it/wp-content/uploads/2010/02/Maiorca-Spiaggia-di-Magaluf.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-338" title="Maiorca - Spiaggia di Magaluf" src="http://www.travelsmart.it/wp-content/uploads/2010/02/Maiorca-Spiaggia-di-Magaluf.jpg" alt="Maiorca - Spiaggia di Magaluf" width="500" height="317" /></a></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: xx-small;">Photo credit: <a href="http://www.travelsmart.it">Dick Smart</a></span></p>
<p>Perchè ho scritto tutto questo? Non lo so, in ogni caso sono diversi anni che vedo cataloghi che comprendono, tra le destinazioni invernali, anche Maiorca.Dato che si trova più o meno alla latitudine di Napoli immagino che non faccia poi chissà quale caldo tropicale.Ma girando in internet vedo che tedeschi e inglesi ne vanno pazzi anche in inverno, così decido di andarci anch&#8217; io in Febbraio, almeno per togliermi il pensiero.</p>
<p>Delle 4 isole principali che compongono l&#8217; arcipelago delle Baleari Maiorca è la più grande, ed essendo già stato nelle altre 3 in altri viaggi estivi, posso dire che è anche la più bella. Almeno secondo me. Decido di organizzare in modalità &#8220;fai da te&#8221; nel mese di ottobre, avendo scoperto che Air Berlin ha inaugurato un nuovo collegamento diretto da Orio al Serio.La tariffa A/R più bassa comprensiva di tasse ammonta a poco meno di 100 euro a testa. I bambini pagano meno, quindi in 4 ce la caviamo con 298 euro. AB non è una vera e propria low cost, cioè, se si ha l&#8217; accortezza di prenotare con largo anticipo e volare nei giorni &#8220;giusti&#8221; si paga poco, ma in più delle altre offre: caramellina a bordo (è una cagata, lo so ma predispone bene), quotidiano gratuito (in tedesco, io non so una parola, ma c&#8217; è), mangiare e bere gratis! (e questo si che fa la differenza!), kit con giochini per bambini grandi, kit per bambini piccoli con pannolino, biberon e bavaglia con tanto di scritta airberlin.com. Inoltre, cosa da non sottovalutare, le assistenti di volo sono giovani e tedesche: va da se che siano anche grandi gnocche. <span id="more-337"></span></p>
<p>Per l&#8217; hotel opto per la catena Sol Melia che consente la prenotazione online senza anticipare i soldi prima: si paga direttamente in albergo.Primo problema: l&#8217; hotel si trova a 28 km dall&#8217; aeroporto, come ci vado? Inizia la raccolta di informazioni. Che invenzione internet: come ho potuto vivere senza per 30 anni? C&#8217; è l&#8217; autobus di linea ma bisogna cambiarne 2: provateci voi con 2 bambine, un passeggino, 2 valige, 1 trolley, 2 zainetti e persino una moglie al seguito. Scartato subito. C&#8217; è il taxi, ma metti il caso che (esperienza newyorkese) bisogna fare mezz&#8217; ora di fila per prenderlo? Ho scoperto che esiste anche un servizio di shuttle door to door (mi sento molto figo ad avere scritto così) prenotabile via internet che ti porta direttamente nell&#8217; hotel desiderato. Il costo è un po&#8217; meno di 10 euro a testa a tratta. Proviamo questo. Immediatamente dopo aver prenotato (e pagato con il mio rettangolino magico di plastica) mi sono pentito: e se non c&#8217;è l&#8217; autista che mi aspetta che faccio? E se non esiste nemmeno questa agenzia? Timori infondati: all&#8217; arrivo, subito dopo il ritiro bagagli trovo il mio autista personale con un cartello col mio nome sopra che, con una gentilezza rivoltante mi aiuta anche a portare i bagagli al pulmino (chissà mai per quale assurdo motivo&#8230;???).</p>
<p>All&#8217; aperto la temperatura colpisce subito: circa 18 gradi contro i 5 di casa. Non è estate, però buttali via 18 gradi in inverno&#8230;Palme ovunque, mulini a vento e in mezz&#8217; ora siamo in hotel. Mi sono girati i coglioni ma ho mollato 5 euri di mancia all&#8217; uomo. Prendiamo possesso della nostra suite reale (con i 2 lettini aggiunti restano circa 10 cm quadrati calpestabili). Il Sol Antillas è classificato 4 stelle, ma essendo obiettivi ne merita 3. Non che sia brutto, è solo che dimostra gli anni che ha (circa una trentina, ma sono in corso lavori di ristrutturazione). Iniziamo l&#8217; esplorazione del terreno circostante. L&#8217; hotel è su di una collinetta direttamente sul mare che consente una bella visuale sulla spiaggia di Magalluf. Mare multicolore e palme sul lungomare. Tutto molto bello ma ovviamente non si può fare il bagno in mare. A meno di non essere inglesi: loro lo fanno lo stesso, ma l&#8217; acqua è veramente gelata. Il sole però lo si può prendere anche se si è italiani (se però non c&#8217;è vento).</p>
<p>Maiorca è divisa in zone a seconda del tipo di clientela e Magalluf e territorio inglese. E lo si capisce dai locali: pub ovunque (con i nomi più assurdi: Benny Hill, Johnny from Manchester, Britannia, ecc.) con partite del campionato inglese via satellite. Ci sono persino studi medici tipo British Doctor, English surgery, ecc. Il bello è che non trovi italiani nemmeno a pagarli, almeno in bassa stagione. Molti locali però durante l&#8217; inverno sono chiusi e questo rende la zona un po&#8217; desolata. Ci sono una marea di negozietti che vendono troiate per turisti. Il tutto sa un po&#8217; di lungomare riminese. Ma va bene. Io sono qua mentre a casa piove, fa freddo e i colleghi di lavoro lavorano. Il nostro hotel dispone di piscine scoperte (vuote) e di una piscina coperta e riscaldata oltre che di una vasca idromassaggio. Il massaggio tailandese invece non è previsto. Il ristorante del tipo mensa aziendale a buffet ci fa aumentare di un paio di chili in questi 6 giorni.</p>
<p>Dopo un paio di giorni trascorsi cazzeggiando in piscina, a vedere negozietti, sulle giostrine, ecc. decidiamo di fare un giro per l&#8217; isola e noleggiamo una Panda. L&#8217; isola è veramente grande e in una giornata riusciamo a vederne solo una piccola parte. L&#8217; interno è sorprendentemente bello, con paesaggi che mi ricordano in qualche modo la Corsica: strade di montagna, paesini isolati, vallate, boschi, scogliere a picco sul mare. Si possono vedere mandorli in fiore, arance, limoni, palme, un po&#8217; di tutto insomma. Giungiamo a Soller, nel nord, un po&#8217; nell&#8217; interno: paesino ultraturistico con un troiaio di gente nonostante la bassa stagione. Volendo si può anche arrivare a Soller da Palma con un trenino d&#8217; epoca. Da qui, dopo aver mangiato tapas (che altro non sono che assaggini di vario tipo che servono solo a far venire ancora più fame) in un bar trappola-per-turisti, prendiamo il tram che conduce a Port de Soller. Il tram qui è l&#8217; attrazione principale: carrozze degli anni 20 che in pochi chilometri portano in questo caratteristico paesino sul mare. Una via di mezzo tra Portofino, e S.Benedetto del Tronto. Tanto per rendere l&#8217; idea. Turisti ovunque, ma nessun italiano casinista che si mette a scattare foto col cellulare. E&#8217; una cosa che odio. Io viaggio sempre con 2 cellulari (con batterie di ricambio ed i relativi caricabatteria: i dettagli sono importanti) che però non fanno foto. Ritorniamo a Soller e ripartiamo in auto alla volta di Palma. Troviamo un bivio che dice più o meno così: dritto per Palma (tunnel) 6 km. A sinistra per Palma 18 km (mi pare). Coso sono io, scemo? Vado dritto e scopro alla fine della galleria un bel casello dove si paga una cifra assurda (sui 6 euro, non lo so, ho rimosso). Il tunnel era a pedaggio, ma chi cazzo lo sapeva? Pazienza, adesso però devo assolutamente vedere i mulini a vento. Poichè si vedevano dal finestrino dell&#8217; aereo poco prime dell&#8217; atterraggio vado in zona aeroporto a ne trovo alcuni con annessi bovini al pascolo da fotografare e filmare. Abbiamo ancora un paio di ore di luce quindi diamo un&#8217; occhiata alla città di Palma: veramente grande, bella e con un traffico degno di una grande città. Non sembra nemmeno di stare su un&#8217; isola. Il primo impatto è con la cattedrale che si vede su tutti i cataloghi: è come nelle foto. D&#8217; obbligo una bevuta di sangria. Non è come quella che si beve da noi, è un altro pianeta. Passeggiata nella zona pedonale, ricca, guarda caso, di negozietti con cagate per turisti, ma anche di palazzi molto belli e stradine suggestive. C&#8217; era un negozio di tatuaggi e mi stava venendo la tentazione di fare la cazzata del secolo. Meglio di no, se ne riparla l&#8217; anno prossimo per festeggiare gli anta. L&#8217; ordine pubblico è affidato alla polizia in bicicletta, come in quel telefilm americano di cui non ricordo il nome. Ci sono anche delle poliziotte accuratamente selezionate&#8230; La cosa strana è che non hanno in dotazione un&#8217; automatica ma un revolver: ad occhio sembrava una &#8216;38 con canna da 4&#8221;</p>
<p>Stavo per avvicinarmi ad una delle poliziotte per chiederle:&#8221;scusa, mi fai vedere la tua pistola che io ti faccio vedere la mia?&#8221;. Ma ho preferito lasciar perdere: essere arrestato non rientrava nella mia tabella di marcia. Torniamo in albergo con la bimba n° 2 (le ho numerate per non dover fare la fatica di memorizzare i loro nomi) che inizia a farci capire di non aver gradito molto il giro in macchina: chi ha bambini piccoli sa di che parlo. La bimba n° 1 invece ha in mente soltanto di vedere nuovi orecchini, bracciali e collanine. E&#8217; un peccato perchè stavo meditando di tenere la macchina un altro giorno per andare a Porto Cristo a vedere le grotte del drago (o qualcosa del genere) ma devo rimandare la cosa almeno al 2010.</p>
<p>Il nostro albergo è a tema Flintstones come altri della catena Sol. Questo significa che ci sono alcune cose che richiamano alla mente il noto cartone. Es: la macchina di Fred, alcuni arredi, gli animatori che girano travestiti da Dino, o Barney, ecc. Purtroppo però in inverno l&#8217; animazione è ridotta al minimo (non c&#8217; era neppure la mini dance, con notevole incazzatura della bimba n°1), e per apprezzare tutte queste cose è opportuno venire in estate. La sera vengono comunque organizzate alcune attività ludiche, e mi sono ritrovato, mio malgrado, in finale nel gioco più stupido della settimana. La prova finale consisteva nel correre come pazzi per tutto il salone a farsi dare le scarpe dagli altri ospiti. Eravamo rimasti io ed una scoreggiona inglese: vinceva chi portava il maggior numero di scarpe. La scoreggiona dal culo flaccido mi ha battuto perchè i bastardi davano tutti le scarpe a lei e non a me. Fanculo.</p>
<p>Il 75% del mio nucleo familiare insisteva per tornare a Palma a vedere altri negozi (pazzesco!), quindi io (il 25% restante) ho dovuto cedere. Esistono diverse linee di autobus che fanno Magalluf-Palma. Ho dovuto camminare un ora per trovare la fermata per poi scoprire (e come poteva essere altrimenti?) che si trovava a soli 100 metri dall&#8217; hotel. Facciamo anche questa. L&#8217; autobus è strapieno di pecoroni inglesi e tedeschi (tutti pensionati) ansiosi di andare a spendere soldi a Palma. Ho scoperto che le Baleari hanno un governo autonomo con un proprio parlamento. La lingua qui non è lo spagnolo (castigliano) ma il catalano, che da quello che ho potuto capire è molto più che un dialetto. Vengono anche stampati quotidiani nelle 2 lingue e la tv locale, IB3, trasmette in questa lingua. Addirittura ho sentito un&#8217; intervista per strada. La giornalista ha fatto una domanda in catalano, la tipa ha risposto in spagnolo, e la telegiornalista ha tradotto tutto in catalano! In ogni caso, con i turisti, i locali parlano in spagnolo (ma molti sanno l&#8217; italiano). Alla fine io non ho capito in che lingua pensano: spagnolo o catalano? Intanto il termometro indica 25 gradi. Siamo a Febbraio, non dimentichiamolo.</p>
<p>Se mi chiedessero se vale la pena di andare a Maiorca in inverno io risponderei senza dubbio si. I vantaggi sono: prezzi bassi, poca gente, clima mite. Gli svantaggi invece: mare freddo, poca animazione negli hotel, alcuni negozi e bar chiusi.</p>
<p>E&#8217; ormai giunto il momento di tornare a casa. E se il pulmino non viene a prenderci? E se non troviamo un taxi? Perdiamo l&#8217; aereo! Invece, come previsto, 3 ore esatte prima della partenza del volo si materializza davanti all&#8217; albergo il pullmino che ci porterà all&#8217; aeroporto. Le ultime riprese dal finestrino ed in un attimo arriviamo. L&#8217; aeroporto di Palma è megagalattico e non sfigurerebbe negli USA. La compagnia principale qui è proprio l&#8217; Air Berlina che opera su Palma l&#8217; incredibile cifra di 296 voli a settimana. Vanno proprio pazzi per Maiorca questi tedeschi&#8230;</p>
<p>Decolliamo puntuali in una splendida giornata di sole (il panorama dal finestrino è spettacolare) e dopo 90 minuti atterriamo a Orio: freddo, pioggia, foschia e buio ci riportano alla triste realtà: la vacanza è finita&#8230;</p>
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		<title>30 ore a Francoforte</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Apr 2011 06:43:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dick Smart</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi fanno girare i coglioni quelli che pur di farsi un viaggio tutto compreso chiedono un finanziamento. Nella mia ultima spedizione ho applicato il 2° principio del viaggiatore low cost che enuncia: non si va dove si vuole, si va dove costa meno.
 
Photo credit: Dick Smart
Applicando strettamente questa regola ho deciso di sfruttare una recente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mi fanno girare i coglioni quelli che pur di farsi un viaggio tutto compreso</strong> chiedono un finanziamento. Nella mia ultima spedizione ho applicato il 2° principio del viaggiatore low cost che enuncia: non si va dove si vuole, si va dove costa meno.</p>
<p> <a href="http://www.travelsmart.it/wp-content/uploads/2010/02/belle-gnocche-a-francoforte-una-con-spettacolare-scollatura-mette-in-mostra-parte-delle-tette.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-795" title="belle gnocche a francoforte una con spettacolare scollatura mette in mostra parte delle tette" src="http://www.travelsmart.it/wp-content/uploads/2010/02/belle-gnocche-a-francoforte-una-con-spettacolare-scollatura-mette-in-mostra-parte-delle-tette.jpg" alt="belle gnocche a francoforte una con spettacolare scollatura mette in mostra parte delle tette" width="480" height="409" /></a></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: xx-small;">Photo</span><span style="font-family: Arial; font-size: xx-small;"> credit: Dick Smart</span></p>
<p>Applicando strettamente questa regola ho deciso di sfruttare una recente offerta di Ryanair che dava via 1 milione di posti gratis tasse incluse. Come facilmente prevedibile le località più fiche erano già belle che andate e a me era rimasto solo Francoforte. </p>
<p>Volevo fare incazzare un po&#8217; mia moglie così sono andato solo con mia figlia n° 1, che però non dispone di un proprio passaporto così ho dovuto fare il check in in aeroporto e non online. Adesso vi spiego meglio: con la Ryanair i bambini che viaggiano con il solo certificato di identità valido per l&#8217; espatrio non possono effettuare il chek in online, ma devono necessariamente farlo in aeroporto. La fregatura è che il chek in all’ aeroporto costa 5 euro a testa a tratta, così il volo non è stato proprio gratis ma mi è costato 20 euro in tutto. Vabbè, “quasi” gratis… <span id="more-794"></span></p>
<p>Siamo andati il 12 e 13 agosto, cioè martedì e mercoledì, perché in base a quanto enunciato nel 3° principio del viaggiatore low cost, “un week end low cost non va fatto nei fine settimana”.</p>
<p>Gli orari dei voli erano crudeli: partenza alle 8.15 da Orio, cioè per noi sveglia alle 4.00, ma almeno non avremmo sprecato tutta le giornata. In teoria il chek in Ryanair apre 2 ore prima, ma ho notato che a Orio lo si può fare anche in anticipo. Tip: arrivate al chek in 2 ore 30’ minuti prima, perché in caso di overbooking (non ho idea se anche la Ryan usi questa pratica criminale ma non si sa mai) quelli che restano a terra sono gli stronzi che si presentano al check in per ultimi.</p>
<p>Comunque partiamo puntuali. Inaspettatamente l’ aereo era quasi tutto pieno: non mi aspettavo che così tanta gente andasse a Francoforte il martedì mattina. Prima di partire ho dato un’ occhiata alle previsioni meteo che promettevano tempo schifoso martedì e variabile mercoledì. Infatti è stato così: appena sbuchiamo dai nuvoloni abbiamo visto le strade lucide di pioggia. Siamo atterrati alle 9.30 ed alle 9.45 partiva l’ autobus per Francoforte: giusto il tempo per una pisciatina veloce, ma se avessimo avuto le valige da ritirare avremmo dovuto prendere quello dopo.</p>
<p>Come tutti sanno Ryanair non opera dall’ aeroporto principale di Francoforte ma da quello di Hahn, che è un’ ex base militare americana convertita ad aeroporto civile. Il trasferimento con la città è assicurato dagli autobus della Bohr, che sono piuttosto frequenti (anche ogni mezz’ ora negli orari di punta) ma non proprio a buon mercato: 12 euro a cranio a tratta. In poche parole ho speso più per l’ autobus che per l’ aereo. Incredibile.</p>
<p>Il biglietto per l’ autobus si acquista in un gabbiotto sul marciapiede davanti al terminal. Si paga SOLO in contanti. Carte di credito e altre valute non vengono accettate: tenetene conto. Al ritorno si paga direttamente all’ autista. Essendo in Germania potete stare certi che gli orari vengono rispettati scrupolosamente. Alle 9.45 siamo partiti ed attraverso la Renania- Palatinato ci siamo messi in marcia verso Francoforte. Nonostante la pioggia la zona mi è parsa molto interessante, ricca di vigneti e di paesini caratteristici. Mi sono segnato nelle cose da fare di tornare e di visitare questa zona con una macchina a noleggio.</p>
<p>Alle 11.25, quindi con 5 minuti di anticipo siamo arrivati alla stazione centrale di Francoforte, punto di arrivo dell’ autobus. Sapevo che in hotel mi avrebbero consegnato la stanza non prima delle 15 ma ci sono voluto andare subito comunque per lasciare gli zainetti e girare più leggeri.</p>
<p> Avevamo prenotato al Novotel City, un albergo fighissimo e nuovo abbastanza vicino alla fiera. Dopo l’ esperienza traumatica dell’ hotel di Roma sono diventato un po’ esigente in fatto di alberghi. A pensarci bene anche quello dell’ anno scorso in Costa Dorada faceva abbastanza cagare. L’ unica cosa decente erano le fighette inglesi che abbondavano. Io non andrei mai a dormire in un ostello di merda, per non parlare della moda del momento, cioè alloggiare in case private di stronzi maniaci sessuali-pedofili-drogati e magari anche un po’ froci. Ci sono dei siti sui quali ci si registra e si va a dormire gratis a casa di altri stronzi che si sono registrati. In cambio bisogna ospitare a casa propria (COL CAZZO!!!) un testa di cazzo sporco, sudato e puzzolente che arriva da chissà dove. Piuttosto mi farei inculare da un asino. </p>
<p>Torniamo all’ hotel: si può raggiungere in tram o con la S-Bahn, ma il tram è più comodo e impiega una decina di minuti. Abbiamo fatto il biglietto giornaliero che si acquista a delle macchinette automatiche alla fermata. Il funzionamento non è proprio semplicissimo, infatti mi sono anche un po’ incazzato, ma una volta capito il funzionamento è semplicissimo. Per un giorno costa 5 euro e qualcosa e consente corse illimitate su tutti i mezzi. Mentre stavo armeggiando con la macchina dei biglietti mi si avvicina un tipo che ha iniziato a dispensare consigli sul funzionamento, ma naturalmente io non capivo un cazzo perché il tipo parlava tedesco. Dall’ età e dal modo di fare ho giudicato alte le probabilità che avesse tatuato il gruppo sanguigno sull’ avambraccio sinistro&#8230; In ogni caso non avuto altra scelta se non quella di fare la supercazzola: “No, mi permetta. No, io; eh scusi noi siamo in due. Come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche Rudolf Heß con macchinetta dei biglietti; perché non sei fuggito in Argentina come gli altri, per esempio?”</p>
<p>Io mi ero già stampato a casa la mappa con i tragitti delle varie linee, cosa molto utile se non si vuole impazzire all’ arrivo. Differenza tra U-Bahn e S-Bahn: la U è la normale metropolitana sotterranea che opera in città, la S è sotterranea in centro ma poi in periferia esce allo scoperto ed è simile ad un normale treno. Raggiunge anche paesi lontani dalla città. Per farvi un esempio, è come la RER a Parigi. E come la RER in città si usa come la normale metropolitana. Una cosa insolita per una città mega organizzata come questa: per accedere alla metro non ci sono cancelli come in tutte le altre metro del mondo. Significa che se anche non avete il biglietto potete tranquillamente entrare. Sul tram mi sono trovato una squadra di tizi vestiti con pantaloni blu, anfibi, maglietta bianca e basco. Il tutto senza alcun distintivo. Io pensavo fosse l’ equivalente tedesco della Guardia Nazionale Padana o qualcosa del genere, invece erano i controllori. Tutti i passeggeri sprovvisti di titolo di viaggio venivano fatti scendere e radunati in appositi recinti per essere poi inviati ai campi di sterminio. Ho notato che qualcuno si ribellava. Il tram poi è ripartito ma io sentivo già gli spari delle prime esecuzioni sommarie. Morale: non fate i soliti italiani ignoranti e rotti in culo e pagate il biglietto. Cazzo, non si scherza coi tedeschi…</p>
<p>Arriviamo all’ hotel e capisco subito che è figo dal numero di taxi parcheggiato fuori. La figaggine di un hotel è direttamente proporzionale alla quantità di taxi parcheggiati davanti all’ ingresso. Era tutto pieno di uomini d’ affari incravattati intenti a trascinarsi i loro trolley e con il pc portatile in una borsa a tracolla. A me questi stanno veramente sulle palle perché se la tirano di brutto. Avete mai visto uno di questi stronzi scrivere con una Bic? No, cazzo: hanno tutti la stilo Mont Blanc (che tanto è a prova d’ aereo, fanculo). Oppure credete che uno di loro abbia un Casio? No, solo gli americani con baffi e sovrappeso hanno il Casio, questi cazzoni europei no, qua non c’ hanno tutti il Panerai. E poi è frequentato anche delle compagnie aeree. Mi sono imbattuto in un equipaggio di una compagni americana di cui non farò il nome. Inizia per North e finisce per west, arrivavano quindi molto probabilmente da Detroit. Insomma, erano tutti lì nella hall ed ora ve li descrivo. Le hostess: tutte sui 65 anni, ma forse ne avevano 35, brutte, ma proprio brutte con scarpacce e calze da vecchia (beh, logico, no?). Avete presente le hostess americane super-fighe che vedete nei film? Scordatevele. Il comandante e il suo galoppino: uno si immagina un tipo alla Burt Lancaster ai tempi di “Airport” invece no. Avranno avuto sui 98 anni giravano con il deambulatore, avevano i vestiti stropicciati e le scarpe da lucidare. </p>
<p>Da notare una cosa: sul sito dl Novotel c’ era scritto che il personale in reception parlava anche italiano. Col cazzo! Non che sia un problema ma naturalmente a me giravano i coglioni. Facciamo la registrazione (niente stanza fino alle 15 come previsto) ma lasciamo gli zaini e partiamo alla scoperta della città. Dato che si è fatto mezzogiorno la cosa più importante è andare a mangiare. Io avrei anche preso qualcosa di strano, ad esempio c’ era un take away tailandese vicino all’ hotel ma mia figlia non ne voleva sapere, così ci infiliamo nella S-Bahn e andiamo in centro.</p>
<p>Scendiamo alla Goethe Platz, facciamo 2 passi e troviamo un ristorante italiano gestito da italiani. Tutto il personale era tricolore così quando mi hanno visto mi hanno accalappiato e trascinato all’ interno, legato mani e piedi alla sedia con fascette autobloccanti e costretto ad ascoltare Eros Ramazzotti e Biagio Antonacci a tutto volume. Ordiniamo una Margherita (così, così) ed un piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino. Ragazzi, erano gli spaghetti più incazzati che abbia mai mangiato in vita mia. Piccanti all’ inverosimile, avevo persino le palpebre sudate e continuavo a buttare giù della birra che non faceva altro che aumentare il senso piccante. Gli spaghetti erano decenti, solo leggermente troppo cotti, per essere a gestione italiana.</p>
<p>Verso l’ una ci facciamo una passeggiata ed iniziamo l’ esplorazione del centro città. Tutti palazzoni con molte strade esclusivamente pedonali.  Grandi magazzini, piazze, barboni, fighette sovrappeso con tatuaggi e piercing vari. Andiamo al Romer, che è una specie di piazza che credo sia il vero centro della città. E’ circondata da case stile-tedesco con diversi bar (non so se sia corretto chiamarli bar) finto-tipici e i soliti negozietti con le solite troiate per turisti cazzoni come me. Infatti ho comprato subito una di quelle bocce con la neve finta dentro. In questi locali è possibile bere il famoso Apfelwein, che altro non è che vino di mele.</p>
<p>Non so per quale assurdo motivo ero convinto che il vino fosse dolce, tipo il moscato per intenderci. Invece no: è secco. Sa di vino bianco secco frizzante del tipo di quello che si trova nelle bottiglie da 2  litri con tappo a vite e che costa 1 euro; in più era mezzo sgasato e chiaramente annacquato. Per ubriacarsi bisogna tracannarne come minimo 3 litri. Ve la faccio breve: fa cagare.</p>
<p>A pochi metri dal Romer c’è il fiume Meno: che con il cielo grigio per via dei nuvoloni faceva ancora più schifo del solito. Sul fiume è possibile fare delle minicrociere di 50 minuti a poco più di 10 euro così ci imbarchiamo su di una specie di battello. Saliamo sul ponte scoperto ma poco dopo rientriamo perché tirava un vento del cazzo e faceva un freddo boia, Cazzo sembrava novembre, altro che 12 agosto. Fanculo! La crociera è carina, almeno ci si riposa un po’. A bordo è anche possibile acquistare cibi e bevande calde. La cameriera aveva i capelli viola, era grassa e dimostrava come minimo 25 anni in più dei 30 che probabilmente aveva. Ma chi ha detto che le tedesche sono tutte belle fighe?</p>
<p>Pazienza. Dopo la crociera facciamo un bel giro nella zona pedonale e ci imbattiamo in uno stranissimo centro commerciale con terrazza panoramica sul tetto. Andiamo a vedere e per essere gratis non era male. Però io volevo andare a tutti i costi sul tetto della Main Tower, che è l’ unico grattacielo di Francoforte aperto al pubblico. Lo raggiungiamo velocemente (il centro-centro si può girare a piedi) ed entriamo. Un veloce ascensore trasporta i passeggeri all’ ultimo piano della torre, da cui si può raggiungere, con una rampa di scale, la terrazza panoramica a 200 metri di altezza.</p>
<p>Da qui il panorama è proprio fico, peccato per il tempo schifoso e per il vento fortissimo che tirava. Non si poteva resistere più di 5 minuti. Scendiamo e intanto la stanchezza inizia ad impossessarsi di me: ero in piedi dalle 4 del mattino, ero dovuto andare a Bergamo in macchina, arrivare fino a lì, girare come un matto, fare foto, riprese video e contemporaneamente tenere sotto controllo mia figlia per evitare che si cacciasse in qualche guaio. Siamo passati davanti ad uno Starbucks, ma visto che non c’ era mia moglie sono riuscito a fare a meno di entrare. Dall’ esterno ho dato un’ occhiato dentro ed era tutto pieno di stronzetti che sembravano presi da una di quelle commedie americane ambientate a New York dove sono tutti giovani e belli. Erano tutti intenti ad usare i loro pc portatili (ma per fare cosa, cazzo? Ma che siete: scrittori di merda che scrivono al bar? Fanculo!) oppure a raccontarsela di come vorrebbero scoparsi questa o quella. La donne erano in compagnia di tipi con giacca e occhiali dalla montatura spessa (con ogni probabilità omosessuali) a cui confidavano della brutta esperienza da cui erano appena uscite, cioè l’ hanno data ad uno che aveva detto di amarle ma dopo aver svuotato la borsa è uscito fuori che era sposato, ecc. Alle donne piace molto avere amici omosessuali, a me no. Hanno fortuna che quel tipo coi baffetti un bel giorno ha deciso di spararsi un colpo in testa, altrimenti sarebbero veramente cazzi loro. A pensarci bene sono cazzi loro comunque…</p>
<p>Dopo la positiva esperienza Bremese andiamo nuovamente a cena al Maredo, che è una catena di ristoranti presente in tutta le Germania. Un po’ come Denny’s negli USA, per intenderci.Come al solito menù bambini per mia figlia e all-you-can-eat insalate per  me: con 6 euro si mangia come porci. Quando c’ è un menù del genere conviene approfittarne.</p>
<p>Dopo cena ci trasciniamo nuovamente per le vie del centro per una breve passeggiata, ma poi non ne possiamo, quindi torniamo al Novotel con la S-bahn. Prima però ho lasciato mia figlia come piantone e mi sono infilato in un portone per fare una pisciata. Sono riuscito a scrivere col getto di piscio la seguente frase: Spro di quel forum di merda OTqualcosa è un cialtrone malnato e figlio di sgualdrina. Il tutto in Times New Roman, italic e bold. Non è una cosa semplice; servono anni di pratica.</p>
<p>In hotel ho la fatto la mia solita figura da barbone ed ho chiesto gli zaini alla fighetta in reception per scoprire che li avevano già portati in stanza: figo, non trovate. Nella hall c’ erano 2 postazioni internet gratuite così ne ho approfittato subito per leggermi la posta e vedere le previsioni meteo aggiornate per il giorno dopo. Inoltre, a disposizione (GRATIS) degli ospiti, c’ era un tavolone con brocche di caffè, the, latte, acqua e altre cosette, da consumare a volontà a qualunque ora. Cazzo, ditemi voi se il Novotel non è una figata…</p>
<p>La stanza è uguale a qualsiasi altra stanza di albergo, solo che in fotografia sembrava enormemente più grande. In più il divano era stato trasformato nel letto per mia figlia, così lo spazio calpestabile era veramente ridotto. Ma passiamo alle cose fiche: cioccolatini sui cuscini, frigo bar fornitissimo, televisione con BEN un programma italiano e… blocco per appunti con matita con gommino! Se c’è una cosa che mi fa impazzire sono le matite con gommino con il nome dell’ hotel.</p>
<p>Doccia hollywoodiana (senza la fottuta tendina che si appiccica ma con vetro!) e poi a letto. Sono così stanco che non riesco a dormire, mentre mia figlia si addormenta all’ istante. Mi fa incazzare.</p>
<p>La mattina faccio come nei film: doccia + barba con asciugamano avvolto attorno alla vita e televisione in sottofondo che informa delle abitudini sessuali di Angela (se avete capito chi è Angela avete un caffè pagato). Almeno credo, dato che non capisco un cazzo di quello che dicono. Il sonno non è stato per nulla ristoratore, dato che il letto aveva i fottutissimi piumini che non si rimboccano (e quindi scappano sempre fuori i piedi) e i maledetti cuscini quadrati. Voi riuscite a dormire con un cuscino quadrato? Io no, perche quando una sezione si surriscalda non ho abbastanza spazio per spostare la mia faccia da culo dall’ altra parte. In poche parole: un incubo. E poi con il piumino avevo caldo e sudavo come il batterista dei Simple Minds durante un concerto all’ aperto in un pomeriggio di agosto, senza piumino avevo freddo. E’ evidente che non ho dormito un cazzo…</p>
<p>Ed ecco il mio momento preferito del viaggio: la colazione-super-animalesca-compresa-nel-prezzo! Nella hall c’ erano un sacco di quotidiani (tedeschi) a disposizione degli ospiti e tutti riportavano la mia foto in prima pagina. Dev’ essere divulgata la notizia di dove avrei alloggiato così l’ hotel era letteralmente assediato da centinaia di ragazzine che volevano vedermi. La polizia faticava a tenerle a bada e sono stato costretto, più tardi, a lasciare l’hotel dall’ uscita sul retro.</p>
<p>Il ristorante è già affollato di quei cazzoni dei super-manager da me descritti prima. Tutti con le loro belle camice di tessuto iper-spesso con i gemelli, cravattone col nodo gigante, scarpe lucidissime ed il Panerai in bella mostra. Io avevo una maglietta grigia della Reebok che mi avevano dato in omaggio ad una corsa podistica, pantaloni con tasconi da 20 euro presi nei cestoni all’ Iper, scarpe da tennis (e quindi ero barbone: se avete capito la citazione siete cazzuti, in caso negativo siete degli sfigati) ed un Traser. Ero un po’ fuori posto. I pezzi di merda mangiavano una fetta biscottata ed un caffè, io invece mi sono scatenato. Mi sarò servito al buffet 7 o 8 volte dato che c’ era l’ impossibile da mangiare. Interessanti erano delle crocchette di patate e cipolla, salsicce strane, pane con semi di girasole. E poi macedonie, uova, brioches di ogni genere, yogurt, tutti i tipi di succo di frutta, ecc. Ho fatto veramente l’ animale, perché è così che deve fare il turista italiano all’ estero. </p>
<p>Turista, non viaggiatore. Io vorrei essere un viaggiatore ma mi declassane sempre a turista. I viaggiatori sono quelli che se la tirano, perché viaggiano con i sandali, lo zaino (con chitarra regolamentare infilata dentro), si vantano di parlare con la gente del luogo (ma di che cazzo parlano, poi? e perché?) dormono negli ostelli di merda o meglio ancora si fanno ospitare da qualcuno che manco conoscono, mangiano cose improbabili seduti per terra nei giardini pubblici. In genere se sono uomini hanno i capelli ricci, la barba non fatta e sono pieni di collanine e braccialetti. Non hanno orologio e rompono continuamente i coglioni ai turisti come me per sapere l’ ora. Ma come cazzo si fa a viaggiare senza orologio? Ma non hanno il telefonino? In genere puzzano come carogne. </p>
<p>Se sono donne hanno i capelli (sporchi) legati con la coda, sono brutte (perché se fossero fighe sarebbero in un hotel a 5 stelle con qualche mandingo coi soldi), hanno le tette piccole o enormi che toccano terra (non ci sono vie di mezzo) e in genere hanno le gambe pelose. Hanno l’ orologio ma spesso non funziona così rompono continuamente i coglioni ai turisti come me per sapere l’ ora e dimostrare che sanno 4 parole di inglese. In genere puzzano come carogne. I viaggiatori uomini si vantano di chiavare come dannati (non è vero), le viaggiatrici invece non la danno via neanche morte (e se ne vantano pure, pazzesco!). Come dicevo, io sono solo un povero turista di merda. Dimenticavo: prima di lasciare l’ hotel mi sono versato addosso ettolitri di dopobarba. Profumavo come una puttana. </p>
<p>Lasciamo l’ hotel e andiamo alla vicina fermata del tram, naturalmente provvista di macchinetta per i biglietti e display che informa quando passerà il prossimo mezzo. Se volete vedere un paese veramente civile andate in Germania: niente merde di cane sui marciapiedi e organizzazione generale impeccabile.</p>
<p>Andiamo subito al Romer, dato che è uscito un po’ di sole, per fare qualche foto. Poi ci attraversiamo il Meno su di un ponte pedonale a e camminiamo sul lungo fiume dove si vede un bel panorama dei grattacieli della città. Da qui si capisce perché Francoforte viene chiamata Mainhattan, da Main, il fiume Meno e Manhattan, per lo skyline che a causa dei grattacieli ricorda un po’ New York. </p>
<p>La riva del fiume dove ci troviamo viene chiamata “la riva dei musei” per via dei 14 musei di vario tipo che sono ubicati sul lungo fiume. Volevo vedere il museo delle comunicazioni e si è rivelato interessantissimo. Intanto l’ ingresso ha un costo veramente ridicolo, inoltre lo stabile ha un’ architettura veramente interessante e in più gli oggetti esposti meritano veramente attenzione. Si passano in rassegna centinaia di oggetti che descrivono la storia della poste, dei telegrafi, telefoni, per poi passare alla radio e alla televisione. Si finisce con i cellulari e i computer. Va detto che nel museo lavoravano diverse persone, tutto era pulito e lucido e c’ erano anche una caffetteria ed un negozio. Compresi noi c’ erano circa 5 visitatori: ma come fanno a tirare avanti? Mistero. Inoltre al piano superiore c’ era un’ esposizione temporanea dei diari di qualche personaggio famoso (non so chi) ed anche un’ attrezzatissima area giochi per bambini con tanto di animatrice. Se andate a Francoforte vi consiglio una visita a questo museo. Naturalmente se i vostri interessi sono la pittura rinascimentale o i film porno, allora non fa per voi.</p>
<p>Lasciamo il museo e ci incamminiamo alla più vicina fermata del tram per la stazione, da cui prendiamo un altro tram per la fiera. Qui si trova il Messeturm, il secondo palazzo in altezza in città. Ce lo vediamo e fotografiamo solo da fuori perché non è aperto al pubblico. Certo se paragonato alla Sears Tower di Chicago è piccolino, ma i suoi 257 metri gli fanno fare la sua porca figura. Inoltre fino al 1997 era la costruzione più alta in Europa, e oggi è superato solo dalla Commerzbank Tower, che si trova, indovinate dove? Sempre a Mainhattan!</p>
<p>Le lancette del mio Traser giravano all’ impazzata e dato che mancava poco a mezzogiorno abbiamo preso la U-bahn per la Goethe Platz per andare a mangiare. Anche qui mi sono basato sull’ esperienza di Brema dello scorso febbraio, così siamo andati da Vapiano. Trattasi di una catena di ristoranti italiani presenti nelle principali città tedesche. Si mangia benissimo e si spende una cifra ragionevole e dato che non ho voglia di raccontarvi la rava e la fava andate a leggervi “Missione a Brema”. Vi dico solo che ho mangiato una prosciutto e funghi che era MOLTO meglio di tante pizze che si mangiano in Italia. </p>
<p>Subito dopo pranzo ci dirigiamo allo zoo che si raggiunge facilmente in metropolitana. Il parco è abbastanza grande e consente di vedere molte specie diverse di animali, ma spesso non si sa cosa si guarda perché i cartelli con le spiegazioni sono solo in tedesco, ma pazienza. Ci sono i soliti animali che si vedono allo zoo però c’ era una specie di galleria dei pipistrelli quasi completamente al buio così non si vedeva praticamente un cazzo. Una cosa interessante dai rinoceronti era un cartello che si capiva anche senza conoscere il tedesco. In pratica metteva sull’ avviso i visitatori che i rinoceronti sparano getti di piscio misti a merda liquida, quindi non è consigliabile starci dietro. Sempre che non abbia capito male&#8230; C’ erano vasche con pesci di ogni tipo, pinguini (una cosa penosa), un leone narcotizzato in una gabbia di vetro e cose simili. Siamo rimasti 3 ore e abbiamo visto praticamente tutto abbastanza di fretta. Io ero praticamente esausto ma avevamo ancora un’ oretta prima di riprendere l’ autobus per Hahn, così stoicamente torniamo in centro. Ennesima passeggiata, poi andiamo a piedi fino alla Eurotower, la sede della banca centrale europea. La si vede spesso al telegiornale, e si riconosce per via dell’ euro gigante davanti all’ ingresso. Manca mezz’ ora alla partenza dell’ autobus, quindi in tram andiamo verso la stazione centrale. </p>
<p>Saliamo sull’ autobus che parte, manco a dirlo, in perfetto orario. Arriviamo in aeroporto e facciamo il check in senza intoppi, salvo essere rispedito indietro ai controlli di sicurezza da una faccia di merda perché non avevo la busta trasparente per i liquidi. Così l’ ho dovuta comprare per 50 centesimi e metterci gli unici liquidi che avevo, cioè dentifrocio e schiuma da barba (che poi liquidi non sono). Rifacciamo la fila e passiamo senza incidenti ed  anche per questa volta sono riuscito ad evitare la temutissima esplorazione rettale.</p>
<p>Arriva il momento di salire in aereo (ben 45 minuti prima dell’ orario previsto) ed io speravo che si riuscisse a partire in anticipo, come spesso accade con la Ryanair. Il problema però è che un pezzo di merda ha fatto il check in ma è arrivato in ritardo (cioè puntuale) al cancello di uscita, così abbiamo dovuto aspettare questo coglione e siamo partiti all’ orario previsto e non in anticipo. Aveva una faccia da coglione persino peggio della mia! Come se non bastasse siamo atterrati in ritardo di 10 minuti a causa di un temporale su Orio, così abbiamo girato in tondo per un bel po’ prima di atterrare. Naturalmente Superman ha fatto l’ annuncio in inglese, ma pochi credo l’ abbiano capito a giudicare dalle facce che avevano gli altri passeggeri.</p>
<p>Bene, la missione è compiuta, e riassumendo devo dire che Francoforte mi ha favorevolmente impressionato. Se volete passare 2 o 3 giorni diversi dal solito, ma soprattutto senza spendere una fortuna andateci pure tranquillamente. Ma evitate di bere il vino di mele.</p>
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		<title>New York in un weekend: si può!</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 08:25:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dick Smart</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ La domanda che tutti, prima o poi, almeno una volta nella vita si fanno è questa: si può andare a New York in un week end? La risposta è si. Almeno, io ci sono andato. Bisogna però avere una visuale un po’ più ampia, ma non di molto, del concetto week end.

E’ sufficiente aggiungere il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <strong>La domanda che tutti, prima o poi, almeno una volta nella vita</strong> si fanno è questa: si può andare a New York in un week end? La risposta è si. Almeno, io ci sono andato. Bisogna però avere una visuale un po’ più ampia, ma non di molto, del concetto week end.</p>
<p><a href="http://www.travelsmart.it/wp-content/uploads/2010/02/Dick-Smart-a-New-York-davanti-al-ponte-di-Brooklyn.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-522" title="Dick Smart a New York davanti al ponte di Brooklyn" src="http://www.travelsmart.it/wp-content/uploads/2010/02/Dick-Smart-a-New-York-davanti-al-ponte-di-Brooklyn.jpg" alt="Dick Smart a New York davanti al ponte di Brooklyn" width="500" height="334" /></a></p>
<p>E’ sufficiente aggiungere il venerdì ed il lunedì e si può andare. Se si vuole esagerare come ho fatto io si può aggiungere anche il martedì, così si fanno 3 notti in hotel e la 4^ notte nel viaggio di ritorno. Sono passati 8 anni da quando ho fatto questa spedizione: era il mio terzo viaggio a New York. Dopo quella volta non ci sono più tornato. Non avevo in programma di andare ma avevo visto una pubblicità della Continental che reclamizzava biglietti A/R a 580.000 lire (eravamo ancora ai tempi della lira). Con una cifra del genere uno non deve neppure chiedersi se andare o no: si prenota e basta. Eravamo in 3 e siamo andati nel mese di Marzo del 1999. Ho lasciato a casa la moglie e la figlia di pochi mesi e sono andato a spassarmela. </p>
<p>La partenza era da Milano Malpensa con volo diretto per Newark. La base della Continental è a Newark, che si trova nel New Jersey ma è veramente a 2 passi da NY. Ci fanno salire a bordo di un vecchissimo DC-10: è incredibile che ce ne siano ancora in circolazione.  <span id="more-521"></span></p>
<p>Andare da Milano a New York in DC-10 equivale ad andare da Milano a Rimini con una 127 prima serie. Non ho trovato un paragone migliore. Appena poggiamo il culo sui minuscoli sedili della classe economica una delle hostess ha annunciato che saremmo partiti con circa 2 ore di ritardo causa intenso traffico sopra la Svizzera e che quindi avremmo dovuto attendere. Ma dico, ma c’ è ancora qualcuno che si beve la stronzata del traffico intenso? Se siete su un aereo e vi dicono che la partenza tarderà a causa traffico, in realtà vogliono dirvi questo: “L’ aereo ha un guasto. Partiremo non appena sarà stato riparato.” Cazzo, l’ apprezzerei di più! Tanto bastava guardare dal finestrino per scoprirlo: diversi meccanici erano alle prese col motore destro. Un paio scuotevano la testa sconsolati ed un altro si è anche fatto il segno della croce. Almeno la previsione del ritardo si è rivelata precisa: partiamo esattamente 2 ore dopo apparentemente senza alcun problema.</p>
<p>Viaggiare per 8 ore in classe economica è un grandissimo dirompente testicolare (una rottura di coglioni), specie quando lo stronzo che hai seduto davanti butta giù il suo sedile. Tu sei li che cerchi di mangiare cibo di plastica con i gomiti bene aderenti ai fianchi perché hai anche 2 stronzi ai lati, e il farabutto davanti a te abbassa il sedile. E intanto state certi che l’ aereo attraverserà una zona di aria turbolenta e quindi dovrete anche fare i miracoli per non rovesciarvi addosso il bicchiere di coca, e intanto attorno ci saranno dei bambini che piangeranno, e certamente lo stronzo di fianco a voi vorrà andare al cesso e quindi dovrete anche alzarvi. Poi avrete le narici secche e sarete nervosi come bestie per via dei 10 caffè che vi siete bevuti da quando vi siete alzati la mattina alle 4. Avrete anche una voglia bestiale di scoreggiare ma dovrete trattenervi e avrete i piedi gonfi. Io dico: è un miracolo se non viete commesso qualche omicidio ad ogni volo intercontinentale… </p>
<p>In un punto imprecisato tra Shannon e Gander ecco che arriva il famoso modulo (quello del genocidio). Chi ha già letto il racconto “Orlando e la teoria della relatività” o è già stato negli USA sa a cosa mi riferisco. La cosa incomprensibile, ancora più incomprensibile delle domande del cazzo a cui bisogna rispondere è questa dicitura alla fine del modulo: “Se avete risposto affermativamente ad una o più di queste domande contattate l’ ambasciata degli Stati Uniti prima di iniziare il vostro viaggio”. Mi state prendendo per il culo… Non è una domanda…  Cazzo, siamo qui nel bel mezzo del nulla, in pieno Atlantico e mi dite che se in passato ho sottratto un minore alla custodia di un cittadino americano, avrei dovuto dirvelo prima di partire??? Come cazzo facevo se il modulo me l’ avete dato adesso??? </p>
<p>Atterriamo a Newark regolarmente ma il cielo è coperto, c’è vento e fa freddo. Non ritiriamo il bagaglio perché abbiamo solo quello a mano: sempre. Mai perdere tempo con le valigie. All’ immigrazione trovo una poliziotta che prima di timbrarmi il passaporto ha proprio voluto fare la stronza. Era la classica americana WASP con dotazione standard: bionda-occhi azzurri-tette grosse. Aveva la camicia piena di patacche e distintivi, una gigantesca bandiera americana sulla manica e i bottoni che stavano per esplodere. Era annoiata ed era evidentemente mestruata (lo sentivo dall’ odore…) Ma si può chiedere a uno come si chiama quando si ha in mano il suo passaporto? Ha voluto il mio biglietto aereo e mi ha chiesto quanto a lungo sarei rimasto (sul biglietto c’era scritto…). Ha voluto persino sapere cosa cazzo ero andato a fare in America. Io me la stavo immaginando senza vestiti e stavo cercando di capire se aveva una 4^ o una 5^ e quindi mi è uscito un:   ”To make sex…” La stronza non ha detto nulla ma ha slacciato la fondina e messo la mano sull’ impugnatura della sua calibro 9. Mi sono subito corretto: “Tourism!”</p>
<p>“Have a nice stay…” </p>
<p>Dato che avevo già alloggiato a Manhattan ed avevo speso una piccola fortuna, ho pensato bene di trovare una sistemazione più economica. Ho trovato un albergo a Jersey City, che come suggerisce il nome si trova nel New Jersey, ma proprio sulla sponda del fiume Hudson. Per non complicarci troppo la vita raggiungiamo l’ hotel in taxi, dato che era abbastanza vicino. Quando si prende il taxi in un aeroporto newyorkese bisogna fare la fila.  Appena arrivi alla fermata dei taxi vieni preso in consegna da alcuni addetti che ti chiedono: “ugoin?” Se fai lo sbaglio di non capire quelli: “UGGOOOIIINNN????” e ti guardano incazzatissimi come per dire: “Ma brutto stronzo, non lo vedi che sono qua a lavorare, c’ho 5 figli da mantenere e tu mi stai facendo perdere tempo. Dimmi dove cazzo devi andare!” Chiaramente “ugoin” voleva dire “where are you going?”, perché in base alla destinazione ti fanno salire sul taxi giusto. Non solo: in base alla destinazione ti dicono subito la tariffa, in modo che se il taxista bastardo vuole passare da Boston per portarti a Manhattan sono cazzi suoi. Poi bisogna dare la mancia. Certo, a Heathrow gli addetti ai taxi sarebbero un po’ più gentili e magari vi direbbero: “Welcome in England: do you like a blow job?”. Ma qui no.</p>
<p>L’ albergo era il classico motel americano, un po’ vecchiotto ma in posizione perfetta e soprattutto economico. Dall’ hotel si facevano 500 metri a piedi, si attraversava un centro commerciale e si arrivava alla stazione del PATH, che altro non è che un trenino che collega il NJ a NY. In pochi minuti arriviamo alla fermata “World Trade Center”. E’ già tardo pomeriggio, quindi per noi è circa mezzanotte e stiamo lentamente collassando perché siamo svegli da 20 ore. Diamo un’ occhiata veloce alle torri gemelle, dove ero già stato nel mio precedente viaggio. Essere lì e guardare in alto faceva uno strano effetto: erano incredibili e sembrava non finissero mai da tanto erano alte. Non saliamo perché era tardi, eravamo stanchi, c’eravamo già andati e perché abbiamo detto: “ci torneremo la prossima volta che verremo a New York”. Bella pensata del cazzo…</p>
<p>Da lì raggiungiamo il Battery Park per un’ occhiata veloce alla baia di New York. Vediamo in lontananza la statua della libertà e il ponte Da Verrazzano. Adesso dobbiamo cercare un posto dove cenare. A meno di non andare in fast food può risultare difficile cenare in piena Manhattan: bisogna quasi sempre aspettare in piedi un bel po’ prima di mangiare. Entriamo in paio di steak house ma erano strapiene, così ci infiliamo in posto che era una via di mezzo tra un bar ed un ristorante. Si mangiava male e si spendeva tanto, ma è una cosa abbastanza normale da queste parti. La mancia è una regola, odiosa, ma pur sempre una regola. E bisogna anche calcolarla esattamente. Dopo quasi 24 ore che non dormivo è risultato abbastanza problematico calcolare il 15% e la cameriera si è pure incazzata. Che megastronzata sono le mance… Torniamo in albergo e ce ne andiamo a letto. In genere la prima notte negli USA io riesco a dormire solo un paio d’ ore, ma non di più, perché verso l’ una di notte mi sveglio dato che sono ancora tarato sul fuso italiano. La conseguenza è che il giorno successivo sono uno zombie. La mattina presto (inutile rimanere a letto se non si dorme) torniamo a Manhattan.</p>
<p> Poco prima di partire avevo visto un film incredibile, “Fuori orario” di Martin Scorsese, che è stato girato nel quartiere di Soho, e volevo andare a vedere il posto dove si svolgeva una parte della storia: una casa al numero 28 di Howard St. Si, la casa era quella del film, però la scena si svolgeva di sera, non c’ era nessuno e non c’ erano macchine. Qui era un vero casino: macchine dappertutto ed un’ infinità di gente. Il resto del quartiere di Soho non è un gran che. </p>
<p>Mi scappa una bella pisciata così mi allontano un attimo e mi infilo in un giardinetto. Sono consapevole che in America tutto è più grande: le case, le macchine, le strade… Anche le merde di cane sono più grandi: appena attacco a pisciare scopro con orrore di avere il piede sinistro infilato nella più grande merda di cane che la storia ricordi. Ma vaffanculo! Si, sempre meglio che pestare una mina, ma cazzo! Mentre mi sto abbottonando i pantaloni sento alle mie spalle: “gmoni!”. Mi giro e mi vedo davanti un ragazzino con un coltello in mano che stava facendo di tutto per sembrare un duro ed ha ripetuto: “gmonissol!” Credo intendesse:”give me the money, asshole!” Dietro di lui un altro ragazzino si guardava attorno nervosamente. Il figlio di troia n° 2 non aveva niente in mano. Il figlio di troia n° 1 impugnava il coltello nel modo sbagliato, e quello mi ha fatto capire che probabilmente era alle sue prime esperienze criminali. Mi guardo rapidamente attorno e non c’ era nessuno. Cazzo! Prima la merda di cane e adesso questi due stronzi: ma si può? Non so cosa avrei dato per una .357 magnum; fanculo, anche una 7.65 sarebbe andata bene: li avrei fatti fuori senza esitare. Il rischio era che il figlio di troia n° 2 avesse una pistola da qualche parte, perché in America chiunque può avere un’ arma da fuoco, anche se giovanissimo come questi due. Immediatamente però ho escluso che potesse averla: che senso ha minacciare con un coltello se si ha una pistola? Io non parlavo e non mi muovevo e cercavo di mantenere un’ espressione neutra, perché speravo in una mossa sbagliata da parte del figlio di troia n° 1 (quello col coltello). Mi si è avvicinato brandendo il coltello a braccio teso e continuando a chiedermi i soldi. Non ho più avuto dubbi sul fatto che il coltello fosse un’ arma a lui sconosciuta. Ho provato un po’ pena per loro: dovevano essere cresciuti in chissà quali condizioni per ridursi così. Ero ancora immobile attendendo il momento migliore per agire. Ho cacciato un grido da animale: AAAAAAAAAHHHHH!!!!! Il grido serve per distrarre il figlio di troia. Per una frazione di secondo il suo cervello (alquanto ridotto, credo) cerca di capire cosa cazzo sta succedendo, e in quell’ istante bisogna agire. Con un movimento fulmineo ho preso con la mia mano destra il polso destro del figlio di troia n° 1 tenendomi al suo esterno. L’ ho strattonato ed immediatamente col braccio sinistro gli ho sferrato una violentissima gomitata in faccia. Non so dove l’ ho colpito ma non ha importanza. Ancora teneva stretto il coltello, incredibile! L’ avevo momentaneamente stordito, ma dovevo badare al figlio di troia n° 2 che è scattato in avanti. Avevo una sola possibilità è non l’ ho sprecata. Adesso tenevo stretto con 2 mani il polso del figlio di troia n° 1 ed ho tirato un calcio di rigore dritto nei coglioni del figlio di troia n° 2 che era arrivato a tiro. Si è accasciato senza neppure riuscire ad emettere un lamento: aveva una faccia come di uno che si è preso un calcio nei coglioni… Appena a casa devo lavare la macchina, ho pensato. Ma si può? Dovevo disarmare il figlio di troia n° 1 che si stava lentamente riprendendo dalla gomitata in faccia. Ho iniziato la torsione del suo braccio verso l’ interno fino a portargli  il dorso della mano verso il basso. A questo punto, sempre tenendo stretto il suo polso con la sinistra, ho premuto il palmo della mia mano destra (con più forza di quella necessaria, ma fanculo!) sul dorso della sua mettendogli il polso in leva. Come previsto ha mollato il coltello. Ho aumentato ulteriormente la pressione sul polso e col mio gomito sinistro ho esercitato una forte pressione verso il basso sul suo gomito destro e ho continuato a tirarlo fino a quando non è arrivato con la faccia sul prato. A quel punto volevo essere certo che per un po’ non facesse più lo stronzo, quindi tenendogli il braccio in estensione gli sono andato sulla schiena,  e poi gli ho spinto il braccio teso in avanti. Quando la spalla gli è uscita di posto ha emesso un ululato come quello di un gatto in calore che brama una scopata. Era tempo di tornare dal figlio di troia n° 2 che si stava ancora tenendo le palle con le mani. Per non correre rischi inutili gli ho tirato un calcione in faccia e credo di avergli rotto la mandibola o qualche dente. Il figlio di troia n° 1 si stava rialzando così gli ho mollato un calcione nelle costole. Dal rumore che ho sentito dovevo aver fatto un buon lavoro.</p>
<p>Non avevo ancora detto un parola. Ho raccolto il coltello e l’ ho fatto vedere ai 2 figli di troia. Ho fatto la mia migliore espressione da serial killer e gli ho detto: “…and now…I will cut your dicks…” Avevano entrambi un’ espressione terrorizzata. No, non gli ho tagliato l’ uccello, ho gettato il coltello in un vicino cestino dei rifiuti. Volevo andarmene, ma poi mi sono ricordato che avevo la scarpa sinistra imbrattata di merda di cane. Ho strofinato la scarpa sporca di merda di cane sulle loro facce, un po’ per uno, avendo cura che un po’ di merda di cane gli entrasse in bocca. Forse ho un po’ esagerato, ma fanculo, non me la sono cercata io. Poi gli ho detto, in italiano ma chi se ne frega: “siete due facce di merda!” Incredibilmente mi sono anche messo a ridere.Adesso però bisognava darsi una calmata. Le 10 del mattino è un orario insolito per bere ma date le circostanze ci voleva. Sono entrato in un vicino bar, di quelli sporchi, con le insegne al neon che si vedono nei film. Il barista era in canottiera, aveva la barba, i capelli lunghi e una pancia da bevitore di birra. Appeso sul bancone aveva un fucile a pompa e sono sicuro che fosse carico. Mi ha guardato di traverso e mi ha fatto un cenno come per dire:”che cazzo vuoi?” “Jack Daniels” gli ho fatto. Si è un po’ rilassato e mi ha fatto un cenno soddisfatto: se gli avessi chiesto una coca mi avrebbe probabilmente buttato fuori a calci. Ho fatto il bis e stavolta il sudicio barista era visibilmente soddisfatto: ha perfino sorriso e mi ha offerto una Luky Strike (cos’ altro poteva fumare un tipo così?). Al momento di pagare (18 $!!!) ho fatto lo sborone. Gli ho mollato un 20 e gli ho detto: “keep the change…” Raggiungo infine i miei compagni di viaggio che si sono affrettati a dire: “sento odore di merda di cane…”</p>
<p>E’ una bella giornata di sole e torniamo al Battery Park, così vediamo anche il Clinton Castle e vediamo se si può prendere il traghetto per la statua della libertà. Assolutamente impossibile. C’ è una fila di turisti pecoroni inimmaginabile. Se si vuole andare bisogna perdere mezza giornata. Risaliamo l’ East river e ci fermiamo al Pier 17, che è stato convertito in centro commerciale ed è uno posti più turistici della città. Da qui si raggiunge facilmente a piedi Wall Street, dove c’è la borsa. Nelle vicinanze stavano girando un film. Camminare per le strade di New York da l’ impressione di trovarsi in un film: sono cresciuto vedendo film americani ed essere qui a camminare per le strade guardando per aria fa uno strano effetto, anche se non è la prima volta che ci vengo.  In metropolitana andiamo all’ Empire State Building, dove saliamo per vedere il panorama. Si fa un po’ di fila prima di prendere l’ ascensore, ma ne vale la pena. Il panorama, se si ha culo di trovare una giornata limpida, è fenomenale. Da lì si vede benissimo anche il mio grattacielo preferito: il Chrysler Building, che però è chiuso al pubblico. Facciamo la bestialità di scendere facendo le scale: è una cosa interminabile.</p>
<p>Poco lontano c’ è anche il Rockfeller Center, con la sua pista di pattinaggio davanti. Questo posto si vede in quasi tutti i film girati a New York. Da che siamo sulla 5^ ci vediamo anche la cattedrale di S. Patrizio, il Disney Store e la Warner Bros, che all’ ultimo piano aveva anche un cinema gratuito con uno show 4D su Martin the Martian. Tutti le cose che compriamo alla Disney e alla Warner sono fatte in Cina.</p>
<p> Ci spostiamo nel vicino Central Park a vedere il sentiero attorno al lago dove correva Dustin Hoffmann nel film “Il Maratoneta&#8221;. Il parco è bellissimo ed è proprio come si vede nei film. Ci sono musicisti, venditoti di hot dog con i loro carretti, gente che corre (penosamente), e gente con i cani. Spero solo che i padroni dei cani pestino 2 merde, non una… Ci vediamo anche la statua di Alice nel paese delle meraviglie e lo stranissimo edificio del museo Guggheneim. Dato che sta facendo buio ci portiamo a Times Square che è l’ incrocio tra la 7^ e Broadway.  Lo spettacolo di Times Square illuminata da solo vale il viaggio: la vera America, quella che per anni abbiamo visto nei film, è qui! Via metro (che qui si chiama subway) e Path, ce ne torniamo al nostro hotel ormai disintegrati.  </p>
<p>Il giorno seguente abbiamo programmato una visita al Greenwich Village, che ha un nome mitico, ma che in realtà non offre proprio nulla di interessante, se non le case a schiera con le scalette che abbiamo visto in 1000 film. Ci vediamo anche il Washington Square Park, con il suo arco di trionfo ed i suoi venditori di infiorescenze di canapa essiccate. Ci sono, e lo capisci subito cosa vendono, ma sono discreti e non tentano di venderti la maria se non la vuoi. Io uno spino me lo sarei anche fatto, ma col culo che ho sarebbero subito passati dei poliziotti con i cani che avrebbero fiutato anche la più microscopica particella di maria, e mi avrebbero aggredito, e dopo avermi strappato le palle con i loro denti appuntiti mi avrebbero arrestato (i cani non gli agenti). E’ opportuno non farsi arrestare negli USA.  </p>
<p>Il pezzo forte della nostra visita a New York è ovviamente la portaerei Intrepid della 2^ guerra mondiale. Oggi è stata adibita a museo ed è ormeggiata sull’ Hudson. La raggiungiamo in metropolitana. Due parole sulla metropolitana di New York: se avete visto film come “I guerrieri della notte” o “Il giustiziere della notte” sarete probabilmente diffidenti. Dimenticativi i film: erano gli anni 70 e adesso non è più così. La metropolitana di New York, quanto a sicurezza, non è male. E’ chiaro che non bisogna mai abbassare la guardia, ma è abbastanza difficile essere derubati, poi violentati e poi uccisi in metropolitana a New York. Personalmente è la fase centrale quella che mi preoccupa di più… </p>
<p>L’ Intrepid è abbastanza piccola se paragonata alle portaerei moderne, ma è comunque impressionante. Adesso ospita il museo Sea Air and Space e contiene aerei, navicelle spaziali, armi, pezzi del Titanic, un pezzo del muro di Berlino. Non mancano il bar-ristorante ed il negozio di gadget. Ormeggiati di fianco ci sono anche un cacciatorpediniere ed un sommergibile lanciamissili, anch’ essi adibiti a museo: molto interessanti, almeno per me. Ho avuto modo di rivedere, a distanza di molti anni, il Garand, che è stato il mio primo fucile e la Browning 12,7. Che ricordi… </p>
<p>Dopo l’ Intrepid andiamo a Brooklin a fare 2 passi lungo l’ East River e a fotografarci con il famoso ponte come sfondo. Ci facciamo anche tutto il ponte a piedi, anche se è una giornata di merda e piove. L’ unica cosa che un povero provinciale ignorante e rottinculo come me riesce a pensare quando attraversa il ponte di Brooklin a piedi è:”…cazzo che città…” Subito dopo il ponte, sulla sinistra, c’è il Pier 17, dove eravamo già stati, ma ci ritorniamo per un bicchierone di caffè. Il caffè in America è rivoltante, ma almeno ci riposiamo un po’. Per la cena l’ idea era l’ Hard rock cafè, ma c’ era la fila persino sulla strada, così facciamo un tentativo al Planet Hollywood. La fila era solo dentro così pazientemente aspettiamo il nostro turno. Ogni volta che vado a New York mangio al Planet, anzi, se vado in una città dove ce n’ è uno, ci vado. E’ un’ imitazione dell’ HRC, ma a me piace. Tutto basato sul cinema invece che sulla musica e prezzi alti. Un’ altra giornata è finita e torniamo a Jersey City. </p>
<p>Il nostro terzo risveglio a NY è un po’ triste perché dobbiamo prendere la nostra roba e andarcene. Guardando dalla finestra troviamo anche una sorpresa: ha nevicato!</p>
<p>Riprendiamo il Path e torniamo a Manhattan. La prima tappa è il Flatiron Building, il più vecchio grattacielo della città. A New York appena tiri fuori una cartina (geografica, non una cartina per farsi le sigarette al tabacco impoverito), c’è subito qualcuno che si ferma e ti chiede se ti può essere d’ aiuto. La cosa francamente è anche un po’ fastidiosa; tu magari sei li che stai guardando un giornalino porno mimetizzato nella carta di Manhattan, e ti si avvicina una professoressa di matematica in pensione per offrirti il suo aiuto. Comunque il Flatiron l’ avevo già visto, ma mi sono sentito in dovere di riguardarlo. Andiamo a vederci, da fuori, il Radio City Music Hall, il teatro più grande del mondo. A New York c’ è sempre qualcosa che è più grande delle altre nel mondo. Poi andiamo a riguardarci Times Square, ma di giorno non vuol dire proprio nulla. Da che sono lì voglio dare un’ occhiata veloce alla 42^: io mi aspettavo di trovarci De Niro col suo taxi, Jodie Foster che batteva e Harvey Keithel che diceva: “o la figa o la fuga…”, ma niente di tutto questo. La 42^ non è più il regno newyorkese del porno com’ era nei mitici 70 s’.  E’ rimasto qualche localino, ma poca roba. Il mercato del porno è cambiato e le puttane adesso lavorano quasi tutte in casa come da noi. Basta leggere gli annunci sui quotidiani per rendersene conto. Non ho idea però di come siano le puttane a New York: americane? asiatiche? africane? Non ne ho proprio idea, ma credo che ce ne sia per tutti i gusti. Si è fatta ora di pranzo e mi infilo in un fast food: la merda dei fast food è uguale in tutto il mondo. </p>
<p>Se c’ è una cosa che ho capito in questo viaggio è come comunicare con gli americani. E molto utile dire un “fuck” ogni 3 parole per conquistarsi il loro rispetto. Anche gesticolare come un rapper aiuta molto. Inoltre bisogna dire spesso “you know” e “no way” (in questo caso scuotere la testa) anche se non si sa esattamente cosa dire. Importante è dire spesso anche “shit”.  Se abbordate una ragazza non chiamatela subito “bitch”, aspettate almeno che ve l’ abbia data. </p>
<p>Ultima passeggiata veloce il Park Avenue, col suo fighissimo Pan Am building. Si, lo so che adesso è Met Life, ma per me sarà sempre il Pan Am. E’ tempo di tornare a Newark…. Dobbiamo prendere la metropolitana, il Path e poi anche un autobus. L’ aeroporto di Newark è grandissimo e quando si aspetta il proprio volo l’ unica cosa che si può fare è mangiare. L’ offerta di cibo è impressionante. Io sono andato in un bar ed ho fatto una della mie figure di merda. Ho preso una Bud e la tipa dietro il banco, che non vedeva l’ ora di tornarsene a casa nella sua Geo Metro, non mi ha neppure aperto la bottiglia. “Me la apri?” …brutta stronza…  Mi ha fatto il gesto di svitare il tappo. Sono rimasto sorpreso: da noi non era ancora arrivato questo tipo di bottiglia, o almeno io non l’ avevo ancora visto. </p>
<p>Il week end lungo nella grande mela era finito e mi giravano le palle, e mi giravano ancora di più al pensiero del volone in classe economica.  Dopo il decollo si poteva vedere New York dai finestrini sul lato desto: era tutta illuminata e a me, inutile dirlo, giravano le palle. Non sono più tornato a New York e forse non ci tornerò più: preferisco ricordarmela com’ era.</p>
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		<title>Weekend a Bruxelles</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 13:55:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dick Smart</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p> <strong>L&#8217; importante è viaggiare, dove non ha importanza.</strong> Però magari è meglio andare in un posto dove non si è mai stati prima.L&#8217; idea del viaggio, la preparazione teorica su internet, la preparazione del bagaglio (sempre a mano), la notte insonne prima della partenza, la stanchezza, le 1000 facce nuove che si incontrano e che non si vedranno più, i sapori (va bene, qua mi arrendo: i fast food sono tutti uguali), i piedi sudati, le mutande sporche, i giramenti di coglioni, i tram, la pioggia, ma dove cazzo è l&#8217; albergo?, la sete, devo pisciare e non c&#8217; è nemmeno un parco pubblico, la batteria della videocamera scarica proprio quando serve di più, i monumenti, l&#8217; autobus sbagliato fatemi scendere!, i negozi strani, i musei tecnologici, quelli che tentano di fregarti il portafogli, gli occhiali rotti, il fottuto aereo in ritardo, quello seduto di fianco a te che scoreggia e allora tu ti metti a fare a gara e scoreggi più di lui&#8230;Tutto questo è viaggiare&#8230;</p>
<p><a href="http://www.travelsmart.it/wp-content/uploads/2010/02/bruxelles-atomium.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-452" title="bruxelles atomium" src="http://www.travelsmart.it/wp-content/uploads/2010/02/bruxelles-atomium.jpg" alt="bruxelles atomium" width="500" height="373" /></a></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: xx-small;">Photo credit: Dick Smart</span> </p>
<p>Bene, dopo questa piccola e poetica premessa vi racconto il mio ultimo week end alternativo. Sono andato a Bruxelles, perchè c&#8217; erano un sacco di cose interessanti che era da un po&#8217; che volevo vedere. In ordine di importanza volevo vedere: Mini Europa, Atomium, Autoworld, Manneken Pis, Grand Place. E poi c&#8217;ho aggiunto anche l&#8217; europarlamento.</p>
<p>La missione è stata organizzata con meno di 2 mesi di anticipo, che sono però stati sufficienti per usufruire della tariffa Ryanair più bassa: 1 centesimo a tratta + tax, cioè meno di 32 euri A/R a testa in tutto. Andare a Bruxelles con una compagnia a basso costo significa atterrare a Charleroi, luogo bucolico a 50 km dalla capitale. <span id="more-451"></span></p>
<p>Quando si pianifica una missione bisogna documentarsi su tutto quello che c&#8217; è da fare e da vedere, come muoversi, ecc, per evitare, una volta arrivati, di fare la parte di Totò e Peppino in quel famoso film. Bisogna anche prendere visione delle previsioni meteo in modo da sapere come vestirsi. Il tempo atteso era: schifoso sabato, bello domenica. E così è stato. L&#8217;equipaggiamento standard prevedeva: giacca a vento da sci (leggera come peso ma con buona protezione a vento e acqua), cappellino, pantaloni larghi (sempre: indossare jeans aderentissimi che ti strizzano i coglioni non è il massimo della vita), scarponcini in gore-tex per avere i piedi sempre asciutti. I dettagli contano. Per me bagaglio a mano significa zainetto. Mai trolley o borse, perchè in un ipotetico caso di difesa personale in cui si renda necessario l&#8217; impiego di arti marziali le mani devono sempre essere libere. L&#8217; unico inconveniente del bagaglio a mano è che non si può portare un&#8217; arma, mentre se imbarchi una valigia ci puoi infilare dentro anche una Desert Eagle che tanto nessuno se ne accorge. A meno che non ti aprano la valigia: in questo caso devi cascare dalle nuvole e fare la parte del pirla. A me non riesce difficile&#8230;</p>
<p>L&#8217; aereo arrivava da non so dove ed era uno di quelli vecchi, cioè sempre un 737-800 ma ancora di quelli con i sedili reclinabili e la tasca portaoggetti. Gli ultimi che la Ryan ha comprato sono privi di questi accessori per risparmiare. Il sacchetto per vomitare non è presente (bisogna chiederlo agli stronzi&#8230;se si fa in tempo!). L&#8217; aereo odorava di chiuso e gas intestinali ma era apparentemente pulito. Ci sono 3 cessi, uno dei quali era rotto e in un altro non c&#8217; era il sapone e restavano solo 2 asciugamani di carta. Tutto per contenere i costi&#8230;</p>
<p>Partiamo puntuali e si capiva che Batman e Robin seduti la davanti nelle loro splendide uniformi andavano di fretta: il decollo è stato del tipo &#8220;garibaldino&#8221; cioè senza stop al punto attesa. Nonostante la nostra SID fosse quella bella rottura di coglioni della ORIO5T (quella che ti fa fare un bel 360 a sinistra dopo il decollo) arriviamo con ben 25 minuti di anticipo. Si può anche risparmiare tempo, dipende dall&#8217; umore del controllore in servizio su Milano partenze. Mi spiego: se la sera prima ha scopato, allora può assegnare una SID più veloce verso Saronno o dare un diretto verso la transizione a nord, ma nel nostro caso era andato in bianco e quindi ci siamo fatti tutto il giro. E’ incredibile quello che si può scoprire sulla vita sessuale dei controllori dell’ ENAC basandosi sulla procedura di partenza strumentale assegnata ad un aeromobile…</p>
<p> L&#8217; aeroporto di Charleroi è piccolo e sfigato e fatica a gestire l&#8217; enorme traffico passeggeri che hanno portato le low cost. Ma è in costruzione un nuovo terminal. L&#8217;aeroporto è collegato alla città con un servizio di autobus in coincidenza con l&#8217; arrivo dei voli. Se il volo è in ritardo l&#8217; autobus aspetta, ma se il volo è in anticipo sei te che devi aspettare: all&#8217; aperto, e se piove ti bagni.</p>
<p>L&#8217; autobus costa 10 euro a tratta e il biglietto lo si può fare anche su internet così non si perde tempo. La cosa preoccupante è che l&#8217; autobus è solo 1 e se ci sono più di 50 persone, chi arriva dopo si arrangia. C&#8217; è anche un servizio di autobus di linea per Charleroi, che è una vera e propria città, e da lì si può al limite raggiungere Bruxelles in treno.</p>
<p>Il nostro autobus era vecchio e mezzo scassato e l&#8217; autista era simpatico quanto un calcio nelle palle, però ci ha portati in 45 minuti alla gare du midi (la stazione sud).</p>
<p>Prima di salire a bordo ha preteso che facessimo adunata, allineati e coperti e ci ha messi sull&#8217; attenti.Noi ci guardavamo perplessi ma nessuno osava fiatare. Al &#8220;dest-riga&#8221; mi sono permesso di dire:&#8221;mi scusi signor autista, noi dovremmo solo prendere l&#8217; autobus&#8230;&#8221; Lui mi ha subito abbaiato: &#8220;Muto, cazzo! Quanto sei alto tu?&#8221; Alla mia risposta: 1.80 lui subito: &#8220;non avevo mai visto un mucchio di merda alto 1 metro e 80&#8243;  E poi ha proseguito: &#8220;Qua sono io che do gli ordini, sul MIO autobus non si fuma, non si mangia, non si beve, non si scoreggia, non si parla. E se appena, appena sento uno di voi stronzetti con l&#8217; i-pod nelle orecchie lo faccio scendere e se ne va a piedi! Sono stato chiaro?&#8221; E noi:&#8221;signorsi!&#8221; Sono stato chiaro? &#8220;SIGNORSI!&#8221;</p>
<p>&#8230;va bene, dai, questo non è vero&#8230;me lo sono inventato solo per far contento un amico che abita vicino a Magenta&#8230;</p>
<p>La stazione è grandissima, moderna e contiene anche un centro commerciale. Ne approfittiamo per un panino. Ero ansioso di raggiungere l&#8217; albergo perchè era la prima volta che prenotavo con booking.com ed ero curioso di scoprire se la cosa aveva funzionato o se qualcosa era andato storto, tipo scoprire che la stanza non c&#8217; era o che costava il triplo o cose simili.</p>
<p>La città è dotata di metropolitana, di tram (che in centro sono sotterranei come la metro) e di autobus. Girare è abbastanza facile. E&#8217; disponibile un biglietto che per 4 euro consente un numero illimitato di corse su tutti i mezzi per un giorno. Sabato e domenica un biglietto è valido per 2 persone: un affare.</p>
<p>Raggiungiamo l&#8217; hotel Comfort Art Siru, centrale e circondato dagli alberghi veramente fighi (Hilton e Sheraton). La particolarità di questo albergo è che ogni stanza è diversa dalle altre, perchè sono stati chiamati un centinaio di artisti liberi di decorare le stanze a loro piacimento. All&#8217;interno della camera c&#8217; è anche una targa che racconta la vita dell&#8217; artista. Il motto dell&#8217; hotel è: una notte all&#8217; Art Siru è come una notte al museo. Si, il tutto è abbastanza carino, ma le stanze sono incredibilmente piccole, una lampadina era bruciata, una presa elettrica era rotta, alcune piastrelle della doccia erano crepate, e per finire il supporto della doccia era rotto. Inoltre il materasso era scomodo e il cuscino talmente piccolo da risultare praticamente inesistente. Ovviamente ho dormito poco e male (e c&#8217; è stato anche il passaggio all&#8217; ora estiva!).La stanza e le lenzuola comunque erano pulite. Per 68 euro non potevo pretendere il lusso del vicino Sheraton&#8230; Appena arrivato in camera attacco a scanalare per controllare se si vedeva Canale 5, così la sera potevamo guardare La Corrida. Neppure una rete italiana, ma appena arrivo sul canale 14, mi appare un distinto e muscoloso signore di chiare origini africane, dotato di un uccello delle dimensioni di un braccio (mi è venuto un certo complesso di inferiorità) che ci stava dando dentro di brutto con una signorina caucasica. Tutto accompagnato da: Oh yeah, aaahhh, mmmmm&#8230; Ci ho messo 2 secondi per realizzare e cambiare subito canale e per fortuna mia figlia (8 anni) era in bagno. Ma c&#8217; è mancato poco&#8230; Ma dico, ma i porno non dovrebbero essere criptati o qualcosa del genere? Tipo inserire un codice così te li addebitano sul conto?</p>
<p>Va bene, adesso bisogna andare subito al Mini Europa, dato che è il motivo principale per cui siamo venuti. Ci si arriva in metropolitana o in tram. E&#8217; in periferia, nella zona denominata Eysel. E&#8217; tutto lì: il Brupark, il Mini Europa, l&#8217; Atomium, lo stadio, ecc. Il tempo è merdoso: cielo tra il bianco e il grigio e pioviggina. So già che le foto e il video faranno schifo. Il Brupark è un insieme di divertimenti vari: mega cinema multisala, parco acquatico al coperto con scivoli (una figata pazzesca, peccato non avere un giorno in più), bar, ristoranti vari, giochi per bambini e per finire il Mini Europa.</p>
<p>Molto bello: sono stati ricostruiti accuratamente in scala ridotta molti dei principali monumenti dei paesi membri dell&#8217; Europa. Chiaramente non c&#8217; è la Svizzera, ma in compenso stanno lavorano su Bulgaria e Romania.C&#8217; è da passare un paio d&#8217; ore in allegria. La mascotte del parco è una tartaruga arancione che appena entri ti sequestra per le classiche foto ricordo (ovviamente a pagamento). Adesso andiamo all&#8217; Atomium, che è proprio di fianco, per scoprire che quel giorno era chiuso. Stavano allestendo il palco per un concerto previsto per la sera per festeggiare i 50 anni dell&#8217; Europa. Sfiga pazzesca, dobbiamo tornare la domenica mattina.</p>
<p>Però intanto ce lo guardiamo da fuori. E&#8217; veramente impressionante e questo da solo vale il viaggio. E&#8217; alto 102 metri ed essendo stato costruito per l’ esposizione del 1958 (ma recentemente ristrutturato) sa tanto di filmacci di fantascienza anni &#8216;50: bellissimo! I belgi volevano costruire qualcosa che diventasse un simbolo nazionale,e, visto che i loro vicini di casa hanno come simbolo un fallo alto 300 metri, loro hanno pensato bene di stupire il mondo costruendo un atomo ingrandito 150 miliardi di volte o giù di lì…</p>
<p>Visto che qui non c&#8217; è più niente da fare andiamo in centro a vedere la Grand Place. Quando si gira con i mezzi pubblici nelle grandi città c&#8217;è sempre qualche stronzo che si avvicina per chiederti soldi o informazioni. E&#8217; il vecchio trucco del &#8220;uno ti distrae e l&#8217;altro ti incula&#8221;. Io non mi fido di nessuno e non abbasso mai la guardia. A meno di non essere assolutamente sicuro del tipo con cui parlo (famiglie con bambini, raqazze con zaini giganti o simili) io fingo sempre di non capire e faccio la supercazzola prematurata.  Meglio andare sul sicuro…</p>
<p>Sta iniziando a fare buio, comunque c&#8217; è da dire che la piazza è veramente molto bella. Il solo problema è la gente: troppa. Ci sono anche diversi italiani (tutti armati di telefonino con fotocamera da 1 megapixel integrata).</p>
<p>La donna italiana turista all&#8217; estero: sui 40 anni, truccata come una bestia, col culo ovviamente grosso. Indossa jeans di 2 taglie più piccoli a vita bassissima (è importante per lei farmi sapere di che colore è il suo perizoma), e giubbino ovviamente corto in modo da avere 5 cm di lardo scoperto anche in inverno. Stivali naturalmente con tacco da 12 cm. Sempre cellulare alla mano: o per fare foto o per mandare sms al migliore amico del marito&#8230;Così va il mondo&#8230;</p>
<p>L&#8217; uomo italiano turista all&#8217; estero: sui 40 anni, capelli un po&#8217; grigi e basettoni o pizzetto o entrambi, un po&#8217; sovrappeso, occhiali da sole anche di sera ancorati nei capelli induriti dal gel. D&#8217; inverno indossa un giubbino col collo di pelliccia e d&#8217; estate una maglietta con pacchetto di Marlboro regolamentare infilato sotto una manica. L&#8217; uomo italiano all&#8217; estero fuma sempre Marlboro. In genere è convinto di essere un grande fotografo e usa minimo una Canon 400d con un obiettivo che richiede una gru per essere trasportato: tutte le sue foto saranno banali o schifose. Ha 2 cellulari solo perchè non ha 3 mani e li usa per fare foto (per chi non ha la Canon) o per chiamare di nascosto le amiche della moglie che però lo mandano regolarmente affanculo.</p>
<p>Vista la Grand Place ci dobbiamo proprio vedere il bambino che piscia. Sto parlando ovviamente del Manneken Pis, una delle più famose fontane del mondo. Tutti lì a diventar matti a fare foto. E&#8217; in un angolino, protetto da un cancello e sarà alto si e no 30 centimetri! Comunque l&#8217; abbiamo visto. Intanto si è fatto buio, siamo stanchi, sporchi e affamati. Devo cercare una strada dove si trovano i migliori ristoranti della città ma mia figlia è impaziente di mettere qualcosa sotto i denti, così mi trascina in uno di quei ristorantini trappole-per-turisti. Uno di quelli dove i clienti sono tutti stranieri, i camerieri sono tutti italiani, e il menù è scritto in 6 lingue con tanto di foto che descrivono i piatti. Avete capito il genere? Però non si mangiava male: Croque monsieur (che non sono altro che toast), spiedini di pollo e montagna di patatine. C&#8217; era anche una discreta birra.</p>
<p>Dopo cena una passeggiata per le vie del centro: molto bello con un sacco di locali con i tipi fuori dalla porta che ti invitano ad entrare. Molti i ristoranti con fuori in esposizione frutti di mare (come a Parigi). Poi si torna in albergo e per oggi è tutto.</p>
<p>La domenica sveglia alle 7 (quindi le 6 perchè è cambiata l&#8217; ora) e colazione in hotel. La solita: caffè, anzi no, acqua sporca, formaggio di plastica, prosciutto fosforescente e radioattivo, succo, ecc.</p>
<p>L&#8217; Atomium apre alle 10 quindi abbiamo un paio d&#8217; ore disponibili e andiamo a vedere l&#8217; europarlamento. Ci arriviamo in un attimo con la metro. E&#8217; un palazzone grande e moderno con tanto di eliporto sul tetto: dev&#8217; essere figo fare il deputato, se rinasco mi do alla politica. Tutto intorno palazzoni modernissimi in acciao e vetro. Come previsto oggi c&#8217; è un bel sole ma c&#8217;è vento e fa freddo.</p>
<p>Torniamo all&#8217; Atomium e finalmente possiamo entrare. Si prende l&#8217; ascensore con tetto trasparente che si vanta di essere il più veloce in Europa, che ti porta nella sfera più alta. Da lì si vede un bel panorama della città e dintorni. Non tutte le sfere sono aperte al pubblico, ma solo 5. Per raqggiungerle bisogna prima tornare alla base e poi raggiungerle con una serie di scale normali e mobili. E&#8217; veramente bestiale esserci dentro. All&#8217; interno ci sono bar, esposizioni e video con la storia della costruzione dell&#8217; edificio. Nella sfera alla base il pezzo forte è un modello perfettamente conservato di una BMW Isetta bicolore, che starebbe benissimo anche nel mio garage!</p>
<p>Si è fatta l&#8217; ora di pranzo e andiamo in uno dei tanti locali del Brupark: il menù è quasi identico a quello della sera prima; unica variante fish &amp; chips (tipico piatto belga!) invece degli spiedini. Adesso è il momento di vedere l&#8217; altra cosa che mi ero messo in testa: l&#8217; Autoworld.</p>
<p>Come dice il nome, l&#8217; Autoworld è un museo dell&#8217; auto. Sarà più grande di 3 o 4 volte il museo dell&#8217; auto di Torino e ci sono modelli dalle orgini agli anni &#8216;70 (2 cv, DS e Maggiolino compresi!). C&#8217; è anche la 600 della Seat ed un&#8217; incredibile cabriolet anfibia, tanto per citare alcuni pezzi. Merita veramente una visita e sono molto soddisfatto.</p>
<p>Abbiamo ancora 1 ora e mezza di tempo: torniamo alla Grand Place per vederla col sole. C&#8217; è ancora più gente della sera prima. Siamo veramente stanchi e sudati e purtroppo dobbiamo avviarci all&#8217; autobus per l&#8217; aeroporto. Io preferisco arrivare mezz&#8217; ora prima piuttosto che mezz&#8217; ora dopo, quindi alle 15:45 siamo già alla fermata. Proprio di fianco c’ è una decina di gradini che scendono in una specie di pianerottolo. Sembra fatto apposta per pisciare in attesa dell&#8217; autobus. Non devo essere stato l&#8217; unico a pensarla così perchè l&#8217; odore di piscio è insopportabile; comunque marchiamo il territorio anche noi&#8230;</p>
<p>Partiamo e la stanchezza mista al caldo dell&#8217; autobus mi fanno addormentare. Forse avevo anche un filo di bava che mi scendeva dalla bocca e che si spalmava sul maglione. Quando ci si addormenta in treno o in autobus significa proprio che si è esausti e in genere ci si ritrova con la bocca spalancata e un filo di bava viscido e schifoso che cola dal labbro.</p>
<p>Decolliamo un po&#8217; in ritardo, ma l&#8217; avevo previsto. L&#8217; esperienza insegna che i voli della sera, dopo tutto il giorno che vanno avanti e indietro possono accumulare un po&#8217; di ritardo. Una delle assistenti di volo era veramente carina: si chiama Michelle ed è di origini asiatiche. Se vi capita di volare con la Ryan stateci attenti&#8230; Io però ero spettinato e puzzavo come una carogna e probabilmente è per quello che sorrideva a tutti ma non a me.</p>
<p>Dopo un ora e 10 minuti atterriamo ad Orio, e per la prima volta mi capita di arrivare in ritardo con Ryanair: ben 5 minuti. Cazzo!</p>
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		<title>La mia maratona di Chicago</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 07:52:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dick Smart</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sono un podista della domenica con 10 maratone al mio attivo.</strong> Spesso la gente non sa cosa sia esattamente una maratona; e a volte ho sentito dire cose del tipo: ieri ho fatto una maratona di 5 km, ieri al mio paese c’ era una maratona di 10 km, ecc. Una volta per tutte: la maratona è lunga 42 km e 195 metri in qualunque posto del mondo.</p>
<p><a href="http://www.travelsmart.it/wp-content/uploads/2010/02/bella-figa-corre-la-maratona-di-chicago.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-445" title="bella figa corre la maratona di chicago" src="http://www.travelsmart.it/wp-content/uploads/2010/02/bella-figa-corre-la-maratona-di-chicago.jpg" alt="bella figa corre la maratona di chicago" width="500" height="400" /></a></p>
<address>Photo credit: <a id="contextLink_stream29380583@N07" href="http://www.flickr.com/photos/29380583@N07/">rynjim</a></address>
<p>Kazzo! Non è che la maratona di New York è più lunga di quella di Carpi, lo vogliamo capire? Per correrla non c’ è bisogno di essere Superman o Batman, è sufficiente allenarsi con un certo impegno per almeno 1 anno o meglio 2.</p>
<p>Come tutti i podisti dilettanti sognavo anch’ io di correre la maratona di New York, perché ci vanno questo e quello, perché chi la corre si trasforma in un highlander, ecc. Poi mi sono detto: ma vaffanculo, smitizziamo un po’ New York (dove sono comunque già stato 3 volte) e facciamoci un’ altra maratona negli USA. L’ obiettivo è stare sotto le 4 ore. <span id="more-444"></span></p>
<p>Tutto questo accadeva nell’ autunno del 1999. Dove si può andare nell’ autunno del 2000 a fare una maratona figa? Ci sono diversi siti web con i calendari delle corse podistiche e iniziamo a dare un’ occhiata. Subito ci balza all’ occhio nel mese di ottobre la maratona di Chicago. Non conoscevo per nulla questa città se non per le cose viste nei soliti film americani e non mi entusiasmava molto. Poi però iniziamo a leggere qualcosa sulla gara: la seconda maratona in America come numero di partecipanti (30.000), un percorso velocissimo dove l’ anno prima è stato stabilito il record del mondo sulla distanza, un’ organizzazione impeccabile. Siamo quasi convinti, ma la prospettiva di andare in una città che, almeno come si vedeva nei film, non era un gran che, ci frenava ancora. Vediamo un po’ di siti sul turismo a Chicago e, sorpresa: col cazzo che non è un gran che! E’ bestiale! Ci siamo decisi: andiamo!</p>
<p>E prenotiamo con ben 1 anno di anticipo l’ hotel. Questa si è rivelata una mossa molto saggia perché ne abbiamo trovato uno a basso prezzo (basso per gli standard chicaghesi, era comunque una mazzata) in Michigan Avenue, la principale strada di Chicago, a poca distanza dalla partenza della gara.  Con più calma prenotiamo il volo, dopo aver sondato per un paio di mesi più e più volte tutte le compagnie che andavano a Chicago. Alla fine decidiamo per Sabena via Bruxelles (la compagnia belga ora fallita) perché era quella con la tariffa più bassa. Ci orgasmizziamo anche per i trasporti locali, e sul sito della CTA (che sarebbe l’ ATM chicaghese) È possibile acquistare su internet un biglietto valido per l’ intero soggiorno che ci è stato recapitato a casa senza spese aggiuntive. Gli americani per queste stronzate sono imbattibili.</p>
<p>Arriviamo all’ aeroporto O’Hare e passiamo il controllo immigrazione con i nostri bei moduli con le solite domande assurde alle quali bisogna rispondere sempre no. Saltiamo sulla metropolitana linea blu che porta in città, scendiamo e prendiamo un autobus che ci porta all’ hotel. Sembra difficile, ma con la cartina dei mezzi alla mano è facilissimo girare per Chicago. Il nostro hotel era proprio di fianco all’ Hilton, dove si poteva entrare e fregare le biro sotto i loro telefoni pubblici. Si capisce subito che la città è bellissima, pulita e ordinata.</p>
<p>La prima sera siamo assolutamente rincoglioniti a causa del fuso orario; erano le 8 di sera quindi le 3 di notte per noi. 7 ore di differenza a Chicago, non 6 come sulla costa atlantica. Andiamo a mangiare un panino da Johhny Rockets, una catena di ristoranti stile anni ’50 e poi a letto. Ma non prima di aver attaccato un gigantesco tricolore alla finestra. Se non facciamo le nostre figure di merda non ci divertiamo. Dimenticavo: eravamo in 2, io e un mio amico. Letti separati, ci tengo a precisarlo.</p>
<p>La prima notte non si dorme quasi per nulla (mai sentito parlare del jet lag?). Per me poi che soffro di insonnia è un dramma. Alle 5 sono già in strada a fare 2 passi; poi sveglio l’ animale e ci facciamo 10 km di corsetta. La mia prima corsa in territorio americano, sulle rive del lago Michigan con il sole che spuntava è stata indimenticabile. Doccia (prima io, POI lui) e ci lanciamo alla scoperta della città. Avevamo già un itinerario in mente e per prima cosa andiamo alla Sears Tower, che per molti anni è stato l’ edificio più alto del mondo, prima che un lontano e miserabile paese decidesse di costruirne uno più alto. Si paga tanto e si sale ma non c’ è una terrazza all’ aperto, come c’ era sulla torre sud al W.T.C. o sull’ Empire a NY. Rimaniamo quindi un po’ delusi, ma il panorama è comunque fantastico.</p>
<p>Andiamo a mangiare al Rainforest cafè, che è una catena tipo HRC (ce n’è uno a Disneyland Paris ed uno a Londra, che sono i più vicini a noi). Trattasi di un ristorante a tema foresta pluviale con effetti audio e video sorprendenti: da non perdere. Prezzi ovviamente alti. Il pomeriggio lo dedichiamo al centro maratona, dove dobbiamo anche ritirare pettorali, chip, e pacco gara. Il centro maratona è una cosa incredibile, si vede che hanno fatto le cose in grande. Le nostre maratone dovrebbero prendere esempio da qui. D’ altra parta siamo in America, quindi io forse mi stupisco inutilmente…</p>
<p>C’ un utile servizio di lepri non solo sulle mezz’ore, ma sui 5 minuti! Incredibile! Mi spiego meglio per chi non sa di cosa sto parlando. Mettiamo il caso che uno voglia correre la maratona in 3 ore e 25 minuti (si, ma deve avere anche alle spalle l’ allenamento specifico per questo tempo, sennò col cazzo che lo fa!). Ci si deve semplicemente rivolgere all’ apposito stand e dire che tempo si vuole fare. Loro ti danno un pettorale (di diverso colore a seconda del tempo) da attaccare sulla schiena. Poi sulla linea di partenza non c’ è altro da fare che piazzarsi dietro alle proprie lepri (2 maratoneti esperti che mantengono un andatura regolare per tutta la gara) munite di palloncini dello stesso colore del pettorale e chiudere la maratona nel tempo stabilito. Sembra facile… Mi è capitato di vedere gente con tempi tipo 2 e 30 camminare dopo pochi chilometri. Se non si è più che allenati è inutile fare gli sboroni.</p>
<p>Bene, siamo al sabato mattina, il fatidico giorno prima. Inizia un po’ il nervosismo. Ci facciamo una corsetta di soli 30 minuti: a questo punto quello che c’è, c’è. Se non si è lavorato bene nei mesi prima adesso non c’è più un cazzo da fare.  Il culo che mi sono fatto lo so solo io (anzi no, lo sa chiunque abbia corso una maratona in realtà): tutta l’ estate ad alzarmi alle 5 per allenarmi, i lunghi sotto il sole, ecc. Il brutto di fare una maratona in autunno è che bisogna fare i lunghi (30 – 35 km) in estate quando il caldo è insopportabile. Il mio ultimo lungo 4 settimane prima della gara è stato la Milano – Pavia e per culo era nuvoloso e non faceva caldo. </p>
<p>Dedichiamo la mattina del sabato ad un’ escursione in battello sul fiume Chicago e sul lago Michigan ed il pomeriggio al DisneyQuest, che è un parco di divertimenti indoor. La cosa più spettacolare è l’ ottovolante virtuale. Con un computer si può disegnare un percorso di ottovolante, poi si entra in un simulatore e si ripercorre il tracciato appena disegnato. Scritta così sembra una cazzata ma in realtà è incredibile. </p>
<p>Ultima cena: pizza (i carboidrati la sera prima sono indispensabili). La tensione ha raggiunto livelli critici e vado a letto sapendo già che non riuscirò a dormire. Anche se si è consapevoli di essersi allenati bene c’ è sempre un’ infinità di cose che possono andare storte in una gara su lunga distanza. Ad ogni modo bisogna tenere presente che è più importante dormire bene la notte del venerdì che quella del sabato. Chiaramente se la corsa è di domenica. </p>
<p>La partenza è fissata ad un orario insolito: le 7 del mattino, mentre da noi di solito si parte tra le 9  e le 10. Questo ci obbliga a svegliarci alle 5 per poter fare colazione: fette biscottate, marmellata, frutta. Ognuno sa come reagisce il proprio fisico (non c’ è allenatore migliore di se stessi) e quindi sa cosa mangiare e cosa non mangiare, ma uova strapazzate e pancetta non mi sento di consigliarle nel D-Day. E’ importante alleggerirsi del peso superfluo: bisogna cagare. Molti maratoneti si fanno un clistere prima della gara ma io lo sconsiglio. O lo si fa la sera prima o si caga spontaneamente. Il clistere è un’ arma a doppio taglio: ti svuota bene, è vero, ma se ti metti a scoreggiare durante la corsa (bisogna correre nel massimo comfort e ruttare e scoreggiare sempre in libertà) rischi di scagareggiare. Scagareggiare significa fare una scoreggia e fare uscire un po’ di merda, di solito liquida. Per mia fortuna non so se sia piacevole correre per 40 km con le mutande allagate da merda liquida, ma penso che non lo sia.  </p>
<p>Ci portiamo in zona partenza un oretta prima e piano piano i podisti arrivano. L’ ultima pisciata prima del via contro un albero. Non bisogna correre con la voglia di pisciare perché questo costringe a fare una fermata in più lungo la corsa. Passano i minuti e la tensione è insopportabile: stomaco contratto, gambe di gelatina, e desiderio di mandare tutti affanculo e andarsene via. Ma si sa che si sta per realizzare un impresa che la maggior parte della gente non si sogna neppure: correre per 42 km… </p>
<p>Mancano 5 minuti al via e viene suonato The Star Spangled Banner. Mi gira la testa, credo di dover vomitare, non ce la faccio più. E’ la mia terza maratona: conosco già queste sensazioni. Colpo di pistola e tutto svanisce, ti senti una bestia, sei pronto a correre più veloce della luce. Mai cedere alla tentazione di correre forte nei primi chilometri perché poi si paga, e a caro prezzo. Mi piazzo dietro le mie 2 lepri e che gli altri vadano a cagare. Io devo finire la mia corsa in 3 ore e 55 minuti come stabilito. I primi 10 minuti li passiamo immobili perché per far partire 30000 persone ce ne vuole.</p>
<p>Il tempo scatta nel momento in cui si passa dal via perché il chip sulla scarpa fa scattare il proprio cronometro personale (real time). Come ci muoviamo perdo subito di vista il mio socio e lo ritrovo a missione compiuta in albergo. E’ bellissimo correre in mezzo ai grattacieli. Si vede la gente più assurda in queste manifestazioni: chi corre in abito da sposa o con costumi da carnevale. Ho visto una ragazza con una maglietta con scritto: My name is Cindy, I’m 30 and I’m single Era anche carina la tipa, sicuramente avrà cuccato prima dell’ arrivo.</p>
<p>Senza accorgersene passano i primi 10 km. Le distanze nelle corse in America sono indicate in miglia (26.2 in totale) ma ogni 5 km c’ è un piccolo cartello a beneficio di noi europei.Continuando a guardarsi attorno si passa la linea della mezza e la stanchezza inizia a farsi sentire. Bisogna bere ad ogni rifornimento anche se non si ha sete: è importantissimo. E non solo Gatorade, anche acqua. Io di solito alterno io di acqua e uno di Gatorade. Resistete alla tentazione di mangiare i biscotti e le banane. Non serve a niente e non riuscirete a digerirli perché il corpo è impegnato a fare altro. Si, magari un medico ve lo spiega meglio, ma intanto fidatevi. Al 30° km hai esaurito tutte le energie e ne hai ancora 12 davanti, per questo motivo veniva distribuito il power gel, che non è che ti trasformi in super pippo, ma un po’ aiuta (almeno a livello psicologico).</p>
<p>Al 35° km inizi a pensare che la morte, tutto sommato, non deve essere poi tanto male… Ma quando si arriva al miglio 23, cioè più o meno al km 37 o 38 allora si inizia a provare una strana euforia perché c’ è la certezza di avercela quasi fatta. Il pubblico lungo il percorso è incredibile: tutti a fare il tifo anche ai sacchi di merda come me che chiudono la corsa in 4 ore. Si arriva al 25 miglio, mi ricordo benissimo in un bellissimo giardinetto pubblico in riva al lago, e li spuntano anche i megafoni tra il pubblico: Last mile! Last mile! E tutti a darti il 5, offrirti cicche e a chiederti  se vuoi scopare la loro sorella (no, questa non è vera)…</p>
<p>Cazzo, queste cose ti caricano e pur con la vista ormai un po’ annebbiata e svuotato di tutte le energie, ho trovato non so come, la forza di fare uno sprint sull’ ultimo miglio. La passerella finale è stata memorabile. Il pubblico era letteralmente impazzito, sembrava una finale olimpica. Passo sotto la scritta finish e mi sento per una volta molto figo e non il solito sacco di merda qualsiasi. Il mio real si ferma a 3h 57’ 31’’ e vaffanculo! Missione compiuta!</p>
<p>Il post gara è stato molto allegro: la sera l’ organizzazione aveva previsto un party per i sopravvissuti ( si, purtroppo uno dei partecipanti non è arrivato vivo al traguardo). C’ era un gruppo musicale che suonava cover degli anni 70 e veniva distribuito cibo messicano ed una flute di Champagne made in USA da consumarsi in piedi o seduti in terra. Per poter prendere queste 4 cazzate bisognava fare 1 ora di fila in piedi. No, dico, ma avete presente come sono le gambe dopo un maratona? Ma va bene così. La sera sono così stanco che non riesco a dormire. </p>
<p>The day after: la mattina è obbligatorio fare mezz’ ora di corsetta defaticante. Costa molta fatica ma fa sparire tutti i dolori. Garantito, provare per credere. Ci buttiamo nell’ Adler Planetarium, veramente interessante con esperienze interattive, e cagate del genere. Come dicevo gli americani fanno le cose in grande. La nostra ultima sera a Chicago: cena nuovamente al Rainforest e poi salita notturna sull’ Hankook Center, l’ altro celebre grattacielo chicaghese. </p>
<p>Per finire voglio dire che se leggendo queste righe vi è venuta la voglia di correre una maratona, lasciate perdere. Piazzatevi sul divano, bevete una birra e guardate un film in televisione.</p>
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		<title>1990: in missione oltre la cortina di ferro</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 07:32:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dick Smart</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Nel 1990 l’ Europa stava cambiando, anzi in parte era già cambiata. Il muro di Berlino era caduto e l’ Europa dell’ est si stava lentamente aprendo all’ occidente.

Che ci fa Dick Smart, l&#8217; autore di questo diario di viaggio, in posa dopo un lancio con paracadute? Leggete il racconto e lo saprete!
Prima che fosse troppo tardi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <strong>Nel 1990 l’ Europa stava cambiando</strong>, anzi in parte era già cambiata. Il muro di Berlino era caduto e l’ Europa dell’ est si stava lentamente aprendo all’ occidente.</p>
<p><a href="http://www.travelsmart.it/wp-content/uploads/2010/02/Dick-Smart-appare-visibilmente-soddisfatto-per-il-felice-esito-del-suo-primo-lancio-con-paracadute-al-Migliaro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-527" title="Dick Smart appare visibilmente soddisfatto per il felice esito del suo primo lancio con paracadute al Migliaro" src="http://www.travelsmart.it/wp-content/uploads/2010/02/Dick-Smart-appare-visibilmente-soddisfatto-per-il-felice-esito-del-suo-primo-lancio-con-paracadute-al-Migliaro.jpg" alt="Dick Smart appare visibilmente soddisfatto per il felice esito del suo primo lancio con paracadute al Migliaro" width="497" height="330" /></a></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: xx-small;">Che ci fa <strong>Dick Smart,</strong> l&#8217; autore di questo diario di viaggio, in posa dopo un lancio con paracadute? Leggete il racconto e lo saprete!</span></p>
<p>Prima che fosse troppo tardi dovevo andare di persona oltre “la cortina di ferro”. Prima di quel viaggio avevo trascorso alcuni anni ad occuparmi della sicurezza della Patria, ed avevo fatto diversi soggiorni a spese dello stato nel nord est (Veneto e Friuli). Eravamo pronti a respingere un’ invasione da parte della Russia e dei suoi alleati che naturalmente non c’ è stata.  In pratica passavamo il tempo a scovolare i nostri 155-23, fumare canne e bere superalcolici. </p>
<p>Sono andato da solo e all’ epoca non avevo una grande esperienza di viaggi, così mi sono iscritto ad un tour in pullman che prevedeva il seguente itinerario: Brescia – Lubiana – Budapest – Vienna – Klagenfurt – Brescia. Prevedevo che il viaggio in pullman fosse una grande rottura di coglioni (e infatti è stato così) e dato che l’ agenzia mi aveva detto che i viaggiatori erano per la maggior parte pensionati, la mia preoccupazione era che di fianco e me si sedesse qualche vecchia rompicoglioni che voleva raccontarmi la storia della sua vita, dei figli, dei nipoti, dei vicini di casa, ecc. Mi sono quindi premunito acquistando un walkman, che all’ epoca era ovviamente un mangiacassette, dato che gli mp3 non erano ancora stati inventati. Ho fatto tutto il viaggio immerso in Bon Jovi, Tesla, Europe e simili per timore che qualcuno attaccasse bottone. <span id="more-526"></span></p>
<p>Partiamo da Brescia la mattina e alla volta di Padova non ne potevo già più. Ero già stato a Parigi in Pullman, ma che palle… Mi ero messo in mente di vedere alcune cose oltre “la cortina” dato che prima di partire mi ero fatto una scorpacciata di filmacci di spionaggio anni 60 e 70 tipo Harry Palmer e James Bond. Mancava poco alla frontiera di Fernetti ed io speravo di non restare deluso. Eravamo prossimi al momento della verità… Poco dopo Trieste c’ è Fernetti, dove si accede alla Slovenia (ma all’ epoca era ancora Jugoslavia e ci voleva il passaporto!). Passiamo in 2 secondi il controllo italiano e ci fermiamo sul versante jugoslavo. Io fremevo, incrociavo le dita, guardavo dai finestrini ma non vedevo niente. L’ autista ha aperto la porta dell’ autobus ed ha fatto salire i 2 agenti. Il primo aveva in mano il timbro, cazzo, è andata male, ho pensato. Sale il secondo agente, e si, cazzo! Ce l’ aveva! Aveva un AK-47 in spalla! Aargh! Io sgodazzavo e grugnivo come un attore di film porno. Ero proprio soddisfatto! Conoscevo bene, almeno a livello teorico, il Kalashnikov (perché per combattere il nemico devi prima conoscerlo), e la cosa inquietante era che non teneva il selettore su “sicura” ma su “colpo singolo”. Non so se avesse anche il colpo in canna ma insomma… Però almeno non era un fanatico esaltato che teneva il selettore su “raffica” come invece, ai miei tempi, ero io. Io tenevo sempre il selettore del mio FAL su “A”. Fanculo, sapevo bene che almeno 18 dei 20 venti colpi sarebbero stati sprecati, ma la musica (perché di musica si tratta) di una raffica di 7,62 ha il potere di riempire di sangue i corpi cavernosi del pene. Traduco per chi non ha conoscenze mediche avanzate: te lo fa venire duro. Non è che io considerassi il mio fucile come un prolungamento dell’ uccello, no, il mio fucile ERA il mio uccello. Punto e basta.  </p>
<p>Andiamo avanti verso Lubiana e non ho notato grosse differenze, a parte naturalmente le auto: una marea di simil-fiat prodotte in qualche posto all’ est. Per il resto tutto abbastanza normale. Arriviamo a Lubiana dove era previsto il primo pernottamento. La periferia era come quella di qualsiasi città e c’ erano anche concessionarie di auto occidentali e la cosa mi ha molto deluso. In giro oltre alle finte 124 c’ erano anche delle Golf. Pazienza. L’ albergo era un palazzone grande e grosso e le stanze erano come me le aspettavo, cioè con arredi anni 60. La doccia era divertente: io non sono un gigante ma il doccino che usciva dal muro era fissato a non più di 1 metro e mezzo dal pavimento, quindi bisognava lavarsi in ginocchio. Una doccia per elfi.  </p>
<p>La cena era prevista nel ristorante dell’ hotel dove ho mangiato proprio male. Ero seduto al tavolo da solo e pensavo ai cazzi miei quando arriva una ragazza, che faceva parte della comitiva ma che non avevo ancora notato ( e ti credo…), e mi chiede se può sedersi. Ok, faccio io. Non era un gran che, cioè fisicamente non era male, ma era la classica tipa da sacchetto di carta in testa. Aveva 4 o 5 anni più di me e viaggiava sola. Cazzo, questa mi si appiccica, ho pensato.</p>
<p>Abbiamo cenato insieme e poi stavo meditando sul da farsi. Sfruttare l’ occasione o lasciar perdere? Se fosse stata una come Paola Barale (per la quale all’ epoca andavo pazzo) non avrei avuto dubbi, ma questa, insomma… Mi propone di fare un giro in centro. E’ stata una buona idea perché la città si è rivelata veramente carina. La zona centrale era piena di gente e di locali pieni di giovani. Mi ero fatto un’ idea del tutto sbagliata dell’ Europa dell’ est.  Forse siamo ancora troppo vicini all’ Italia, ho pensato. Adesso non so come sia, ma 17 anni fa i prezzi erano ridicoli. Abbiamo bevuto in un bar all’ aperto spendendo pochissimo. Intanto io continuavo a pensare: me la faccio o no? Non ero molto caldo, perché sostanzialmente lei era un cesso. All’ epoca io ero libero e vivevo di avventure della durata massima di 1 settimana, quindi una più, una meno non avrebbe fatto alcuna differenza. Rientriamo in albergo, ed arrivati davanti alla sua stanza lei ha fatto: “beh…buonanotte…”. Ma chi se ne frega, ho pensato. Le ho chiesto:”bevi qualcosa nella mia camera?”  “Ok” ha risposto lei, che ovviamente non ha colto il doppio senso. Ho fatto il mio dovere. Fanculo. </p>
<p>Quando mi sono alzato la mattina dopo speravo che la cosa fosse finita li, nel senso che volevo proseguire il viaggio pensando ai cazzi miei, guardando il paesaggio e ascoltando hard rock. Me la trovo a colazione e mi fa: “Allora?” “Allora cosa?” ho detto io. “Mi riferisco a noi” Ma che cazzo si era messa in testa? “No, guarda, non esiste nessun noi…” “Ma come? Dopo ieri notte?” “Si, guarda, è meglio così. Però se vuoi restiamo amici…” Mi ha mandato affanculo! Beh, se non altro me ne sono sbarazzato. </p>
<p>Lasciamo Lubiana e varchiamo il confine virtuale con la Croazia. Il paesaggio era bellissimo. Abbiamo attraversato vallate, zone agricole, paesini. Purtroppo c’ erano un sacco di trattori: io speravo di vedere aratri trainati da buoi,  ma niente di tutto questo. Ancora una volta l’ idea che mi ero fatto dell’ est era completamente errata. Comunque il panorama da Zagabria al confine con l’ Ungheria era veramente molto bello. Varchiamo la frontiera senza intoppi. Io speravo che mi trascinassero in uno stanzino, mi puntassero una lampada in faccia e mi accusassero di spionaggio. Ma io avrei dichiarato solo: nome, grado e numero di matricola&#8230; L’ agente di turno (non ho visto cosa avesse nella fondina ma speravo si trattasse di una Makarov) ha timbrato i nostri passaporti senza neppure guardarli. Strano non dover compilare un modulo in triplice copia. Ad Harry Palmer l’ avrebbero fatto compilare.</p>
<p> Subito dopo il confine ungherese, in direzione del lago Balaton ci fermiamo in un paesino per il pranzo. Le cose qui erano un po’ diverse. Neppure un’ auto occidentale e nonostante il paese fosse in perfetto ordine non si respirava aria di benessere. Per esempio: la gente era vestita normalmente ma con vestiti non di marca, le macchine erano molto poche ed i negozi erano abbastanza semplici. C’ era però incredibilmente un negozio di strumenti musicali con una chitarra elettrica in vetrina. Era una copia a basso costo di una Fender Strato. Nella nostra comitiva c’ era una coppia di cinquantenni che avendomi visto da solo mi hanno invitato al loro tavolo. Io vestivo con jeans, maglietta, scarpe Nike e giubbino in jeans, sul quale avevo applicato un gigantesco distintivo da paracadutista perché ci tenevo che gli altri sapessero quanto ero coraggioso. Si, perché bisogna chiarire un paio di punti: </p>
<p>Punto primo (mi sembra di essere Verdone…): non esiste il termine “ex paracadutista”. Se uno è stato paracadutista a 20 anni, lo sarà per il resto della vita. E’ chiaro per tutti questo punto? </p>
<p>Punto secondo: NOI paracadutisti, per definizione, abbiamo i coglioni. Voi comuni mortali… beh… lasciamo perdere… </p>
<p>Allora, al ristorante i miei due nuovi amici hanno visto il distintivo così hanno iniziato le solite domande alle quali avevo già risposto un migliaio di volte. Tra un boccone e l’ altro (chiaramente il cibo era pessimo) ho iniziato a raccontare. Ho premesso che il mio corso, pur essendo organizzato dall&#8217; ANPDI, non prevedeva i famosi lanci &#8220;di interesse militare&#8221;. Cioè, il materiale utilizzato era sostanzialmente lo stesso, quello che cambiava era la posizione in uscita: non quella raccolta a testa bassa con le mani sul ventrale tipica dei militari, ma invece quella aperta &#8220;ad arco&#8221; tipica del paracadutismo sportivo. L&#8217; idea era infatti di progredire fino alla caduta libera, cosa che poi non è accaduta causa un piccolo incidente in atterraggio che mi ha un po&#8217; scombussolato e fatto perdere quel poco sangue freddo che avevo. La prima domanda che in genere ci si sente rivolgere è questa: “E se il paracadute non si apre?” Al che io rispondo: “Se è stato ripiegato in modo corretto si apre sempre. E comunque c’ è sempre il paracadute ausiliario, ed è (quasi) impossibile che tutti e due i paracadute decidano di prendersi un giorno di libertà contemporaneamente”. Detto tra noi: il paracadute ausiliario, chiamato anche “emergenza” secondo me non serve a nulla (almeno non quando siete al primo lancio). Nell’ improbabile caso di un malfunzionamento al paracadute principale, nei vostri ultimi 15 secondi di vita non riuscirete MAI e poi MAI a tirare la maniglia. Si perchè essendo un&#8217; esperienza del tutto nuova, se e quando inizierete a rendervi conto che &#8220;OH, CAZZO! NON E&#8217; POSSIBILE CHE SIA CAPITATO PROPRIO A ME!&#8221;  a quel punto sarà ormai troppo tardi per agire. Ho saputo che la maggior parte degli incidenti mortali (esclusi quelli in atterraggio) si sono verificati per il mancato azionamento (azionamento, non funzionamento) dell’ ausiliario. Ai miei tempi non si usava la capsula variobarometrica (quella che apre automaticamente il pacco dell’ ausiliario nel caso non venga azionato manualmente) nei lanci ad apertura vincolata, adesso per fortuna si. Altra domanda: “Ma non avevi paura?” Che domanda del cazzo… Provateci un po’ voi a lanciarvi nel vuoto da diverse centinaia di metri di altezza e poi fatemi sapere. In genere la mia risposta è: “Paura? No: mi cagavo addosso!” Se un presunto paracadutista vi dice che non aveva paura (almeno nei primi lanci), le possibilità sono 3: 1-non si è mai lanciato, 2- è un bugiardo, 3- è completamente deficiente. E poi si prosegue: “Raccontaci del tuo primo lancio…” Io premetto sempre che una cosa simile non potrà mai essere descritta accuratamente però inizio a raccontare del momento della vestizione, del controllo dell’ equipaggiamento, delle gambe di gelatina prima di salire sull’ aereo… Ti assicuri che il DL agganci veramente la tua fune perché così ti hanno insegnato (fare un lancio vincolato con la fune sganciata potrebbe rovinarvi la giornata). Quando sei sull’ aereo hai sempre ed unicamente un solo pensiero per la testa. Non è il classico “ma si aprirà o no?” No, la sola cosa che si riesce a pensare è “Ma chi cazzo me l’ ha fatto fare?” E intanto l’ aereo sale sempre di più ma tu non riesci neppure a goderti il panorama. Ti sfiora persino il pensiero di tornare a terra con l’ aereo ma poi sai che verresti deriso per l’ eternità…  Una parte di me non vedeva l&#8217; ora di saltare per scoprire cosa si provava, un&#8217; altra parte sperava fino all&#8217; ultimo che il lancio venisse annullato per qualsiasi motivo: non so, peggioramento delle condizioni meteo, improvvisi problemi intestinali del pilota, cose così&#8230;</p>
<p>Ho sentito il DL che ha gridato “MOTORE!!” : era il momento, a quel punto era troppo tardi per fare marcia indietro. Sentire il motore che viene portato al minimo dei giri provoca una sensazione orrenda che non vi so spiegare: è quello il momento peggiore del lancio (almeno per me). Il DL, che molto spesso è anche il vostro istruttore, in quel momento è: vostro padre, vostra madre, Gesù, Giuseppe, Maria e tutti i santi del Paradiso. Anzi, no: il DL è Dio&#8230; punto e basta. Ho controllato per la centesima volta che i cosciali fossero chiusi, ho fatto un respiro profondo e poi… mano sinistra, mano destra (rumore del motore e vento relativo fortissimo), piede sinistro. Impossibile dire cosa provavo in quel momento: ero mezzo dentro e mezzo fuori dall&#8217; aereo e sotto di me solo 700 metri di aria. &#8220;Dev&#8217; essere solo un sogno&#8221; ho pensato &#8220;è impossibile che stia sul serio facendo questa cosa&#8221;. Ho guardato il DL sperando che incrociasse le braccia, e quello per tutta risposta mi ha mostrato il pollice alzato! Mi sono lanciato! Ero un paracadutista&#8230; Quando siete al vostro primo lancio da questo istante lasciate il mondo reale e vi ritrovate per i 3 secondi successivi “ai confini della realtà”. Piomberete in una specie di stato di trance nel quale non vi renderete assolutamente conto di nulla, e vi dimenticherete anche che avreste dovuto fare il conteggio (1001, 1002… e se al 1005 non avete ancora sentito niente sono cazzi vostri). Inoltre non sarete riusciti a tenere gli occhi aperti nonostante le raccomandazioni del vostro istruttore. E intanto, in questi 3 secondi accadranno queste cose: la fune di vincolo va in tensione, apre il pacco, tira fuori la pod, il fascio funicolare si srotola e rompe lo spago di chiusura della pod, inizia a fuoriuscire le velatura che immediatamente inizia a gonfiarsi, quando è tutta in tensione rompe lo spago che la vincola alla fune. Vi sentirete tirare sulle spalle e vi risveglierete dal trance immersi in un silenzio ed in una calma irreali. Il rumore del motore ed il vento sono spariti: o siete morti (improbabile) o tutto è andato come previsto (più probabile). Subito penserete: “Ma dove cazzo sono? Che cazzo è successo? Ah, già, mi sono lanciato col paracadute…” Poi guarderete in alto e allora vedrete la cosa più bella che abbiate mai visto in tutta la vostra vita… Cazzo, ma quanto è grande… Ripresa la lucidità, una volta appurato che la temuta “fiamma” non c’ è stata, e neppure il famoso “reggiseno”, bisogna  fare le cose che si sono apprese nel corso: controllo della velatura e del fascio funicolare (nessuno strappo, bene), impugnare i comandi, guardarsi attorno per verificare di non andare contro altri colleghi e fare un giro a destra e uno a sinistra. Poi bisogna cercare di dirigersi nel punto previsto, e con un paracadute tondo a fenditure, non è cosa semplice, specie se c’ è un po’ di vento. La manovrabilità è ridotta rispetto al paracadute ad ala, quindi se c’è vento si finisce dove vuole lui. Adesso il tondo non si usa più e sono contento di averlo usato per 7 volte. Intanto vi vengono in mente le parole dell&#8217; istruttore durante il corso: vi avrà detto 1000 volte &#8220;occhi aperti&#8221;, 2000 volte &#8220;favorisci&#8221;, 3000 volte &#8220;fai il conteggio ad alta voce&#8221;, 5000 volte &#8220;non si può&#8221; e circa 1 miliardo di volte &#8220;fai arco&#8221; che pare essere la soluzione magica a qualunque problema, compresa una mancata apertura totale&#8230; Poi ci prepara all’ atterraggio assumendo la posizione prevista. Quando ci si avvicina al suolo la velocità di discesa sembra pazzesca, ma è normale. L’ impatto è come quello che si ha saltando da un muretto alto circa 2 metri. Capovolta, e poi bisogna alzarsi subito e correre attorno alla velatura per non farsi trascinare dal vento. Ma in caso di forte vento ci sono i one-shot apposta per sganciare la velatura. Appena arrivato a terra mi sono sentito una bestia: non ero più una merda ma ero un paracadutista. In pratica durante il lancio le mie ghiandole surrenali avevano fatto gli straordinari, ed io mi sentivo come se avessi bevuto una tanica di caffè. Intanto che raccoglievo il paracadute uno degli istruttori mi ha chiesto: “Cos’ hai provato?” Io esitavo: “Beh…” E lui: “Non si può spiegare, vero?” No, cazzo, non si può spiegare…  Purtroppo un piccolo incidente mi ha convinto a interrompere la carriera di paracadutista dopo soli 7 lanci. Ma mi sta tornando la voglia&#8230; chissà&#8230;</p>
<p>I miei 2 nuovi amici mi ascoltavano con attenzione e lui ha detto che se avesse avuto 30 anni di meno avrebbe provato. Forse è così: se certe stronzate non le fai a 20 anni poi mi sa che è un po’ più difficile.</p>
<p>(Per tutte le foto dell&#8217; impresa cliccare qui!)</p>
<p>Comunque ripartiamo e raggiungiamo il famoso lago Balaton, che praticamente è il mare degli ungheresi. Sarà che il tempo era nuvoloso ma a me non sembrava un gran che… Raggiungiamo infine Budapest in serata ed andiamo subito al nostro hotel, che sfortunatamente era il più bello della città, e quindi del tutto simile ad un hotel occidentale. La città è grande e oltre alle solite finte 124 c’ erano anche diverse Mercedes. La nostra guida ha spiegato, che all’ epoca in Ungheria c’ erano solo 2 classi sociali: quelli che faticavano a tirare la fine del mese e i ricchi. Ecco il perché delle Mercedes. Mi ricorderò sempre l’ aperitivo della sera: una flute contenente un liquido imprecisato con immersi dei pezzi di carne… Mi viene il vomito ancora oggi a pensarci. La mattina dopo ci facciamo un bel giro in città, e vediamo un sacco di cose interessanti. Per me erano tutte nuove e quindi interessanti. La cosa più interessante è stata la visita alla parte alta della città da cui si vede un bel panorama del Danubio e di Buda o Pest, non ricordo mai la differenza. Il giorno seguente era libero, finalmente, e quindi sono andato a farmi un giro in centro da solo. Naturalmente in taxi dato che costava pochissimo. Camminando per le vie del centro si capisce perché quasi tutte le pornostar sono ungheresi… Ragazzi, che gnocche! Tutte con dotazione standard: bionde con occhi azzurri. Mi è venuto il torcicollo continuando a girarmi per la strada. Il centro-centro era abbastanza simile al centro di una città occidentale, con negozi di lusso e grandi magazzini dove io sono entrato esclusivamente per andare al cesso. Ho anche comprato un profumo in un negozio e credo di averlo pagato più che in Italia. C’ erano anche diversi negozi di alimentari che vendevano il salame ungherese (ovvio) e la paprika. Sono entrato in un negozio di dischi e c’ era solo roba strana. Ho comprato un album degli Ossian, una band heavy metal locale. A casa poi ho ascoltato il disco e, insomma, credo che gli Iron Maiden possano dormire sonni tranquilli… Tra l’ altro ho venduto il disco un paio d’ anni fa su ebay realizzando un discreto guadagno. Una cosa che mi ha colpito erano 3 ragazzi fuori dal negozio: erano vestiti da punk (quindi in ritardo di circa 15 anni) ed erano tenuti d’ occhio da 6 agenti di polizia… Vabbè, era l’ est… </p>
<p>Al pomeriggio avevo prenotato un’ escursione nella campagna fuori Budapest per assistere ad uno spettacolo equestre e poi cena in ristorante tipico. Lo spettacolo era una stronzata. Poi ci hanno fatto salire su un carretto trainato da un cavallo e io per poco non morivo perché sono allergico a tutto. La campagna era tale e quale a quella attorno a casa mia. Il ristorante era carino, col tetto in paglia. All’ interno 2 musicisti in costume tradizionale suonavano musica strana su strumenti ancora più strani. Ci hanno fatto mangiare gulasch, che altro non è che spezzatino molto brodoso. In questo viaggio ho proprio mangiato male. Ma male, male, male. </p>
<p>Il giorno dopo lasciamo Budapest e facciamo rotta per Vienna. Il viaggio è durato l’ intera giornata e giungiamo a destinazione la sera. La mia escursione nell’ “Europa del est” è stata una parziale delusione. Mi aspettavo ben altro ma pazienza. Nessun posto di blocco ogni 5 chilometri, nessun carro armato T-72 che pattugliava Budapest. Forse avrei fatto meglio ad andare direttamente in Russia, non so… Comunque Vienna è una città grande, elegante, ricca, e il nostro hotel era naturalmente all’ altezza. La sera mi vesto in giacca e cravatta, e pur non avendo una PPK sotto la giacca, ho chiesto al barista un vodka martini agitato, non mescolato. Lui non ha battuto ciglio ma certamente mi ha giudicato un coglione. E allora? Ci fanno mangiare spaghetti al pomodoro. In Austria, ma ci pensate? Erano previsti 3 pernottamenti a Vienna e la nostra guida ci ha portato a vedere tutti i monumenti principali: il duomo, le chiese, i palazzoni, i giardini, ecc. Insomma, Vienna tutto sommato è bella ma non mi ha per niente entusiasmato. La sole cose che mi interessava veramente vedere erano la Danau Tower e la ruota panoramica, La Danau è una torre altissima con sopra un ristorante girevole. Da li il panorama era bestiale. Ho preso un caffè che è costato quanto un pranzo completo in Ungheria, e mi sono visto il panorama sui 360 gradi rimanendo seduto. Dopo aver scorrazzato per la città con la guida ed essendomi anche rotto un po’ le palle abbiamo una mezza giornata di libertà e vado al parco con la ruota panoramica. Nel parco battevano anche diverse puttane, ma stranamente erano tutte more e non bionde come ci si aspetterebbe. Salgo sulla ruota e mi faccio un giro. Si, bellina, ma niente di che. Una sera invece mi sono proprio divertito. Da programma avevamo una cena in ristorante tipico in un quartiere periferico di Vienna: tutte le cameriere erano bionde con le trecce, indossavano costumi coloratissimi, e portavano in giro boccali di birra da un litro. Naturalmente abbiamo mangiato wurstel, crauti e patatine. Sembrava l’ Oktoberfest. Proprio una bella serata, peccato solo che al tavolo con me c’ era un’ insegnante pensionata rompicoglioni che mi ha rotto le palle perché secondo lei ero troppo volgare. Ma che cazzo avrò mai detto? Porca puttana…non lo so proprio… La cena del giorno seguente (e ultimo a Vienna) è stata proprio una figata: ristorante super lusso a bordo di un battello in navigazione sul Danubio. Si mangiava male ma era molto figo.</p>
<p>La mattina seguente lasciamo infine Vienna, senza troppi rimpianti. La città non mi ha proprio esaltato, e non regge certo il confronto con Parigi o Londra. Ci fermiamo a Graz, che è una bella cittadina, per il pranzo e raggiungiamo Klagenfurt nel tardo pomeriggio. Qui era previsto l’ ultimo pernottamento e mi faccio un giro a piedi nel centro città. Era sabato pomeriggio ed era una desolazione totale. Il contrario che noi: tutti i negozi chiusi e in giro non c’ era un cane. Niente di interessante da vedere in ogni caso. C’ era un gruppo di ragazzine in una piazzetta, ed ho voluto fare un po’ il pirla. Fumavano tutte come bestie, allora nonostante non fumassi più da un bel po’, mi sono avvicinato con la scusa più stronza del mondo. Ho avuto la sigaretta che mi sono fumato con avidità, ma poi è finita li. Ridacchiavano e non capivo un cazzo di quello che dicevano, dato che il mio tedesco si ferma a “guten abend”, ma era evidente che nessuna di loro era intenzionata a darmela. Torno in hotel e scopro che in camera c’ era anche il frigo bar. Tiro fuori una bottiglietta di coca ma non c’ era l’ apribottiglie. Che teste di cazzo. Tento di aprire la bottiglietta usando l’ anello per le chiavi della camera. E’ una procedura difficile e infatti l’ ho rotto. Cazzo. E adesso? Vado alla reception e fingo anche di essere incazzato. Guardate un po’ qua! Si sono scusati e hanno cambiato l’ anello ma io avevo sempre il problema di aprirmi la coca. Ormai era una questione personale. Rovisto in tutta la stanza alla ricerca di qualcosa da usare come leva ma niente. Mi scappa l’ occhio sul frigo e vedo che integrato nella porta c’ è l’ apribottiglie. Si, lo ammetto: sono una testa di cazzo. Lasciamo la citta ed attraverso la Carinzia (molto bella sul serio) arriviamo alla frontiera italiana. Chilometro dopo chilometro ci dirigiamo verso Brescia ed è il momento di tirare le somme: la mia breve sortita oltre la mitica “cortina di ferro” non si è rivelata all’ altezza delle aspettative. Tutto qua. Si, ho visto posti nuovi e questo è sicuramente un fatto positivo ma certamente mi aspettavo di più. Comunque se andate a Budapest, portatevi una buona scorta di preservativi.</p>
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